Effetti dell’integrazione di lievito vivo nella dieta degli agnelli – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


Nel contesto delle moderne produzioni ovine, l’ottimizzazione dello sviluppo ruminale nei primi stadi di vita rappresenta un elemento cruciale per garantire efficienza produttiva, salute animale e sostenibilità dei sistemi intensivi. In particolare, nei sistemi mediterranei ad elevata intensificazione, l’impiego precoce di diete altamente fermentescibili accelera la crescita ma può compromettere lo sviluppo fisiologico del rumine, aumentando il rischio di disordini digestivi come acidosi subacuta e paracheratosi (Lara et al., 2018; González et al., 2016).

In questo contesto, l’impiego di probiotici a base di lieviti vivi, in particolare Saccharomyces cerevisiae (ceppo CNCM I-1077), è stato proposto come strategia nutrizionale per modulare la fermentazione ruminale e favorire la colonizzazione microbica (Leistikow et al., 2022). Tuttavia, le evidenze disponibili nei piccoli ruminanti, soprattutto durante la fase pre-svezzamento e in condizioni di allevamento commerciale, sono ancora limitate.

Lo studio e gli obiettivi della ricerca

Recentemente, Hassan et al. (2025) hanno valutato gli effetti della supplementazione con lievito vivo durante la fase pre-svezzamento degli agnelli, ipotizzando che tale intervento potesse favorire lo sviluppo anatomico e microbiologico del rumine e attenuare gli effetti negativi delle diete altamente fermentescibili.

Come evidenziato da studi precedenti, questo ceppo di lievito svolge un ruolo importante nel modulare l’ambiente ruminale, agendo come scavenger di ossigeno e favorendo la crescita di microrganismi anaerobi stretti (Fonty e Chaucheyras-Durand, 2006; Chaucheyras-Durand et al., 2019). Inoltre, contribuisce indirettamente all’apporto di nutrienti e cofattori essenziali per il microbiota del rumine.

Lo studio è stato condotto in condizioni di allevamento commerciale, un aspetto particolarmente rilevante perché consente di valutare l’efficacia dell’intervento in un contesto produttivo reale. Gli animali sono stati suddivisi in un gruppo controllo e in un gruppo trattato, alimentato con una dieta starter integrata con lievito dalla seconda settimana di vita fino allo svezzamento, avvenuto all’ottava settimana.

Gli effetti sulla fermentazione ruminale

I risultati mostrano chiaramente come la supplementazione con lievito abbia influenzato in modo significativo la fermentazione ruminale. In particolare, è stato osservato un incremento della concentrazione totale di acidi grassi volatili (VFA), soprattutto durante la fase pre-svezzamento, associato a una maggiore produzione di butirrato e acetato e a una riduzione relativa del propionato.

Questo profilo fermentativo è coerente con quanto riportato in altri studi su ruminanti alimentati con diete ricche di concentrati (Magrin et al., 2018; Zhang et al., 2023), sebbene la letteratura evidenzi risultati talvolta contrastanti a causa delle differenze tra dieta, età degli animali e dosaggio del lievito (Wang et al., 2023).

Un aspetto particolarmente interessante riguarda l‘aumento della concentrazione di VFA senza un concomitante accumulo patologico di lattato. Il lieve abbassamento del pH ruminale osservato nei soggetti trattati è infatti rimasto entro limiti fisiologici, suggerendo che la maggiore attività fermentativa non si sia tradotta in condizioni di acidosi (Commun et al., 2009; Amin e Mao, 2021).

Parallelamente, nel periodo post-svezzamento è stata rilevata una riduzione delle concentrazioni di ammoniaca ruminale, indicativa di una più efficiente utilizzazione dell’azoto da parte del microbiota e di una migliore sincronizzazione tra disponibilità energetica e azoto fermentescibile (Newbold et al., 1996; Cotta e Russell, 1997).

Effetti sul microbiota e sulla metanogenesi

Dal punto di vista microbiologico, la supplementazione con lievito ha determinato un incremento significativo di protozoi e funghi anaerobi, microrganismi fondamentali per la degradazione della fibra e per il mantenimento dell’equilibrio ruminale.

Questo effetto è coerente con il ruolo del lievito nel creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle comunità microbiche anaerobie (Amin e Mao, 2021).

