Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata al dossier Mafia e Appalti.
Ma i contatti del Lipari con l’Abbate non sono i soli con l’ambiente della mafia, infatti l’ascolto delle utenze telefoniche a lui in uso dava modo di stabilire la sicura cointeressenza di questi con il noto indiziato mafioso BUSCEMI Antonino, nato a Palermo il 28/07/1946.
Per ben due volte il Buscemi veniva telefonicamente cercato da personale dell’ufficio del Lipari alla GENERALI IMPIANTI s.p.a., con sede in via Spatafora s.n. Palermo, societa` frutto della fusione delle societa’ GENERALI IMPIANTI e CAVA BILLIEMI s.p.a., della quale il Buscemi risultava socio fondatore.
Buscemi Antonino, nato a Palermo il 28.07.1946, indiziato “M”, e’ inoltre inserito a vario titolo nelle seguenti societa’:
– LA.SER. s.r.l. (titolare);
– CALCESTRUZZI PALERMO s.p.a. (amm.unico);
– FINSAVI s.r.l. (socio fondatore e azionista).
Particolarmente interessante risultava il fatto che meta’ del capitale sociale della FINSAVI s.r.l. era sottoscritto dal colosso imprenditoriale rappresentato dalla CALCESTRUZZI s.p.a. di Ravenna, la presidenza della quale e` ricoperta da un personaggio di portata nazionale quale Raoul Gardini.
Il rappresentante in Sicilia di quest’ultima societa’ edilizia risulta essere tale ing. BINI Giovanni, lo stesso che piuttosto frequentemente intrattiene con il Siino rapporti telefonici.
E` importante sottolineare che, alla data del 20.12.1982, la Calcestruzzi s.p.a. controllava 36.380 azioni della C.I.S.A. di Udine. Con verbale di assemblea del 26 gennaio 1987, veniva deliberato di fondere la societa’ nella C.I.S.A. Internazionale s.p.a. con sede in Udine, capitale sociale di lire 2.580.000.000 interamente versato. La fusione si effettuava con il concambio di 264.600 azioni della socia “Calcestruzzi s.p.a.” da nominali L.10.000 della CISA Internazionale s.p.a., che ha aveva gia` adottato la relativa delibera per il conseguente aumento del capitale sociale per L.813.590.000.
Il coefficiente di concambio veniva determinato in riferimento alle azioni della socia “Calcestruzzi s.p.a.”, pari al 44,10% del capitale sociale in quanto le restanti erano gia` possedute dalla incorporante, e calcolato sulla base dei patrimoni netti contabili delle due societa`. In relazione all’avvenuta fusione le azioni della societa` incorporata si intendevano annullate ed alla “Calcestruzzi s.p.a.” con sede in Ravenna, veniva attribuito l’intero aumento del capitale sociale di L.813.590.000, oltre le 264.600 azioni da lire L.5000 cadauna pari a L.l.323.000.000 del capitale sociale complessivo di L.3.393.590.000.
Non e` un caso che dopo pochi mesi da questi cambiamenti societari, la C.I.S.A.- Udine si associ con la Farinella Cataldo per la realizzazione di alcuni appalti in Sicilia. Farinella Cataldo e` parte della stessa organizzazione a cui fanno riferimento Siino Angelo e Buscemi Antonino.
Su cio` si tornera` in seguito.
Queste ultime considerazioni consentono di evidenziare con la dovuta compiutezza quale sia la reale capacita’ imprenditoriale del Buscemi e del Lipari. Rappresentando entrambi gli interessi delle cosche mafiose e` pertanto conseguenziale rilevare come tali interessi coinvolgano anche i colossi della imprenditoria edile del nord Italia, in ossequio ad una perseguita strategia mafiosa di infiltrazione che permette di massimizzare profitti ed investimenti, eludendo l’attivita’ di controllo degli organi competenti.
Al fine di meglio delineare la figura del Buscemi, giovera’ qui ricordare che questi e’ fratello del mafioso Salvatore, condannato ad otto anni di reclusione in occasione del noto maxiprocesso 1, perche’ ritenuto responsabile del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Lo stesso Tommaso Buscetta, lo indica quale capo della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, succeduto a Salvatore INZERILLO.
