Lefebviani, lo scisma che divide (ancora) la Chiesa. Ecco cosa succede ora. Il teologo: “È più grave dello strappo dell’88”



Roma, 1 luglio 2026 – Un nuovo scisma ha diviso ancora i seguaci ultra ortodossi di Lefebvre dalla Chiesa di Roma. Tutti i tentativi del Papa di tenere insieme le due fronde cattoliche sono naufragati: oggi a Econe sono stati consacrati quattro vescovi senza il mandato pontificio. È stata una forzatura cercata, tant’è che l’ordinazione è avvenuta ricalcando un copione già noto: quello che nel 1988 ha portato alla scomunica di Marcel Lefebvre e i suoi seguaci da parte di Giovanni Paolo II.

Stesso luogo, il seminario svizzero di Econe, stesso numero di vescovi ordinati all’ombra di San Pietro, stesse modalità del 20 giugno di 38 anni fa. E i motivi? Ufficialmente, a dividere i lefebvriani dal Vaticano sono due visioni diverse della fede, ma il momento scelto per lo strappo è un indizio di una ribellione politica all’interno della Chiesa in un momento di tensione già alta. 

Prima l’attacco al Papa da parte di Trump, ora la fronda interna – ‘riportata a casa’ da Benedetto XVI, che nel gennaio del 2009 tolse la scomunica con un atto considerato storico – che si ribella. Che dietro allo scisma ci siano motivazioni politiche è sottolineato anche dalla presenza oggi a Econe dell’ultradestra di Forza Nuova e dell’ex leghista Mario Borghezio, ora vannacciano. 

E ora cosa succede? In attesa di una risposta ufficiale della Santa Sede sull’atto scismatico, ecco cosa dice il diritto canonico


L’ordinazione dei vescovi senza il mandato del Papa è un atto gravissimo, ma soprattutto segna un punto di non ritorno. In base Codice di diritto canonico, esistono due tipi di scomuniche: 

  • la scomunica Latae sententiae che scatta automaticamente, per il solo fatto di aver commesso il il fatto, senza bisogno che venga dichiarata;
  • la scomunica Ferendae sententiae, inflitta da un’autorità ecclesiastica a seguito di un processo o di un’indagine, diventa effettiva solo dopo essere stata formalmente dichiarata. 

Sul piano del diritto canonico, la partecipazione alle celebrazioni della Fraternità San Pio X – come nel caso dei 20mila fedeli riuniti oggi a Econe – non comporta la scomunica automatica. Diverso è il caso della consacrazione senza autorizzazione ecclesiastica: comporta la ‘scomunica latae sententiae’ per il vescovo consacrante e per chi riceve la consacrazione. Si chiama ‘latae sententiae’, letteralmente “di sentenza già emessa”, proprio perché avviene automaticamente per il fatto commesso. Non è necessaria una sentenza formale da parte di un’autorità ecclesiastica. Ma ora resta da capire se Prevost emetterà comunque un atto per sottolinearne la gravità, visto che fino a ieri si era esposto moltissimo con appelli al rientro nel canone. 

“È un fatto gravissimo, è qualcosa molto di molto doloroso, ancora più grave di quando fu comminata la prima scomunica nel 1988. Si sperava che con l’accoglienza che c’era stata qualcosa potesse cambiare. E invece un atteggiamento così pervicace, così duro, dispiace e non fa il bene della Chiesa”. Lo dice monsignor Bruno Forte, teologo e arcivescovo di Chieti-Vasto. “La speranza di ricucire ci deve essere sempre e lo dimostra da sessanta anni il dialogo ecumenico. Ma non si può fare a prezzo della verità. In nome del dialogo non puoi fare il comodo tuo”, commenta mons. Forte rilanciando le parole del Papa, ovvero che i Lefebvriani, con il gesto di oggi, “hanno voluto lacerare la tunica di Cristo”.

“Sono stati ignorati tutti gli sforzi” di andare loro incontro “fatti sia da Benedetto XVI che da Francesco”, aggiunge il teologo. “È una ferita tristissima, tanto più grave perché consumata da vescovi“, “era stato fatto del tutto per andare loro incontro”. La risposta “è stata, come accade in ogni scisma, una disobbedienza a chi ha il compito di essere il capo della Chiesa”. Per mons. Forte “dietro c’è una motivazione politica, quella di volere rispettare ad ogni costo l’ordine costituito dalla tradizione, ma è una lettura assolutamente forzata e strumentale“.

“La tunica di Cristo, quella che Papa Leone nell’ultima accorata lettera del 29 giugno chiedeva di ‘non lacerare’, alla fine è stata strappata”. È chiaro il messaggio della Chiesa che passa sulle pagine di Vatican News, il canale di comunicazione ufficiale della Santa Sede. 


La consacrazione ha attirato ad Econe un migliaio di ordinari, tra sacerdoti e religiosi, e almeno 20mila fedeli. “Lo hanno fatto senza mandato pontificio – scrive ancora Vatican News – pur avendo i nuovi presuli risposto affermativamente alla formula liturgica: ‘Habetis mandatum apostolicum?’. Lo hanno fatto, rivendicando la necessità di garantire la continuità e la stessa sopravvivenza della congregazione, nonostante i tentativi di dialogo della Santa Sede e i moniti a non procedere ad uno scisma da parte del cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dallo stesso Leone XIV nella lettera di due giorni fa”. 

Dai guanti indossati dai prelati – rossi per i consacranti, bianchi per i nuovi vescovi – fino al colore delle scarpe. Bianche sopra calzini rossi per i quattro nuovi vescovi consacrati, contro la volontà del Papa.

I Lefebvriani hanno usato tutti i simboli dell’antica liturgia nel corso della celebrazione ad Econe, in Svizzera. Al momento della consacrazione i quattro nuovi vescovi sono stati anche bendati su fronte e mani per ricevere l’olio

“Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse. Noi parliamo la lingua delle fede, il linguaggio della tradizione”. Sono parole forti quelle pronunciate da don Davide Pagliarani, il Superiore della Fraternità San Pio X, nell’omelia della messa di consacrazione a Econe. “Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo, ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo. Non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori”, ha continuato. 

“Quante volte abbiamo visto il Papa in questa situazione. Proprio perché amiamo il Vicario di Cristo non vogliamo questa umiliazione, umiliazione che ricade su tutta la Chiesa, messa sullo stesso piano delle false religioni”, ha aggiunto il capo dei Lefebvriani.


“Davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle“, ha sottolineato don Pagliarani.


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