“I sentimenti forti e sinceri ci scuotono nel profondo”. Intervista allo scrittore Sylar Gilmore


Ci sono storie che vanno godute a pieno perché scavano nel profondo dell’anima risvegliando parti del proprio essere che spesso vengono taciute per paura del giudizio altrui o perché dentro di noi sono protagoniste di una continua lotta tra la propria parte razionale e quella istintiva. Quest’ultime meritano  assolutamente voce ed espressione.

È quello che apprendiamo leggendo la raccolta di racconti intitolata Virili Sentimenti dello scrittore Sylar Gilmore edita da Eros Cultura, Brè Edizioni (Gruppo Santelli). In questi otto racconti gay, che si leggono con piacere e immenso coinvolgimento, il lettore si ritroverà ad intraprendere un vero e proprio viaggio tra le sensazioni più intense e passionali della natura umana grazie a personaggi bene delineati psicologicamente quali non si potrà assolutamente fare a meno di affezionarsi.

Ogni racconto affronta una tematica diversa ed è una vera e propria sorpresa perché originale e irripetibile. I racconti spaziano dal genere distopico, fantasy, romance sino a quello più intimistico. Il merito è della scrittura versatile dell’autore, così autentica e profonda e soprattutto senza filtri e artifizi.

Sylar Gilmore con questi racconti mette a nudo l’anima di ogni uomo in continua lotta tra ragione e sentimento. Va oltre lo stereotipo dell’uomo tutto d’un pezzo per restituirci una versione più autentica e veritiera in cui la sensibilità, la passione e l’eros regnano sovrani e meritano espressione.


Con quest’opera originale Sylar Gilmore si conferma uno scrittore audace, coraggioso e controcorrente. Ci dimostra che è in grado di cimentarsi in diversi generi letterari.  Un’opera da cui lasciarsi travolgere e da amare sin dalla prima pagina.

In questa intervista esclusiva conversiamo piacevolmente con lui di scrittura, letteratura erotica e del duello tra ragione e sentimento insito nella natura umana.

 

Sylar come nasce l’ispirazione per le tue storie dense di sentimento e passione?

Le mie storie nascono sempre da quella che io definisco una fitta. È una sensazione forte, a volte piacevole, altre volte scomoda, o triste, che ruota attorno a un’immagine, una situazione, solitamente legata a un personaggio ancora non ben delineato. Non ne comprendo ancora la storia, ma sento che vuole raccontarmi qualcosa e so da subito che resterà lì, a maturare, a volte interi mesi o anni, fino a che saprà farmi capire cosa si celi dietro a quell’immagine. A quel punto so che è arrivato il momento di distaccarla da me e darle voce.


 

Le ambientazioni dei tuoi racconti coinvolgono città diverse. Come ricade la scelta e che legame hai con esse?

Di solito cerco di parlare di posti che conosco, a cui sono legati ricordi del mio passato. Ho la fortuna di aver viaggiato molto, sia in Italia che all’estero e in ogni luogo in cui sono stato ho lasciato un pezzo di me, che vado a ritrovare quando decido di ambientare un racconto in quel determinato posto. In questo modo credo di riuscire a dare maggiore sincerità a ciò che descrivo, o almeno lo spero.

Nei tuoi racconti la tematica del duello tra ragione e sentimento regna sovrana perché è insito nella natura umana come scoprirà il protagonista del racconto intitolato L’orizzonte che narra la storia di James che ricorre alla terapia per acquisire consapevolezza su quanto la propria parte istintiva non vada repressa. Esiste un equilibrio secondo te?

Devi sapere che quel racconto è ispirato a un reale percorso di psicanalisi seguito con un bravissimo psichiatra, esperto in ipnosi ericksoniana. Ovviamente lo svolgimento delle mie sedute è stato meno imbarazzante e bizzarro rispetto a quanto accaduto a James, ma la sostanza del racconto è molto autobiografica. Anche io in ipnosi mi ritrovavo a visitare una mia casa interna, completamente diversa da quella in cui vivo, in cui c’era anche il mio compagno. Sono riuscito a visitarla quasi tutta, anche se alcune stanze sono rimaste al buio, come precluse anche a me. Per tornare alla tua domanda, questo percorso mi ha aiutato proprio a cercare un compromesso tra la ragione e il sentimento, accettando le parti di me più nascoste e fragili, imparando a perdonare le mie molteplici imperfezioni. Non credo che esista un equilibrio assoluto, ognuno di noi penso che propenda dall’una o dall’altra parte e nel mio caso i sentimenti, l’interiorità, la fanno sempre da padrone. Ma con la conoscenza e accettazione di noi stessi riusciamo meglio a prevenire contrasti interiori, sensi di colpa, scelte sbagliate. Magari un giorno, ora che sono capace di fare autoipnosi, riuscirò anche a entrare in quelle stanze buie e capire ancora meglio come mettermi a fuoco e tendere verso un equilibrio. O forse resteranno sempre precluse anche a me, per lasciare spazio al mistero del nostro inconscio, che ci guida silenzioso sottopelle.


