Cassino – Villa Comunale sotto sequestro, le reazioni dopo l’inchiesta: i sigilli diventano un caso politico


Dalle prime segnalazioni arrivate nell’estate del 2025 fino al sequestro preventivo disposto dal Gip Claudio Marcopido. È il percorso investigativo che ha portato alla chiusura di una vasta porzione della Villa Comunale di Cassino, trasformando uno degli interventi simbolo della riqualificazione urbana finanziata con fondi del Pnrr in una complessa vicenda giudiziaria. L’indagine, nata dopo alcuni esposti presentati da ambientalisti preoccupati per la natura del materiale utilizzato nel cantiere, è stata avviata dalla Procura della Repubblica di Cassino, diretta dal procuratore capo Carlo Fucci, con il sostituto procuratore Alfredo Mattei. Successivamente, per la presenza di finanziamenti europei nell’opera pubblica, il fascicolo è passato sotto il coordinamento della Procura Europea. Sono sei gli indagati. – LEGGI QUI. Un’inchiesta che ha scosso non poco l’opinione pubblica e infiammato il dibattito cittadino. Quei sigilli, in breve, sono diventati un caso politico. Tra l’Amministrazione comunale – estranea ai fatti- che, con in testa il sindaco Salera, si dice pronta a costituirsi parte civile e le opposizioni che non le mandano a dire.

Paola Polidoro: “Bene se nessun amministratore è indagato, ma ora il Comune spieghi perché ha taciuto”

“Apprendiamo con sincero sollievo che, da quanto dichiarato pubblicamente, nessun amministratore comunale risulterebbe indagato nell’inchiesta sulla Villa Comunale. È una notizia che non può che far piacere, perché davanti a vicende così delicate nessuno dovrebbe mai augurarsi il coinvolgimento giudiziario di rappresentanti delle istituzioni”. – Lo dichiara Paola Polidoro, della piattaforma civica Jammi Cassino, intervenendo dopo il sequestro della Villa Comunale e le dichiarazioni rese dall’Amministrazione comunale nel corso di una conferenza stampa.

“Detto questo – prosegue Polidoro – resta un punto enorme, politico e morale prima ancora che amministrativo. Se davvero l’Amministrazione era a conoscenza delle criticità e ha scelto di non parlarne, siamo davanti ad affermazioni gravissime. Il sindaco non è soltanto il capo dell’Amministrazione: è la prima autorità sanitaria e di pubblica sicurezza della città. Quando esiste anche solo il sospetto che un’area pubblica possa essere compromessa dal punto di vista ambientale, il primo dovere è informare, proteggere, prevenire. La Villa Comunale non è un cantiere qualunque. È un luogo che alla riapertura avrebbe accolto famiglie, bambini, anziani. Donne e uomini che in questi mesi hanno continuato a viverla, attraversarla, considerarla uno spazio sicuro. Partecipando ad aventi e manifestazioni sportive, di beneficenza e di inclusione. Se c’erano elementi tali da richiedere verifiche, approfondimenti o cautele, la città aveva il diritto di saperlo. Tacere, in questi casi, non è prudenza: rischia di diventare una scelta che espone i cittadini a una condizione che avrebbero dovuto conoscere”.

Polidoro sottolinea poi un ulteriore aspetto: “Per mesi chi ha sollevato dubbi sulla qualità del terreno, sui materiali utilizzati e sulle condizioni reali dell’area è stato liquidato come polemico, allarmista, disfattista. Anche noi abbiamo chiesto chiarimenti e presentato un accesso agli atti, senza ricevere risposte. Avevamo chiesto anche i verbali e le risultanze sulle analisi effettuate sul terreno, analisi che era stato dichiarato oltre un anno fa proprio dal sindaco e dall’assessore, erano state fatte da due diverse società. Ci hanno raccontato che le analisi erano regolari, che la situazione era sotto controllo, che non c’era nulla da vedere”.

