Un festival che non si limita a mettere in fila spettacoli, ma da anni costruisce uno spazio di pensiero, scena e confronto attorno al ruolo delle donne nella cultura, nell’arte e nella società. Dal 20 ottobre al 3 dicembre torna a Genova il Fef, Festival dell’Eccellenza al Femminile, con la direzione artistica di Consuelo Barilari e un programma di 14 spettacoli ospitati negli spazi del Teatro Nazionale di Genova, tra Teatro Eleonora Duse, Teatro Gustavo Modena e Sala Mercato.
La nuova edizione conferma il rapporto tra il Festival e il Teatro Nazionale di Genova, in un percorso che intreccia teatro d’autore, drammaturgia contemporanea, grandi interpreti, nuove generazioni e figure femminili capaci di attraversare la scena con linguaggi molto diversi. Non un cartellone tematico chiuso, ma una mappa di sguardi: infanzia, memoria, corpo, guerra, potere, desiderio, violenza, ironia, identità e resistenza artistica.

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile nasce come manifestazione multidisciplinare dedicata alla valorizzazione della figura femminile e alla difesa dei diritti delle donne. Negli anni ha costruito un’identità riconoscibile, lavorando sul rapporto tra cultura e cittadinanza, tra spettacolo dal vivo e consapevolezza sociale. Ha ricevuto quattro medaglie del Presidente della Repubblica e, nel corso della sua storia, importanti patrocini istituzionali, consolidando una presenza non soltanto genovese ma nazionale.
Fabiana Iacozzilli apre il percorso
L’apertura, il 20 ottobre in Sala Mercato, sarà affidata a “La classe” di Fabiana Iacozzilli, spettacolo che ha segnato il percorso dell’artista e che rappresenta il primo capitolo della “Trilogia del vento”. Il lavoro, costruito come un docu-puppets, un teatro documentario nel quale pupazzi e attori convivono in scena, torna all’infanzia come luogo non pacificato, attraversato da paura, silenzio, autorità e memoria.
Sulla scena gli adulti che rievocano quell’età prendono la forma di pupazzi realizzati da Fiammetta Mandich: piccoli corpi di legno mossi su tavolacci sospesi, che diventano banchi scolastici, tavoli anatomici e piani da macello. Il suono di respiri, matite, pause e presenze trattenute costruisce un paesaggio emotivo perturbante. “La classe” non indulge nella nostalgia, ma interroga il modo in cui l’infanzia continua a formare, deformare e condizionare lo sguardo degli adulti.

