Il ridimensionamento di NEOM non segna il fallimento della Vision 2030, bensì l’ingresso dell’Arabia Saudita in una fase di maggiore realismo strategico e finanziario.
DALL’AMBIZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ
Quando nel 2016 il principe ereditario Mohammed bin Salman lanciò la Vision 2030, l’obiettivo era duplice: ridurre la dipendenza economica dagli idrocarburi e ridefinire l’immagine internazionale dell’Arabia Saudita. In questo contesto, NEOM assunse rapidamente una funzione che andava oltre la mera dimensione del progetto urbanistico. La città futuristica prevista sulle coste del Mar Rosso divenne il simbolo della trasformazione saudita, un manifesto politico destinato a rappresentare il passaggio da un’economia fondata prevalentemente sulla rendita petrolifera a un modello basato sull’innovazione, sulla tecnologia e sull’attrazione di capitali internazionali.
Per diversi anni il valore di NEOM è stato soprattutto narrativo. Le immagini di The Line, le promesse di sostenibilità ambientale e l’ambizione di creare una nuova piattaforma globale per investimenti e ricerca hanno contribuito a rafforzare la percezione di un’Arabia Saudita proiettata verso il futuro. Attraverso il progetto, Riyadh ha cercato di comunicare sia all’opinione pubblica internazionale sia agli investitori la volontà di rompere con il tradizionale paradigma economico basato sugli idrocarburi, proponendosi come nuovo centro dell’innovazione globale.
Tuttavia, con l’avanzare della fase esecutiva, sono emerse criticità legate ai costi, ai tempi di realizzazione e alla necessità di coordinare una molteplicità di progetti all’interno di una strategia economica nazionale estremamente ambiziosa. Le recenti revisioni degli obiettivi iniziali non vanno interpretate come un segnale di fallimento. Al contrario, indicano l’ingresso della Vision 2030 in una fase più pragmatica. Il tema centrale non è se NEOM stia fallendo, ma come l’Arabia Saudita stia ridefinendo le proprie priorità strategiche in un contesto regionale e internazionale profondamente mutato rispetto a quello del 2016.
PERCHÉ RIYADH STA CORREGGENDO IL PROGETTO
L’evoluzione di NEOM riflette innanzitutto considerazioni di natura economica e finanziaria. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita ha dovuto affrontare una crescente complessità nella gestione delle proprie risorse. Sebbene il Regno continui a beneficiare delle entrate derivanti dagli idrocarburi, l’andamento dei prezzi energetici e l’aumento della spesa pubblicahanno evidenziato la necessità di una selezione più rigorosa degli investimenti.
Il Public Investment Fund è il principale strumento con cui Riyadh finanzia la trasformazione economica nazionale. Tuttavia, il numero elevato di progetti lanciati simultaneamente ha imposto una riflessione sulla loro sostenibilità nel medio e nel lungo periodo. In questo contesto, il ridimensionamento di alcune componenti di NEOM appare meno come una rinuncia e più come un processo di razionalizzazione delle priorità.
La necessità di ricalibrare alcuni aspetti del progetto si inserisce, inoltre, in una fase di trasformazione dell’economia globale meno favorevole rispetto a quella in cui la Vision 2030 venne concepita. L’aumento dei tassi d’interesse, la crescente selettività degli investitori internazionali e la competizione globale per attrarre capitali hanno modificato il contesto in cui Riyadh immaginava di finanziare la propria trasformazione economica. Se nel 2016 l’obiettivo principale era dimostrare l’ambizione saudita, nel 2026 la sfida consiste nel garantire la sostenibilità finanziaria dell’intero processo.
L’obiettivo della leadership saudita sembra oggi concentrare risorse e capitale politico su iniziative in grado di produrre risultati economici tangibili, favorendo al contempo l’afflusso di investimenti esteri privati. Le revisioni del progetto mostrano una leadership più attenta alla sostenibilità di lungo periodo che alla mera dimensione simbolica delle proprie ambizioni. La trasformazione economica del Regno non richiede necessariamente la realizzazione integrale di ogni progetto annunciato, ma la capacità di selezionare quelli più funzionali agli interessi nazionali. In quest’ottica, il ridimensionamento di NEOM appare come una scelta di consolidamento strategico, anziché un arretramento.
