Riflettevo:I ricordi sono quello che hai vissuto realmente, o quello che la tua mente ha vissuto in quel momento, o ancora quello che la tua mente vive adesso?
Indipendentemente da questo i ricordi, a mio parere, contribuiscono a formarci, fanno parte integrante del nostro carattere, della nostra personalità, una specie di spina dorsale, sono le fondamenta di ciò che siamo, la nostra storia, senza di essi è come se non fossimo vissuti, se non fossimo del tutto esistiti.
I nostri ricordi plasmano anche la nostra identità, ricordare è un processo altamente ricostruttivo ma, per farlo abbiamo bisogno di conoscenza, dell’immagine di sé, dei bisogni, dei piaceri, degli obiettivi, di motivazione, di esperienza.
Sono anche i nostri preziosi alleati per muoverci nel mondo, sono immagini del passato che sono raccolte in un gigantesco archivio, infatti la mia mente vola e spesso immagino la mia memoria come un insieme ordinato di cassetti e scaffali ben classificati, come un computer o un smartphone organizzato in cartelle e files digitali.
Quando nasciamo siamo un foglio bianco da riempire, abbiamo anche delle informazioni che provengono dalla nostra storia “l’imprinting” ma, non si tratta di un nostro vissuto per cui al momento consideriamo il foglio del nostro compito completamente in bianco.
Quel foglio ogni giorno cresce e si riempie di informazioni, fatti, dati, volti, luoghi, immagini, punti di riferimento per indicarci come muoverci nello spazio e nel tempo, diventa un insieme di fogli che diventa ricordi, e costruisce tutto ciò che noi impariamo nella vita: le nostre esperienze vissute.
Talvolta questi ricordi sono belli, talvolta dolorosi ma, anche questi sono utili: uno spavento, ci fa conoscere la paura, il pericolo e il fuggire da esso, anche una piccola scottatura ci insegna ad evitare il fuoco.
Quando sono troppo dolorosi da tenere con noi, la mente tende a rimuoverli, e come se li mettessimo in un ripostiglio, in un magazzino, in un deposito lontano: “l’inconscio“, e a noi può sembrare che non ci siano più.
Ma l’inconscio, lo sanno bene gli psicanalisti, spesso lavora su di noi molto più della nostra volontà, perché quei ricordi ci sono, li abbiamo vissuti e hanno la loro importanza, molto più di quanto noi crediamo, per nostra fortuna, anche se spesso non ne abbiamo consapevolezza.
La nostra memoria funziona anche da “meccanismo di difesa” perché è in grado di immagazzinare informazioni che tira fuori al bisogno proprio attraverso il ricordo.
Se avvertiamo o ci troviamo di fronte a una situazione, una cosa che potrebbe per noi rappresentare un pericolo tendiamo istintivamente a starne alla larga.
Questo grazie alla memoria e al ricordo, perché il cervello è andato a riaprire quei cassetti della memoria dove aveva registrato quella situazione o quella determinata cosa che per noi rappresentava una minaccia.
Ricordare vuol dire rivivere nel presente eventi passati, siano essi belli, brutti o anche solo sensazioni che pensavamo dimenticate.
Chissà quante volte avremmo voluto cancellare in blocco a nostro piacimento, una esperienza per noi traumatica, o anche una parte della nostra vita.
Ma il nostro cervello non ce lo consente ed è come se ci dicesse: ricorda che attraverso i ricordi/memoria che acquisiamo esperienza e costruiamo il nostro sé!
I ricordi fatti di vittorie e sconfitte, di gioie e dolori, di luci e di ombre sono, comunque, i mattoni che costruiscono la nostra vita, l’essenza della nostra esperienza ed è con la memoria che costruiamo ciò che siamo.
Ma siccome: dimenticare è più difficile che ricordare, allora AGGIUSTIAMO i ricordi!
Le ricerche sulla neuroplasticità hanno dimostrato che il cervello tratta i ricordi come storie viventi, non come file digitali registrati in maniera permanente: la scienza e la psicologia cognitiva affermano che i tuoi ricordi non sono fissi.
La mente non funziona come una telecamera, i ricordi non sono fotografie perfette ma, sono una complessa rielaborazione soggettiva, non sono registrazioni oggettive.