Il giorno successivo, 21 ottobre, al Teatro Gustavo Modena, il percorso proseguirà con “Avere una brutta natura”, scritto e interpretato da Gioia Salvatori, con la regia di Fabiana Iacozzilli e le musiche originali di Simone Alessandrini. Lo spettacolo lavora sulla forma del varietà comico contemporaneo, ma la piega verso un terreno più instabile e corrosivo. La risata diventa uno strumento per guardare le manie del presente, il protagonismo, la velocità, l’esposizione continua di sé e il rumore permanente dell’identità.
Eleonora Danco e la scena come battaglia
Il 22 ottobre, in Sala Mercato, arriverà “D-eversivo”, scritto, diretto e interpretato da Eleonora Danco. L’artista romana costruisce un viaggio teatrale visionario, irregolare e ironico dentro la creazione artistica e dentro l’identità di chi vive la scena come territorio di conflitto.
Ispirato anche all’opera di Robert Rauschenberg, pittore americano legato alla nascita della performance, lo spettacolo segue una protagonista che si moltiplica in tre figure: performer, scrittrice e regista. Tre identità che cercano il palcoscenico, lo desiderano, lo sabotano e lo inseguono. Roma diventa una geografia mentale e urbana, tra Piazza Navona e Tor Bella Monaca, attraversata da incontri grotteschi, apparizioni, frammenti di potere e umanità.
Il 23 ottobre sarà la volta di “Memory | Oblivion”, mentre il 26 ottobre il Teatro Gustavo Modena ospiterà “Oceano Nox”. Il 30 ottobre, sempre al Modena, arriverà “La diva del Bataclan”, con regia, drammaturgia e liriche di Gabriele Paolocà, interpretato da Claudia Marsicano e Gabriele Correddu.
Il ritorno di Barba e Varley
Uno degli appuntamenti più attesi sarà il 31 ottobre, al Teatro Gustavo Modena, con Eugenio Barba e Julia Varley in “Ave Maria!”, monologo dedicato all’attrice cilena María Cánepa. Il ritorno di Barba e Varley dentro il Festival assume un valore particolare: non soltanto per il peso storico dell’Odin Teatret nel teatro del Novecento, ma per la capacità di riportare in scena una memoria artistica e umana che continua a interrogare il presente.
“Ave Maria!” è un omaggio a una donna di teatro, ma anche una riflessione sulla trasmissione, sulla fedeltà, sulla perdita e sulla forza di chi lascia un segno nella vita degli altri attraverso la scena. In un festival dedicato alle eccellenze femminili, la presenza di Julia Varley diventa così uno snodo naturale: attrice, autrice, pedagoga, figura internazionale di un teatro fatto di disciplina, relazione e memoria viva.
Il 4 novembre, ancora al Teatro Gustavo Modena, andrà in scena “L’assaggiatrice di Hitler”, spettacolo di Sandro Mabellini tratto dal romanzo di Rosella Postorino, già diventato film con la regia di Silvio Soldini. In scena Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani. La storia delle donne costrette ad assaggiare il cibo destinato a Hitler, per verificare che non fosse avvelenato, riporta il festival dentro uno dei nodi più dolorosi del Novecento: il rapporto tra corpo femminile, potere, paura e sopravvivenza.

Monica Guerritore e le altre voci del programma
L’11 novembre il Teatro Eleonora Duse ospiterà Monica Guerritore, regista e interprete di “La sera della prima”. La sua presenza assume quasi il valore di una serata d’onore: Guerritore è una delle figure più riconoscibili del teatro italiano, capace di attraversare repertorio, drammaturgia contemporanea, cinema e televisione mantenendo una forte identità di interprete e autrice della propria scena.
Il 17 novembre, in Sala Mercato, sarà presentato “Ingeborg und ich!… e la civetta”. Il giorno successivo, 18 novembre, ancora in Sala Mercato, “Mi manca Van Gogh” porterà in scena Francesca Astrei, premio Ubu 2025 Under 35, in un monologo descritto come intenso e attraversato da toni intimi di denuncia.
Il 24 e 25 novembre, sempre in Sala Mercato, sarà la volta di “Scherzo, malgrado tutto”, scritto e interpretato da Mercedes Martini. Il titolo suggerisce già una tensione interna: lo scherzo come forma di sopravvivenza, la leggerezza come risposta non superficiale al peso dell’esistenza. Il 26 novembre, al Teatro Gustavo Modena, arriverà invece “Crave” di Sarah Kane, con Leda Kreider. Kane è una delle voci più radicali e ferite della drammaturgia contemporanea europea, e la sua presenza nel programma rafforza il profilo di un festival che non evita i territori più duri del teatro.
La chiusura con Stefano Ricci
Il cartellone si concluderà il 2 e 3 dicembre al Teatro Gustavo Modena con “Congiura”, nuova creazione di Stefano Ricci, che torna alla regia dopo alcune esperienze nel teatro lirico e dopo la direzione artistica della Biennale Teatro condivisa con Gianni Forte.
La chiusura affidata a Ricci conferma l’ampiezza del disegno del festival, che non procede per semplice appartenenza di genere, ma per attraversamento di linguaggi, sensibilità e tensioni artistiche. Il femminile, dentro questo percorso, non viene ridotto a etichetta, ma diventa campo di domande: chi prende parola, quali corpi abitano la scena, quali storie restano escluse, quali ferite vengono rese visibili, quali possibilità di futuro vengono aperte.
Un festival tra arte e responsabilità civile
Il Festival dell’Eccellenza al Femminile, fin dalla sua nascita, ha cercato di collocare il teatro dentro una cornice più ampia. Non soltanto spettacolo, ma strumento di formazione, informazione e sensibilizzazione. La sua missione dichiarata è contribuire alla valorizzazione delle donne, alla difesa dei loro diritti, al superamento delle barriere sociali di genere e alla costruzione di una coscienza più consapevole, soprattutto tra i giovani.

