Il nuovo malore del calciatore danese Christian Eriksen riporta l’attenzione sul defibrillatore sottocutaneo (ICD): un dispositivo impiantato sotto la pelle che monitora il cuore e interviene con una scarica elettrica salvavita. In Italia la normativa è in evoluzione: gli incidenti hanno costretto Eriksen e Bove a trasferirsi all’estero per continuare a praticare lo sport a livello professionistico.
Eriksen salvato dal defibrillatore sottocutaneo
Christian Eriksen ha perso conoscenza durante l’amichevole Danimarca-Ucraina di domenica 7 giugno. Il calciatore ha perso conoscenza per un breve periodo ma si è ripreso subito, fortunatamente.
Il medico della nazionale danese Morten Boesen ha confermato che il defibrillatore cardiaco sottocutaneo, impiantato dopo il primo malore subito dall’atleta, “funziona correttamente”. Il caso ha riportato interesse attorno al dispositivo, ancora poco conosciuto dal grande pubblico, noto con la sigla ICD (Implantable Cardioverter Defibrillator). Un salvavita silenzioso, invisibile, che in pochi secondi può fare la differenza tra la vita e la morte.
Che cos’è e come funziona l’ICD
Il defibrillatore sottocutaneo è un dispositivo elettronico, le cui dimensioni sono circa quelle di un orologio da taschino o un piccolo portamonete. Viene impiantato sotto la pelle toracica, solitamente nella parte laterale sinistra, sotto l’ascella.
La sua funzione è monitorare costantemente l’attività elettrica del cuore. Quando il dispositivo rileva un’aritmia pericolosa, come una tachicardia ventricolare o una fibrillazione ventricolare, eroga automaticamente una scarica elettrica per ripristinare il ritmo cardiaco normale, senza che il paziente debba fare nulla.
A differenza del pacemaker tradizionale, l’ICD non richiede elettrodi intracardiaci: i cavi sono posizionati sotto la pelle, non all’interno del cuore, il che riduce il rischio di infezioni e complicazioni vascolari.
I rischi per gli atleti
L’utilizzo del dispositivo in contesti agonistici non è privo di discussioni. Secondo il professor Enrico Castellacci, medico della nazionale italiana campione del mondo nel 2006, “andare in campo con un defibrillatore sottocutaneo espone a rischi: una pallonata o un contrasto possono mettere fuori uso il meccanismo che con una scossa elettrica interviene in caso di arresto cardiaco”.
A livello internazionale, la 36ª Conferenza di Bethesda aveva stabilito che la presenza di un ICD impiantato, sia in prevenzione primaria che secondaria, dovrebbe escludere gli atleti dalla maggior parte delle attività agonistiche.
Le più recenti linee guida del COCIS (Comitato organizzativo cardiologico per l’idoneità allo sport) prevedono che l’impianto di un defibrillatore non rappresenti più automaticamente una controindicazione allo sport agonistico, purché la patologia non sia progressiva e non vi siano segni di danno strutturale significativo del cuore.
La legge in Italia e all’estero
La situazione normativa italiana è in evoluzione ma ancora molto cauta. Il professor Domenico Corrado, docente dell’Università di Padova e fra i massimi esperti internazionali di morte improvvisa negli sportivi, chiarisce che “dopo i casi di Eriksen e Bove si è diffusa l’idea errata che in Italia venga negata l’idoneità a chi ha un defibrillatore”.
Il professore chiarisce che “la normativa stabilisce che l’unica preclusione è legata al tipo di malattia e non al dispositivo salvavita” e che “ogni caso deve essere valutato individualmente, non esistono automatismi”.
Un esempio concreto: l’ospedale di Padova ha concesso a marzo 2026, per la prima volta in Italia, l’idoneità agonistica a un atleta con defibrillatore sottocutaneo. Si tratta di uno sciatore veneziano 17enne affetto dalla sindrome di Brugada, che dopo l’impianto del device ha già collezionato vittorie a livello regionale e nazionale.
All’estero la situazione è più permissiva. In paesi come la Danimarca e l’Inghilterra, essendo le regole più flessibili, è possibile per gli atleti tornare a giocare osservando determinate condizioni.
Gli atleti famosi che giocano con il defibrillatore
Il caso più noto è naturalmente quello di Christian Eriksen: ha potuto proseguire l’attività agonistica tramite l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, ma ha dovuto lasciare l’Inter perché la legge italiana non permette la pratica sportiva a livello agonistico ai portatori del dispositivo. Rescisso il contratto con i nerazzurri nel dicembre 2021, ha proseguito la carriera in Inghilterra al Brentford, poi al Manchester United e infine in Germania al Wolfsburg.
Edoardo Bove, ex Fiorentina e Roma, ha seguito un percorso analogo. Dopo il malore, impianto del defibrillatore e arrivederci forzato al calcio italiano. Il centrocampista è tornato quindi a giocare in Inghilterra con la maglia del Watford.
Tra gli atleti professionisti che hanno continuato a gareggiare con l’ICD figurano anche Daley Blind (in Spagna con il Girona), la campionessa di salto con l’asta Katharina Bauer, l’ex difensore belga Van Loo e il tedesco Daniel Engelbrecht.
ANSA
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