 

Le tue storie trasudano eros e passione. Che ruolo ha la passione in un rapporto sentimentale?

In effetti i miei personaggi sono sempre mossi da una grande passione, a volte innocua, altre volte travolgente, fino ad arrivare a passioni auto/distruttive che rasentano la follia. L’origine della parola passione, sia in greco che in latino, ci riporta alla sofferenza, al patimento, e credo che anche ai giorni nostri questa visione sia attuale. Non nel senso che le passioni debbano portarci a star male, ma nel senso che un sentimento forte e sincero arriva inevitabilmente a scuoterci nel profondo, anche solo quando ne sentiamo l’assenza, la lontananza. O temiamo di perderlo. L’importante, per riallacciarmi alla domanda precedente, è saper trovare il giusto equilibrio con la ragione per non venirne sopraffatti e non costringere l’altra persona a subire le proprie intemperanze, come a volte fanno i miei personaggi più estremi.

L’amore e il sentimento sono davvero in grado di salvare il mondo e consentire alle persone di affrontare le difficoltà con una marcia in più come accade ai protagonisti del tuo racconto distopico Quando scese il buio?

Di questo sono certo. Se un giorno dovessi avere per assurdo la certezza che il mondo sta finendo, non farei follie, né cercherei forzatamente piaceri estremi. Trascorrerei l’ultimo giorno dell’umanità seduto comodamente in balcone accanto al mio compagno, mano nella mano, a raccontarci di noi, ripensando a qualcosa che ci fa ridere o emozionare. Non potendo salvare il mondo per tutti, lo salveremmo almeno per noi.


C’è un racconto al quale sei particolarmente più legato rispetto agli altri e perché?

Dovendone sceglierne uno, ti direi l’ultimo, quello che chiude la raccolta. “Come se.” Mi emoziona perché racconta della necessità che credo tutti abbiamo di condividere le cose, dalla felicità alle situazioni più banali, anche noiose. La solitudine, quando non scelta, è una delle condizioni più tristi a cui possa andare incontro una persona, tanto che il protagonista del racconto arriva a preferire di inscenare, fingere consensualmente un sentimento, pur di illudersi di viverlo. Per fortuna le cose andranno diversamente da quanto programmato, ma su questo non dico altro e lascio la sorpresa ai lettori.

La tura raccolta fa emergere una verità e cioè che la virilità di un uomo va oltre il falso mito dell’uomo “tutto d’un pezzo”. Qual è il tuo concetto di virilità?

Quando ero ragazzino andava per la maggiore una pubblicità il cui slogan recitava più o meno “Per l’uomo che non deve chiedere mai”, dando a intendere che in questa assoluta assenza di necessità esterne risiedesse la vera mascolinità.

Credo che molti ancora abbiano questa visione. I personaggi dei miei racconti invece sono uomini che non hanno paura di chiedere. Chiedono affetto, perdono, aiuto, compagnia. Secondo me in questo si manifesta la vera virilità, nel non aver paura di chiedere, a noi stessi e agli altri, ciò di cui abbiamo realmente bisogno.


 

Nei confronti della letteratura erotica in Italia ci sono ancora alcuni stereotipi e falsi miti da sdoganare. Come contrastarli secondo te?

Io cerco di contrastarli proprio scrivendo storie in cui l’eros è una parte più o meno fondamentale della narrazione, ma non il cardine unico intorno a cui ruotano le vicende dei personaggi. Mi piacerebbe che le mie storie lasciassero passare il messaggio di come l’eros non sia solo legato all’espletazione, pur importante, di un rapporto sessuale, ma impregni di sé moltissime azioni quotidiane, come una semplice stretta di mano, una lettera scritta col cuore in gola, la promessa di rivedersi, lo sguardo furtivo di un estraneo, un profumo che ci rimanda al passato… L’eros a mio avviso è una componente della nostra vita molto più nobile e variegata di quanto spesso si dia a intendere.

A chi consiglieresti la lettura di Virili Sentimenti?

Virili Sentimenti è una raccolta piuttosto eterogenea in cui mi sono divertito a immaginare le varie declinazioni dell’eros all’interno di scenari e tematiche molto diversi tra loro, inserendolo in svariati generi letterari, dal gotico al distopico, dal fantasy al romance. Ecco, consiglio la lettura a chi ha voglia di salire su un vagone e farsi trascinare in un’avventura attraverso le montagne russe di questi racconti, che sfatano il mito della dicotomia tra virilità e sentimento, facendo vedere come possano procedere invece di pari passo nelle situazioni più disparate. Virili Sentimenti è un falso ossimoro, spacciato come tale da una morale stantia e un po’ bigotta, che sarebbe arrivato il momento di archiviare una volta per tutte.


 


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 Mariangela Cutrone

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