Perché partecipare, ancora oggi
Nell’epoca attuale, dove chiunque può pubblicare una fotografia, un quadro o una scultura o qualsiasi manufatto artistico e raggiungere così il suo potenziale pubblico, sembra anacronistico parlare del valore dei concorsi artistici. Eppure, non è così. Anzi, è esattamente il contrario: in un panorama saturo di immagini, la selezione operata da una giuria di esperti ha acquisito un peso specifico ancora maggiore. Essere scelti conta. Essere visti dai giusti occhi conta ancora di più.
Un concorso d’arte, di fotografia, pittura, scultura, arte digitale è un’occasione di confronto, di visibilità e, soprattutto, di crescita. Impone all’artista di fare una cosa che spesso si tende a rimandare: scegliere. Scegliere quali opere presentare, quale storia raccontare, quale volto mostrare al mondo. Un esercizio di autoconsapevolezza che ha un valore indipendente dall’esito finale.
Il premio come opportunità di incontro
Il Premio Strati Creativi – Fotografia, promosso dalla Strati d’Arte Gallery di Roma (Via Sicilia, 133/135), di Filippo Maria e Michelle D’Alessio, alla sua prima edizione, ha scelto una strada precisa: un premio fatto di opportunità reali, concrete, difficilmente acquisibili.
Il percorso inizia durante la fase di selezione, quando tutti i partecipanti finalisti ottengono l’opportunità di esporre in uno spazio museale di rilievo della capitale, il Museo Crocetti di Roma. Non uno spazio qualsiasi: un museo. Per molti artisti emergenti si tratta della prima volta in un contesto istituzionale, e questo ha un peso simbolico e professionale.
Per il vincitore, il riconoscimento si traduce in una mostra presso la Strati d’Arte Gallery, nel cuore di Roma, mentre il secondo e il terzo classificato accedono a una mostra bipersonale nella medesima sede. Due settimane di esposizione in una galleria nel centro della città, con una strategia di comunicazione dedicata, un’inaugurazione ufficiale, attività di networking e supporto curatoriale.
Il valore più profondo è tuttavia un altro: la possibilità di entrare nel catalogo di un gallerista, di incontrare un pubblico di appassionati e collezionisti, di misurarsi per la prima volta – o di nuovo – con l’altro da sé che entra in contatto con la propria espressione artistica e con le dinamiche del mercato dell’arte.
Oltre la soglia del visibile: Antonella Cunsolo a Strati d’Arte
La vincitrice della seconda edizione del Premio Strati Creativi – Fotografia è Antonella Cunsolo, fotografa siciliana nata nel 1974, laureata in Psicologia all’Università La Sapienza di Roma con una specializzazione in Psicoterapia Familiare e Relazionale. Un profilo che già da solo racconta molto: i suoi scatti non sono solo esercizi estetici, sono indagini dell’anima.
La sua mostra, inaugurata il 9 giugno scorso presso la galleria di Via Sicilia, si intitola Oltre la soglia del visibile ed esplora quella zona di confine (clinicamente nota come Oceano Borderline) che si colloca tra nevrosi e psicosi, dove identità, regolazione emotiva e relazioni risultano profondamente compromesse. Una metafora coniata dallo psichiatra e psicoterapeuta Luigi Cancrini nel suo L’oceano borderline. Racconti di viaggio (Raffaello Cortina Editore, 2006) che diventa qui linguaggio visivo.
Il progetto fotografico nasce dall’intreccio tra la formazione clinica dell’artista e la sua profonda conoscenza della sofferenza psichica. Cunsolo affronta un territorio scomodo: le conseguenze dei traumi infantili – come negligenza, abbandono, abuso – che non si esauriscono nell’infanzia, ma continuano a proiettare la loro ombra sull’età adulta, condizionando il modo di sentire, amare, esistere. L’inaugurazione della mostra ha infatti la presenza del Professor Luigi Cancrini, Psichiatra, Psicoterapeuta, punto di riferimento nazionale e internazionale per il trattamento delle infanzie infelici e dei traumi infantili, che sono proprio il tema principale del progetto e della mostra.
Tra espressione artistica e denuncia
scelta stilistica è dichiaratamente concettuale e non documentaristica. Non ci sono ritratti di singoli casi, non ci sono volti identificabili. Le immagini diventano simboli universali: identità frammentate, voci interiori, tentativi di auto-riparazione, un rapporto conflittuale con il proprio corpo. Composizioni che evolvono visivamente nel corso della mostra, passando dai toni neutri e minimalisti delle prime fotografie fino ad atmosfere più cupe e contrastate, a simboleggiare lo scivolamento verso stati di maggiore disorganizzazione psichica.
