Asp Frosinone, FdI gioca la partita della presidenza nell’ente in cui le indennità valgono metà delle rette


Una poltrona presidenziale da 3.000 euro lordi al mese, un cda, un direttore generale, decine di assunzioni e affidamenti, un patrimonio immobiliare da valorizzare e milioni di contributi regionali da intercettare. Asp Frosinone, l’Azienda pubblica di Servizi alla Persona, è nata nel 2020 dalla fusione di sette storiche Ipab provinciali. Un ente che maneggia welfare, asili nido, case di riposo, fondi regionali e Pnrr, e un patrimonio immobiliare disseminato in quindici Comuni. E che oggi, con il mandato quinquennale del presidente Gianfranco Pizzutelli scaduto il 13 maggio scorso, è tornato al centro del tavolo delle nomine.

Con una novità che agita gli ambienti del centrodestra: il nome che circola per la successione è quello di Federica Aceto, ex vicesindaco di Ceccano, sostenuta dalla presidente della commissione Sanità della Regione Lazio, Alessia Savo. Una sostituzione che, se confermata, rappresenterebbe solo un tassello nell’ambito della distribuzione del potere in provincia di Frosinone.

Nata nel 2020 dalla fusione delle sette Ipab della provincia

L’Asp Frosinone è stata istituita dalla Regione Lazio con la Dgr 650 del 29 settembre 2020, in attuazione della legge regionale 2/2019 voluta dalla giunta Zingaretti per riordinare le vecchie Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza. Nella fusione sono confluite sette Ipab: la Scuola Arti e Mestieri “Stanislao Stampa” e la Scuola Materna “Adele e Paolo Cittadini” di Alatri, l’Asilo Infantile De Luca di Amaseno, l’Ospedale SS. Crocefisso di Boville Ernica, l’Ospedale Civico Ferrari di Ceprano, la Colonia Americana di Settefrati e l’Asilo Infantile “Reggio Emilia” di Sora. Negli anni successivi sono stati incorporati anche l’Asilo Strumbolo di Piedimonte San Germano, l’Orfanotrofio Rodilossi di Alatri, l’Opera Pia Legato Tomassetti di Anagni e altri enti minori.

I compiti istituzionali, fissati dallo statuto, sono quelli del welfare di prossimità: servizi a minori, giovani e famiglie in disagio economico-sociale; sostegno a donne vittime di violenza o in condizione di marginalità; assistenza ad anziani autosufficienti e non; interventi sulla disabilità e sul “Dopo di Noi”; contrasto al gioco d’azzardo patologico; formazione professionale per disoccupati; recupero a fini sociali dei beni confiscati alla criminalità. Sul piano operativo l’Azienda gestisce oggi asili nido (Pastena, Piedimonte San Germano, il nuovissimo nido aziendale “Nidò” inaugurato il 23 aprile scorso alla Asl di Frosinone), scuole dell’infanzia parificate, una comunità alloggio per 16 anziani a Ceprano con annesso caffè Alzheimer, una casa per neomaggiorenni in uscita dai percorsi di tutela, il programma Home Care Premium dell’Inps per i non autosufficienti.

Dati di bilancio disponibili sul sito istituzionale fermi al consuntivo 2023

Quante risorse pubbliche muove l’Asp di Ceprano? I bilanci pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente del sito istituzionale (aspfrosinone.it) consentono di ricostruire la traiettoria anche se mancano consuntivi e previsionali degli ultimi due anni (viva la trasparenza). L’ultimo consuntivo disponibile, quello chiuso al 31 dicembre 2023 e allegato all’Ordinanza presidenziale n. 002 del 22 luglio 2024, fotografa un ente in piena espansione patrimoniale: il totale dell’attivo è passato da 6,8 milioni di euro del 2022 a quasi 9,5 milioni nel 2023, con un patrimonio netto più che raddoppiato (da 2,48 a 5,56 milioni) per effetto delle incorporazioni di Piedimonte San Germano e Anagni. Il fondo di dotazione è schizzato da 2,8 a 5,79 milioni di euro.

Il conto economico racconta la stessa storia: il valore della produzione è triplicato in un anno, da 604 mila euro del 2022 a 1,88 milioni del 2023. A trainarlo non sono le rette degli utenti (316 mila euro), ma i contributi pubblici in conto esercizio: oltre 1 milione di euro dalla sola Regione Lazio (erano 136 mila l’anno prima, un balzo di quasi otto volte) e 309 mila euro da Stato e altri enti pubblici. L’esercizio si è chiuso con un utile di 86.616 euro, dopo la perdita di 177 mila del 2022. I dipendenti sono passati a 26 unità.

