LAMEZIA TERME Gli appalti boschivi – ne abbiamo scritto qui -, le informazioni sulle gare, i rapporti con le imprese. Ma anche il presunto asservimento della funzione pubblica agli interessi della cosca. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta “Artemis II”, che ha portato all’arresto di 9 persone su ordine del gip del Tribunale di Catanzaro, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, corruzione, falso ideologico, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, peculato.
Ma c’è un aspetto che più di altri racconta il livello di “confidenza” tra Mimmo Cracolici (cl. ’71), indicato dal gip come «capo indiscusso della ’ndrina operante tra Cortale, Maida, Jacurso e Maierato», e Giuseppe “Pino” Vinci (cl. ’70), responsabile dell’Ufficio tecnico-manutentivo del Comune di Cortale, entrambi finiti in carcere. Anzi, un vero e proprio paradosso. Domenico Cracolici, infatti, era sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali, con lavori socialmente utili da svolgere proprio per il Comune di Cortale. E il funzionario pubblico chiamato, di fatto, a seguire e certificare quel percorso sarebbe diventato – nella ricostruzione degli investigatori recepita dal giudice – il soggetto in grado di agevolare Cracolici nell’elusione delle prescrizioni. Non un tutor “controllore”, dunque, ma un tutor a disposizione. Non il garante della misura, ma l’uomo che avrebbe segnato ore, presenze e giornate di lavoro anche quando quelle attività non sarebbero state effettivamente svolte.
Ma andiamo con ordine. I fatti riportati dal gip si collocano nel febbraio 2022. Cracolici riferisce a Vinci che il lunedì successivo sarebbe dovuto andare a Catanzaro per un colloquio con una funzionaria dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, nell’ambito degli incontri previsti dall’affidamento in prova ai servizi sociali. È in quel contesto che chiede al geometra Vinci che gli vengano segnate alcune ore per l’attività di lavori socialmente utili svolti per il Comune di Cortale. Secondo quanto si legge nell’ordinanza, Vinci gli spiega il lavoro di potatura da effettuare. Ma il punto più rilevante è un altro: il funzionario comunale, alla presenza di Francesco Feroleto, avrebbe promesso a Cracolici di segnargli «quattro giornate lavorative per lavori mai prestati». Nello stesso passaggio, Vinci si sarebbe impegnato anche a pagare una somma – tra 100 e 200 euro – all’operaio che avrebbe materialmente eseguito la potatura.
Le carte riportano anche un episodio relativo al 28 gennaio 2022 e al 4 febbraio successivo. Secondo l’accusa, Vinci avrebbe fatto controfirmare Cracolici sul registro delle presenze, attestando falsamente la sua presenza in servizio dalle 8 alle 13. Nella conversazione intercettata, Vinci lo guida quasi materialmente nella compilazione: «Firma qui», gli dice. Poi aggiunge: «Qui stamattina otto». E ancora: «Qui metti tredici». Per gli investigatori, però, in quella fascia oraria Cracolici non sarebbe stato impegnato a prestare la propria opera per il Comune di Cortale. Dall’analisi delle conversazioni telefoniche, scrive il gip, sarebbe emerso che era invece intento a svolgere lavori per conto della propria ditta boschiva. Il registro, dunque, sarebbe diventato il luogo della finzione amministrativa: la carta che certifica il lavoro di pubblica utilità mentre, secondo l’accusa, il lavoro non c’è stato.
La stessa dinamica si sarebbe ripetuta anche nei mesi successivi. L’11 luglio 2022 Cracolici taglia un pino per conto del Comune di Cortale. Il giorno seguente, secondo l’ordinanza, lui e Vinci si accordano per la «segnatura fraudolenta» delle ore. Il funzionario avrebbe prima maggiorato le ore di servizio prestate da Cracolici il giorno precedente; poi, poiché nel mese di giugno non erano state segnate presenze lavorative, avrebbe chiesto a Cracolici di indicargli alcuni giorni utili da inserire nel rendiconto.
La conversazione, riportata nelle carte, è significativa: Vinci chiede un giorno utile di giugno. Cracolici indica il 23 e poi il 27. A quel punto Vinci assicura che avrebbe mandato il rendiconto delle ore alla funzionaria dell’Uepe e che, in caso di problemi, avrebbe fornito le opportune spiegazioni.

A un certo punto arriva il passaggio più eloquente. Non solo Cracolici avrebbe beneficiato di quel sistema insieme a Vinci, ma avrebbe manifestato anche un certo fastidio per il fatto di dover firmare personalmente i registri. Pretende, scrive il gip, che sia lo stesso Vinci a firmare al suo posto. La frase riportata nelle carte fotografa l’intero rapporto: «Io non mi vado a segnare perché le segni tu qua». E quando, nel dicembre 2022, i due discutono ancora delle ore da indicare, l’ordinanza registra un ulteriore passaggio. Cracolici chiede cosa debba mettere, Vinci gli propone date e orari. Più tardi, parlando con Angelica La Rosa, Cracolici commenta il lavoro fatto dal funzionario: «Mi ha segnato tutte le ore, quelle che devo fare io no? Ne ha segnate pure di più!».
Per il gip, questi episodi non sono isolati. Vengono inseriti in un quadro più ampio, quello del presunto «stabile asservimento» della funzione pubblica di Vinci agli interessi dell’organizzazione criminale. Nell’ordinanza si parla di condizionamento di procedure per l’aggiudicazione di appalti pubblici, affidamenti diretti, liquidazione di importi maggiori del dovuto, rivelazione di informazioni riservate, comunicazione di vicende interne agli organi comunali, assistenza tecnico-giuridica alle imprese riconducibili al sodalizio e, appunto, «ausilio a Cracolici Domenico nell’eludere le prescrizioni della messa alla prova». In cambio, secondo l’accusa, Vinci avrebbe ottenuto utilità: legname a titolo gratuito o a prezzi di favore, rapporti contrattuali tra imprese legate ai suoi familiari e ditte riconducibili a Cracolici, sostegno elettorale e persino l’intimidazione di terzi intenzionati a denunciare condotte illecite.
Il giudice sintetizza così il ruolo del funzionario: Vinci, «uomo pubblico», avrebbe concretamente agevolato la cosca, rafforzandone la caratura criminale e il controllo sui territori di Maida e Cortale. Tra le condotte contestate, anche quella di avere attestato falsamente «le ore di lavori socialmente utili effettuate da Mimmo». (g.curcio@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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