Processi per chi ha soccorso migranti in pericolo in mare o nelle zone di confine, sanzioni per chi ha partecipato ad azioni di protesta o disobbedienza civile. O ancora procedimenti giudiziari per chi ha fornito assistenza legale e informazioni, o anche solo cibo, acqua, riparo e vestiti. Nel 2025 sono stati 110 gli operatori umanitari e gli attivisti che sono stati criminalizzati per azioni come queste in Europa. Questo è il quadro che emerge da una ricerca condotta da Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants), una rete non governativa con sede a Bruxelles che promuove la giustizia sociale e i diritti umani dei migranti irregolari. L’indagine ha visto la collaborazione di Fondazione Ismu Ets, Groupe d’information et de soutien des immigrèes (Gisti), Greek Council for Refugees (GCR), Hungarian Helsinki Committee (HHC), Oxfam Italia e Ocalenie Foundation, nell’ambito del progetto WING, finanziato dall’Ue.
Si tratta di «un lavoro fatto dal basso che colma un vuoto informativo», spiega Guia Gilardoni, Ricercatrice Senior presso Fondazione Ismu ETS e coordinatrice del progetto (Italia). Infatti sul tema non ci sono ricerche ufficiali condotte dalle agenzie europee e i dati sono spesso carenti e molti casi non vengono segnalati per timore di ritorsioni, soprattutto da parte dei migranti stessi. Anche se le informazioni sono parziali, lasciano però emergere una fotografia preoccupante: solo in Italia «si sono registrati lo scorso anno 19 procedimenti giudiziari, 10 casi di sanzioni amministrative e 2 casi di intimidazione non giudiziaria (la fattispecie più sottovalutata, secondo Gilardoni, perché «ne ha meno evidenza)» mirate a criminalizzare il soccorso ai migranti.
Una tendenza costante
I numeri del 2025 però non sono una sorpresa: sono state infatti 142 le persone criminalizzate nell’Ue nel 2024, 117 nel 2023, oltre 102 nel 2022 e più di 89 tra gennaio 2021 e marzo 2022. Ovviamente, specifica Gilardoni, «stiamo parlando solo di chi ha un passaporto europeo». Infatti, secondo la ricercatrice, «c’è un doppio standard» che riguarda chi proviene dai Paesi extra U e che molto spesso «vengono incarcerate e subiscono pene più pesanti» rispetto ai cittadini europei. Le azioni sotto accusa possono essere diverse: soccorso in mare (41 casi nel 2025), la partecipazione a proteste e azioni di disobbedienza civile (17), aver aiutato qualcuno ad attraversare un confine (12), la fornitura di assistenza legale e informazioni a persone migranti (10) o l’offerta di cibo, acqua e vestiti (in ben 8 casi).
I processi in media durano più di tre anni, secondo l’indagine. Basti pensare che delle 110 persone che sono state portate in tribunale «a causa di atti di solidarietà» nel 2025, solo 41 hanno visto la loro vicenda giudiziaria concludersi entro la fine dello stesso anno. Di queste, 38 sono state assolte, mentre altre tre sono state invece condannate con pena sospesa. Tuttavia, anche quando un caso si conclude con un’assoluzione, si legge nel report, i processi hanno comunque pesanti conseguenze sulle finanze, sulla vita personale e sul benessere psicologico di coloro che li affrontano. A tutto questo si aggiungono multe e sanzioni amministrative, che lo scorso anno hanno colpito 11 organizzazioni della società civile, ma anche intimidazioni, offese verbali e campagne diffamatorie che si abbattono su chi si espone sul tema del soccorso ai migranti (33 casi nel 2025).
Le storie
Al di là dei numeri ci sono tante storie. Per esempio, in Francia sette attivisti baschi sono stati portati a processo per aver aiutato 36 migranti ad attraversare il confine dalla Spagna alla Francia nel 2024, durante la popolare staffetta “Korrika. Il giudice li ha infine assolti nel gennaio 2026. Sempre nel Paese, la presidente del gruppo di supporto locale Germà è stata posta in stato di fermo dalla polizia a Perpignan nell’ottobre 2025 e la sua casa è stata perquisita per il sostegno offerto a minori non accompagnati. È stata interrogata per cinque ore senza sosta prima di essere rilasciata senza accuse. (fonte: testimonianza anonima raccolta da Gisti). Ci sono poi altre sei attivisti che hanno affrontato processi giudiziari in Francia per motivi simili (sono 14 in totale).
