L’emergenza suicidi non si arresta. L’ultimo caso si è registrato poche settimane fa ad Alatri, una città che continua a pagare uno dei tributi più pesanti dell’intera provincia in termini di vite spezzate. Ma il problema riguarda tutta la Ciociaria, che anche in questo primo semestre del 2026 si trova a fare i conti con numeri drammatici. Tra le vittime ci sono già due minori. Dati che raccontano soltanto una parte della realtà. Perché accanto ai suicidi consumati ci sono i tentativi, le richieste di aiuto silenziose, i disagi nascosti dietro porte chiuse e sorrisi di circostanza.
Una vera emergenza sociale che documentiamo ormai da anni ma che continua ad essere ignorata.
Mancano operatori. Mancano strutture. Mancano percorsi dedicati. I centri di salute mentale lavorano su bacini enormi con personale ridotto all’osso. In provincia esiste un solo reparto SPDC dove confluiscono situazioni completamente diverse tra loro: giovani con depressione, persone in crisi acute, pazienti affetti da gravi patologie psichiatriche. Perché, semplicemente, alternative non ce ne sono.
È un sistema che rincorre le emergenze ma fatica a prevenirle. Che si trova costretto a intervenire quando il disagio è già diventato sofferenza conclamata o, peggio, è cronicizzato.
Ma c’è un altro problema. Manca una rete. Una rete vera attorno alle persone e alle famiglie. Perché spesso chi soffre non riesce a riconoscere il proprio disagio, non sa come interpretarlo, non sa a chi rivolgersi. E quando trova il coraggio di chiedere aiuto, troppo spesso incontra altri ostacoli.
Poi c’è il peso del pregiudizio. La salute mentale continua a essere uno dei grandi tabù del nostro tempo. Se ne parla poco. Si minimizza. Si nasconde. Nei piccoli centri ancora di più. E mentre il dolore cresce nel silenzio, i segnali di allarme finiscono per passare inosservati.
Eppure, in questo scenario, qualcuno ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. Di fare la differenza.
Da Frosinone una risposta concreta
Da circa un anno e mezzo il Distretto Sociale B e il Comune di Frosinone stanno lavorando ad un progetto che punta a costruire una vera rete territoriale di prevenzione. Al centro c’è il Protocollo d’Intesa “Insieme per la Vita”, promosso nel 2024 dall’attuale assessore ai Servizi Sociali, Alessia Turriziani, quando ricopriva il ruolo di presidente del Distretto Sociale B.
Si tratta di uno dei primi strumenti strutturati adottati da un capoluogo per affrontare in maniera organica i temi del disagio giovanile, dell’autolesionismo e del rischio suicidario.
Il documento è stato sottoscritto da tutti i sindaci dei 23 Comuni del Distretto Sociale B e coinvolge istituzioni, associazioni, professionisti e realtà del territorio con l’obiettivo di costruire una rete multidisciplinare capace di intercettare precocemente le fragilità.
Tra le azioni previste figurano il coordinamento tra servizi, la mappatura delle risorse esistenti, la formazione degli operatori, il coinvolgimento delle famiglie, delle scuole e del mondo associativo, oltre alla realizzazione di iniziative pubbliche di sensibilizzazione. Nei mesi scorsi ha aderito anche il Consiglio Comunale dei Giovani di Frosinone.
La formazione per imparare a riconoscere il disagio
Un primo passo concreto è stato compiuto proprio ieri, presso la Villa Comunale di Frosinone, dove si è svolto il corso di formazione “Analisi del rischio suicidario e sviluppo di programmi di intervento territoriale”.
Quasi ottanta i partecipanti tra assistenti sociali, operatori, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e del Terzo Settore.
Al centro dell’iniziativa il riconoscimento precoce dei segnali di rischio, i fattori di vulnerabilità e gli strumenti utili per costruire percorsi di aiuto tempestivi. Formarsi significa imparare a vedere ciò che spesso resta invisibile. Significa mettere gli operatori nelle condizioni di riconoscere una richiesta d’aiuto prima che si trasformi in tragedia. A fornire questi strumenti uno tra i più illustri esperti, il Dottor Antonio Loperfido psicologo clinico e psicoterapeuta.
Con Alessia Turriziani…Insieme per la Vita
- – Dopo oltre un anno e mezzo di lavoro, il protocollo entra finalmente nella fase operativa. Quanto è importante questo passaggio?
