Per anni abbiamo misurato il tempo davanti alla televisione. Oggi dovremmo forse iniziare a misurare il tempo trascorso dentro Internet. La differenza non è solo linguistica. La televisione era un mezzo; la rete è diventata l’ambiente nel quale si svolge una parte crescente della nostra esistenza. Lavoriamo, studiamo, acquistiamo, partecipiamo alla vita pubblica, costruiamo relazioni e, sempre più spesso, dialoghiamo con sistemi di intelligenza artificiale.
È una trasformazione che Media Duemila racconta da oltre quarant’anni, osservando l’evoluzione delle tecnologie non come una semplice successione di innovazioni, ma come un cambiamento antropologico che ridefinisce il rapporto tra persone, conoscenza e società. Oggi i numeri sembrano confermare ciò che studiosi come Derrick de Kerckhove hanno descritto per anni: non viviamo più accanto alla rete, ma dentro un ecosistema cognitivo connesso.
Una ricerca realizzata da NordVPN fotografa con efficacia questa realtà. Secondo lo studio, un italiano medio trascorrerà nell’arco della propria vita 25 anni, 6 mesi e un giorno online. Considerando un’aspettativa di vita di circa 84 anni, significa che quasi un terzo dell’esistenza sarà vissuto in uno spazio digitale.
Il tempo della connessione permanente
Il dato più interessante, però, non è soltanto quantitativo.
Rispetto all’indagine del 2022 il tempo complessivo trascorso online si riduce di quasi cinque anni. Un apparente paradosso che potrebbe raccontare una maturazione del nostro rapporto con il digitale. Non necessariamente meno Internet, ma un Internet sempre più invisibile, integrato nella quotidianità, capace di accompagnare ogni attività senza essere percepito come uno spazio separato.
In media gli italiani si connettono intorno alle otto del mattino e restano online fino alle dieci di sera. Una presenza continua che dissolve definitivamente il confine tra tempo analogico e tempo digitale.
Come osserva Marijus Briedis, Chief Technology Officer di NordVPN, non è semplicemente aumentato il numero delle ore trascorse online: è cambiato il modo stesso in cui viviamo. E con questa trasformazione crescono anche le responsabilità individuali rispetto alla sicurezza informatica e alla tutela dei dati personali.
Dall’intrattenimento alla conoscenza
Streaming, musica e video continuano a occupare una parte importante della giornata digitale. Film e serie televisive assorbono oltre sei ore e mezza alla settimana, seguiti dall’ascolto di musica e dalla fruizione di video online. I social network richiedono poco più di tre ore settimanali.
Ma ridurre Internet a piattaforma di intrattenimento sarebbe ormai una lettura incompleta. Sempre più spesso la rete diventa uno spazio di produzione della conoscenza, di collaborazione e di lavoro.
Ed è proprio qui che entra in scena l’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale entra nella vita quotidiana
Il 2026 sembra segnare il passaggio definitivo dall’intelligenza artificiale come curiosità tecnologica all’AI come strumento quotidiano.
Secondo la ricerca, gli italiani dedicano mediamente 53 minuti alla settimana ai chatbot. Può sembrare ancora poco, ma rappresenta un cambiamento culturale significativo. Non utilizziamo più l’intelligenza artificiale soltanto per sperimentare: la consultiamo per scrivere, tradurre, cercare informazioni, organizzare attività, apprendere.
Non sorprende allora che, se oggi solo l’11% degli italiani consideri l’intelligenza artificiale essenziale nella propria routine, il 18% riconosca già di aver migliorato grazie ad essa la propria esperienza online. Percentuali destinate probabilmente a crescere molto rapidamente.
La fragilità dei dati personali
Accanto alle opportunità emergono però le fragilità.
Il 66% degli italiani dichiara di avere condiviso online la propria data di nascita, il 64% nome e cognome e il 43% persino l’indirizzo completo di casa. Numeri che raccontano come la consapevolezza sulla gestione dei dati personali sia ancora insufficiente rispetto alla velocità con cui evolvono piattaforme e algoritmi.
Quasi tre italiani su dieci affermano inoltre di non riuscire a immaginare una giornata senza Internet, mentre il fenomeno del second screen continua a crescere: il 29% utilizza contemporaneamente smartphone e televisione, commentando sui social ciò che sta guardando.
Non siamo semplicemente più connessi. Viviamo in una dimensione di connessione permanente.
La cybersecurity come cultura
L’arrivo dell’intelligenza artificiale rende ancora più evidente che la cybersecurity non può più essere affrontata esclusivamente come una questione tecnica.
Password robuste, autenticazione a due fattori e software aggiornati restano strumenti indispensabili. Ma oggi serve soprattutto una nuova alfabetizzazione digitale capace di spiegare come vengono raccolti, elaborati e utilizzati i dati che ogni giorno affidiamo a piattaforme e sistemi intelligenti.
È la stessa prospettiva che da anni ispira l’attività dell’Osservatorio TuttiMedia: promuovere una cultura dell’innovazione che metta al centro le persone, la qualità dell’informazione e la consapevolezza nell’uso delle tecnologie.
Per questo la vera sfida non riguarda soltanto la sicurezza informatica, ma la capacità di costruire cittadini digitali, in grado di comprendere il funzionamento degli ecosistemi tecnologici nei quali vivono.
Oltre il tempo online
I venticinque anni trascorsi in rete non raccontano semplicemente quanto tempo passiamo davanti a uno schermo.
Descrivono il trasferimento di una parte significativa della nostra vita dentro un ambiente digitale nel quale si intrecciano lavoro, informazione, relazioni sociali, creatività e partecipazione democratica.
L’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questo processo. La questione non è più quanto tempo resteremo connessi, ma quale qualità avranno le nostre interazioni, quale valore sapremo attribuire ai dati che produciamo e quale cultura digitale saremo capaci di costruire.
Perché il futuro non dipenderà soltanto dalle tecnologie che svilupperemo, ma dalla consapevolezza con cui impareremo ad abitarle.
Metodologia – La ricerca è stata commissionata da NordVPN e realizzata dalla società Cint tra il 1° e il 17 aprile 2026. L’indagine ha coinvolto oltre 20.000 utenti Internet in 20 Paesi. Per l’Italia il campione è composto da 1.001 persone tra i 18 e i 74 anni, selezionate con criteri di rappresentatività nazionale per età, genere e area geografica.
NordVPN è una piattaforma dedicata alla privacy e alla sicurezza online che offre servizi VPN e strumenti per la protezione della navigazione, tra cui sistemi di monitoraggio delle violazioni dei dati, difesa da malware, phishing e tracker, oltre a funzionalità per la tutela della riservatezza degli utenti.
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Maria Pia Rossignaud
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