Non si parla di dimenticanze o confusione ma, ogni volta che richiamiamo un ricordo il cervello non lo “riproduce” semplicemente ma, bensì lo “ricostruisce” completamente da zero.
In pratica ogni volta che si riporta alla mente un ricordo, il cervello lo ricostruisce nel presente, influenzato dallo stato emotivo attuale, dalle convinzioni, dalle nuove informazioni e esperienze acquisite, e persino dall’umore del momento presente, questo fenomeno si chiama: ricostruzione attiva o riconsolidamento.
Ogni volta che si richiama un ricordo si sta, seppure inconsciamente, riscrivendo quella memoria, esso viene smontato e rimontato modificandolo in base al presente, aggiungendo particolari e nuove informazioni, cercando di far sì che tutti i pezzi siano coerenti con il momento attuale.
Questo è un filtro emotivo, ciò che la mente ci racconta è condizionato e guidato da come ci sentivamo in quel momento e da come ci sentiamo oggi, dai nostri bisogni più profondi e così spesso vengono modificati i nostri ricordi, alterando la percezione di “cosa realmente” è successo.
La realtà oggettiva passa sempre attraverso i nostri sensi e le nostri preconcetti e aspettative del momento.
Di conseguenza, due persone che assistono allo stesso identico evento costruiranno due ricordi diversi, poiché le loro menti hanno vissuto e interpretato quel momento in modo differente.
Spesso succede che a distanza di tempo visitiamo quel posto ma, non sia più lo stesso eppure non è che sia cambiato poi tanto.
Incontriamo una persona e non ci sembra più la stessa, si è passato del tempo ma, … in realtà sono cambiati i nostri sentimenti, sono cambiate le nostre emozioni, i nostri pensieri.
Siamo sempre noi a dare vita e valore ai luoghi, alle persone, ai momenti, il ricordo appartiene sempre all’esperienza interna, non all’evento esterno.
Tuttavia, anche quando raccontiamo una storia o cerchiamo di ricordare un avvenimento passato pensiamo di raccontare le cose esattamente come sono avvenute.
La scienza e la psicologia cognitiva concordano: ciò che la nostra mente ha vissuto in quel momento diventa la nostra realtà percepita, che spesso diverge dai fatti realmente accaduti.
La zona del cervello che si incarica di recuperare queste informazioni è l’ippocampo, ma è la nostra personalità che gioca un ruolo importante quando si tratta di ricostruire i ricordi.
Ci possono suddividere tre fasi principali nella memoria:
- la codifica,
- l’archiviazione,
- il recupero.
Le differenze in ciascuna o una combinazione di questi aspetti possono in parte aiutare a spiegare perché i ricordi differiscono da una persona all’altra.
La CODIFICA della memoria inizia con la percezione – con la salienza delle informazioni sensoriali, cioè dalla qualità, dalla proprietà o il grado di ciò che “salta all’occhio“, ovvero che emerge prepotentemente rispetto ad un contesto, ad un ambiente. Ovviamente anche la percezione è fortemente influenzata da ciò che abbiamo vissuto in passato, e dalle nostre aspettative su ciò che potremmo sperimentare in futuro.
Questi effetti sono chiamati processi top-down e hanno un grande impatto sul processo di codifica.
Un altro dei processi top-down più importanti è l’attenzione, cioè il modo in cui le persone focalizzano la loro attenzione su un evento influenzerà ciò che ricorderanno.
Anche l’età, ovviamente, contribuisce alle differenze di memoria, perché la nostra capacità di codificare il contesto dei ricordi diminuisce con l’invecchiamento.
Un definitiva anche il contesto è una caratteristica importante della memoria, questa tra l’altro è altamente suggestionabile, dettagli minori o persino eventi interi possono essere modificati o impiantati senza che noi ce ne accorgiamo.
Nelle persone normali è difficile che un ricordo venga creato di sana pianta.
In verità, però succede che, la nostra mente modifichi i ricordi, e non sempre quello che ci passa per la testa è vero; a volte si rischia di confondere la realtà, di allora, con il volere di oggi o di accomodare il ricordo secondo dei desiderata.
Cioè rischiamo di modificare in più bello o più brutto il ricordo originale, e qui arriva la parte incredibile, secondo gli studiosi, durante questa ricostruzione, il ricordo può cambiare per sempre, essere cioè rimemorizzato nella nuova forma sovrapponendosi al precedente.
