Verde pervasivo e falesie rocciose che evocano scenari giurassici. Un mondo a parte a pochi chilometri dal mare. Per rendersene conto basta abbandonare l’autostrada Palermo-Messina allo svincolo di Capri Leone e, dopo avere imboccato la provinciale 157, accettare il fatto che la velocità media sarà bassa, visto che la strada diventa subito una serpentina di curve in salita. Attenzione alta al volante, quindi, ma allo stesso tempo tensioni allentate dallo splendore dei paesaggi.
Se non fosse per la speciale luce solare della Sicilia, non sarebbe così fuor di luogo paragonare questi scenari – che mischiano naturalità e antica agricoltura – alle valli e agli alpeggi svizzeri. Invece anche quello dei Monti Nebrodi è un tipico scenario siciliano che ricorda quanto e come l’orografia dell’Isola più grande del Mediterraneo sia complessa e variegata, con il suo avvicendarsi di innumerevoli alture collinari e, Etna a parte, profili di “media” montagna con diverse cime anche superiori ai 1.800 metri sul livello del mare. Una di queste è proprio quella del Monte Soro, la più alta del Parco dei Nebrodi, che con i suoi 86mila ettari di estensione forma l’area protetta più grande della Sicilia.

Un ecosistema tra vette, boschi e sapori antichi
Un’affascinante combinazione di boschi e laghi d’altura, valori vegetali e faunistici che, incastonata nel segmento centrale dell’Appennino Siculo, tra la catena dei Peloritani a est e quella delle Madonie a ovest, offre una continuità stupefacente di panorami, uno più diverso dall’altro, davanti allo sfondo blu del Tirreno con le quinte delle Isole Eolie e, alle spalle, il profilo incombente della “montagna madre”, il vulcano più alto e attivo d’Europa.
In questo territorio orlato da 24 paesi, 16 dei quali montani (diciannove inclusi nella città metropolitana di Messina, i restanti tra quella di Catania e il libero consorzio comunale di Enna) vive, quasi nascosto, un ricco e pulsante patrimonio agrario, pastorale e culturale espresso anche dalla locale gastronomia nebroidea incentrata sulla carne del Suino Nero, sui formaggi, ma anche su eccellenze della frutta a guscio come le nocciole e le mandorle. Una dotazione di risorse locali con cui oggi si punta a impostare, e far camminare sulle proprie gambe, un modello di sviluppo virtuoso. Lo strumento è il turismo lento, offerto soprattutto da esperienze come il trekking, il canyoning e il ciclismo su mountain bike a pedalata assistita.
Un concetto rilanciato la scorsa settimana dall’Outdoor Festival, evento di promozione territoriale giunto alla sua seconda edizione tenutosi a Longi, paese di 1.300 abitanti a 600 metri di altitudine, indicato come la “porta d’ingresso” al Parco dei Monti Nebrodi.
La rinascita del Nebrodi Adventure Park
È nel comprensorio di questo minuscolo centro caratterizzato da 3 torri campanarie a cuspide, a 18 chilometri dalla costa di Capo d’Orlando e situato a breve distanza da alcuni dei luoghi più suggestivi del Parco – come il Bosco di Mangalaviti, le falesie calcaree delle Rocche del Crasto e la Cascata del Catafurco – che tra qualche giorno verrà riaperto al pubblico il Nebrodi Adventure Park, struttura attrezzata di 3 ettari realizzata all’interno del Bosco Soprano, a 4 chilometri dal centro abitato di Longi e 5 da quello di Galati Mamertino. “Si tratta del primo Parco Avventura della provincia di Messina, creato per facilitare un approccio divertente, istruttivo ed emozionante alla tipica bellezza dei Nebrodi” spiega il vicesindaco di Longi, Alessandro Lazzara.
Il paesino ha in realtà un legame profondo e annoso con il suo Parco Avventura, progettato per dare a tutti la possibilità di godere di un contatto diretto con un ambiente sano. A concepirlo, nel 2010, fu infatti un intraprendente giovane longese, Antonio Araca, scomparso due anni fa in un incidente stradale, al quale il Parco oggi è intitolato. È stato lui infatti a ideare i percorsi sportivi, costituiti da una successione di piattaforme installate a varie altezze, in modo da poter essere eseguiti in piena autonomia ma sempre sotto la supervisione degli istruttori, così come un sistema di passaggi avventurosi e giochi sospesi, differenziati tra loro per livello di difficoltà, con il quale è possibile passare da un albero all’altro, sempre in massima sicurezza.

