COSENZA Ha la tessera del Partito democratico da quasi vent’anni (2007, ovvero dalla fondazione) e rivendica di essere – non anagraficamente ma, appunto, per militanza – il consigliere più “anziano” tra quelli del gruppo dem a Palazzo dei Bruzi. Francesco Alimena parla del suo futuro in politica e del centro storico, tra giudizi sull’amministrazione Caruso e un giusto ringraziamento alla responsabilità dei colleghi di minoranza nei momenti in cui bisognava mettere da parte le appartenenze politiche in nome del bene della città e dei cosentini. Alimena non si sottrae nemmeno alla suggestione di una sua corsa a sindaco, ipotesi che non nega né conferma ma “glissa” richiamando un suo antenato che rivestì questo ruolo oltre un secolo fa…
Il voto è dietro l’angolo: dopo l’estate si entrerà nel vivo della campagna elettorale per le comunali di primavera, può farci un consuntivo di questi anni in Consiglio comunale?
«E’ stato un consiglio comunale particolare: grazie all’alleanza di sole tre liste abbiamo avuto eletti molti volti nuovi. Alcuni di noi avevano fatto anni di gavetta nei partiti mentre parecchi altri erano volenterosi ma non “politici” in senso stretto, questo ha prodotto molta innovazione e grande voglia di fare all’inizio: penso sia stato uno dei consigli che ha legiferato e regolamentato di più. È stato così che il progetto elettorale Cosenza2050 che ha avuto la fiducia dei cittadini, nella prima metà della consiliatura è stato declinato con efficacia e coerenza. Innanzitutto, il risanamento finanziario e la fuoriuscita di una condizione di dissesto e poi l’avvio di un’opera di riorganizzazione urbana che aveva assunto la riqualificazione del centro storico e delle periferie come fattori strategici. Il patto elettorale premiato dalla maggioranza dei cittadini è stato interpretato da una coerente azione amministrativa e da un Consiglio comunale che, considerata l’inesperienza di tanti neoeletti, ha richiesto un impegno non certo facile anche per il nostro Presidente del Consiglio. Devo, però, dire che anche i “decani” della minoranza sono stati di grande aiuto grazie alle loro conoscenze della macchina amministrativa e ai momenti di “saggezza” dimostrata in alcuni momenti critici».
Come è cambiata la sua posizione all’interno del Pd dal giorno in cui è stato eletto?
«Io sono un nativo democratico, ho fatto la gavetta nei Giovani Democratici del circolo “F. Aldrovandi” prima e nel circolo del Partito democratico Cosenza centro storico poi. Ho studiato e lavorato per anni in politica prima di pensare anche solo di essere pronto a fare il consigliere comunale. Ancora oggi non so se lo sono davvero. Non mi aspettavo il ruolo di capogruppo, essendo il più giovane anche se quello dalla militanza più lunga e più coerente rispetto ai cambi di casacca. Ho rinunciato due volte a fare l’assessore perché “c’era bisogno di me in Consiglio” benché mi ritenessi più capace di quello che di fare il capogruppo. La politica spesso ti chiama a ruoli per cui non ti senti tagliato e puoi solo provare a dare il meglio per la tua comunità con le carte che hai in mano. Peccato che quel percorso compiuto per circa quattro anni sia stato interrotto proprio nel momento in cui era richiesto un compimento dell’opera avviata. Quel patto elettorale premiato dagli elettori è stato improvvisamente rotto. Il rimpasto di Giunta invece di essere un momento di rilancio ha rappresentato un trauma politico ed istituzionale».
In città si favoleggia di una sua presunta candidatura a sindaco sotto le insegne di Azione: i rappresentanti locali del partito di Calenda negano, lei cosa dice?
«Il mio partito è il Pd. Le coalizioni e le alleanze, poi, sono un’altra cosa. Per quanto ne sappia, non mi pare sia stata aperta alcuna interlocuzione tra le forze progressiste per fare oggi la scelta del candidato sindaco. Né tanto meno il mio impegno personale è orientato a stabilire relazioni politiche con l’attenzione rivolta ad una mia possibile candidatura. Dicevo che non so se sono stato all’altezza di fare il consigliere comunale, figuriamoci il sindaco. Cosenza ha avuto un Alimena sindaco ma è accaduto oltre 130 anni addietro. Un mio avo. È stato il primo sindaco elettivo della storia della città».
Intende comunque correre alle prossime amministrative?
«Non compete a me decidere, anche se il fatto che qualcuno lo auspica, onestamente, mi fa piacere. Bisogna costruire prima un’alleanza sociale e politica a cui compete la scelta. E per quanto mi riguarda, non ci sono precostituzioni. Il mio impegno rimane prima di tutto quello di essere al servizio della mia comunità, in particolare la mia comunità di Cosenza Vecchia».
Cosa resta da fare nel centro storico?
«Tantissimo, ed è un peccato che il fermento nato in questi anni rischi di interrompersi. Ci sono cantieri che devono ripartire, vecchi e nuovi abitanti in attesa di alloggi dignitosi e imprese giovani e innovative in attesa del sostegno promesso accanto a quelle che fanno la “resistenza” del nostro quartiere. Da attivista per il mio quartiere, tentare di dare un contributo per un’azione di recupero e valorizzazione è stato il motivo principale della mia candidatura. Anche per questo la revoca di quella delega non l’ho affatto accettata e condivisa, non per ragioni di carrierismo politico ma perché mi sono sentito defraudato della possibilità di un ruolo attivo che ho esercitato per amore del mio quartiere e della mia comunità. Il mio interesse è stato sempre rivolto a questo sentimento e non a difesa di una poltrona».
Crede che nel 2027 Cosenza possa essere un laboratorio del campo largo?
«Già lo è stato. Ricordo quando il mio circolo dei Giovani Democratici organizzò una Agorà online per spiegare le ragioni della scelta di Caruso. Parteciparono 500 giovani della città. E da Roma ancora si doveva scegliere, anzi a quel tempo i vertici del Pd nazionale osteggiavano la candidatura di Franz Caruso. Non mi dispiace rammentarlo, quel momento, soprattutto ai tanti e tante che in quella fase Franz manco lo conoscevano e oggi fanno i sostenitori dell’ultima ora per riservarsi, forse, un posto al sole».
Infine un giudizio proprio sull’amministrazione Caruso.
«Ha avuto un carattere molto innovativo nella prima fase. Ripeto: è stato meritorio tirare fuori la città dal dissesto finanziario e rimettere in carreggiata le periferie, centro storico su tutti. Gran parte del lavoro è stato fatto dai consiglieri delegati più che dalla giunta. Ciò che fa rabbia è l’interruzione di quella esperienza. Sfido chiunque ad elencare i nomi di tutti gli assessori che si sono susseguiti e, considerato che percepiscono un’indennità tutt’altro che trascurabile, mi aspetterei un output adeguato. Purtroppo, una camarilla di vecchie “glorie” ha impantanato il percorso. Risultato: rigenerazione urbana che non è anche rigenerazione sociale (si veda la ferita della rimozione delle ciclabili), trasporto pubblico locale inesistente e quindi record auto e smog in città, servizi al cittadino in affanno. A Cosenza la vita, la casa, persino il cibo costano troppo. La qualità di una città non dipende dai suoi eventi (soprattutto se così mainstream) o dai suoi monumenti ma dalla felicità e dalla serenità delle persone che la abitano e la fanno vivere. Lo dicevamo tutti in quella campagna elettorale, tanti se lo sono dimenticati lungo la strada». (EFur)
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Redazione Corriere
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