Avremo creato un falso ricordo dove non sempre c’è una consapevolezza, perché un falso ricordo può crearsi anche, per aggregazione, da vari pezzi momenti e avvenimenti distinti, da cui possono essere estrapolati frammenti che la mente umana ricombina insieme.
Anche per evitare questo gli studi dimostrano che se ci occupiamo di un vissuto ma, riusciamo a calarlo anche nel suo contesto, nei suoi particolari e dettagli, ricordiamo l’evento meglio.
Ma, i nostri ricordi, dove vengono conservati?
L’ARCHIVIAZIONE, le ricerche neuroscientifiche non hanno ancora portato del tutto alla luce dove abbia sede la memoria, anzi le memorie, ma, al momento, concordano che i ricordi delle nostre esperienze vengono quindi gestiti da due aree cerebrali distinte: l’ippocampo (una parte del cervello situata nei lobi temporali mediali) e la corteccia cerebrale e, in questa, secondo uno schema sensoriale: visiva, uditiva, ecc
L’ippocampo gestisce la memoria a breve termine, la prima traccia che viene definita ricordo a breve termine e svanisce entro pochi giorni.
La corteccia invece memorizza la traccia del ricordo a lungo termine, rimane silente per diverso tempo, formando il ricordo a lungo periodo.
Fra i due distretti, c’è uno scambio continuo di informazioni e se uno dei due viene leso, anche l’altro ne risente. Permettetemi un accostamento informatico: l’ippocampo sta alla memoria RAM come la corteccia all’hard disk.
L’ultima fase è quella del RECUPERO, la nostra memoria degli eventi, recuperare i ricordi episodici, è un processo complesso perché dobbiamo unire oggetti, luoghi e persone in un singolo evento significativo.
Anche a livello fisico il quadro completo di come funziona il recupero rimane abbastanza misterioso, attraverso la tecnologia del brain imaging sono state identificate molte aree del cervello che sono importanti per il recupero della memoria,
Il brain imaging (o neuroimaging) è l’insieme delle tecniche mediche e di ricerca non invasive utilizzate per mappare e visualizzare il cervello. Permette di osservare sia l’anatomia, cioè la struttura fisica, che la sua funzionalità, cioè l’attività delle cellule nervose, con l’unico limite logico che le persone siano in vita.
Riguardo la nostra capacità di recuperare ci sono molte ragioni che possono influenzare e per cui il recupero della memoria può differire da una persona all’altra.
Ad esempio il nostro stato di salute può impattare sul recupero dei nostri ricordi, e senza arrivare a problemi gravi come l’Alzheimer o la demenza senile, anche dal mal di testa o dallo stress.
Il recupero è anche influenzato dal contesto, dal mondo esterno, così come la formulazione della domanda che ci viene posta può cambiare il modo in cui richiamiamo un evento.
Il recupero della memoria può anche essere influenzato dalla presenza di altre persone emblematico il caso in cui gruppi di persone, anche solo due, lavorando insieme peggiorano le prestazioni complessive della memoria rispetto a se avessero lavorato separatamente
Questo fenomeno, ampiamente sperimentafo, è definito “inibizione collaborativa” oltre al deficit si possono riscontrare differenze di memoria, e quindi di versione dei fatti ma, pone anche l’attenzione sulla problematicità della testimonianza dei testimoni oculari, tema purtroppo sempre più di attualità.
In definitiva abbiamo constatato che anche i ricordi mentono, nel bene e anche nel male, migliorandoli o peggiorandoli, talvolta lo facciamo e ci autoinganniamo per non vivere nel disagio, per aiutarci ad accettare e a conservare la vita.
Resta che dovremmo avere la forza, il coraggio e il dovere di non falsificare la nostra storia, una storia che è e rimane comunque unica per ognuno di noi.
La scienza ha aggiunto un particolare quasi poetico: i nostri ricordi più preziosi non sono monumenti di pietra, ma opere d’arte che continuano a evolversi ogni volta che li tiriamo fuori dal nostro museo personale e li ammiriamo.
La nostra memoria non è un freddo e polveroso archivio di cassetti e scaffali ma, è un artista che non smette mai di creare!
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Roberto Kudlicka
Source link
