In questo articolo ti portiamo in un road trip in Uzbekistan, su un tratto della storica strada che consentiva i commerci tra il Medio Oriente e l’Asia Orientale: un itinerario di sette giorni senza aereo lungo la Via della Seta, dalla leggendaria Samarcanda alla capitale Tashkent.
Questo tratto dell’Uzbekistan lungo l’antica Via della Seta racchiude l’essenza stessa del viaggio d’esplorazione e di avventura: un mosaico di steppe sconfinate, mercati che profumano di cumino e cupole in maiolica che cambiano colore a seconda dell’inclinazione del sole. Pianificare un road trip in queste terre significa mettersi in sintonia con i ritmi dei vecchi mercanti, dove il paesaggio muta gradualmente per svelare la transizione tra oasi storiche e modernità cittadina.
Scegliere un viaggio on the road lungo le strade centroasiatiche regala la libertà di fermarsi nelle chaikhane (le tradizionali sale da tè) lungo la strada, di fare una deviazione verso laghi incantevoli e di comprendere l’immensità geografica di una regione che ha fatto da ponte tra Oriente e Occidente per secoli. L’idea di muoversi senza aereo, valorizzando la continuità del percorso terrestre, restituisce spessore all’esperienza del viaggio. Per i lunghi tratti di avvicinamento che precedono l’ingresso nei territori asiatici o per i tuoi transiti all’interno dei confini continentali, ti consigliamo di sfruttare i servizi di telepedaggio anche in Europa per saltare la coda al casello e ottimizzare i tempi di guida.
In vacanza senza aereo: 7 giorni on the road lungo la Via della Seta
L’itinerario che si snoda da Samarcanda a Tashkent offre un bilanciamento perfetto tra archeologia monumentale, natura incontaminata e il volto sovietico e contemporaneo del Paese. Ecco sette tappe imperdibili per chi ama la guida e vuole scoprire l’Uzbekistan da una prospettiva autentica.
Giorno 1: la maestosità senza tempo di Samarcanda
Il punto di partenza non potrebbe essere più iconico. Samarcanda, crocevia di culture e capitale dell’impero di Tamerlano, accoglie i viaggiatori con la monumentale Piazza Registan. Questo spazio immenso è delimitato da tre madrasse (Ulugh Beg, Sher-Dor e Tilya-Kori) i cui portali sono interamente rivestiti di incredibili mosaici azzurri, blu e oro. Poco distante si trova il Mausoleo Gur-Emir, la tomba di Tamerlano, riconoscibile dalla cupola scanalata color turchese e dagli interni sfarzosi in foglia d’oro e giada. Non perderti un giro tra i banchi del Siab Bazaar: qui l’aria è densa dell’odore del pane tipico appena sfornato, il non, una pagnotta tonda e densa stampata con motivi geometrici.
Giorno 2: i segreti di Shah-i-Zinda e la scienza di Ulugh Beg
La seconda giornata a Samarcanda esplora gli aspetti più intimi e scientifici della città. La mattina comincia dalla scalinata di Shah-i-Zinda, una necropoli formata da un corridoio di mausolei dove le sfumature delle piastrelle di ceramica raggiungono livelli di raffinatezza unici al mondo. È un luogo di profondo rispetto e spiritualità, frequentato dai pellegrini. Successivamente, spostati verso la collina di Chupan-Ata per visitare i resti dell’Osservatorio di Ulugh Beg. Nel XV secolo, questo sovrano e astronomo costruì un sestante gigantesco per calcolare la durata dell’anno solare con uno scarto di appena pochi secondi rispetto ai calcoli moderni. Prima di preparare i bagagli, una sosta alla mastodontica Moschea di Bibi-Khanym ricorda le ambizioni smisurate di Tamerlano, che volle erigere la moschea più grande del mondo islamico dell’epoca.