“Ecco perché oggi non basta dire che il Comune è parte lesa. Se il Comune è parte lesa, lo sono prima ancora i cittadini di Cassino. Parte lesa è chi ha portato i figli in Villa. Parte lesa è chi ha passeggiato in quell’area fidandosi delle rassicurazioni pubbliche. Parte lesa sono i bimbi che nelle scorse settimane in due diverse occasioni sono andati a piantare fiorellini in quei prati. Parte lesa è una comunità che non può essere informata solo quando arrivano i sigilli. Non ci interessano le polemiche urlate, né i processi sommari. Abbiamo fiducia nella magistratura e attendiamo che le indagini facciano piena luce su ogni responsabilità. Ma la politica ha un dovere diverso e immediato: spiegare. Spiegare quando l’Amministrazione ha saputo. Spiegare cosa sapeva. Spiegare perché non ha informato la città. Spiegare perché non ha risposto alle richieste di accesso agli atti. Spiegare perché chi chiedeva trasparenza è stato trattato come un problema, quando oggi appare evidente che il problema esisteva eccome. E che sia chiaro, siamo tutti molto addolorati di vedere quei lucchetti e i nastri bianchi e rossi intorno ai cancelli del parco che tanto amiamo. È proprio per quell’amore e quel rispetto per il nostro polmone verde che l’attenzione riposta sulla faccenda è sempre stata alta da parte nostra. Cassino – conclude Paola Polidoro – non ha bisogno di conferenze stampa difensive. Ha bisogno di verità, documenti, responsabilità e rispetto. Soprattutto quando in gioco ci sono l’ambiente, la salute pubblica e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

Anche i consiglieri comunali Giuseppe Sebastianelli e Franco Evangelista contro il sindaco

“La domanda che oggi rivolgiamo al sindaco di Cassino è semplice, diretta e non più rinviabile: per quale motivo la Villa Comunale è stata aperta e inaugurata al pubblico, nonostante si fosse a conoscenza della presenza di criticità gravissime nel sottosuolo e della natura dei materiali utilizzati nei lavori? È questa la questione centrale che emerge con forza alla luce del decreto di sequestro disposto dal Giudice per le indagini preliminari che ha portato all’interdizione di una vasta porzione della Villa Comunale e al blocco di mezzi utilizzati nei lavori.

Dalle motivazioni del provvedimento, come appreso dagli organi di informazione, emergerebbe infatti un quadro definito dallo stesso Gip come una “dissennata gestione di appalto pubblico”, nel quale i materiali impiegati sarebbero stati “assolutamente inadeguati e pericolosi” per un’area destinata a verde pubblico. Non si tratta di osservazioni marginali: il giudice evidenzia una situazione che “non appare conciliabile con le esigenze di tutela della salute pubblica e dell’integrità delle persone”, richiamando esplicitamente il rischio concreto per la cittadinanza. Secondo quanto ricostruito nel decreto quindi, nell’area sarebbero stati utilizzati materiali che non avrebbero dovuto essere impiegati per quel tipo di intervento, con la permanenza nel sottosuolo di sostanze oggetto di contestazione e potenzialmente pericolose. Il quadro delineato dagli inquirenti parla inoltre di una consistente quantità di materiale ancora presente nell’area, nonostante i successivi interventi.

È in questo contesto che assume particolare rilevanza un ulteriore elemento: secondo le ricostruzioni riportate negli atti, il Comune sarebbe stato a conoscenza della natura del materiale conferito dalle ditte esecutrici. Eppure, nonostante questo scenario, la Villa Comunale è stata non solo riaperta, ma anche inaugurata, restituendola alla città come spazio pienamente fruibile. Una scelta che oggi, alla luce del sequestro e delle motivazioni del Gip, appare quantomeno incomprensibile e che impone risposte immediate. Per questo chiediamo al Sindaco di chiarire pubblicamente chi abbia assunto la decisione di procedere all’apertura e all’inaugurazione dell’area, con quali verifiche siano state garantite le condizioni di sicurezza e sulla base di quali valutazioni si sia ritenuto di rendere fruibile un luogo che, secondo quanto oggi emerge, presentava e presenta ancora criticità così rilevanti. Non si tratta di polemica politica, ma di una questione che riguarda direttamente la salute pubblica e la responsabilità amministrativa verso i cittadini, soprattutto verso i più giovani che frequentano quotidianamente la Villa Comunale”. – Commentano Sebastianelli ed Evangelista.

