al via il Merano WineFestival tra identità, territorio e futuro


La prima giornata ha il sapore dell’anteprima, come un buon calice di vino che, prima di essere degustato, ha bisogno di un’analisi e di un approccio preliminare. Può essere descritta così la partenza del Merano WineFestival Calabria – Essenza del Sud, avviato ieri pomeriggio in un luogo che non poteva essere più suggestivo, emblema evidente di come, alle latitudini calabre, vino e territorio, beni culturali e narrazione, ambiente e forza evocativa siano indissolubilmente legati. Nato dalla collaborazione, ormai rodata e alla seconda edizione, tra il Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria – con il supporto operativo di Arsac – e Merano WineFestival, l’edizione 2026 del festival presenta alcune interessanti novità. Intanto il coinvolgimento a pieno titolo, oltre a Cirò e Cirò Marina, del territorio di Melissa, terza gamba del tavolo vinicolo che rende quell’areale la punta di diamante della vitivinicoltura calabrese, e poi la presenza di buyer e il coinvolgimento, nell’ultimo giorno, dei ristoratori. Ieri pomeriggio, dicevamo, con lo sfondo suggestivo della Torre Aragonese di Melissa e davanti allo stesso mare da cui arrivò la cultura greca, oltre a una masterclass, l’incontro d’apertura con un titolo che dà la cifra rispetto alle intenzioni: «Identità Calabria e potenziale per il futuro».

Köcher: «Per capire questi vini bisogna venire sul territorio»

Concetti che esprime con efficacia Helmut Köcher, presidente e fondatore del Merano WineFestival: «Se a Merano al vino si dà una referenza, è ovvio – dice Köcher – che per capirlo veramente, per assaporare gli aromi che questi vini hanno, è giusto, e forse essenziale, venire sul territorio». Per il patron del Festival, però, il tema non è solo quello strettamente legato a una conoscenza complessiva, approfondita e consapevole del vino, ma anche e soprattutto l’effetto moltiplicatore. «Ma certo – aggiunge Köcher, divenuto ormai presenza abituale al punto da essere chiamato da molti e spessissimo con il più familiare Helmut – l’obiettivo è quello di sviluppare l’enoturismo. Come è accaduto in Alto Adige. Quando io sono partito, nel lontano 1992, da noi non c’era l’enoturismo di oggi, adesso il festival si è trasformato in stagione alta per il territorio, ha trainato tutto e mi auguro che anche qui in Calabria il percorso sia identico».

La Docg e il rapporto qualità-prezzo

Con lo stesso entusiasmo Köcher evidenzia i punti di forza che possono essere spesi per un percorso di valorizzazione enoturistica. «La Docg è un tassello, un riferimento davvero importante. Se noi guardiamo al numero complessivo delle Doc e prendiamo in esame le Docg, ci rendiamo conto di avere davanti un numero ancora limitato. È ovvia la conseguenza di poter avere maggiore attenzione, una più grande attenzione». Essendo ben inserito nelle dinamiche di mercato e di valorizzazione delle produzioni vinicole, Köcher analizza nel concreto un fattore di competitività della produzione vinicola calabrese e in particolare di quella di Cirò. «Questo territorio ha un grande pregio e cioè un rapporto qualità-prezzo che in altre zone ormai è saltato. Uso come riferimento sempre l’Alto Adige: noi abbiamo dei vini altamente pregiati con prezzi che tuttavia sono davvero saliti tanto in alto. Qui invece avete ancora questa referenza, un’autenticità che riguarda anche il rapporto qualità-prezzo. È un punto di straordinaria forza sul mercato e garantisce l’opportunità di aprire nuovi mercati. Se a questo aggiungiamo una nuova narrazione della Calabria, con la sua storia e biodiversità, il quadro è completo. Qui il vino è davvero l’occasione per raccontare la storia dei calabresi, la vostra ospitalità, l’accoglienza fatta di convivialità».

Arsac e il cambio di narrazione

Come di consueto, l’intuizione del Dipartimento Agricoltura è messa in pratica, organizzativamente, da Arsac, l’azienda regionale che di fatto ha ormai acquisito un know-how nell’organizzazione di questi eventi ormai assodato e riconosciuto. L’edizione 2026 del Merano WineFestival, dicevamo poc’anzi, si caratterizza per una evidente consapevolezza dei territori che lo ospitano. «È uno dei dati più significativi. Stasera diamo il via a questi giorni intensi e lo facciamo in un luogo che è stato ristrutturato e di fatto viene inaugurato stasera. A far da corollario c’è questa maestosa e bellissima Torre Aragonese. Il territorio e i comuni coinvolti – evidenzia la dg di Arsac Fulvia Caligiuri – mostrano di aver compreso in pieno lo sforzo del Dipartimento Agricoltura, mettendo in evidenza il meglio di sé. Diciamolo francamente – aggiunge Caligiuri – i produttori hanno fatto un lavoro straordinario, hanno perseguito con ostinazione la qualità e questo ci ha consentito di ribaltare la narrazione. Oggi possiamo dire, senza essere smentiti, di poter ospitare eventi di questo genere ma anche di passare a una fase ulteriore, quella dell’incoming. Possiamo e dobbiamo aprirci ai mercati e allo stesso tempo essere sicuri nel dire a chi compra di venire in Calabria».

Melissa dentro il progetto

Poi la scelta di coinvolgere Melissa. «Intanto va specificato che il Consorzio di tutela è di Cirò e Melissa. Noi siamo stati conseguenti nel cogliere la volontà del territorio di essere presente e attivo. La presenza e soprattutto le considerazioni dei sindaci di Cirò, Cirò Marina e Melissa ci dicono molto. E poi, in aderenza a quello che è il percorso e l’approccio che l’assessore Gallo ha sempre avuto, abbiamo voluto coinvolgere tutti i produttori. Non solo un evento celebrativo e di valorizzazione, ma anche la capacità di prestare sempre attenzione al pensiero dei produttori, alle loro valutazioni, alla rappresentazione dei problemi, se ci sono, per affrontarli insieme e risolverli». (redazione@corrierecal.it)

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