Infatti e` processuale la vicenda che vuole Buscemi Salvatore coinvolto in un equivoco giro di assegni, i quali, per successive negoziazioni, vedevano coinvolti personaggi del calibro di INZERILLO Salvatore, GAMBINO Rosario e BADALAMENTI Gaetano, i primi due soppressi dalle cosche “vincenti” e il terzo attualmente detenuto negli Stati Uniti.
Nello specifico settore della pubblica edilizia, ricorderemo inoltre, i rapporti intrattenuti dal Buscemi Salvatore con il noto ex sindaco di Palermo, Vito Calogero CIANCIMINO; tra loro esistevano cointeressenze di tipo societario, tramite la comune appartenenza all’ETNA COSTRUZIONI S.p.A., e valutario, stanti i frequenti versamenti di valuta effettuati dal CIANCIMINO sul conto corrente intestato al Buscemi, presso il Banco di Roma.
A sottolineare l’indole mafiosa del Buscemi, giova ricordare che Salvatore, e’ cognato del reggente la famiglia di Uditore, il noto BONURA Francesco.
Nella continuazione dello sforzo investigativo teso alla dimostrazione dell’illecita attivita’ del SIINO, si decideva di approfondire i servizi in direzione di alcune imprese che avessero dato l’impressione di soggiacere a pressioni ed estorsioni di tipo mafioso.
A tale riguardo le difficolta’ incontrate risultavano elevate e cio` perche` le stesse imprese ricorrono alla mediazione del potere mafioso – attraverso tangenti – al fine di aggiudicarsi con assoluta certezza le gare d’appalto di interesse e sfuggire, per converso, ad atti intimidatori. A cio` e` da aggiungere che il clima di terrore opportunamente creato da “Cosa Nostra” tra gli imprenditori edili e` validissimo deterrente ad ogni forma di ribellione e/o collaborazione con gli organi inquirenti.
Nonostante cio’, si perveniva, confidenzialmente, a conoscere un’attivita’ estorsiva perpetrata dal Siino nei confronti dell’ing. VITA Antonio, titolare dell’omonima s.p.a. di Agrigento.
Di conseguenza si decideva di iniziare servizio di intercettazione telefonica nei confronti di quest’ultimo, autorizzata da codesta A.G. con decreto nr. 176/89 ITF del 5.6.1989.
Pur non acquisendo elementi in relazione alla patita estorsione, dopo alcuni giorni (nei quali fonte confidenziale preannunciava il pagamento di una grossa cifra al SIINO), si aveva modo di ascoltare una conversazione per tramite della quale potevano trovare conferma alcuni dati precedentemente acquisiti.
Il 13.6.1989 alle ore 12.59, l’ing. Vita chiama e dialoga con Gallo dell’impresa Vita:
v. Vitag. Gallo
– omissis –
v. poi ha telefonato Equizzi ed ha parlato con la signora, il quale aspettava una risposta…che risposta dobbiamo dare, noi non dobbiamo dare risposta a nessuno.
g. non lo so ingegnere….;
v. noi partecipiamo tranquillamente e regolarmente…;
g. non c’e’ dubbio…
v. va bene?
g. va bene.
– omissis –
I termini della conversazione fanno chiaramente capire che l’Equizzi aveva sollecitato una partecipazione “pilotata” del Vita ad una gara d’appalto di recente indizione (“aspettava una risposta”).
La conferma che si trattasse di una gara d’appalto pubblica, la dava proprio il Vita che, rivelando tra l’altro una certa resistenza alle pressioni ricevute, si rivolgeva al proprio dipendente nel seguente modo:”…noi partecipiamo tranquillamente e regolarmente…”.
La conversazione registrata indica chiaramente l’interesse dell’Equizzi all’illecita “predeterminazione” delle gare d’appalto. Per coincidenza di tempo e di personaggi coinvolti si era portati a ritenere che la precedente conversazione avesse quale oggetto specifico le aste pubbliche indette dal Comune di Palermo per i lavori di ristrutturazione da eseguirsi nel quartiere cittadino dello ZEN, complessivamente ammontanti a 40 miliardi di lire.