Torna alla guida e punta verso sud, in direzione di Shahrisabz, la città natale di Tamerlano. La strada per raggiungerla è spettacolare: si attraversa il passo montano di Takhtakaracha, un tragitto tortuoso che offre vedute panoramiche sulla catena del Zeravshan, tra montagne brulle e piccoli banchi improvvisati che vendono formaggio secco (kurut) ed erbe aromatiche. Una volta a Shahrisabz, l’impatto visivo è dominato dalle rovine dell’Ak-Saray, il Palazzo Bianco. Sebbene rimangano solo i piloni del portale d’ingresso, i loro 38 metri d’altezza testimoniano la grandiosità della struttura originaria. La visita prosegue verso il complesso di Dorut Tilovat, con la Moschea Kok Gumbaz dalla cupola blu acceso, e le cripte destinate ai discendenti del condottiero.
Giorno 4: l’oasi di Nurata e la fortezza di Alessandro Magno
Lasciandosi le montagne alle spalle, l’itinerario piega verso nord-ovest per raggiungere la cittadina di Nurata, situata ai margini del deserto del Kyzylkum. Qui si visitano i resti di una fortezza militare fondata da Alessandro Magno, abbarbicata sulla roccia, dalla quale si gode di una vista strategica sull’intera vallata. Ai piedi della fortezza sorge il complesso di Chashma, una fonte d’acqua sorgiva considerata sacra e popolata da pesci che i locali non pescano per motivi religiosi. Questa tappa rappresenta lo stacco netto tra le grandi architetture imperiali e la vita di provincia uzbeka, dove i ritmi rallentano e i paesaggi iniziano a farsi più aridi e desertici, quasi a prepararti all’incontro con la grande steppa.
Giorno 5: il deserto del Kyzylkum e le sponde del Lago Aidarkul
La quinta giornata è dedicata alla natura. Guidando attraverso le piste del deserto del Kyzylkum, raggiungi il Lago Aidarkul, un immenso specchio d’acqua artificiale che contrasta in modo netto con la sabbia e i cespugli secchi circostanti. Questo luogo offre un’esperienza di isolamento totale. Lungo le sponde è facile avvistare stormi di uccelli migratori e mandrie di cammelli battriani. Trascorri la notte in un campo di iurte tradizionali in feltro. Per amplificare le sensazioni, cena intorno al fuoco sotto il cielo stellato privo di qualsiasi inquinamento luminoso, ascoltando i canti dei musicisti locali (i bakhshi): ti permetterà di toccare con mano l’eredità nomade che coesiste da sempre con l’anima stanziale delle città della Via della Seta.
Giorno 6: il Parco Nazionale di Zaamin
Prima di entrare nella capitale, fai una deviazione verso est nella provincia di Jizzakh per esplorare il Parco Nazionale di Zaamin. Situato sulle pendici settentrionali della catena del Turkestan, questo parco è una rivelazione: canyon di roccia rossa, fitti boschi di conifere e fiumi d’alta quota gli hanno valso il soprannome di “Svizzera dell’Uzbekistan”. La strada sale tra tornanti freschi e rigogliosi, un’alternativa montana ai paesaggi desertici dei giorni precedenti. È il posto ideale per un trekking leggero e per assaggiare il tandir kebab, una specialità locale a base di carne d’agnello cotta lentamente in forni d’argilla interrati e aromatizzata con rami di ginepro, un sapore intenso e indimenticabile.
Giorno 7: l’arrivo a Tashkent
L’ultimo giorno del viaggio si conclude a Tashkent. La capitale si presenta come una grande metropoli, ricostruita in gran parte dopo il devastante terremoto del 1966 secondo i canoni dell’urbanistica sovietica, ma nasconde un cuore antico. Nel complesso di Khazrati Imam si concentra la Tashkent spirituale: qui, all’interno della biblioteca, è conservato il Corano di Usman, il testo coranico più antico del mondo. A poca distanza, il Bazar Chorsu, sotto una gigantesca cupola verde in cemento armato, offre un bagno di folla tra spezie, tessuti in seta ikat e artigianato. Infine, non puoi lasciare la città senza essere sceso nel sottosuolo: le stazioni della metropolitana di Tashkent, costruite negli anni Settanta, sono veri e propri musei sotterranei ricchi di marmi, lampadari di cristallo e bassorilievi all’insegna della storia e delle esplorazioni spaziali.
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Rossella Rocco Corallini
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