Mozambico sotto shock: assassinato il vescovo di Quelimane. Il dolore di Leone XIV: “Fermare la mano dei violenti”. Il presule ucciso aveva svolto una parte del suo ministero in Italia (S.C.)


Il vescovo di Quelimane, mons. Osório Citora Afonso, è stato ucciso da colpi di arma da fuoco al petto e al cuore mentre si trovava nella sua residenza episcopale. Il presule era anche amministratore apostolico di Beira e segretario generale della Conferenza episcopale del Mozambico.

Secondo le prime ricostruzioni fornite dai responsabili del Servizio nazionale investigativo criminale, il presule sarebbe stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco esplosi all’altezza del petto e del cuore, Ferite mortali che non gli hanno lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza. Gli investigatori stanno lavorando per accertare il movente del delitto e identificare gli autori dell’omicidio, che ha scosso profondamente il Paese africano.

In un messaggio diffuso poche ore dopo la tragedia, il Pontefice , impegnato in questi giorni nel suo viaggio apostolico in Spagna, ha espresso il proprio profondo dolore per quanto accaduto. «Ho appreso con dolore del grave atto di violenza che ha causato la morte di mons. Osório Citora Afonso», ha affermato Leone XIV, unendosi spiritualmente alla Chiesa mozambicana e all’intera popolazione del Paese.

Il Papa ha poi rivolto un pensiero ai fedeli delle diocesi di Quelimane e Beira, invitandoli a non perdere la speranza in un momento tanto drammatico. «Mi unisco nella preghiera al popolo delle diocesi colpite e a tutto il Mozambico in quest’ora di smarrimento. Chiedo al Signore di concedere consolazione ai fedeli, di proteggere ogni uomo e ogni donna e di fermare la mano dei violenti». Parole che riflettono non soltanto il dolore per la morte di un vescovo, ma anche la preoccupazione per una realtà che continua a essere attraversata da fragilità sociali, tensioni politiche e fenomeni di violenza che negli ultimi anni hanno colpito diverse regioni del Paese.

Monsignor Afonso era una delle figure più autorevoli dell’episcopato mozambicano. Oltre a guidare la diocesi di Quelimane e a svolgere il delicato incarico di amministratore apostolico di Beira, ricopriva il ruolo di segretario generale della Conferenza episcopale del Mozambico. La sua esperienza pastorale era stata riconosciuta anche dalla Santa Sede, dove aveva prestato servizio come officiale del Dicastero per l’Evangelizzazione, nella Sezione per la Prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, dal 2017 al 2023.

Il ministero di mons. Osório Citora Afonso era inoltre legato in modo significativo al territorio del Nord-Est italiano. Missionario della Consolata, il presule ha operato a lungo in Veneto, ricoprendo l’incarico di Superiore del Centro Missionario della Consolata della Diocesi di Vittorio Veneto e guidando, dal 2014 al 2016, la comunità di Casa Milaico a Nervesa della Battaglia (Treviso). Per questo, grande cordoglio per la sua tragica scomparsa è stato espresso anche dalle Diocesi di Trento, Treviso e Vittorio Veneto.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo di dialogo, vicino alle comunità più povere e profondamente impegnato nella promozione della pace e della riconciliazione in un territorio spesso segnato da difficoltà economiche e calamità naturali. Un ricordo condiviso anche dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha espresso il proprio cordoglio definendo l’assassinio del presule «un fatto gravissimo». In una nota diffusa nelle ore successive alla tragedia, la Comunità ha ricordato mons. Afonso come «un pastore appassionato al Vangelo e vicino al popolo», sottolineando il suo impegno costante a favore delle persone più vulnerabili e delle comunità colpite dalle emergenze sociali e ambientali.

Secondo Sant’Egidio, l’omicidio rappresenta «un duro colpo non solo per la comunità cattolica del Mozambico ma per la Chiesa universale», colpita mentre continua la sua opera di costruzione della pace e di difesa dei più fragili. Le comunità della Comunità presenti nel Paese, in particolare a Quelimane e Beira, si sono unite in preghiera per il vescovo assassinato e per il futuro del Mozambico.

Profonda commozione è stata espressa anche dalla Conferenza episcopale mozambicana. A nome dei vescovi del Paese è intervenuto monsignor Inácio Saúre, arcivescovo di Nampula e presidente dell’episcopato nazionale, che ha invitato i fedeli a vivere questo momento nel segno della fede e della solidarietà. «In questa ora così difficile facciamo appello alla fede e alla solidarietà fraterna», ha dichiarato il presule, ricordando il servizio generoso svolto da mons. Afonso al fianco delle comunità locali.

Il dolore della Chiesa si è intrecciato con quello delle istituzioni civili. Il presidente della Repubblica del Mozambico, Daniel Francisco Chapo, ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia del vescovo, alla Chiesa cattolica e all’intera nazione. «La morte del presule rappresenta una perdita irreparabile non solo per tutta la comunità cristiana ma anche per tutta la società mozambicana», ha affermato il capo dello Stato. Le parole del presidente evidenziano il ruolo che mons. Afonso aveva assunto ben oltre i confini ecclesiali. In un Paese che affronta ancora profonde sfide economiche, sociali e di sicurezza, la Chiesa cattolica rappresenta spesso uno dei principali punti di riferimento per le comunità locali, soprattutto nelle aree più fragili.

L’assassinio di un vescovo all’interno della sua stessa residenza episcopale assume quindi un significato che va oltre il tragico fatto di cronaca. Colpisce una figura simbolica, un uomo impegnato nella costruzione del dialogo e della pace, e apre interrogativi inquietanti sul clima di sicurezza nel Paese.

Mentre le indagini proseguono e le autorità cercano di fare luce su responsabilità e moventi, il Mozambico vive una giornata di lutto e smarrimento. Le campane delle chiese hanno suonato a morto in diverse diocesi, mentre migliaia di fedeli si sono raccolti in preghiera. Resta l’immagine di un pastore che aveva scelto di vivere accanto al suo popolo e che proprio in quella casa che rappresentava il cuore della sua missione pastorale ha trovato una morte violenta e assurda. Un delitto che lascia una ferita profonda nella Chiesa mozambicana e che richiama con forza l’appello lanciato da Papa Leone XIV: fermare la spirale della violenza e restituire speranza a una terra che continua a cercare pace e riconciliazione.

S.C.


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