Questa edizione al Teatro Nazionale di Genova conferma una linea già consolidata: mettere insieme artiste affermate, nuove voci, drammaturgie contemporanee, memoria storica, comicità, denuncia e sperimentazione. I 14 spettacoli compongono un itinerario che non pretende di dare risposte definitive, ma chiede al pubblico di restare dentro le contraddizioni del presente.
In tempi in cui la parola “eccellenza” rischia spesso di diventare formula retorica, il festival la riporta a una dimensione concreta: eccellenza come lavoro, linguaggio, responsabilità, capacità di aprire spazi. E soprattutto come possibilità, per le donne e per l’intera comunità teatrale, di non essere raccontate ai margini, ma di stare al centro della scena.
Una storia costruita tra Genova, l’Italia e l’Europa
Il cartellone teatrale rappresenta soltanto una parte del lavoro del Festival dell’Eccellenza al Femminile. La manifestazione, curata da Schegge di Mediterraneo con la direzione artistica di Consuelo Barilari, è nata come progetto multidisciplinare dedicato al ruolo delle donne nella cultura, nella società, nella scienza, nello spettacolo e nell’arte. L’obiettivo dichiarato è contribuire a una maggiore consapevolezza pubblica, in particolare tra i giovani, sul valore della presenza femminile nei processi di crescita civile e culturale.

Nel corso degli anni il festival ha ottenuto quattro medaglie del Presidente della Repubblica e una serie di patrocini istituzionali di rilievo, tra cui quelli dell’Unesco, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Liguria, della Città Metropolitana di Genova e dell’Università degli Studi di Genova.
La dimensione genovese si è progressivamente allargata. Il Festival dell’Eccellenza al Femminile è stato realizzato anche fuori dalla Liguria e all’estero: a Cracovia, nel 2014, in rappresentanza della Liguria nella settimana della lingua e cultura italiana nel mondo; a Napoli per tre edizioni; a Bari; in Svizzera, a Chiasso. Per la decima edizione ha ottenuto il patrocinio di Expo 2015 e ha realizzato, con We – Women for Expo, la rassegna “Donne verso l’Expo”, collegando il lavoro culturale sulle donne anche al racconto del patrimonio produttivo e identitario della Liguria.

I premi dedicati alle donne che cambiano il mondo
Uno degli assi portanti del festival è il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile, riconoscimento nazionale e internazionale destinato a donne che, con il proprio lavoro o con le proprie battaglie, hanno contribuito al miglioramento culturale, sociale ed economico del proprio Paese e alla conquista dei diritti femminili.
Il premio è dedicato a Ipazia, scienziata di Alessandria d’Egitto del V secolo, uccisa per ragioni di integralismo religioso e culturale. La sua figura è diventata negli anni un simbolo della libertà del pensiero, del sapere femminile e della resistenza contro ogni forma di oscurantismo.

Nella prima edizione, nel 2010, il riconoscimento fu consegnato a Carla Fracci. Nelle edizioni successive sono state premiate, tra le altre, Elisabetta Pozzi, Lina Ben Mhenni, Asma Mahfouz, Maria Luisa Spaziani, Margarethe von Trotta, Eva Cantarella, Ewa Lipska, Emma Dante, Kalthoum Kennou, Valentina Cortese, Haifaa al-Mansour, Emma Bonino, Orlan, Liliana Cavani, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Monica Cirinnà, Ilaria Capua, Zehra Dogan, Sahraa Karimi, Giovanna Botteri, Dacia Maraini, Nasrin Sotoudeh e Liliana Segre.
Il premio materiale consiste in una medaglia d’oro con l’effigie di Ipazia, creata fin dalla prima edizione dall’antica gioielleria Gismondi di Genova. Dal 2017 la consegna avviene in collaborazione con il Ministero della Cultura e il Teatro Nazionale di Genova. Dal 2022 Carmen Lasorella presiede la sezione internazionale del Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile.