Una poltrona che vale 36mila euro l’anno. Poi ci sono cda e Dg

A queste cifre vanno aggiunti i finanziamenti straordinari: 2,5 milioni dal Piano Sviluppo e Coesione per la ristrutturazione dell’ex Orfanotrofio Rodilossi di Alatri, 500 mila euro per Palazzo Stampa, 300 mila per l’ex centro anziani di Sora, oltre ai fondi Pnrr (Misura 1.7.2) per i tre centri di facilitazione digitale di Alatri, Ceprano e Frosinone e alle risorse regionali per i nidi aziendali della Asl. Sommando contributi correnti, investimenti pluriennali e patrimonio immobiliare, parliamo di un ente che amministra direttamente o per cassa diversi milioni di euro pubblici l’anno e governa un portafoglio di immobili — molti di pregio storico — in quindici Comuni: una leva non banale, in una provincia dove ogni metro quadrato pubblico è anche un metro quadrato di consenso.

Capitolo compensi. La pagina dedicata al presidente nell’Amministrazione Trasparente dell’ente è esplicita: a Gianfranco Pizzutelli spetta un’indennità mensile lorda di 3.000 euro — 36 mila euro l’anno — senza diarie di missione, per un incarico di durata quinquennale decorrente dal 13 maggio 2021. La voce di bilancio “costi per organi istituzionali”, che comprende presidente, consiglio di amministrazione e organo di revisione, è valsa 115.885 euro nel 2022 e 106.082 euro nel 2023: in due anni, oltre 220 mila euro di denaro pubblico per la governance di un ente che nel 2022 produceva ricavi propri (rette) per appena 233 mila euro.

Detto altrimenti: nell’anno peggiore, il costo della politica dentro l’Asp ha pesato per la metà delle rette incassate. Con la crescita del 2023 l’incidenza è scesa, ma resta un dato su cui i sindaci del territorio e i consiglieri regionali farebbero bene a interrogarsi, qualunque sia il nome del prossimo presidente.

E’ stato nominato da Zingaretti ma adesso è uomo di Righini

Gianfranco Pizzutelli è uno dei più longevi e abili frequentatori del confine tra i due schieramenti della politica frusinate. Agente immobiliare, consigliere comunale del capoluogo per due consiliature, un passato in Forza Italia nella stagione delle maggioranze di Nicola Ottaviani, membro del cda del Consorzio industriale Asi in cui si avvicinò al leader pd Francesco De Angelis (e perciò a Zingaretti), fondatore e leader del Polo Civico. Alla presidenza dell’Asp lo nominò il governatore Nicola Zingaretti nel febbraio 2021 (decreti T00009 e T00101), nella stagione in cui il Polo Civico guardava a sinistra, fino a sostenere Domenico Marzi contro Riccardo Mastrangeli alle comunali del 2022.

Poi il vento è cambiato. Alla Pisana è arrivato Francesco Rocca, a Frosinone ha vinto Mastrangeli, e Pizzutelli non solo è rimasto al suo posto, ma è stato di fatto confermato dal nuovo corso regionale, arrivando a portare a termine l’intero quinquennio. La chiave di questa sopravvivenza politica ha un nome e un cognome: Giancarlo Righini, l’assessore regionale al Bilancio e all’Agricoltura di Fratelli d’Italia che da tempo interviene a gamba tesa nelle dinamiche politiche e amministrative della provincia di Frosinone. I retroscenisti collocano ormai stabilmente Pizzutelli nell’orbita righiniana, e il novembre 2024 ha portato la prova plastica dell’asse: il passaggio del Polo Civico dall’opposizione alla maggioranza consiliare di Mastrangeli al Comune capoluogo.

L’ex vicesindaca di Ceccano proposta dalla consigliera Savo

Per l’uscente, dunque, non si profila il pensionamento ma il riposizionamento. Negli ambienti politici provinciali il nome di Pizzutelli viene accostato con insistenza agli enti intermedi che dovranno rinnovare i vertici nei prossimi mesi. E non a caso si parla della Saf Colfelice: la partecipata pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti dell’intera provincia, guidata dal 2023 da Fabio De Angelis (FdI non righiniano). Una società che ovviamente vale, in termini di fatturato e potere reale, molto più dell’Asp.