«È un momento fondamentale. Dopo la fase di studio, di analisi e di confronto con il territorio abbiamo deciso di non fermarci. Non ci siamo arresi davanti alle difficoltà e oggi possiamo dire di aver posato la prima pietra miliare del protocollo. Stiamo dando attuazione concreta agli impegni assunti. Abbiamo acquistato gazebo, bandiere e materiali che saranno messi a disposizione di tutti i Comuni che vorranno organizzare iniziative sul territorio. Realizzeremo anche i braccialetti di “Insieme per la Vita”. Saranno uno strumento per stare tra le persone, parlare con loro, creare occasioni di confronto e abbattere il muro del silenzio. Tutto questo serve a costruire quella rete che è il cuore del protocollo».
- – Dal 22 giugno partirà anche un nuovo servizio di ascolto. Di cosa si tratta?
«Lunedì 22 giugno aprirà ufficialmente il C.I.V., il Centro Insieme per la Vita. Sarà uno spazio di ascolto e supporto psicologico gratuito dedicato agli adolescenti e ai giovani tra i 13 e i 20 anni dei 23 Comuni del Distretto Sociale B, ma anche ai familiari e agli amici che hanno perso una persona cara a causa del suicidio. I colloqui saranno individuali, della durata di 45 minuti, svolti in un ambiente riservato e protetto da professionisti qualificati. Il servizio sarà attivo ogni lunedì dalle 10 alle 12 presso la sede dei Servizi Welfare del Comune di Frosinone in via Armando Fabi. Ringrazio l’associazione Anteas, partner del protocollo, che attraverso la dottoressa Federica Giuliani ha messo a disposizione professionalità e competenze preziose».
- – Che risposta avete ricevuto dal territorio?
«Siamo molto soddisfatti. Al corso hanno partecipato quasi ottanta operatori del settore. Avevamo dato priorità agli assistenti sociali dei 23 Comuni del Distretto ma hanno aderito anche numerosi professionisti. Il gradimento è stato molto alto. È il segnale che il territorio ha capito l’importanza del tema e che c’è voglia di costruire insieme percorsi concreti».
- – E adesso quali saranno i prossimi passi?
«Questo percorso non si fermerà. A settembre, in occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, stiamo lavorando a una manifestazione che prevede l’installazione in luoghi simbolici di pannelli con QR Code attraverso i quali chi vive una situazione di disagio potrà trovare informazioni, contatti e canali per chiedere aiuto. Il mio grazie va a Stefania Casavecchia e alla sua associazione AMA Ceprano che ieri, come sempre, era presente, per averci supportato sin dall’inizio aiutandoci a comprendere quali fossero le reali esigenze del territorio. Continueremo ad ascoltare tutti e siamo aperti a nuove proposte. Siamo entrati nella fase operativa ed andremo avanti».
Alla domanda sull’adesione delle scuole e sul coinvolgimento delle nuove generazioni, Turriziani non nasconde che ci sia ancora molto da fare.
«Si può fare di più. Mi auguro che queste attività rappresentino uno stimolo anche per altri soggetti. L’adesione del Consiglio Comunale dei Giovani di Frosinone è stata molto importante perché i ragazzi possono intercettare situazioni di disagio e riconoscere tra loro quei campanelli d’allarme che spesso gli adulti non riescono a vedere».
Le assenze che fanno rumore
La risposta arrivata dagli operatori e dal mondo dell’associazionismo è stata importante. Molti hanno raccolto l’appello comprendendo il valore di un’iniziativa che affronta una delle emergenze più drammatiche del territorio.
Ma ieri alcune assenze hanno inevitabilmente fatto rumore.
Tra queste quella del Comune di Alatri, città che negli ultimi anni ha registrato numeri particolarmente pesanti sul fronte dei suicidi. Così come quella di Ceccano, territorio che certo non può considerarsi immune dal problema.
Soprattutto è mancata la Regione Lazio. Assente la politica regionale, assente la Commissione Sanità, assente chi sulle “copertine” aveva manifestato interesse per il progetto. Eppure i loghi della Regione campeggiano su ogni locandina, su ogni progettualità. Qualcuno ha precisato di “non esser stato invitato”. Ma davvero serve un invito?
Il tema avrebbe meritato ben altra attenzione. Perché se il Comune di Frosinone e il Distretto Sociale B stanno provando a costruire una risposta concreta e una rete, il contrasto al disagio mentale e alla piaga dei suicidi non può essere lasciato alla buona volontà dei territori. Servono risorse. Servono professionisti. Servono investimenti.
Le fotografie di circostanza e le dichiarazioni di principio non salvano vite. Non aiutano le famiglie che hanno perso un figlio, un fratello, un genitore, un amico. Non fermano un’emergenza che continua a crescere.
Per questo il progetto “Insieme per la Vita” merita attenzione. Perché non promette miracoli. Ma prova a fare la cosa più importante: esserci prima che sia troppo tardi.
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Roberta Di Pucchio
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