Milano, 10 giugno 2026 – Bruxelles guarda alla sponda sud del Mediterraneo per lanciare investimenti senza precedenti nelle energie rinnovabili. Martedì, la Commissione europea ha lanciato la cooperazione transmediterranea in materia di energie rinnovabili e tecnologie pulite (T-MED). L’iniziativa di punta nell’ambito del Patto per il Mediterraneo, T-MED, mira ad accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili, dell’idrogeno, della produzione di tecnologie pulite e delle moderne reti elettriche in tutta la regione del Mediterraneo, supportando un mercato energetico mediterraneo più integrato, sostenibile e interconnesso.
Il programma T-MED è stato presentato in occasione della Settimana europea dell’energia sostenibile dalla Commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, e dal Commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen.
L’obiettivo del programma, indicato dalla Commissione UE, è quello di mobilitare investimenti previsti fino a 25 miliardi di euro entro il 2035. Nello specifico, Bruxelles ha messo a disposizione oltre 5 miliardi di euro in garanzie nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo sostenibile Plus. In una nota, Bruxelles spiega che questa capacità di garanzia contribuirà a sbloccare investimenti pubblici e privati nei settori coperti da T-MED.
Entro il 2035, si prevede che l’iniziativa contribuirà allo sviluppo di 15 gigawatt di nuova capacità di energia rinnovabile, sosterrà le riforme normative nei Paesi partner e contribuirà a creare oltre 100.000 posti di lavoro nei settori dell’energia pulita.
Il lancio del progetto giunge in un contesto geopolitico di forte crisi energetica. Alla guerra in Ucraina scatenata dalla Russia nel 2022 si è aggiunto il conflitto in Medio Oriente provocato dagli attacchi contro l’Iran da Stati Uniti e Israele che hanno portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, bloccando dalla fine di febbraio il 20% delle forniture di petrolio e gas naturale liquefatto a livello globale, oltre ad altri prodotti essenziali in vari comparti industriali dall’elio ai fertilizzanti, all’alluminio.
Con oltre 2.300 GW di capacità tecnica, cioè più del doppio della capacità installata dell’UE, e costi di produzione inferiori del 30-40% rispetto a quelli europei, la regione Medio Oriente-Nord Africa ha tutte le carte in regola per attrarre Bruxelles.
Tuttavia, come sottolinea un’analisi del quotidiano francese Les Echos, le rinnovabili rappresentano ancora soltanto l’1-3% del mix energetico di diversi Paesi partner e l’Africa ha intercettato appena il 2% degli investimenti mondiali nel settore nel 2024.
In questo contesto, il T-MED mira proprio a colmare il divario, attorno a un triplice obiettivo: sicurezza energetica, competitività industriale e decarbonizzazione.
Cinque linee d’azione coordinate
Il T-MED si articolerà attorno a cinque linee d’azione coordinate, pensate per sostenere investimenti, cooperazione normativa, sviluppo delle competenze, commercio di energia rinnovabile e tecnologie pulite nell’area euro-mediterranea.
Il primo pilastro riguarda la mobilitazione degli investimenti. L’iniziativa riunirà la Commissione europea, le istituzioni finanziarie europee e internazionali e il settore privato con l’obiettivo di ridurre i rischi per gli investitori, attrarre capitali e sostenere progetti nel campo delle energie rinnovabili e delle tecnologie pulite in tutta la regione.
Un secondo asse sarà dedicato alla cooperazione normativa. Bruxelles intende sostenere i Paesi partner nel miglioramento del clima degli investimenti, anche attraverso la semplificazione delle procedure autorizzative, l’armonizzazione delle regole e la riduzione degli ostacoli che oggi frenano lo sviluppo dei progetti energetici.
La terza direttrice riguarda le competenze. Attraverso una specifica Agenda per le competenze T-MED, l’UE punta ad allineare la formazione professionale alle esigenze del settore delle energie pulite, in modo che la forza lavoro locale possa beneficiare direttamente delle nuove opportunità occupazionali create dalla transizione energetica. L’agenda comprenderà il sostegno alla modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione tecnica e professionale, il rafforzamento delle partnership universitarie e la promozione dell’eccellenza in settori come ingegneria, tecnologie digitali e finanza verde.
Un quarto pilastro sarà l’ammodernamento delle infrastrutture e il commercio di energie rinnovabili. Mobilitando investimenti nei prossimi anni, T-MED sosterrà la modernizzazione delle reti elettriche, promuoverà gli scambi transfrontalieri di energia e incoraggerà l’impiego di tecnologie intelligenti per integrare meglio le fonti rinnovabili nei sistemi energetici della regione.
Infine, l’iniziativa punterà a rafforzare la cooperazione industriale nel settore delle tecnologie pulite. L’obiettivo è sostenere la produzione locale, costruire catene di approvvigionamento più resilienti e favorire l’innovazione e le partnership industriali lungo entrambe le sponde del Mediterraneo.
Bruxelles ha lanciato un invito a manifestare interesse da parte di investitori privati – come banche commerciali, gestori patrimoniali e fondi a impatto sociale – che resterà aperto fino al 15 giugno e un invito a manifestare interesse per i promotori di progetti – aziende che sviluppano progetti – che resterà aperto fino al 15 agosto. Entro ottobre 2026, la Commissione europea presiederà la prima riunione operativa della piattaforma di investimento T-MED. Come sottolinea la Commissione UE, entro il 2027, prenderanno forma le prime collaborazioni industriali tra l’UE e il Mediterraneo nel settore delle tecnologie pulite, riunendo aziende provenienti da entrambe le sponde del Mediterraneo.
I precedenti tentativi
Sempre in base a quanto sottolinea Les Échos, l’iniziativa UE giunge a ormai 15 anni da una precedente operazione lanciata nel 2009: il progetto Desertec. L’iniziativa era stata sviluppata dalla Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC) – una organizzazione volontaria fondata nel 2003 dal Club di Roma e dal National Energy Research Center Jordan, costituito da scienziati ed esperti provenienti da Europa, Medio Oriente e Nord Africa (EUMENA).
L’iniziativa puntava a sfruttare il potenziale solare dei deserti del Nord Africa e del Medio Oriente per produrre energia rinnovabile destinata in parte anche al mercato europeo, attraverso grandi impianti e nuove interconnessioni elettriche con la sponda nord del Mediterraneo. Nelle intenzioni iniziali, Desertec avrebbe dovuto trasformare il Sahara in una piattaforma energetica capace di contribuire alla decarbonizzazione europea e alla sicurezza degli approvvigionamenti.
Il progetto, tuttavia, si arenò a causa di costi elevati, la complessità delle infrastrutture, l’instabilità politica seguita alle cosiddette Primavere arabe del 2011, ma anche a causa di una debolezza di impostazione. Infatti, per molti Paesi partner del Sud, Desertec appariva più come un’iniziativa pensata per esportare energia verso l’Europa che come un vero progetto di sviluppo condiviso.
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