Ora la candidata in pectore. Federica Aceto, classe 1983, ceccanese, è stata vicesindaco con delega alle Politiche sociali nelle giunte di Roberto Caligiore, l’ex sindaco di Fratelli d’Italia travolto nell’ottobre 2024 dall’inchiesta della Procura Europea su un sistema di appalti pilotati sui fondi Pnrr. Va precisato con chiarezza: Aceto non risulta tra gli indagati, e anzi fu lei, da vicesindaco facente funzioni, a traghettare il Comune nelle settimane convulse tra l’arresto di Caligiore, la presa di distanza della maggioranza e lo scioglimento del consiglio comunale. Una prova di tenuta istituzionale in condizioni estreme.

La sua candidatura alla presidenza dell’Asp porterebbe la firma di Alessia Savo, la presidente della commissione Sanità della Regione Lazio, frusinate, donna forte di FdI in Ciociaria, che l’avrebbe proposta per il ruolo. Un investimento politico che consoliderebbe la presa della Savo sulla filiera socio-sanitaria provinciale, già rafforzata dal peso esercitato sulle nomine Asl.

La promozione della consigliera Biordi pare solo rimandata

Qui si innesta il giallo della candidatura mancata. In molti, negli ambienti di partito, davano per fatta la promozione di Lorella Biordi, consigliera comunale di Monte San Giovanni Campano, già componente del consiglio di amministrazione della stessa Asp Frosinone e figura vicina all’assessore Righini — la cronaca regionale la indicò come sua compagna nell’autunno 2024, quando finì al centro di una bufera alla Pisana per aver pubblicato su Facebook una delibera di finanziamento di opere pubbliche firmata da Righini prima ancora che la giunta la approvasse. La monticiana sembrava la candidata naturale per Asp: dentro l’ente, dentro il cerchio magico, dentro la filiera.

Ma Righini, raccontano fonti politiche, avrebbe scelto di non insistere. La lettura più accreditata è che per Biordi l’assessore immagini una progressione politica diversa e più ambiziosa. Lasciare campo libero alla candidata di Savo, peraltro, ha anche il pregio di non aprire un altro fronte interno.

Resta da capire il perché di tanta frenesia in FdI. Probabilmente la risposta sta nel calendario. La legislatura regionale di Francesco Rocca si avvia verso il rush finale e il clima politico nazionale è cambiato: il barometro Demopolis di maggio 2026 fotografa per la prima volta il campo largo di centrosinistra avanti, sia pure di mezzo punto (45,8% contro 45,3%), sulla coalizione di governo, mentre le ultime tornate amministrative hanno premiato il centrosinistra unito e punito le coalizioni litigiose.

“Clima” cambiato: il vento di centrodestra non soffia come prima

Nel Lazio, regione storicamente contendibile dove dal 2000 in poi nessuno schieramento ha mai vinto due volte consecutive con lo stesso ciclo politico nazionale a favore, gli ambienti del centrodestra cominciano a fare i conti con pronostici che danno il campo largo in vantaggio alle prossime regionali.

Ecco allora come leggere le tensioni che si acuiscono nel primo partito provinciale: blindare oggi le posizioni di potere — presidenze, cda, direzioni generali, incarichi quinquennali che sopravvivono ai cicli elettorali — per garantirsi domani, in caso di alternanza alla Pisana, una rete di presidi negli enti intermedi. È la stessa logica, a parti invertite, che consentì a Pizzutelli, nominato da Zingaretti, di attraversare indenne l’era Rocca: gli enti come l’Asp sono progettati per durare più delle giunte che li nominano. Chi siede a Ceprano nel 2026 resterà al suo posto, salvo sorprese, fino al 2031 — ben oltre le prossime regionali.

Ma la domanda vera, l’unica che conta, quella a cui non rispondono i retroscena politici e le analisi degli esperti è: quando si arriverà finalmente a nominare persone con competenze e capacità tali da saper far funzionare servizi che riguardano anziani, comunità alloggio, famiglie in lista per i nido, giocatori patologici da aiutare e tali anche da saper mettere a terra efficacemente i milioni di euro pubblici stanziati? Tutto il resto — le correnti, le trasversalità, i paracadute, il risiko delle indennità — è rumore di fondo di quest’Italia decadente al centro come nelle periferie.


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 Stefano Di Scanno

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