IL MAR ROSSO COME NUOVA FRONTIERA STRATEGICA
Le correzioni apportate a NEOM non possono essere comprese senza tenere conto del mutato contesto securitario del Mar Rosso. Negli ultimi anni gli attacchi degli Houthi contro il traffico commerciale hanno evidenziato la vulnerabilità di una delle principali arterie marittime globali. La sicurezza di Bab el-Mandeb è diventata una questione centrale non soltanto per il commercio internazionale, ma anche per gli obiettivi economici sauditi.
NEOM sorge infatti lungo una direttrice destinata a collegare il Golfo, il Mar Rosso e il Mediterraneo. Il successo del progetto dipende dalla capacità dell’Arabia Saudita di garantire stabilità lungo queste rotte e di preservare l’attrattività della propria costa occidentale come piattaforma logistica, turistica e industriale.
Per questo motivo la sicurezza del Mar Rosso è ormai una variabile essenziale per il successo della trasformazione economica saudita. Gli investimenti infrastrutturali, energetici e turistici promossi lungo la costa occidentale non rappresentano soltanto iniziative economiche, ma strumenti attraverso cui Riyadh cerca di consolidare la propria influenza in uno spazio marittimo destinato ad acquisire crescente importanza nei prossimi anni.
La crescente centralità del Mar Rosso non riguarda soltanto la dimensione militare. Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha investito nella modernizzazione dei propri porti, nello sviluppo di nuove infrastrutture logistiche e nella valorizzazione delle aree costiere occidentali. Tali investimenti riflettono la volontà di sfruttare la posizione geografica del Regno come ponte tra Asia, Africa ed Europa, riducendo al contempo la dipendenza strategica dalla sola costa orientale affacciata sul Golfo Persico.
In questa prospettiva, NEOM rappresenta uno degli elementi di una strategia più ampia che mira a trasformare il Mar Rosso in uno spazio economico integrato sotto crescente influenza saudita. Il progressivo spostamento dell’attenzione strategica verso questo quadrante dimostra come la Vision 2030 stia evolvendo da un progetto prevalentemente economico a un programma di trasformazione nazionale strettamente connesso alle dinamiche della sicurezza regionale.
NEOM COME STRUMENTO GEOPOLITICO
Ridurre NEOM a una questione urbanistica significherebbe sottovalutarne la reale portata strategica. Fin dalla sua concezione, il progetto è stato pensato come uno strumento di proiezione geopolitica attraverso cui l’Arabia Saudita ha cercato di attrarre investimenti, competenze tecnologiche e attenzione internazionale, rafforzando al contempo la propria immagine di attore centrale nei processi di trasformazione economica del Medio Oriente.
In un contesto caratterizzato dalla crescente competizione tra le monarchie del Golfo, NEOM è stato uno degli strumenti principali attraverso cui Riyadh ha cercato di consolidare il proprio soft power e di accreditarsi come nuovo polo regionale dell’innovazione. Il valore strategico del progetto non risiede esclusivamente nelle sue future capacità economiche, ma anche nella funzione politica svolta nel ridefinire la percezione internazionale dell’Arabia Saudita come attore moderno, tecnologicamente avanzato e aperto agli investimenti globali.
La funzione geopolitica di NEOM emerge con particolare evidenza nel quadro della competizione regionale. Negli ultimi quindici anni gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito una posizione dominante nei settori della logistica, della finanza e dei trasporti, mentre il Qatar ha rafforzato il proprio profilo internazionale attraverso investimenti strategici, diplomazia e strumenti di influenza globale. L’Arabia Saudita, pur rimanendo la principale potenza economica e demografica del Golfo, si è trovata nella necessità di sviluppare nuovi strumenti in grado di rafforzarne l’attrattività internazionale al di là del tradizionale peso energetico.
