2 Giugno, Costituzione e giovani. «Custodite principi Repubblica»


«Libertà, dignità e solidarietà». Sono queste le parole chiave con cui descrivere la Costituzione secondo Marta Cerioni, avvocata cassazionista, professoressa associata di Diritto Costituzionale e Pubblico all’Università Politecnica delle Marche, nonché direttrice dell’Osservatorio sulla Legalità Economica e i Diritti Fondamentali del Dipartimento di Management.

Il 2 giugno 2026 si celebra l’ottantesimo anniversario di due eventi che hanno segnato la storia della democrazia del nostro Paese: la nascita della Repubblica e il diritto di voto alle donne.

Quanto siamo cambiati in ottant’anni?

«Se dovessi scattare una ipotetica fotografia, oggi, alla Costituzione materiale, direi che in alcuni aspetti l’abbiamo sviluppata; in altri non l’abbiamo attuata e l’abbiamo lasciata sulla carta; in altri ancora stiamo cercando di aggirarla sebbene i suoi principi – anche grazie all’opera della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica – siano pienamente precettivi e, oserei dire, anche sempiterni. La nascita della Repubblica non fa soltanto riferimento alla forma del nostro Stato, all’elettività del Capo dello Stato e alla sua temporaneità (rispetto alla Monarchia) ma va letta in combinato disposto con l’art. 1 della Costituzione secondo cui l’Italia è una Repubblica democratica. L’aggettivo rinforza la forma repubblicana perché ne tratteggia il contenuto valoriale. I sudditi sono diventati cittadini con diritti e doveri ma soprattutto possono contribuire attivamente alla gestione della cosa pubblica attraverso i propri rappresentanti o essere eletti essi stessi rappresentanti. Un cambiamento giuridico enorme che è stato alla base dell’evoluzione in questi ottant’anni con il riconoscimento di molti diritti civili ma che, d’altro canto, non è sempre compreso in pieno».

Marta Cerioni dell’Univpm

Il riferimento dell’esperta è «ai doveri costituzionali che si applicano a Tutte e Tutti in quanto facciamo parte della stessa comunità che si riconosce in quelle regole fondamentali. Su questa parte si concentra, a mio avviso, una maggiore inattuazione. Dobbiamo ritornare ad essere comunità. Questo aspetto è il prodotto, invece, di altre azioni elusive della Costituzione, a partire dalla concezione secondo cui democrazia significa meramente che la maggioranza decide. Al contrario, democrazia è anche il rispetto delle minoranze, un lavoro attento di provare a coinvolgere tutte e tutti. Solo così ciascuno si sentirà parte della stessa comunità e sarà felice (non solo obbligato) di adempiere i suoi doveri».

Il voto alle donne

Il voto alle donne ha rappresentato una tappa importante lungo un percorso di raggiungimento della parità che ha compiuto progressi ma che deve essere ancora raggiunto. Nonostante oggi, per la prima volta, una donna sia alla guida del Governo del nostro Paese e anche il principale partito di opposizione sia guidato da una donna, nel mondo del lavoro persistono ancora forti disuguaglianze, soprattutto sul piano delle opportunità di carriera e della parità salariale.

«Sì, sembrerebbe assurdo ma questo dato materiale fa comprendere fino in fondo quanto sia difficile scardinare le discriminazioni “di fatto” che insistono nella società e nell’economia. Occorre tempo ma siamo sicuramente sulla buona strada. Penso agli atti dell’Assemblea costituente e a Teresa Mattei, la sua determinazione nell’inserire all’art. 3 della Costituzione il dovere della Repubblica di rimuovere le discriminazioni di fatto: “secoli e secoli di arretratezza, di oscurantismo, di superstizione, di tradizione reazionaria, pesano sulle spalle delle lavoratrici italiane; se la Repubblica vuole che più agevolmente e prestamente queste donne collaborino – nella pienezza delle proprie facoltà e nel completo sviluppo delle proprie possibilità – alla costruzione di una società nuova e più giusta, è suo compito far sì che tutti gli ostacoli siano rimossi dal loro cammino, e che esse trovino al massimo facilitata ed aperta almeno la via solenne del diritto, perché molto ancora avranno da lottare per rimuovere e superare gli ostacoli creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalità corrente del nostro Paese. […] L’articolo 7 ci aiuta, ma esso deve essere accompagnato da una profonda modificazione della mentalità corrente, in ogni sfera, in ogni campo della vita italiana. […] Per questa ragione io torno a proporre che sia migliorata la forma del secondo comma dell’articolo 7 nel seguente modo: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che limitano ‘di fatto’ noi vogliamo che sia aggiunto – la libertà e l’eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana. Voi direte che questo è un pleonasmo. Noi però riteniamo che occorra specificare ‘di fatto’. Vogliamo qui ricordare quello che avviene in altri paesi democratici. Si dice che l’Inghilterra sia un paese democratico: ebbene, nella democratica Inghilterra le donne hanno conquistato formalmente il riconoscimento della parità assoluta dei diritti circa trent’anni fa, nel 1919. Ma ancora oggi in questa libera e democratica Inghilterra, dove le donne dovrebbero godere di tutti i diritti come gli uomini, poco si è fatto, perché ci si è limitati a sancire formalmente una conquista, che poi nessuno ha voluto realizzare nella pratica. E là, dopo trenta anni di vita democratica o di possibilità di vita democratica per le donne, queste non hanno potuto accedere a tutti i posti che loro spettavano. […] Orbene, noi riteniamo che questo esempio dell’Inghilterra possa servire per noi, che valga come insegnamento, valga a chiarire che quelle conquiste che noi donne facciamo nella vita nazionale – le conquiste giuridiche – non possono essere realizzate pienamente nella vita, se non sono accompagnate da altre conquiste, da conquiste di carattere sociale, economico, se non sono accompagnate, cioè, da una completa legislazione in proposito”. (A.P., Assemblea Costituente, sed. pom. 18 marzo 1947, n. 68 – resoconto stenografico, pp. 2269-2270)».

