La Bruxelles “bubble” lancia l’allarme antifascista dopo il voto sui rimpatri


Roma, 19 giugno – Dalle elezioni del 2024, nel Parlamento Europeo sta avvenendo un lento ma visibile riallineamento politico. Dalle elezioni del 2024, i gruppi di centrodestra e destra – EPP, ECR, Patriots for Europe e Europe of Sovereign Nations – hanno iniziato ad intraprendere collaborazioni sempre più frequenti realizzando dossier su tematiche “scottanti” , e la questione della gestione delle migrazioni rientra proprio in questa nuova dinamica.

Dinamica che non è certo sfuggita alla così detta Bruxelles bubble, ossia la bolla, ristretta, chiusa e autoreferenziale, nella quale vivono e agiscono decine di migliaia di funzionari, diplomatici, commissari e europarlamentari con i propri staff, insieme a lobbisti, giornalisti, membri delle ONG e consulenti assortiti, tutti quanti operosamente in moto su loro stessi e attorno al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea e al Consiglio dell’Unione Europea. Un microcosmo affascinante, quasi da un punto di vista entomologico: una bolla cosmopolita, dove si parlano tutte le lingue e nessuna, sintetizzate come sono nel nuovo gergo UE che ci impone di parlare di triloghi, advocacy, stakeholder (e nessuno, davvero nessuno, ha ancora capito cosa sia uno stakeholder e cosa non lo sia) e sustainability.

La bolla di Bruxelles insorge contro il regolamento sui rimpatri

Questa bolla, dove il primo e ancora principale aggregatore concettuale è politico.eu, è espressione di un establishment che ha governato per decenni attraverso le grandi coalizioni in stile Ursula, formate da EPP , S&D, Renew, tutte basate politicamente sul contenimento di qualsiasi tipo di destra come conditio sine qua non per la realizzazione dell’agenda. Se così non fosse, per la bolla non sarebbe un normale esito democratico, ma una minaccia da neutralizzare. Come per ogni sistema di potere sinceramente democratico, l’obiettivo è mantenere il controllo del potere decisionale anche quando la matematica parlamentare e il consenso popolare si spostano.

Il voto sul Returns Regulation approvato con 418 favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni, grazie al sostegno di EPP, ECR, PfE ed ESN, ha gettato nel panico la bolla, non solo per l’esito in sé ma perché anche alcuni eurodeputati liberali di Renew Europe hanno votato a favore, nonostante il diktat di socialisti, verdi e sinistra in genere fosse chiaro: votare contro. Ebbene, letteralmente dal minuto successivo all’approvazione la bolla è entrata in modalità allarme fascista, mobilitando tutti – davvero tutti – i propri agenti mediatici.

La solita onda nera che vedono solo loro

Ad un livello più alto e istituzionale, già da alcuni mesi (da marzo, almeno) sono stati mobilitati analisti di prestigio come Sophia Russack del CEPS, Wouter Wolfs dell’Università di KU Leuven, insieme a tutti gli analisti del Jacques Delors Institute. Perché? Per dare una patina di accademia all’allarme: l’onda nera che sta avanzando su Bruxelles avrebbe un vero e proprio coordinamento, fatto anche di gruppi WhatsApp (addirittura!), per conquistare Bruxelles entro il 2029. Dal punto di vista mediatico invece, il tono della bolla è molto più prosaico: attivati i soliti anticorpi retorici, al Parlamento Europeo sarebbero entrati i fascisti. L’apparato non è solo nella Bruxells bubble, perché essa, come una piovra mai stanca, ha ovviamente tentacoli e propaggini fino all’ultimo bollettino online con poche decine di utenti, ed è così che il 17 giugno 2026 Sansonetti su l’Unità ha creato il meme dell’anno: “L’EUROPA VOTA LA REMIGRAZIONE. I POPOLI SCONFESSANO IL PAPA E VANNO CON I NAZISTI”. Sansonetti collega il voto sul regolamento rimpatri a un presunto abbandono delle posizioni della Chiesa cattolica in favore di politiche xenofobe e razziste, equiparando il sostegno di popolari e conservatori a un’alleanza con i “nazisti”. Nazisti e fascisti non se ne vedono, ma in compenso la strategia è davvero sempre la stessa: a fronte di un fallimento reale come quello delle politiche migratorie (80% degli ordini di rimpatrio non eseguiti è undisastro documentato), si opta per il solito scontro morale tra democrazia e fascismo, per delegittimare la parte avversa senza dover discutere nel merito. Non si è infatti ancora sentito un solo esemplare della bolla rendere conto circa l’inefficacia dei rimpatri, la totale mancanza di sicurezza delle frontiere, l’insostenibilità dell’immigrazione anche e soprattutto perché dell’integrazione si sono manifestati solo costi assurdi per i sistemi di welfare nazionali.

…ma qualcuno ha visto fascisti al Parlamento Europeo?

No, nessuno. Nessuno li ha visti, perché non ci sono. ECR (Conservatori e Riformisti Europei) è un gruppo pienamente mainstream che include FdI e N-VA di Bart De Wever, partito di governo in Belgio. Sono conservatori pro-UE, più orientati ad un’Unione delle nazioni sovrane piuttosto che a un’entità federale centralizzata. Patriots for Europe (PfE) e Europe of Sovereign Nations (ESN) raccolgono forze più orientate alnazionalismo e critiche verso l’attuale modello di integrazione, parlano di immigrazione incontrollata, insicurezza urbana, perdita di competitività economica e sovranità nazionale. Tutti questi conglomerati politici sono totalmente inseriti nel meccanismo democratico, partecipano regolarmente ai voti, presentano emendamenti e operano all’interno delle regole democratiche UE. Soprattutto, sono tutte espressioni di una destra che non possiamo che definire antifascista e pienamente democratica.

Il voto sul Returns Regulation non è stata una svolta fascista, ma il riconoscimento tardivo di un problema reale, e hanno votato anche alcuni liberali perché esiste il pragmatismo parlamentare – ma ovviamente quando non piace a sinistra, è un complotto eversivo.

Servirà a qualcosa il Returns Regulation?

Per quanto riguarda il problema dell’invasione d’Europa, molto probabilmente no. Sembra però molto più utile a mettere i bastoni fra le ruote alla proposta di legge sulla Remigrazione, sostenendo che non serva perché gli strumenti ci sarebbero già, e quindi basterebbe applicarli senza ingigantire un problema che invece è un’”opportunità”. Da una parte la bolla, che è di centro-sinistra, strilla all’allarme fascista perché fatica ad accettare che il consenso si stia spostando: le urne nazionali e europee stanno premiando chi promette politiche più realistiche su migrazione, sicurezza ed economia. L’etichetta di fascisti o “nazisti” è il carburante di un allarmismo che somiglia ad un rantolo, utile solo a cercare di preservare un sistema di potere sempre più distante dagli elettori.

D’altra parte, le destre democratiche deputate alla conservazione dello status quo, temono iniziative del genere che porterebbero ad un rivolgimento epocale, perché se oltre ad avere il sostegno popolare la Remigrazione dovesse davvero provare la propria efficacia… beh… che fine farebbero tutti costoro? Nel Parlamento Europeo non ci sono fascisti né “nazisti”: ci sono deputati democraticamente eletti che talvolta, una volta tirata talmente tanto la corda da averla logorata ad un passo dallo strappo, si ricordano di rappresentare i popoli europei, e cercano di salvare il salvabile, spingendo un po’ più in là il sistema e con esso il proprio mandato. Con il midterm reshuffle del 2027 e le elezioni del 2029 potremmo vederne delle belle.

Francesco Perizzolo




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