Si è concluso con un bilancio decisamente positivo il ciclo di incontri “La Castagna Cuneo Igp incontra il territorio – Potenzialità, proposte e confronti”, promosso dal Consorzio di valorizzazione e tutela della Castagna Cuneo Igp per favorire il dialogo tra i diversi attori della filiera castanicola e approfondire le prospettive di sviluppo del settore.
I tre appuntamenti, ospitati a Cuneo, Mondovì e Lagnasco, hanno visto una partecipazione numerosa e qualificata di produttori, aspiranti castanicoltori, amministratori locali e operatori del comparto, confermando il crescente interesse verso una filiera che, soprattutto nelle aree montane, continua a rappresentare un’importante opportunità di sviluppo economico e di presidio del territorio.
Nel corso degli incontri sono state illustrate le novità del Disciplinare della Castagna Cuneo Igp, l’attività svolta dal Consorzio nell’ultima stagione, a partire dalla partecipazione alle principali manifestazioni fieristiche internazionali di Berlino, Madrid, Rimini e Firenze, e sono stati approfonditi i temi della valorizzazione del prodotto, del rinnovamento dei castagneti e delle prospettive di mercato.
E’ stato evidenziato il forte legame della Castagna al territorio della provincia di Cuneo, che conta oltre 4.200 ettari di superficie dedicata, la più alta nella nostra Regione ed una delle principali a livello nazionale. Un legame che va rafforzato a favore della valorizzazione del prodotto per incrementare il reddito agricolo della filiera produttiva. Territorio significa altresì tutela dei castagneti, della biodiversità, prevenzione del dissesto idrogeologico, oltre a tradizione e cultura per preservare l’identità locale, la storia e le manifestazioni popolari. La Castagna Cuneo Igp con il suo territorio può e deve diventare un volano di promozione turistica, percorsi enogastronomici, sagre ed eventi caratteristici.
«Gli incontri sono stati molto interessanti e partecipati – commenta il presidente del Consorzio Castagna Cuneo Igp, Marco Bellone – e hanno centrato l’obiettivo di promuovere la coltivazione e la commercializzazione della Castagna Cuneo Igp, coinvolgendo non solo i produttori già attivi, ma anche persone interessate ad avvicinarsi a questo settore. È emersa chiaramente la necessità di continuare a investire nella formazione e nell’informazione, perché per ottenere produzioni di qualità servono competenze, oltre a piante sane e ben curate. Molti castagneti presentano esemplari ormai obsoleti che dovranno essere progressivamente sostituiti».
Per Bellone il futuro della castanicoltura passa anche attraverso una sempre maggiore valorizzazione commerciale del prodotto: «Prima di tutto dobbiamo far conoscere la Castagna Cuneo Igp e le sue caratteristiche distintive. Occorre educare il consumatore a riconoscere e apprezzare il sapore di una castagna di qualità. Se riusciremo a promuovere efficacemente il nostro marchio, sarà poi il mercato stesso a cercare il prodotto».
Il presidente del Consorzio sottolinea come le varietà storiche del territorio continuino a rappresentare un patrimonio di assoluto valore: «Il Garrone Rosso e il Marrone hanno un futuro importante, perché sono molto richiesti anche dall’industria dolciaria. Nel nostro settore la materia prima destinata all’industria non è uno scarto, ma spesso rappresenta la parte più pregiata della produzione: per realizzare marron glacé servono infatti castagne di altissima qualità. La Castagna Cuneo non teme confronti, né in Italia né all’estero. Il Marrone resta il punto di riferimento assoluto per gli intenditori. Dobbiamo però migliorare la pezzatura, e questo si ottiene soltanto con una corretta manutenzione dei castagneti».
Guardando ai mercati internazionali, Bellone ricorda come la castagna cuneese abbia una lunga tradizione di esportazione: «Dopo la Seconda guerra mondiale la castagna di Cuneo era molto ricercata negli Stati Uniti, anche se allora mancavano adeguati sistemi di conservazione. Oggi la logistica consente di raggiungere rapidamente qualsiasi mercato. Dopo l’articolo pubblicato lo scorso anno dal New York Times e grazie anche all’interessamento dell’assessora di Cuneo Sara Tomatis, la settimana scorsa la Castagna Cuneo Igp è tornata protagonista a New York, nell’ambito di un’iniziativa promozionale delle eccellenze agroalimentari piemontesi organizzata da Atl Cuneese e Regione Piemonte insieme a vino, nocciole e tartufo. È un segnale importante che conferma il crescente interesse internazionale verso il nostro prodotto».
Tra i messaggi emersi con maggiore forza durante il ciclo di incontri figura anche l’importanza di rafforzare il Consorzio: «Invitiamo tutti i produttori ad aderire al sistema Igp. Ottenere la certificazione significa poter valorizzare il proprio prodotto con un marchio riconosciuto e partecipare alle attività promozionali che il Consorzio realizza sul territorio e sui mercati. Dobbiamo fare massa critica per essere sempre più competitivi».
L’incontro conclusivo di Lagnasco, ospitato nella sede di Asprofrut, ha dedicato particolare attenzione alle prospettive della coltivazione del castagno in pianura, dove la gestione delle piante può essere affrontata con criteri assimilabili a quelli di un moderno frutteto, favorendo investimenti e maggiore efficienza produttiva.
Resta però centrale anche il ruolo della montagna, dove la castanicoltura continua a rappresentare una concreta opportunità di reddito per molte aziende agricole e un fondamentale strumento di manutenzione del territorio. «La certificazione Igp può contribuire ulteriormente a valorizzare la produzione delle aree montane – conclude Bellone – ma servono politiche di sostegno adeguate. È necessario prevedere aiuti non soltanto per le aziende agricole professionali, ma anche per i tanti piccoli produttori che, pur coltivando i castagneti come attività integrativa o hobbistica, contribuiscono in modo determinante alla produzione complessiva e alla cura del territorio. Servono ristori per la manutenzione dei castagneti e contributi per l’acquisto delle attrezzature, perché investire nella castanicoltura significa investire anche nella tutela della montagna e nella qualità del nostro paesaggio».
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