Il dolore viene messo in scena, contenuto all’interno di un’immagine quasi teatrale: la forma diventa contenitore del caos interiore. Non per negare la sofferenza, ma per sublimarla, renderla narrabile, accessibile, universale. È anche un richiamo ad una responsabilità collettiva: è sufficiente allontanare un minore da un ambiente dannoso, se non viene garantita la continuità delle cure e del sostegno anche nell’età adulta?
La forma ovale costituisce il fulcro compositivo e concettuale di alcune delle opere di questa artista. In queste fotografie, l’ovale non è mai un semplice elemento decorativo, ma assume di volta in volta funzioni diverse e complementari: diventa lo specchio entro cui una figura femminile si riflette e si isola dallo spazio circostante, si trasforma nella sagoma ritagliata che incornicia una scala a chiocciola come una finestra onirica sul reale, oppure si moltiplica nelle lampade sferiche sospese che fluttuano nello spazio come corpi celesti. Questa geometria morbida e organica, non la durezza del cerchio perfetto, non l’angolo del rettangolo, sembra alludere a una soglia, a una membrana tra interno ed esterno, tra visibile e nascosto, tra il corpo della figura e l’architettura che la contiene. L’ambientazione ricorrente trasforma ogni immagine in una variazione sul tema, dove l’ovale è l’unica costante formale capace di unificare spazio, figura e oggetto in un’unica tensione sospesa. Ma l’ovale in queste fotografie ha una qualità che va ben oltre la semplice forma geometrica: è carnoso, chiuso, autosufficiente, esattamente come un uovo. E l’uovo porta con sé un repertorio simbolico potentissimo: la gestazione, il potenziale non ancora esploso, la vita che si prepara ma non si mostra ancora. In questa lettura, le figure femminili racchiuse o sfiorate da queste forme ovali acquistano una connotazione quasi embrionale: la donna non abita lo spazio, lo abita come si abita un guscio. Nelle lampade sferiche che ricorrono nelle immagini, inoltre, la forma ovoidale si fa oggetto quotidiano, ma anche elemento sospeso, irrisolto, come qualcosa in attesa di schiudersi. Persino la scala a chiocciola, nella sua curva avvolgente, partecipa di questa logica uterina e ciclica. Pensare all’uovo, forse, potrebbe quindi non essere una forzatura interpretativa, ma un possibile livello di senso: la forma non come estetica, ma come contenitore di possibilità.
Un percorso di riconoscimenti internazionali per la fotografa
Antonella Cunsolo non è una voce nuova nel panorama della fotografia d’autore. Ha iniziato con l’urbex e la fotografia paesaggistica, per poi dedicarsi alla ritrattistica e alla street photography, formandosi con maestri italiani e internazionali. Si è inoltre specializzata in fotografia di moda presso la Kaverdash Academy di Milano. È autrice di due libri: Io non muoio e Noi siamo bellezza. Il suo lavoro ha ottenuto riconoscimenti in concorsi di primo piano: 1st Winner IPA (International Photo Awards) 2025, Gold Winner BIFA 2025, Silver Winner TIFA 2025, 1st Place Cromatic Photography Awards 2025, Silver Winner NY Photography Awards 2025, 2nd Place ND Awards 2025, Gold Winner TIFA 2023, 5th Place Winner HIPA Contest 2022. Nel 2026 è risultata finalista all’Athens Photo Festival, al Festival Siena Creative Awards, al Kolga Tbilisi Photo Contest, al Women’s Eye (Budapest Photo Festival) e al Premio Roma Fotografia al Femminile, con shortlist per la mostra al Museo Nazionale Romano. Vince inoltre il London Photography Awards 2026.
Andando incontro al mercato dell’arte
L’esperienza di Antonella Cunsolo e del Premio Strati Creativi – Fotografia dice una cosa semplice: il mercato dell’arte non si incontra solo nelle fiere internazionali o nelle aste. Si incontra anche in galleria, durante un’inaugurazione o nei giorni a seguire, quando un visitatore, un appassionato, un collezionista si ferma davanti a un’opera e sente che quella storia è anche la sua. Per un artista emergente, partecipare a un concorso serio, con una giuria competente, uno spazio museale reale, una galleria professionale alle spalle, significa compiere un salto qualitativo. Significa uscire allo scoperto. Significa cominciare a costruire quella reputazione che, nel mondo dell’arte, è tutto.
La mostra Oltre la soglia del visibile di Antonella Cunsolo è visitabile presso la Galleria Strati d’Arte (Via Sicilia 133, Roma) dal 9 al 16 giugno 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 (ingresso libero), sabato e domenica su appuntamento. Info: www.stratidarte.com — +39 375.732.33.31
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Diana Daneluz
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