All’Angelus domenicale, Papa Leone XIV ha rivolto ai fedeli una riflessione intensa sullo sguardo di Gesù verso l’umanità, uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma penetra nelle sofferenze più profonde del nostro tempo. Commentando il Vangelo di Matteo, il Pontefice ha sottolineato come Cristo continui a guardare il mondo con compassione, riconoscendo le ferite che segnano la vita delle persone e dei popoli.
«Gesù vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza», ha affermato il Papa, indicando tra le grandi piaghe contemporanee «le ferite delle guerre e il vuoto del consumismo». Un passaggio particolarmente significativo, nel quale Leone XIV ha messo in relazione le tragedie dei conflitti armati con un’altra forma di sofferenza meno evidente ma altrettanto diffusa: quella provocata da una società che spesso riduce l’esistenza alla ricerca del possesso e del successo individuale.
Secondo il Pontefice, Cristo vede anche «volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali». Non si tratta però di uno sguardo di condanna. Al contrario, Gesù guarda l’umanità con amore e partecipazione, condividendone il dolore e offrendo una prospettiva di redenzione. «Ama e soffre per noi, con noi», ha spiegato Leone XIV, ricordando che la compassione evangelica non è semplice sentimento, ma volontà concreta di salvezza.
Il Papa ha poi richiamato l’immagine evangelica delle «pecore senza pastore», evidenziando come Cristo si prenda cura di ogni persona e continui a chiamare uomini e donne a collaborare alla sua missione. Gli operai della messe, infatti, sono inviati a portare «il conforto di Dio a chi soffre», a diffondere la carità dove domina la miseria, la speranza nelle situazioni di afflizione e la fede laddove prevalgono scoraggiamento e sfiducia.
Nella sua meditazione, Leone XIV ha ricordato anche l’elenco dei dodici apostoli riportato dal Vangelo. Tra essi figurano Pietro, destinato a guidare la Chiesa nascente, e Giuda Iscariota, che tradirà il Maestro. Una presenza, quest’ultima, che per il Papa rappresenta un monito sempre attuale: si può seguire Gesù e persino allontanarsi da Lui, ma il Vangelo continua a restare «parola viva e vera» per ogni generazione.
Al centro dell’annuncio cristiano rimane la proclamazione che «il Regno dei cieli è vicino». Per Leone XIV questa vicinanza non è un concetto astratto, ma una realtà concreta che si manifesta in Gesù Cristo, attraverso il quale Dio si rende prossimo a ogni persona, a ogni popolo e a ogni nazione. Quando il Vangelo viene accolto e vissuto, ha osservato il Pontefice, il male perde la sua forza, come una malattia che guarisce o una notte che lascia spazio all’alba.
Lo sguardo di Cristo, ha proseguito il Papa, è capace di trasformare la realtà e di generare un popolo nuovo, la Chiesa, chiamata a proseguire la missione affidata agli apostoli. Una missione che nasce dalla gratuità del dono ricevuto da Dio e che deve tradursi in servizio, misericordia e testimonianza.
Nelle parole finali, Leone XIV ha richiamato i fedeli alla responsabilità dell’evangelizzazione, ricordando che essa scaturisce dall’esperienza del perdono e della grazia. Il Vangelo, ha detto, si esprime oggi nell’attenzione verso i più piccoli e i più poveri e nell’impegno per la giustizia. Affidando questa missione all’intercessione della Vergine Maria, il Papa ha invitato tutti i cristiani a rispondere «con gioia e coraggio» alla chiamata di Gesù, affinché il mondo possa sperimentare la forza liberante della misericordia di Dio.
Leone XIV ringrazia la Spagna, ricorda i nuovi martiri beati e prega per le vittime del terremoto nelle Filippine
Al termine dell’Angelus, Papa Leone XIV ha rivolto un pensiero di gratitudine per il viaggio apostolico appena concluso in Spagna, affidando al Signore il popolo spagnolo e ricordando alcune significative beatificazioni celebrate in questi giorni, oltre a esprimere la propria vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite da un forte terremoto.
Il Pontefice ha anzitutto ringraziato Dio per l’esperienza vissuta durante la visita nel Paese iberico. «Esprimo anzitutto la mia gratitudine al Signore per il viaggio apostolico che mi ha concesso di compiere in Spagna», ha affermato, manifestando riconoscenza per l’accoglienza ricevuta. «Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione», ha aggiunto.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alle autorità del Paese. «Sono grato in modo speciale a Sua Maestà il Re», ha detto Leone XIV, estendendo poi il suo apprezzamento all’episcopato e alle comunità ecclesiali incontrate nel corso della visita. «Ringrazio con affetto i vescovi, tutte le comunità che ho visitato e l’intera Chiesa che è in Spagna». Quindi l’invocazione conclusiva: «Che Dio protegga sempre la Spagna».
Il Papa ha poi richiamato l’attenzione sui nuovi beati elevati agli onori degli altari nei giorni scorsi. In particolare ha ricordato i sacerdoti diocesani Venceslao e Giovanni Bulla, originari della Moravia, insieme ad alcuni religiosi salesiani polacchi. Tutti sono stati proclamati beati come martiri perché vittime delle persecuzioni dei regimi totalitari del Novecento. «Sono stati beatificati come martiri a motivo della loro fedeltà a Cristo», ha sottolineato il Pontefice, indicando il loro esempio come testimonianza luminosa di fede e perseveranza.
Un ricordo speciale è stato dedicato anche a padre Nazareno Lanciotti, sacerdote romano e missionario in Brasile, beatificato nel Mato Grosso. Leone XIV ha ricordato come il missionario abbia pagato con la vita il suo impegno evangelico accanto ai più poveri e vulnerabili. «Anche egli martire, perché in nome del Vangelo difendeva i più poveri», ha detto il Papa.
Le figure dei nuovi beati, ha aggiunto, rappresentano un patrimonio spirituale per tutta la Chiesa. «L’esempio e l’intercessione di questi coraggiosi testimoni sostengano la missione dei presbiteri e di tutta la Chiesa», ha auspicato.
Infine il Pontefice ha espresso la propria solidarietà alle popolazioni delle Filippine colpite nei giorni scorsi da un forte terremoto. «Assicuro la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine», ha dichiarato, assicurando la sua preghiera «per i defunti e i loro familiari, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità».
Prima di concludere, Leone XIV ha rivolto il suo saluto ai fedeli presenti e ai pellegrini provenienti da numerosi Paesi, affidando tutti alla protezione del Signore e incoraggiandoli a proseguire il cammino della fede sostenuti dall’esempio dei nuovi martiri e testimoni del Vangelo.
Letizia Lucarelli
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