Particolarmente interessante è anche la riduzione della popolazione di archaea osservata nel periodo post-svezzamento, che suggerisce una possibile modulazione dei processi di metanogenesi. Tale fenomeno potrebbe avere implicazioni rilevanti sia in termini di efficienza energetica sia di sostenibilità ambientale (Chaucheyras-Durand et al., 2008).

Segnali di una maturazione più rapida del rumine

Le modificazioni del metabolismo ruminale si sono riflesse anche a livello sistemico. Gli animali trattati hanno infatti mostrato un aumento significativo della concentrazione ematica di β-idrossibutirrato (BHB), metabolita derivato principalmente dal metabolismo del butirrato a livello dell’epitelio ruminale.

Il BHB è considerato un indicatore chiave dello sviluppo funzionale del rumine (Weigand et al., 1975; Belanche et al., 2020) e il suo incremento suggerisce una maturazione più precoce ed efficiente dell’organo.

Al contrario, altri parametri ematici, come glucosio, albumina e azoto ureico, non sono risultati influenzati dal trattamento, indicando l’assenza di effetti negativi sul metabolismo energetico e proteico (Yalcin et al., 2011; Geng et al., 2016).

Nessun vantaggio produttivo immediato

Nonostante i chiari effetti positivi sulla fisiologia digestiva, la supplementazione con lievito non ha determinato miglioramenti significativi delle performance produttive nel breve periodo.

Sebbene sia stato osservato un aumento dell’ingestione di concentrato e una tendenza a un maggiore peso vivo nelle fasi intermedie, tali differenze non sono risultate statisticamente significative al momento della macellazione.

Questo risultato è coerente con numerosi studi precedenti che evidenziano effetti limitati dei lieviti sulla crescita (Sales, 2011; Chaucheyras-Durand et al., 2019), suggerendo che i benefici della supplementazione si manifestino principalmente sul piano fisiologico piuttosto che su quello produttivo nel breve termine.

Un rumine più sano e funzionale

Tra i risultati più significativi emergono quelli relativi alla morfologia ruminale. Gli animali trattati hanno presentato un epitelio meno soggetto a paracheratosi, una maggiore larghezza delle papille e una migliore integrità della mucosa.

Questi aspetti indicano una maggiore capacità assorbitiva e una migliore salute del rumine, elementi fondamentali per l’efficienza digestiva futura.

Come evidenziato dalla letteratura, il butirrato svolge un ruolo determinante nello stimolare la proliferazione epiteliale e lo sviluppo delle papille ruminali (Baldwin et al., 2004; Niwińska et al., 2017), mentre condizioni fermentative squilibrate possono favorire ipercheratinizzazione e danni alla mucosa (Steele et al., 2011).

L’ipotesi della programmazione precoce

Un aspetto particolarmente interessante dello studio riguarda la persistenza degli effetti della supplementazione anche dopo la sospensione del trattamento.

Questo risultato suggerisce un possibile fenomeno di “programmazione precoce” del microbiota ruminale, ancora poco esplorato in letteratura, che potrebbe avere importanti implicazioni pratiche per la gestione nutrizionale dei giovani ruminanti. Interventi mirati nelle prime settimane di vita potrebbero infatti influenzare in modo duraturo la funzionalità digestiva dell’animale.

Considerazioni finali

Lo studio di Hassan et al. (2025) dimostra che la supplementazione con lievito vivo durante il pre-svezzamento rappresenta una strategia efficace per migliorare la fermentazione ruminale, favorire lo sviluppo anatomico e microbiologico del rumine e supportare la transizione verso l’alimentazione solida.

I benefici osservati riguardano soprattutto la funzionalità digestiva, la salute ruminale e la maturazione del microbiota, mentre non emergono incrementi significativi delle performance produttive nel breve termine. Saranno quindi necessari studi di più lunga durata per comprendere se questi effetti fisiologici possano tradursi in vantaggi produttivi e sanitari nelle successive fasi della vita dell’animale.

Fonte: Mahmoud Hassan, Alejandro Belanche, Eva Romera-Recio, Bernardo Rodríguez, Ines Rivelli, Marine Gauthier & David R. Yáñez-Ruiz. Effects of dietary supplementation of pre-weaned lambs with live yeast on rumen fermentation, gut development, performance, and blood health indicators. Italian Journal of Animal Science 24 (2025), 2653-2669.

Autori

Gruppo editoriale ASPA – Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione Ruminantia

Source link

Di