Un sistema di fruizione che ha incontrato difficoltà gestionali al punto da essere chiuso nel 2020. Adesso si presenta nella sua nuova versione: “Più in dettaglio, i percorsi acrobatici sono sospesi sugli alberi a un’altezza variabile fra i 2 e i 14 metri; e non mancano ponti tibetani, scale di corda, passerelle e teleferiche tirolesi – specifica il sindaco Calogero Lazzara –. Strutture fruibili ovviamente con l’attrezzatura completa fornita dal Parco (imbracatura, caschetto, carrucola e moschettoni), non prima di un briefing obbligatorio offerto dalle guide del Parco Avventura, nel quale si snodano sentieri per gli amanti del trekking o delle semplici passeggiate nei boschi”.
Adrenalina nei canyon e fossili botanici
A Longi si punta principalmente sul trekking. A partire da uno dei siti naturalistici più spettacolari sotto il profilo paesaggistico, avifaunistico e geologico del Parco dei Nebrodi: la Stretta di Longi. È il profondo canyon roccioso scavato dal fiume Fitalia e dal torrente Milé, al confine tra Longi e Galati Mamertino, tutelato come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) per l’alto valore naturalistico delle sue pareti rocciose a strapiombo ricoperte da lecci e macchia mediterranea. Un habitat di diverse specie di uccelli rapaci e, nelle acque del fiume, della trota siciliana e del granchio fluviale.
“È qui che pratichiamo il river trekking, camminando lungo il corso d’acqua tra cascatelle e laghetti naturais (le cosiddette gurne) e, in particolare, il canyoning, tecnica di discesa dei torrenti con un’imbracatura di sicurezza: una specialità, questa, sulla cui diffusione stiamo puntando grazie anche alla collaborazione con il gruppo sportivo catanese Servolare, attivo sull’Etna” spiega Calogero Castano, presidente dell’associazione La Stretta, attiva da 15 anni anche negli interventi di bonifica di torrenti e pulizia dei sentieri.
Altro “must” per godere appieno di un soggiorno sui Nebrodi è abbinare l’escursionismo alla conoscenza dei valori naturalistici. In quest’area dominata dal Monte Soro e attraversata dalle Rocche del Crasto, vera e propria “isola dolomitica” dove sono tornati a nidificare aquile e grifoni, c’è per esempio un riferimento botanico di prim’ordine: “Si tratta della Petagna, pianta che rappresenta una sorta di dinosauro vivente della flora siciliana – illustra Lorenzo Gianguzzi, professore di botanica all’Università di Palermo – Un endemismo che, insieme con le Centauree, rare specie di fiordalisi legate a queste rupi, conferma la grande biodiversità custodita nel Parco dei Nebrodi”.

Comunità di resistenza contro lo spopolamento
L’intento di questo marketing turistico improntato sulla qualità è di tamponare lo spopolamento di quest’area interna. Dal 1950 al 2020 il territorio dei Monti Nebrodi ha perso quasi il 45% della popolazione. “Uno stato di fatto sul quale urge agire non certo favorendo il turismo mordi e fuggi, ma ricostruendo il tessuto economico e sociale di questi territori attraverso una filiera composta da imprese, associazioni locali e amministrazioni comunali – sostiene Salvatore Granata, referente di Legambiente per l’area nebroidea e componente del comitato tecnico-scientifico del Parco -. Bisogna comunque uscire anche dalla retorica dei ‘borghi’. I nostri sono paesi, ossia realtà vive, comunità di resistenza, di condivisione: nulla a che vedere con cartoline museali”.
La piccola Longi, dal canto suo, è riuscita a conservare la sua “anima” proprio per il fatto di essere un centro minuscolo in una posizione unica, appena sotto la Dorsale dei Nebrodi, il tracciato di 70 chilometri che solca i crinali più alti della catena montuosa, incluso nel Sentiero Italia, concepito dal CAI (Club Alpino Italiano) per collegare tutte le regioni del Belpaese con un percorso lineare di oltre 7 mila chilometri.
In più, si distingue per il suo piccolo ma attivissimo distretto tessile, rinomato come polo d’eccellenza nella produzione di capispalla e lavorazioni sartoriali di alta gamma per l’industria del lusso. I laboratori e le sartorie artigianali di Longi, 4 in tutto, operano infatti come produttori per le più importanti firme del Made in Italy e della moda internazionale come Valentino, Armani, Prada, Gucci, Louis Vuitton e Dior.

Fare rete per il futuro del territorio
“Con i vicini paesi di Galati Mamertino, San Salvatore di Fitalia, Capri Leone, Mirto, Frazzanò, San Marco d’Alunzio e Militello Rosmarino, proviamo a valorizzare patrimoni come la Valle del Fitalia e le Rocche del Crasto – riprende il sindaco Calogero Lazzara – Sull’outdoor siamo stati tra i pionieri in Sicilia proprio grazie all’impegno dei giovani”.
Una linea che oggi continua sulle gambe delle guide escursionistiche longesi: “Lavoriamo per sviluppare anche il turismo esperienziale – conclude Barbara Cangemi, guida dell’associazione La Stretta –. Una versione sono le ‘cene itineranti’ che organizziamo tra gli antichi rioni del paese, camminando sulle vie lastricate per poi sostare davanti a forni e case di famiglie locali. Una maniera coinvolgente per assaggiare i prodotti dei Nebrodi e condividere le loro tradizioni”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Antonio Schembri
Source link