Si decideva, a tal punto, di convocare presso questi Uffici, il titolare della Vita s.p.a., il quale in estrema sintesi, informalmente riferiva che:
– in passato aveva subito vari attentati dinamitardi in alcuni suoi cantieri, cosa che l’aveva costretto a procurarsi il materiale edilizio utilizzato commissionandolo a ditte esterne;
– sia prima che dopo i predetti attentati, non aveva mai ricevuto richieste per il pagamento di tangenti e di conseguenza di non averne mai pagati, ne` altresi` aver subito imposizioni di alcun genere;
– per evitare di subire attentati era solito ricorrere a manodopera reclutata nelle stesse zone ove i lavori venivano eseguiti. Cio` gli aveva procurato una certa tranquillita` nell’esecuzione dei vari appalti;
– avere conosciuto Siino Angelo circa dieci anni prima, ma di averne, dopo poco tempo, perso i contatti ripresi recentemente (da almeno sei o sette mesi). Di averlo conosciuto come collega (come tale lui si presentava) che gli proponeva la formazione di raggruppamenti d’imprese per la partecipazione a gare d’appalto, cosa che il Vita non ha mai accettato. L’unico affare che stava per concludere, era l’acquisto di due autovetture presso l’autosalone del Siino, l’Autoteam, vendita che non ando` a termine in quanto i concessionari agrigentini offrivano uno sconto maggiore.
Incalzato da pressanti richieste e dalle contestazioni circa la scarsa credibilita` delle sue affermazioni di estraneita’ ai fenomeni estorsivi, il Vita, improvvisamente e senza specifica richiesta, esternava il proprio timore con le seguenti parole: “lei sa che ogni tanto qualcuno di noi cade…”.
Subito dopo, sempre senza esplicita richiesta, faceva riferimento all’assassinio dell’imprenditore Luigi Raineri, manifestando cosi` il proprio timore di possibili ritorsioni qualora le sue dichiarazioni fossero andate oltre. Proseguiva affermando di conoscere molto bene il Raineri, imprenditore palermitano ucciso dalla mafia il 14.12.1988, da cui si riforniva di materiale edilizio.
Nel corso della conversazione il Vita, spontaneamente asseriva che la morte del costruttore probabilmente doveva leggersi come un segnale per tutti gli altri che come lui non volevano subire il potere mafioso. Segnale che, era stato subito da lui recepito tanto che da allora non aveva quasi piu` operato in prima persona nel palermitano e, quando l’aveva fatto, aveva preferito farlo in associazione con personaggi e/o imprese locali che, a suo dire, gli garantissero una certa sicurezza per l’incolumita’ dei mezzi e delle persone impegnate.
Benche` non completamente positivo il colloquio contribuiva a rafforzare la convinzione che il Siino, anche tramite suoi collegati operasse effettivamente per conto di “Cosa Nostra” con lo specifico compito di riscuotere denaro dalle aziende taglieggiate, nonche` “orientare” l’operato degli imprenditori di spicco delle altre provincie.
Nel corso delle investigazioni si aveva modo di acquisire ulteriori elementi in merito alla vicenda dell’appalto per la costruzione della gradinata e della tribuna del campo sportivo di Mazzara del Vallo, aggiudicata alla r.t.i. Siino-Equizzi e svolti in regime di sub-appalto da Lombardino Paolo. Questi risultava in contatto con l’ing. Milone Giuseppe, direttore dei lavori di detto appalto.
Si accertava che l’impresa edile L.R.G. Generale Mediterranea s.p.a era stata autorizzata ad eseguire, in regime di subappalto, parte dei lavori in programma. La suddetta societa` annovera quale azionista di maggioranza tale Faraci Adriana, moglie del gia` citato Lombardino Paolo. Aldila’ della situazione burocraticamente rappresentata, si poteva accertare con la conversazione telefonica riportata a pag. 28 che, in realta`, il Lombardino avrebbe sopportato l’intero onere dell’opera, elargendo, quale contropartita, agli effettivi aggiudicatari dei lavori una somma pari al 10% (suddivisa in due quote da 5%).