Fratelli d’Italia e Lega chiedono chiarezza, trasparenza e rispetto

“Come sempre, esprimiamo il massimo rispetto per il lavoro della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, nonché il pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza, che deve valere per ogni persona coinvolta fino all’eventuale accertamento definitivo dei fatti.
Proprio per questo riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su un dato che nessuno può ignorare: al di là delle responsabilità che saranno eventualmente accertate nelle sedi competenti, il primo soggetto che oggi subisce le conseguenze di questa vicenda è la comunità di Cassino. La Villa Comunale rappresenta l’unico vero polmone verde del centro cittadino, uno spazio pubblico destinato alle famiglie, ai bambini, agli anziani e a tutti coloro che quotidianamente vivono la città. Dopo anni di lavori, rinvii, chiusure e attese, i cittadini si trovano nuovamente privati di un bene pubblico fondamentale, proprio nel momento in cui avrebbero dovuto poterne finalmente usufruire.
Desta particolare attenzione quanto riportato nel comunicato diffuso dagli organi investigativi, dal quale emerge che il provvedimento di sequestro trae origine anche dal presunto conferimento nell’area della Villa Comunale di circa 6.886 metri cubi di materiale derivante da attività di demolizione e costruzione. Si tratta di una circostanza di indubbio rilievo che impone alla città di interrogarsi sulle conseguenze che tale vicenda potrà avere sul futuro utilizzo dell’area e sui tempi necessari per la sua piena restituzione alla collettività. A ciò si aggiunge una considerazione che molti cittadini hanno espresso sin dalla breve riapertura dell’area: a fronte di tempi particolarmente lunghi e di un investimento economico rilevante, il risultato finale è apparso a molti non proporzionato all’entità delle risorse impiegate. Numerosi frequentatori della Villa hanno faticato a individuare interventi e miglioramenti tali da giustificare, agli occhi della collettività, la durata dei lavori, i disagi sopportati e le ingenti risorse investite. Si tratta di una percezione diffusa che oggi, alla luce degli sviluppi emersi, non può essere ignorata e che rende ancora più necessario un chiarimento completo nei confronti della cittadinanza. Per queste ragioni riteniamo che l’Amministrazione comunale abbia il dovere politico e morale di fornire alla città ogni spiegazione utile, illustrando con la massima chiarezza:
i costi complessivamente sostenuti per l’intervento; le opere effettivamente realizzate; le ragioni dei ritardi accumulati nel corso degli anni;
le conseguenze che l’attuale situazione determinerà sulla futura fruibilità dell’area da parte dei cittadini. Non è il tempo delle polemiche né delle sentenze anticipate. È invece il tempo della responsabilità amministrativa e del rispetto dovuto ai cittadini, che hanno il diritto di conoscere come siano state impiegate risorse pubbliche così rilevanti e quando potranno tornare a usufruire di uno spazio che appartiene all’intera comunità. Fratelli d’Italia e Lega continueranno a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda, mantenendo un atteggiamento istituzionale, rigoroso e rispettoso del lavoro degli organi inquirenti. Allo stesso tempo continueranno a chiedere con fermezza che venga fatta piena luce su una vicenda che riguarda uno dei luoghi più rappresentativi della città, affinché siano accertati tutti i fatti e sia restituita ai cittadini la piena disponibilità di un patrimonio pubblico che appartiene all’intera comunità”. – Si legge in una nota dei Coordinamenti cittadini di FdI e Lega.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di