“Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso”.
Con queste parole la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, la senatrice M5S Barbara Floridia, ha annunciato oggi, giovedì 2 luglio, le proprie dimissioni dalla guida dell’organismo bicamerale di controllo del servizio pubblico televisivo.
Oltre alla presidente Floridia hanno rassegnato le dimissioni anche tutti i componenti dei partiti di opposizione.
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai è l’organo bicamerale che controlla il rispetto della missione di servizio pubblico della Rai e deve esprimere il parere vincolante sulla nomina del presidente dell’azienda.
La decisione è stata comunicata con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Da quasi due anni la Commissione di Vigilanza Rai è sostanzialmente paralizzata. Diverse sedute sono andate deserte per mancanza del numero legale e l’organismo non è riuscito a svolgere con continuità la propria attività.
Alla base dello stallo c’è il mancato accordo sulla nomina del nuovo presidente della Rai: la maggioranza non dispone da sola dei voti necessari per approvare il candidato indicato, Simona Agnes, mentre le opposizioni si sono sempre dichiarate contrarie.
Nel pomeriggio, poi, è arrivato l’annuncio delle dimissioni in blocco anche dei componenti della maggioranza.
Vigilanza Rai, si dimettono tutti: cosa sta succedendo?
La paralisi della Commissione di Vigilanza Rai è in una nuova fase dopo che questa mattina la presidente Floridia e i consiglieri di M5S, PD, IV e AVS hanno deciso di dimettersi in massa in segno di protesta.
La senatrice pentastellata ha annunciato le sue dimissioni in un lungo post sui social in cui ha definito la sua decisione “sofferta” ma “necessaria e inevitabile”.
Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle commissioni parlamentari.
Floridia parla di “ricatto” della maggioranza che impedisce “deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla presidenza della Rai.”
Le dimissioni sono arrivate oggi dopo 18 mesi di stallo dei lavori perché:
Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo.
Ha scritto l’ormai ex presidente della Commissione.
Con Floridia lasciano anche la vicepresidente Maria Elena Boschi e gli altri componenti di minoranza della bicamerale.
Nel messaggio diretto ai presidenti delle Camere, spiegano che “la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare”.
Si dimette anche la maggioranza: “Commissione bloccata dalle opposizioni”
Intanto nel pomeriggio è arrivata anche la risposta della maggioranza che ha annunciato l’intenzione di dimettersi dalla Commissione di Vigilanza Rai insieme all’opposizione.
I componenti del centrodestra hanno accusato le minoranze di aver sfruttato la necessità della maggioranza dei due terzi per l’elezione del presidente Rai per bloccare i lavori.
Secondo la maggioranza, proprio questa regola avrebbe reso possibile lo stallo, impedendo di arrivare a una decisione nonostante la candidatura già indicata dal consiglio di amministrazione dell’azienda.
Le opposizioni vengono inoltre accusate di aver rifiutato ogni apertura sul nome proposto dal governo, aggravando così la paralisi della Commissione.
La maggioranza ha infine ribadito la disponibilità a ricostituire la Commissione e a riprendere rapidamente i lavori una volta superata la fase di blocco.
Nomina del presidente Rai: perché lo stallo non si sblocca
La clamorosa protesta dei componenti dell’opposizione e la successiva risposta della maggioranza, arrivano a poco più di due mesi dall’altrettanto eclatante gesto del deputato di Italia Viva, Roberto Giacchetti, che lo scorso maggio si incatenò ai banchi del Parlamento annunciando lo sciopero della fame e della sete.
Il motivo era lo stesso, cioè protestare contro lo stallo dei lavori in Commissione di Vigilanza.
Il nodo in Commissione di Vigilanza è innanzitutto politico: la maggioranza non dispone dei voti necessari per approvare da sola il parere sulla nomina del presidente della Rai. Per farlo, deve raggiungere un’intesa con una parte dell’opposizione, che però ha ribadito di non essere disponibile a sostenere il nome indicato dal governo.
Per la nomina del presidente della Rai è infatti necessario il voto favorevole dei due terzi della Commissione, una soglia che la maggioranza non può raggiungere da sola.
Per questo il centrodestra ha scelto, in più occasioni, di non garantire il numero legale in Commissione, evitando così una possibile bocciatura e rinviando il voto in attesa di un accordo politico.
La Commissione può continuare a funzionare o si blocca tutto?
Si tratta di una situazione inedita, per modalità e dimensioni: non si è dimessa solo la presidente della Commissione, ma l’intero assetto politico dell’organismo, con le dimissioni prima dei 16 componenti dell’opposizione e poi anche della maggioranza.
Dal punto di vista istituzionale, si configura come un gesto molto forte perché una commissione parlamentare normalmente funziona attraverso il confronto politico, anche aspro.
Arrivare alle dimissioni simultanee di entrambi gli schieramenti significa di fatto mettere in discussione la capacità stessa della Commissione di svolgere la funzione per cui è stata istituita.
Ma veniamo al punto: cosa succede ora?
Le dimissioni non comportano automaticamente lo scioglimento della Commissione.Spetterà ai presidenti di Camera e Senato valutare gli adempimenti conseguenti, mentre i gruppi parlamentari potranno indicare eventuali sostituti per ricostituire l’organismo.
Se invece le forze politiche manterranno la linea delle dimissioni senza procedere a nuove designazioni, la Vigilanza Rai rischia di rimanere di fatto paralizzata. Una situazione che complica ulteriormente anche la nomina del presidente della Rai, ferma ormai da molti mesi.
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Maria Rita Esposito
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