Cio’ rappresenta un chiaro ricorso all’illeggittimo sub-appalto. Si potrebbe obiettare che il Lombardino avrebbe trovato scarsa convenienza eseguendo tali lavori, avendo dovuto rinunciare, oltre che alla cifra rappresentata dal ribasso percentuale offerto dalla r.t.i. aggiudicataria, anche ad un ulteriore 10% dovuto ai rappresentanti di quest’ultima a titolo di contropartita.
Ma l’illecito non si fermava al solo punto in esame.
La conversazione telefonica delle ore 09.21 del 6.6.1989 tra il Siino ed il Lombardino rivela gli interessi che legano i due all’ingegnere romano Milone.
Due i riferimenti che consentivano di individuare con certezza i termini della discussione: il primo relativo al completamento di un campo sportivo (“…abbiamo il problema del campo, lo stiamo sistemando…”), il secondo relativo ad una perizia di variante e suppletiva che i due tentano di realizzare nel corso dell’esecuzione dei sopra citati lavori (“…ti fanno vedere il cantiere e questa perizia che stiamo portando avanti…”).
Proprio grazie a questa perizia di variante e suppletiva, il Lombardino avra` modo, aumentando gli stanziamenti per l’esecuzione dell’opera, di recuperare la quota del 10% data al Siino e all’Equizzi quale contropartita dei lavori a lui effettivamente ceduti.
Che il Lombardino si occupasse dell’esecuzione di tutti i lavori previsti e non soltanto di quelli assegnatigli con contratto di sub-appalto (movimento terra, carpenteria e recinzione), veniva da lui stesso evidenziato quando si attribuiva la realizzazione delle parti in calcestruzzo, delle solette e della preparazione del fondo sabbioso del campo da gioco.
Il Lombardino, in data 8.5.1989 veniva denunciato dall’Arma di Mazzara del Vallo con R.G. nr.83/80-l8, perche` responsabile di associazione per delinquere di tipo mafioso ed altro. Con lo stesso rapporto veniva altresi` denunciato Barbera Nicolo`, nato a Mazzara del Vallo il 14.12.1952, pregiudicato, ex diffidato di P.S., responsabile anch’egli di associazione per delinquere di tipo mafioso ed altro. Questi sarebbe stato il materiale esecutore di alcuni attentati incendiari, subiti da societa` produttrici di materiali per l’edilizia, progettati e voluti dal gruppo mafioso di cui, tra gli altri, avrebbero fatto parte il noto mafioso AGATE Mariano e lo stesso Lombardino.
Ulteriori elementi utili alle indagini si raccoglievano nel servizio di osservazione presso il civico 53 di via De Gasperi del 30.3.1989. Quel giorno, vi confluivano, a brevi intervalli tra loro, alcuni individui sicuramente rappresentanti di societa` facenti capo agli interessi del noto Provenzano Bernardo.
I personaggi erano:
– GARIFFO Carmelo, nipote del Provenzano, gia’ impiegato presso la Medisud s.r.l. nonche` spesso reperibile, in passato presso gli uffici della I.MA. s.p.a.;
– PASTORELLI Carmelo, figlio di Sebastiano, quest’ultimo socio della stessa societa` operante nel settore delle forniture sanitarie. Pastorelli Carmelo e` stato fino al 22.4.1984 membro del collegio sindacale della s.p.a. “Costa Rossa” operante nel settore turistico. In tale societa` erano, altresi`, riposti gli interessi del Lipari Giuseppe. Inoltre, lo stesso Pastorelli, fino all’8.3.l983, e` stato membro del collegio sindacale della SIC.I.EL., societa` impegnata nel settore dell’ impiantistica elettrica, alla quale si suppone, il Lipari sia analogamente interessato.
