La decisione non sarebbe strettamente politica visto che anche Musso è stato indiretta espressione del centrodestra come lo sarà il nuovo presidente. Tra il presidente uscente e quello di AdSP (socio di maggioranza al 60%) non ci sarebbero stati né dialogo né, tantomeno, consultazione. Nel mondo imprenditoriale i buoni risultati ottenuti vengono ritenuti in larga parte frutto delle partite cominciate dal precedente presidente, Paolo Odone, e a Musso si addebita una serie di processi non avviati, come quello del collegamento ferroviario con l’aeroporto. Pd e M5S in difesa di Musso

Il benservito a Enrico Musso dalla presidenza dell’Aeroporto di Genova, dopo la presa di posizione della sindaca Silvia Salis e del consigliere regionale PD Simone D’Angelo, arrivano nuovi interventi dal M5S, dal Partito Democratico genovese e dal deputato PD Luca Pastorino. Sullo sfondo resta la fase più delicata per il futuro del Cristoforo Colombo: la privatizzazione, il riassetto societario e l’ingresso di un socio privato.

Il punto di partenza resta la mancata conferma del presidente uscente, docente di Economia dei trasporti all’Università di Genova, arrivato alla guida dello scalo nel 2024 e ora fuori dalla partita del rinnovo. Il precedente articolo aveva già ricostruito il quadro: Enrico Musso non sarà confermato dagli azionisti pubblici, cioè Autorità di Sistema Portuale e Cciaa, nonostante durante la sua gestione lo scalo abbia rivendicato il risanamento dei conti, la gestione dei lavori di ampliamento dell’aerostazione e il record di un milione e 580 mila passeggeri. La sindaca Silvia Salis aveva definito la decisione «incomprensibile» in una fase segnata dal processo di privatizzazione, riconoscendo a Enrico Musso competenza, serietà e risultati, pur sottolineando la distanza tra le rispettive storie politiche. Simone D’Angelo, consigliere regionale PD, aveva invece chiesto spiegazioni al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Matteo Paroli, al viceministro Edoardo Rixi e al presidente della Regione Marco Bucci, sostenendo che l’allontanamento del presidente uscente, se non motivato dai risultati, richieda una spiegazione pubblica ai genovesi e ai liguri.