Accanto a questo riconoscimento si è sviluppato il Premio Lady Truck Raimondo Sirotti – Imprese eccellenti al femminile, nato nel 2014 per valorizzare donne capaci di unire impresa, cultura e impegno sociale. Il nome richiama provocatoriamente i mestieri considerati più difficili per le donne, ma allarga il concetto di “impresa” oltre il solo ambito economico. Tra le premiate figurano Kasia Likus, Chiara Soldati, Pina Amarelli, Maria Delfina Gandolfo, Ilaria Borletti Buitoni, Carmen Lasorella e Stefania Aloia. Il riconoscimento è un’opera d’arte realizzata da Raimondo Sirotti, maestro ligure della pittura del Novecento.

Nuova drammaturgia e arti performative
Il Festival ha costruito anche un percorso specifico dedicato alla scrittura teatrale. Il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia nasce per valorizzare il ruolo e l’immagine della donna nel teatro contemporaneo e per mettere in contatto giovani autori e autrici con professionisti del settore. Dal 2013 ha sede a Genova, presso il Museo Biblioteca dell’Attore, e fino al 2016 è stato ospitato anche a Roma, presso la Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo, in collaborazione con la Siae.
Il bando richiama ogni anno temi legati al mondo femminile e alla condizione delle donne. I testi vengono valutati da una giuria presieduta da Silvana Zanovello; il premio prevede un gettone d’oro e la pubblicazione dell’opera in una rivista di settore. Nel 2016 è nata anche una sezione speciale collegata alla sezione femminile della Casa circondariale Alta Sicurezza di Latina, dove un gruppo di detenute ha lavorato sul tema “Dio ama le donne?”. Il testo è stato poi presentato a Genova in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con la partecipazione di attrici come Alice Arcuri, Lisa Galantini e Mariella Speranza.
Nel 2019 il festival ha inoltre aperto una sezione dedicata alle arti performative, con il Premio Ipazia Performing Arts, pensato per favorire l’incontro tra teatro, arti performative e arte contemporanea. Il bando, intitolato “Il corpo e l’inviolabilità” e dedicato alla memoria di Pippa Bacca, mette al centro la presenza del corpo umano come elemento fondamentale della creazione scenica.

La scuola, Dante e l’educazione al rispetto
Un altro capitolo importante riguarda i progetti per la scuola. Con “Dante nostro contemporaneo – Le donne in Dante”, il festival ha lavorato con istituti superiori della Liguria trasformando la Divina Commedia in un percorso di scrittura creativa, rappresentazione teatrale e formazione civica. Il progetto è stato pensato per sensibilizzare studenti e studentesse all’educazione al sentimento, al rispetto, alla prevenzione della violenza di genere e del bullismo.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio morale della Società Dante Alighieri ed è stata accreditata dall’Ufficio scolastico regionale per la Liguria. La progettazione ha coinvolto scuole, tutor, operatori culturali e referenti del festival, con un lavoro che ha unito studio letterario, organizzazione di eventi, comunicazione e pratica scenica.
Il progetto affonda le sue radici in un percorso avviato già nel 2017, quando, nell’ambito della tredicesima edizione del festival, fu realizzato uno spettacolo itinerante al Museo Diocesano di Genova con la partecipazione di Pamela Villoresi, Moni Ovadia e del professor Francesco De Nicola. Successivamente il lavoro si è sviluppato in un’esperienza di alternanza scuola-lavoro con circa cinquanta studenti del Liceo Umanistico Pertini e del Liceo Classico Mazzini di Genova, impegnati per oltre cinquanta ore nella costruzione di un evento culturale e teatrale.

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