Attualmente il Pastorelli fa parte della societa` edilizia CO.MI.PAS., unitamente al cognato Mirabile Giuseppe, il quale e`, anche, membro del consiglio di amministrazione e maggiore azionista della gia’ citata “Costa Rossa” s.p.a. Cio` dimostrerebbe, data l’attualita` dei contatti, come gli assetti economici del pool imprenditoriale legato a Provenzano siano sostanzialmente immutati ed attivi. Cio` anche in considerazione dell’attualita` dei rapporti tra il Lipari e D’Amico Vincenzo, quest’ultimo facente parte della Medi Sud, Scienti Sud e Coas tutte operanti nelsettore sanitario.
Tra le persone piu` frequentemente in contatto con il Siino e il Lipari, spiccava il nome di Equizzi Rosario.
Lo stesso in precedenza era stato indicato quale “alter ego” del Siino nei rapporti con le imprese edili ed e`, altresi`, in confidenziale rapporto con il Lipari. Si procedeva, percio`, a intercettazione telefonica nei suoi confronti e sin dalla primissime conversazioni registrate, si aveva la certezza che l’Equizzi ricorresse all’illecita “collaborazione” di altre societa` edili al fine di stravolgere i risultati delle gare d’appalto pubblico a proprio o altrui vantaggio.
Cio` e` quanto si deduceva dalla conversazione delle ore 19.15 del 17.07.1989, con Padovani Orazio nato a Loreo (RO) il 14.02.1928 e residente a S.Dona` di Piave (RO), via Trezza 12. Lo stesso ricopre la carica di vice presidente del consiglio di amministrazione della societa’ consortile a.r.l. “Ribera Uno” di Agrigento.
P= PADOVANI S= Segretaria E= EQUIZZI
S= Equizzi buona sera;
P= Padovani, buona sera …incompr…;
S= attenda un attimo;
E= pronto?;
P= Equizzi? Padovani sono buona sera;
E= buona sera;
P= senta un po`, io ho bisogno per cortesia che mi inviate per posta le ricevute delle raccomandate perche` facilmente potrebbe… essere che me le chiedono;
E= mi pare che siano state gia` spedite, un attimo solo, pronto?;
P= si;
E= guardi che le ha gia` spedite DE MARCO;
P= li ha spedite, tutto a posto;
E= si, si, tutto bene, io la ringrazio infinitamente;
P= senta un po`, ho bisogno io anche dell’altro numero,
me l’avete, che l’ho messo io, no?;
E= si;
P= e l’altro? ah… altro bisogna che me lo scriva, eh;
E= si, si, certo, certo, un attimo solo eh… pausa…
pronto?;
P= eh;
E= uno, nove, sette (197);
P= e l’altro era come era prima;
E= si, altro era quello di prima;
P= va bene;
E= va bene;
P= …va bene, allora i… …incompr… sono a posto;
E= si, si, si;
P= va bene;
E= comunque siamo a sua disposizione;
P= d’accordo;
Si salutano.
Il tenore della conversazione fornisce elementi di sufficiente chiarezza, i quali, sottopposti ad analisi deduttiva, consentono di trarre le seguenti considerazioni:
– le “ricevute delle raccomandate” sono sicuramente riferite al sistema usato per l’invio delle buste contenenti l’offerta percentuale relativa a qualche gara d’appalto. Le offerte si inviano infatti a mezzo raccomandata;-
avendo il Padovani richiesto le stesse all’Equizzi, e` dimostrato che quest’ultimo fosse in possesso delle ricevute appartenenti alla societa` di Agrigento;
– cio` evidenzia che l’Equizzi aveva materialmente inviato la busta contenente l’offerta del Padovani.
Quindi il palermitano aveva potuto sicuramente disporre dell’ intero plico, usandone il contenuto per fini illeciti;
– il Padovani sollecita la restituzione delle ricevute onde poter fronteggiare eventuali indesiderati controlli (“…perche` facilmente potrebbe essere che me le chiedono…”);
– dalla conversazione si desume che le offerte inviate erano due, delle quali, una completa della cifra percentuale, l’altra inviata in bianco (“…ho bisogno dell’altro numero, un numero me l’avete che l’ho messo io? e l’altro…bisogna che me lo scriva eh?…”).