In Grecia il numero sale addirittura a 50. C’è Tommy Olsen, fondatore dell’organizzazione di monitoraggio dei respingimenti Aegean Boat Report, che è stato arrestato in Norvegia nel marzo 2026 a seguito di un mandato di arresto europeo emesso dal Paese nel 2025. Era ricercato per aver aiutato delle persone a mettersi in salvo e per aver documentato i respingimenti da parte della guardia costiera greca. Ci sono poi i 24 operatori e volontari di ricerca e soccorso umanitario, che, in una diatriba legale lunga sette anni, hanno rischiato fino a 20 anni di carcere per aver aiutato persone a sbarcare in sicurezza sull’isola di Lesbo. Sono stati infine tutti assolti nel gennaio 2026. Oppure la giornalista olandese Ingeborg Beugel, perseguita per aver ospitato un richiedente asilo mentre questi stava facendo ricorso contro una decisione negativa sulla sua domanda. È stata condannata in primo grado e assolta in appello nel novembre 2025, dopo un processo durato quattro anni.
Dall’Europa all’Italia
In Polonia, tra i 20 casi di criminalizzazione registrati nello scorso anno c’è quello degli Hajnowka 5. Cinque attivisti che hanno aiutato persone bloccate al confine con la Bielorussia, sono stati accusati di traffico di migranti. Sono stati infine assolti nel settembre 2025 e il pubblico ministero ha deciso di non impugnare l’assoluzione nel marzo 2026. Altri procedimenti simili si sono svolti in Lettonia, Malta, Slovenia e Cipro, ma anche in Italia (19 in tutto nella penisola). La vicenda con maggiore risonanza mediatica è stata quella dei sei membri dell’equipaggio dell’organizzazione umanitaria Mediterranea che stanno attualmente affrontando gravi accuse penali a seguito di un’operazione di soccorso effettuata nel settembre 2020.
Si tratta della prima volta che il personale di un’organizzazione di ricerca e soccorso non solo viene indagato, ma formalmente incriminato, rileva la nota di Ismu. In Italia «noi abbiamo iniziato a vedere questo tipo di dispositivo prendere forma a partire dai Decreti Sicurezza del 2018-19 – afferma Guia Gilardoni – che, oltre a prevedere l’abolizione della protezione umanitaria e una forte stretta sull’accoglienza, hanno cominciato a prevedere le multe per le organizzazioni non governative e adottare una linea molto dura sugli sbarchi. E da lì in poi – prosegue l’esperta – questa postura politica è andata sempre più consolidandosi, fino ad arrivare a quello che vediamo oggi».
Peggioramenti in vista
Gli interventi di criminalizzazione, secondo l’indagine di Picum, sono però destinati ad aumentare nel prossimo futuro, principalamente a causa di una proposta di revisione dell’attuale legislazione UE sul traffico di migranti: la Direttiva UE sul favoreggiamento. La proposta della Commissione europea, attualmente in fase di negoziazione al Parlamento europeo, lascia infatti la porta aperta alla possibilità di criminalizzare l’assistenza umanitaria e potrebbe ampliare i motivi per cui i migranti vengono criminalizzati. Infatti, si legge nel report, la bozza è un insieme di misure – annunciate a novembre 2023 e volte a contrastare il traffico di migranti – che si concentrano sulla criminalizzazione e punizione dei cosiddetti trafficanti (spesso gli stessi migranti) senza affrontare le cause profonde del fenomeno, cioè la mancanza di percorsi regolari e sicuri per raggiungere l’Europa.
In particolare, tra i punti critici della nuova proposta – ampiamente approvata dal Consiglio dell’UE a dicembre 2024 – c’è la mancata introduzione di un’eccezione chiara e vincolante alla criminalizzazione per l’assistenza umanitaria da parte di ONG, familiari o degli stessi migranti, spiega ancora l’organizzazione. «È fondamentale che il nuovo testo tuteli chi agisce in maniera disinteressata e che per essi si applichi un’esenzione – spiega Gilardoni – In modo da distinguere da chi trae profitto dal traffico di esseri umani da chi agisce sulla scorta del principio della solidarietà e del diritto alla vita delle persone».
Tutelare lo spazio civico
Limitare la tendenza alla criminalizzazione di attivisti e operatori umanitari sarà quindi una delle sfide da affrontare in Europa in questi anni . Si tratta di un modo per «tutelare lo spazio civico europeo», secondo Gilardoni. Bisogna perciò «avere un’attenzione affinché esso non venga eroso da pratiche come la criminalizzazione della solidarietà». Provvedimenti come questi infatti «innescano dei meccanismi per i quali i nostri diritti fondamentali vengono lesi, a prescindere dalla questione migratoria». Perciò, «dobbiamo dare attenzione a queste dinamiche, esserne consapevoli e per poter essere consapevoli e vederle dobbiamo monitorarle». Per cambiare qualcosa nel concreto «sicuramente la Direttiva UE sul Favoreggiamento è una chiave di volta rispetto a quello che poi gli Stati sceglieranno di fare – dice l’esperta – perché noi come Unione Europea siamo uno spazio comune che prevede la mobilità interna internazionale e, di conseguenza, una gestione delle frontiere esterne che sia armonizzata».
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Giorgia Colucci
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