Ora il fronte delle reazioni si allarga. I portavoce del M5S Liguria e Genova chiedono trasparenza sulla sostituzione di Enrico Musso e mettono l’accento proprio sul momento in cui la decisione arriva. «La sostituzione di Enrico Musso alla guida dell’Aeroporto di Genova solleva interrogativi che meritano risposte chiare, soprattutto alla vigilia di decisioni importanti per il futuro dello scalo. Peraltro, sulla competenza di Musso, nostro avversario politico ma persona leale, non ci sono dubbi: sotto la sua gestione l’aeroporto ha ottenuto risultati significativi dopo anni di difficoltà. Per questo non si comprendono le ragioni di questa scelta».
La critica del MoVimento 5 Stelle riguarda anche il metodo. Il partito riconosce il peso dell’Autorità di Sistema Portuale nella compagine societaria, ma contesta l’idea che un’infrastruttura strategica possa essere gestita senza un confronto più ampio con la città e con le istituzioni. «Il fatto che l’Autorità di Sistema Portuale sia il primo azionista non le consente di assumere decisioni così rilevanti senza un confronto con le istituzioni e la città. L’aeroporto è un’infrastruttura strategica per Genova e il suo futuro richiede la massima trasparenza. Come M5S Genova chiederemo la convocazione di una Commissione apposita per fare chiarezza sulla vicenda. Tutte le nomine che riguardano enti e infrastrutture pubbliche devono avvenire in modo trasparente e nell’interesse dei cittadini».
Anche il PD Genova interviene parlando di sconcerto per il mancato rinnovo. Nel comunicato, il partito insiste su un punto politico e gestionale insieme: il presidente uscente avrebbe guidato il Colombo in una fase di forte recupero, rendendo difficilmente comprensibile l’interruzione del mandato proprio ora. Secondo il Partito Democratico, sotto la presidenza di Enrico Musso lo scalo ha vissuto una stagione di risanamento, con conti riequilibrati, traffico passeggeri ai massimi storici e rete di compagnie e destinazioni in espansione. Da qui la richiesta di chiarimenti a Marco Bucci, Edoardo Rixi e Matteo Paroli.
Il segretario del PD Genova Francesco Tognoni sposta la questione sul terreno del merito e del controllo della fase successiva. «Musso ha guidato il Colombo con efficacia e concretezza, ottenendo risultati che parlano da soli. Il fatto che non appartenga all’area del centrosinistra rende la sua rimozione ancora più difficile da spiegare: non è una questione di schieramento, è una questione di merito. Quando si cambia chi ha fatto bene il proprio lavoro senza dire perché, l’unica conclusione possibile è che le ragioni siano di altra natura. Proprio alla vigilia della privatizzazione, questo non ci rassicura affatto. Bucci, Rixi e Paroli hanno il dovere di essere trasparenti con i genovesi».
Una posizione analoga arriva dal deputato PD Luca Pastorino, che parte dall’esperienza di chi utilizza lo scalo e ne ha visto l’evoluzione negli anni. «Tutti coloro che, come me, utilizzano con una certa frequenza e da anni l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, conoscono bene la sua storia e le sue “prestazioni” nel tempo. Quasi uno scalo “fantasma” in certi momenti, è diventato nel passato recente uno scalo vivo, utilizzato e soprattutto rinnovato sotto tanti punti di vista. Aveva pure sorpreso l’uscita dal capitale sociale da parte di Aeroporti di Roma, ma quella stessa società ha preso poi in gestione il parcheggio della aerostazione. Con numeri che parlano di grande ripresa e anche dopo diverse interlocuzioni anche con il mondo politico trasversalmente inteso, la scelta di accantonare Musso appare davvero senza ragione peraltro in un momento di preparazione alla procedura per l’ingresso di privati».
Per Luca Pastorino, il nodo è capire se si tratti di un errore di valutazione o di una decisione politica. «Si tratta di un errore? O di una decisione che nasconde nemmeno troppo velatamente una scelta politica chiara da parte della Regione e della Autorità di sistema? In ogni caso, dato che il Cda è formato da 5 membri, 3 espressione dell’Autorità Portuale e 2 di Camera di Commercio, mi pare quantomeno doveroso che queste due realtà spieghino subito le ragioni di questa scelta. Perché altrimenti, diventa troppo scontato arrivare alla volontà del vice ministro Rixi e della Regione Liguria».
La risposta del presidente della Regione Marco Bucci arriva in difesa dell’autonomia decisionale dei soci di Aeroporto di Genova e respinge le accuse rivolte al centrodestra: «Tutti si stupiscono e accusano il centrodestra per la sostituzione del professor Enrico Musso decisa dai soci di Aeroporto di Genova – dice -. Probabilmente chi fa queste accuse fatica a immaginare che esista un’autonomia decisionale dei soci che hanno il diritto di fare scelte autonome. Il rispetto dei ruoli e delle rispettive sfere di competenza è qualcosa che oggi evidentemente sfugge al centrosinistra».
La replica di Marco Bucci prova quindi a riportare la vicenda dentro il perimetro societario: sono i soci, sostiene il presidente della Regione, ad avere titolo per decidere. Ma il caso politico ormai è aperto, anche perché la sostituzione di Enrico Musso arriva mentre il Cristoforo Colombo si prepara a una fase cruciale. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale detiene il 60 per cento delle azioni, mentre il restante 40 per cento è in mano alla Camera di Commercio. L’AdSP esprime tre membri del Cda e la Cciaa ne esprime due. In questo equilibrio, il peso del socio di maggioranza è decisivo nella definizione del nuovo vertice.
Secondo ambienti informati sulla partita, il nodo starebbe soprattutto nel rapporto non pienamente armonico tra Enrico Musso e Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. La prossima fase, quella dell’ingresso di un socio privato nella compagine societaria, richiede infatti un presidente che gestisca il passaggio in sintonia con il socio di maggioranza. È in questo quadro che viene letta la decisione di cambiare guida, più che come una redistribuzione di incarichi da “manuale Cencelli”: Enrico Musso è stato espressione del centrodestra, e gradito al centrodestra sarà anche il prossimo presidente.
Nella prossima riunione dovrebbero essere confermati i due componenti espressi dalla Cciaa, l’avvocato Daniele Papone e il presidente di Confcommercio Genova Alessandro Cavo. La partita decisiva si giocherà quindi sui nomi indicati dal socio di maggioranza, cioè dall’Autorità di Sistema Portuale guidata da Matteo Paroli, nominato al vertice dell’AdSP dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti d’intesa con il presidente della Regione Marco Bucci.
Resta anche una lettura diversa, circolata nel mondo imprenditoriale, secondo cui i risultati oggi attribuiti alla gestione Musso sarebbero in buona parte il frutto dei progetti impostati da Paolo Odone, presidente della società dal 2017 fino alla morte, avvenuta nel 2023. A Enrico Musso, invece, viene addebitata da alcuni osservatori la mancata chiusura di partite rilevanti, a partire dal collegamento ferroviario diretto allo scalo. È l’altra faccia del caso: da un lato il fronte politico che difende il presidente uscente sulla base dei numeri raggiunti dal Colombo, dall’altro chi ritiene che la fase della privatizzazione richieda una guida diversa e più direttamente allineata al socio di maggioranza.
Il risultato è che la mancata conferma di Enrico Musso non appare più come un semplice avvicendamento al vertice dell’aeroporto. È diventata una prova di forza sul futuro del Cristoforo Colombo, sulle modalità con cui sarà gestito l’ingresso dei privati e sul rapporto tra soci pubblici, Regione e città. Il centrosinistra chiede trasparenza, il M5S annuncia una richiesta di Commissione, Marco Bucci rivendica l’autonomia dei soci. Nel mezzo resta l’aeroporto, infrastruttura strategica per Genova, che dopo anni di numeri in crescita entra ora in una nuova fase politica e societaria.
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