Tutte le 21 Costituenti, spiega Cerioni «hanno fornito in contributo essenziale nel promuovere il ruolo della donna nella famiglia (con la parità dei coniugi), nel lavoro, nella società e nelle Istituzioni. Pur provenendo da partiti politici diversi si sono riconosciute e hanno collaborato insieme per promuovere un cambiamento giuridico che è divenuto realtà».

«Similmente, anni dopo con l’approvazione della legge Golfo-Mosca sull’introduzione delle quote di genere nelle società è successa la stessa cosa o sulla revisione dell’art. 51 Cost. “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”».

«Tutte le grandi svolte sono state fatte da grandi Donne che hanno aiutato le donne. Come dice sempre Lella Golfo “occorre che quando si arrivi in vetta, ci si ricordi di far ritornare giù l’ascensore per far salire altre donne”. Abbiamo ancora bisogno di una legislazione ordinaria coraggiosa che tragga linfa dalla Costituzione e che le donne al vertice si adoperino per questa finalità, compattandosi».

Lo sguardo ai giovani

Come far conoscere ai giovani la nostra storia recente?

«In questi giorni si stanno intervallando molti eventi e momenti di riflessione da parte di tutti gli attori istituzionali del territorio, scuole ed associazioni. Il momento è pertanto propizio e sarà sufficiente invitarli a partecipare».

Due le iniziative su questi temi che coinvolgono Cerioni: una il 4 giugno alle ore 21 presso il Ridotto del teatro di Osimo organizzato dal Comune ed altri partner tra cui UNIVPM con l’ausilio di reading di attori che leggeranno alcuni testi appositamente selezionati dalla docente per rendere tutto più pop e leggero; l’altra il 6 giugno alle ore 17.30 presso la Rocca Roveresca a Senigallia organizzato dalla FIDAPA ed altri partner. «Proverò a parlare di questi temi in modo semplice per arrivare il più possibile alla cittadinanza e soprattutto ai giovani che invito a partecipare. Poi la sfida continua dopo la settimana del 2 giugno ma sono fiduciosa, i giovani hanno desiderio di conoscere e noi cercheremo di sostenerli. Io ci sarò sempre per rispondere alle loro domande e per creare le condizioni ottimali alla diffusione della cultura costituzionale nei territori».

Quale il suo messaggio per le giovani generazioni in questa importante ricorrenza?

«Il messaggio è quello di riconoscere il valore prezioso della nostra Repubblica perché ci consente di scegliere; ci consente anche di sbagliare, ci permette di essere liberi e di diventare tutto ciò che le nostre capacità permettono, senza limiti. Ci permette di rimanere persone con la nostra dignità a prescindere dalle nostre azioni, dall’avvento dell’IA. Pensi, i principi repubblicani fanno da sfondo anche all’enciclica Magnifica Humanitas dal Santo Padre sull’uso dell’intelligenza Artificiale. Ho trovato moltissimi punti di contatto e questo ci fa comprendere come i principi repubblicani siano sempiterni per costruire una società libera e giusta. Alle giovani generazioni diciamo di avere cura di questo patrimonio giuridico inestimabile».




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Annalisa Appignanesi

Source link

Di