Rischio legionella negli impianti domestici



17/03/2026 – Il rischio legionella nell’acqua è la possibilità di contrarre infezioni polmonari gravi inalando aerosol contaminati dal batterio. Un tema, quello della legionella, che da sempre ha coinvolto chi progetta, riqualifica e gestisce ospedali, alberghi e in generale tutte le strutture collettive, e che sta diventato oggigiorno sempre più rilevante anche nel settore residenziale.

I dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) mostrano che nel 2024 in Italia sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, con un incremento del 18% rispetto al 2023, un’incidenza di 78,5 casi per milione di abitanti e un tasso di mortalità del 13,6%.

Un quadro questo che conferma che la prevenzione non può essere affidata solo a interventi occasionali, ma deve entrare nella logica ordinaria della progettazione impiantistica e della gestione dell’acqua negli edifici.
 

Norme sulla qualità dell’acqua negli impianti domestici

Sul piano normativo, a livello europeo il testo di riferimento è la Direttiva UE 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023 e successivamente integrata dal D.Lgs. 102/2025.

Per il residenziale è opportuno fare una precisazione: l’obbligo formale di valutazione dei sistemi interni previsto dall’art. 9 del D.Lgs. 18/2023 è per gli edifici prioritari, ovvero quegli immobili di grandi dimensioni, ad uso diverso dal domestico, o parti di essi, in particolare per uso pubblico, con numerosi utenti potenzialmente esposti ai rischi connessi all’acqua.

Per il residenziale ordinario e per i condomìni, quindi, il decreto non si traduce automaticamente nello stesso schema di adempimenti previsto per le grandi strutture collettive. Tuttavia, la logica del decreto, basata sulla valutazione e gestione del rischio lungo la filiera interna dell’acqua, fornisce un orientamento sempre più rilevante anche per i condomìni e per la progettazione residenziale evoluta.

Altro riferimento normativo molto importante sono le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, pubblicate dal Ministero della Salute e approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015. Esse restano oggi il riferimento nazionale di base per progettisti, tecnici e gestori.
 

Legionella: dove può insediarsi negli impianti domestici?

La Legionella è un batterio naturalmente presente negli ambienti acquatici, diventa problematico e rischioso quando trova condizioni favorevoli nei sistemi artificiali, come un impianto idrico-sanitario, e viene diffuso attraverso aerosol contaminati. 

Non è la semplice presenza dell’acqua a costituire il pericolo di proliferazione e diffusione del batterio, ma la combinazione delle seguenti condizioni:

  1. ristagni d’acqua;
  2. formazione di biofilm nelle tubazioni; 
  3. incrostazioni nei terminali;
  4. intervallo termico nei serbatoi di accumulo favorevole allo sviluppo batterico.

Quando l’acqua permane troppo a lungo in un impianto, esso stesso può trasformarsi in un amplificatore del rischio. Lunghi periodi di inutilizzo come le seconde case, gli appartamenti sfitti ma anche impianti datati con accumuli e ricircoli mal regolati, possono essere situazioni che favoriscono la formazione di acqua stagnante.

In una casa singola o in condominio i punti più sensibili da osservare con maggiore attenzione sono i serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria, i rami ciechi, le docce, i flessibili, i soffioni, la rubinetteria, i miscelatori e, in generale, tutti i terminali dove l’acqua può permanere a lungo e poi essere nebulizzata.

Come contrastare il rischio legionella negli impianti domestici

Vediamo di seguito le soluzioni che è possibile adottare sin dalla fase di progetto e scelta dei prodotti.

1. Come si limitano i ristagni?

Mantenendo in movimento l’acqua. Schemi distributivi in serie e ad anello, con raccordi passanti, sono preferibili rispetto ai tradizionali schemi a T o a collettore, perché favoriscono il ricambio e riducono il ristagno.

Oltre alla buona progettazione, oggi esistono sul mercato dispositivi antiristagno che automatizzano il ricambio dell’acqua nelle parti più esposte al ristagno. Queste tecnologie permettono programmi di risciacquo impostabili in base a intervallo, tempo, consumo o temperatura. Nei tratti a bassa frequenza d’uso, nei bagni poco utilizzati o negli edifici a utilizzo discontinuo, il ricambio automatico può diventare una risposta concreta al problema della stagnazione.