Negli ultimi anni la competizione tra le monarchie del Golfo si è progressivamente spostata dal piano della produzione energetica a quello dell’attrazione di capitale, tecnologia e connettività globale. In tale contesto, il successo di una potenza regionale non si misura più esclusivamente in base alla capacità di esportare idrocarburi, ma anche in quella di attrarre imprese, talenti e investimenti. La revisione di NEOM va letta anche alla luce di questa trasformazione. Riyadh sembra aver compreso che la competizione regionale non richiede necessariamente il completamento integrale di ogni progetto annunciato, bensì la capacità di allocare risorse nei settori più funzionali alla propria proiezione strategica.
La Vision 2030 nasce anche come risposta a questa evoluzione del contesto regionale. In tale prospettiva, il ridimensionamento di alcune componenti di NEOM non ne riduce necessariamente il valore geopolitico. Al contrario, la scelta di concentrare risorse e attenzione politica sugli elementi ritenuti più sostenibili e strategicamente rilevanti suggerisce il passaggio da una fase di espansione simbolica a una di consolidamento strategico. Anche ridimensionato, NEOM continua quindi a rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui Riyadh persegue l’obiettivo di rafforzare la propria posizione regionale e consolidare la propria influenza nel Medio Oriente nel prossimo decennio.
LA VISION 2030 ENTRA NELLA FASE DEL REALISMO
A quasi un decennio dal lancio della Vision 2030, l’Arabia Saudita sembra essere entrata in una nuova fase della propria trasformazione. L’entusiasmo iniziale, caratterizzato dall’annuncio simultaneo di numerosi megaprogetti e da una forte componente simbolica, lascia progressivamente spazio a una logica più selettiva, in cui la sostenibilità finanziaria, la sicurezza regionale e il rendimento economico assumono un ruolo centrale. La leadership saudita appare oggi maggiormente orientata a privilegiare la sostenibilità degli investimenti rispetto alla mera dimensione delle ambizioni annunciate.
Dal punto di vista previsionale, il fattore determinante sarà la capacità del Regno di mantenere un equilibrio tra ambizione e pragmatismo. Se nei primi anni della Vision 2030 il successo veniva misurato soprattutto in base alla portata degli annunci, nella fase attuale il parametro principale diventa la capacità di trasformare le risorse disponibili in risultati concreti, sia economici sia geopolitici. Ciò implica una crescente attenzione alla gestione del rischio e alla definizione delle priorità strategiche.
Lo scenario più probabile nei prossimi anni è quello di una progressiva ricalibrazione dei progetti più ambiziosi, accompagnata da una concentrazione delle risorse sulle infrastrutture ritenute più funzionali alla competitività economica del Regno. In uno scenario favorevole, una maggiore stabilità del Mar Rosso e un incremento degli investimenti esteri potrebbero consentire l’accelerazione di alcune componenti di NEOM. Al contrario, il protrarsi delle tensioni regionali, una nuova fase di volatilità dei mercati energetici o un rallentamento dell’economia globale potrebbero determinare ulteriori revisioni delle priorità saudite.
La traiettoria più probabile non è quindi quella dell’abbandono di NEOM, bensì quella di una sua progressiva integrazione in una strategia nazionale più pragmatica e selettiva. Il successo della Vision 2030 non dipenderà dalla realizzazione integrale di ogni megaprogetto annunciato, ma dalla capacità saudita di adattare i propri obiettivi alle mutate condizioni economiche e geopolitiche. In questo senso, il ridimensionamento di NEOM potrebbe non essere un segnale di debolezza, bensì la prova della crescente maturità strategica di Riyadh.
Più che il destino di una singola città, NEOM rappresenta oggi un indicatore della capacità saudita di tradurre l’ambizione strategica in risultati sostenibili. È proprio da questa capacità di adattamento che dipenderà il ruolo del Regno negli equilibri regionali del prossimo decennio.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Deborah Vitolo
Source link