Questo prova che l’Equizzi ha materialmente apposto la cifra dell’offerta appartenente all’impresa rappresentata dal Padovani, al fine di turbare, con l’aiuto di questi, almeno due gare di pubblico appalto;
– a conferma dell’illecita “cortesia” ricevuta, l’Equizzi esprime al proprio interlocutore gratitudine e futura disponibilita` (“…io la ringrazio infinitamente…..siamo a sua disposizione….);
– mancando i riferimenti alle due gare oggetto dell’accordo non e` stato possibile verificare se effettivamente l’impresa di Agrigento abbia recentemente partecipato ad una gara d’appalto con una cifra percentuale composta dai numeri indicati dall’Equizzi (“197”);
– la “Ribera Uno” s.r.l. ricade tra gli interessi dell’imprenditore IACOPELLI Procopio, nato a Castellamare del Golfo il 24.09.1940 e residente ad Agrigento. Lo stesso e`, altresi`, inserito nelle seguenti societa`:
. IACOPELLI Procopio, ditta individuale in Agrigento;
. I.A.G.I. s.p.a. di Agrigento, cio` poiche` si ritiene che il Padovani operi per conto del suddetto imprenditore.
Giova precisare che, inizialmente, l’attivita`investigativa sopra riportata era indirizzata dall’Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, al quale veniva inviato il rapporto nr. 2272/1-1988 del 22.5.1989. Le risultanze piu’ evidenti dei servizi compiuti venivano sintetizzate nel “rapporto informativo” circa gli esiti di indagine preventiva esperita su attivita’ imprenditoriali riconducibili ad associazione per delinquere di stampo mafioso” nr. AC/686.89/F42 dell’1.6.1989 che l’Alto Commissario inviava al Procuratore della Repubblica di Palermo ed a quel Comando Gruppo Carabinieri per le indagini successive (vds.all.nr.12).
Queste, riepilogate nel R.G. nr. 2272/30-1988 del 13.9.1989 della 1^ Sezione del Nucleo Operativo CC. diretto a codesta Procura della Repubblica, non permettevano, comunque, di acquisire incontrovertibili elementi di prova a carico del Siino e degli altri personaggi gravitanti nella sua orbita, pur evidenziando una interessantissima rete di collegamenti interpersonali sicuramente e incontestabilmente riconducibili alle attivita` illecite nel settore della imprenditoria organizzate e gestite da Cosa Nostra (vds.all.nr.13).
Nonostante cio’, si perseverava nell`attivita` investigativa anche nella considerazione che, nel corso di intercettazioni telefoniche autorizzate per le indagini relative agli illeciti posti in essere nel comune di Baucina, in piu’ occasioni veniva fatto riferimento ai fratelli Siino quali interessati allo svolgimento di lavori per la metanizzazione di quel centro e la costruzione della strada panoramica dell’Acquasanta.
Considerando che da quest’ultima indagine emergeva che:
– i fratelli Siino risultavano direttamente interessati ai lavori pubblici del comune di Baucina;
– il consorzio CEMPES era formato da societa’ collegate con esponenti di spicco dell’organizzazione criminale locale, tra cui FARINELLA Cataldo, direttamente
collegato alle attivita’ illecite di Siino Angelo;
– l’ing. SIMONETTI Salvatore, rappresentante dell’impresa “ing. Fortunato Federici s.p.a.” era risultato in contatto con il Siino ed il suo entourage, si decideva di iniziare una nuova attivita’ di indagine per definire, con valore giudiziale, i settori di interesse di Cosa Nostra nell’ambito degli appalti per lavori pubblici, mantenendo come punto principale di riferimento colui che si riteneva “delegato” alla gestione di tali affari: Angelo SIINO.
Prima di esporre le risultanze acquisite, appare opportuno, per una migliore e piu` facile analisi del presente elaborato, indicare che lo stesso e` stato suddiviso in due parti:
– la prima, relativa all’associazione per delinquere di tipo mafioso e semplice;
– la seconda, dedicata al consorzio CEMPES, alla societa` RIZZANI DE ECCHER, ed alla s.r.l. COSTRUZIONI FALLETTA – PICONE.
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