Trump ad Evian si mostra ottimista sull’accordo raggiunto con l’Iran e pensa di firmare anche la fine della guerra in Ucraina (C. Meier)


Mentre si avvicina la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran prevista per venerdì in Svizzera, il presidente americano Donald Trump mantiene un certo riserbo sulla propria presenza all’evento, lasciando intendere che potrebbe essere rappresentato dal vicepresidente J.D. Vance. Una scelta che riflette la delicatezza di un accordo destinato a ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente e che si intreccia con un’altra crisi internazionale che continua a occupare la Casa Bianca: la guerra in Ucraina.

Parlando a margine del G7 di Evian, accanto al presidente francese Emmanuel Macron, Trump ha spiegato che la sua partecipazione alla cerimonia resta incerta. «Dipende. Va Vance. Io probabilmente sarò già ripartito. Abbiamo una cena in programma fra un giorno e mezzo e probabilmente faremo tardi. Potrei essere coinvolto o no. Vance viene», ha dichiarato, lasciando aperta ogni possibilità.

I negoziati con Kiev 

Se l’amministrazione americana ritiene ormai conclusa la fase politica più difficile del negoziato con Teheran, il presidente ha pure affermato di voler tornare a concentrarsi sul conflitto ucraino, dopo aver avuto colloqui telefonici che ha definito «molto positivi» sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sia con il presidente russo Vladimir Putin.

«Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin. Vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte», ha dichiarato Trump. Secondo il presidente americano entrambe le parti mostrerebbero una maggiore disponibilità a cercare una soluzione negoziata. «Ora che questa questione dell’Iran è conclusa, ci concentreremo su quell’altra. Vediamo se riusciremo a portarla a termine», ha aggiunto, sottolineando come il conflitto continui a provocare un numero insostenibile di vittime: «Muoiono ogni mese 25.000 persone, per lo più soldati, e questo non dovrebbe accadere».

Il memorandum con Teheran e il nodo dei beni congelati

Se sul piano diplomatico il documento sembra ormai pronto, restano tuttavia divergenze sull’interpretazione dei suoi contenuti economici. Nelle ultime ore l’agenzia Bloomberg ha sostenuto che l’accordo prevederebbe lo sblocco di circa 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero.

Una ricostruzione però contestata dal vicepresidente americano J.D. Vance. Intervistato dalla CBS, il numero due della Casa Bianca ha affermato che tale cifra «non compare da nessuna parte, in nessuno dei testi». Vance ha precisato che Washington è disponibile a discutere la questione dei fondi congelati, ma ha indicato come elemento centrale la graduale rimozione delle sanzioni economiche, subordinata al rispetto degli impegni iraniani sul programma nucleare.

«Siamo disposti a discutere dello scongelamento dei beni, ma molto più importante è la revoca delle sanzioni sulla loro economia, a condizione che si impegnino a lungo termine nel loro programma nucleare», ha spiegato.

Lo stesso vicepresidente ha confermato che il tema dei fondi iraniani verrà affrontato nei negoziati tecnici successivi alla firma formale del memorandum, mentre la questione decisiva resta quella relativa alle garanzie sul programma nucleare della Repubblica islamica.

Hormuz, la riapertura dello stretto e le nuove tariffe iraniane

Un altro punto cruciale riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una quota rilevante del commercio energetico mondiale e teatro di tensioni fin dall’inizio della recente guerra tra Stati Uniti e Iran.

Trump ha annunciato attraverso Truth Social la riapertura del corridoio marittimo. «Con la presente autorizzo la completa apertura in esenzione doganale dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l’immediata revoca del blocco navale statunitense», ha scritto il presidente americano.

Anche il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha confermato che il blocco sarà rimosso, consentendo la ripresa della navigazione una volta completate le operazioni di bonifica delle mine disseminate durante il conflitto.

Dietro l’annuncio, tuttavia, emergono nuovi elementi che mostrano come Teheran non intenda tornare completamente alla situazione precedente alla guerra. Secondo quanto riferito dall’agenzia Fars, nelle ultime fasi della trattativa l’Iran avrebbe inserito una clausola che prevede l’introduzione di tariffe per servizi marittimi e di transito.

Fonti iraniane sostengono che non si tratterebbe di veri e propri pedaggi, bensì di compensi per servizi di sicurezza, navigazione, tutela ambientale e copertura assicurativa forniti alle navi che attraversano l’area. Le entrate verrebbero destinate a programmi di sviluppo economico.

La questione resta comunque controversa. Lo Stretto di Hormuz è infatti condiviso con l’Oman e non è ancora chiaro quale sarà il meccanismo giuridico attraverso cui Teheran potrà applicare eventuali tariffe. Durante il conflitto, l’Iran aveva già offerto servizi di scorta armata alle navi non collegate a Stati Uniti e Israele, con costi che, secondo diverse ricostruzioni, avrebbero raggiunto i due o tre milioni di dollari per singola traversata.

Un equilibrio ancora fragile

La possibile firma del memorandum rappresenta senza dubbio un successo diplomatico per l’amministrazione Trump, che punta a rivendicare la stabilizzazione di una delle aree più sensibili del pianeta. Tuttavia, dietro gli annunci ufficiali rimangono aperte numerose incognite: dall’effettiva entità dell’alleggerimento delle sanzioni alla verifica del programma nucleare iraniano, fino alla gestione del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

Parallelamente, la Casa Bianca sembra intenzionata a utilizzare il nuovo clima diplomatico per rilanciare un’iniziativa negoziale sul conflitto ucraino. Resta però da capire se i segnali di apertura evocati da Trump nei confronti di Mosca e Kiev potranno tradursi in un vero processo di pace o se, ancora una volta, le grandi potenze finiranno per scontrarsi con le contraddizioni di un ordine internazionale sempre più instabile e frammentato.

 

 

Christian Meier


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