2. Come evitare la formazione di biofilm?

Anche in questo caso evitando i tratti morti e mantenendo l’acqua movimento. Inoltre, è utile isolare correttamente le tubazioni, separare e distanziare le linee di acqua fredda e calda ed evitare che l’acqua fredda attraversi ambienti surriscaldati.

3. Come evitare le incrostazioni?

Scegliendo in fase progettuale materiali e componenti – le docce, i flessibili, i soffioni, i rubinetti, i miscelatori e, in generale, tutti i terminali dove l’acqua può permanere – che a contatto con l’acqua, i reagenti chimici e materiali filtranti siano conformi alla normativa.

4. Qual è la corretta temperatura dell’acqua?

Secondo Le linee guida ministeriali del 2015 negli impianti con ricircolo, l’acqua calda sanitaria (ACS) deve essere mantenuta a temperatura pari o superiore a 60 °C nei serbatoi di accumulo e non deve scendere sotto i 50 °C alla base di ciascuna colonna di ricircolo. Per l’acqua fredda, invece, l’obiettivo è mantenerla sotto i 20 °C. Se queste condizioni non possono essere rispettate per ragioni tecniche, il documento prevede l’adozione di sistemi alternativi di disinfezione. Ma, sviluppiamo meglio il tema nel paragrafo successivo.

Rischio legionella e sistemi a pompa di calore con accumulo

La produzione di ACS con pompa di calore non è istantanea e richiede quindi un accumulo. Questo comporta vantaggi energetici, ma anche attenzioni specifiche sul fronte sanitario, perché il modo in cui il calore viene immagazzinato e trasferito incide sul rischio di ristagno e sulla necessità di cicli anti-Legionella.

Nel focus “Ristrutturazione: quale sistema scegliere per l’ACS?” abbiamo parlato di tre configurazioni:

  • La produzione mediante accumulo di ACS e scambiatore a piastre, che consente un rapido riscaldamento ma presenta un’esposizione maggiore al rischio, poiché comporta ristagno di acqua potabile e richiede frequenti cicli anti-Legionella.
  • La produzione mediante accumulo di acqua tecnica e scambiatore a piastre, in cui il calore è immagazzinato nell’acqua tecnica e trasferito all’ACS senza contatto diretto con l’acqua potabile. In questo caso il rischio di ristagno risulta minore.
  • La produzione mediante accumulo di acqua tecnica e serpentino di scambio annegato, anch’essa è una soluzione a basso rischio dal punto di vista della proliferazione batterica.

Il corretto dimensionamento dello scambiatore, un buon isolamento dell’accumulo e una valutazione attenta del posizionamento del bollitore, significano progettare un sistema ACS efficiente, che bilancia correttamente il rendimento e costi di esercizio, che punta a lavorare sulla prevenzione e non ad affidarsi a trattamenti o sanificazioni periodiche.

Condomìni: gestione e prevenzione negli impianti domestici

Anche se nel residenziale non si applicano gli stessi adempimenti previsti per le strutture prioritarie, l’ambito abitativo collettivo resta comunque un settore che richiede informazione tecnica, procedure chiare e una maggiore responsabilizzazione dei gestori.

In questa direzione si colloca l’iniziativa annunciata lo scorso 11 marzo da Aqua Italia, l’Associazione costruttori trattamenti acque primarie, e da AVR, l’Associazione Valvole e Rubinetti, entrambe federate Anima Confindustria, con la pubblicazione di Legionella nei Condomini. Si tratta di un documento tecnico-operativo dedicato alla gestione e alla prevenzione della legionellosi, nato come risposta al costante aumento dei casi registrati in Italia e in Europa. La guida è stata redatta con il contributo di ANACI, l’associazione degli amministratori di condominio, e dell’Agenzia di Tutela della Salute della Lombardia.

Per architetti, ingegneri e operatori del settore, questo strumento si propone come un riferimento utile per definire buone pratiche nella gestione degli impianti idrici interni in ambito residenziale. Il tema richiede infatti una catena di scelte coerenti, che va dal layout distributivo al controllo delle temperature, dal tipo di accumulo alla gestione dei periodi di inutilizzo, fino alla tracciabilità della manutenzione. In questa prospettiva il tema smette di essere una questione emergenziale e diventa parte integrante della cultura del progetto.




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 Rossella di Gregorio

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