ROMA – In linea d’aria, Roma e Caracas distano circa 8.400 km.; ma certe distanze si coprono in un battibaleno quando a muoversi sono l’assoluta esigenza morale e materiale di prestare celere soccorso, l’emergenza umanitaria e medica, la speranza di fare in tempo a salvare quante più vite possibile. Due i fattori che poi tendono a fondersi in un unicum: l’urgenza di soccorrere le vittime e le famiglie dei sopravvissuti; la gratuita generosità che muove la macchina degli aiuti, alimentata dall’apporto altruista dei soccorritori.
Nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe, una serie di appelli ha percorso come un fremito i canali social: talvolta in un modo anonimo e disordinato, che elencava una serie di presidi medici di cui vi sarebbe stata urgenza di reperimento mentre non veniva citato da chi partisse materialmente tale richiesta. Richiesta che seguiva uno schema praticamente unico cui di volta qualcuno aggiungeva un qualcosa, una specificità. Grande l’emozione e il coinvolgimento in Italia: ancor più per i profondi legami che ci legano agli Italiani che lì vivono, e soprattutto agli stretti vincoli con le famiglie di origine italiana; in particolare con quelle i cui vi sono nostri Confratelli che come noi mantengono vivi quegli Ideali e quei Valori – storici, etici e morali – legati alle Tradizioni tutte di cui al classico trinomio Libertà, Equità, Fraternità.
Caritas Italiana e Internazionale, Croce Rossa Italiana e Croce Rossa Internazionale si sono mosse tempestivamente e attivamente. Nel nostro particolare contesto, il tam-tam via social ha preso come riferimento il messaggio web sopra citato pur se carente dell’indicazione di una provenienza certa riconducibile a una qualche istituzione o a un ben preciso soggetto fisico. Talvolta, al messaggio veniva attribuito un ‘lancio’ attribuito a gruppi di Templari o di Massoni, o di aderenti ad altri gruppi, tipo Rotary, Lions, Kiwanis o Accademie culturali di livello internazionale. Un contesto a noi tradizionalmente vicino e ben noto fin dagli anni ’80 dello scorso secolo, quando – nel segno di Simon Bolivar e di altre matrici comuni – proseguimmo nei fraterni rapporti di amicizia e fraterna reciprocità con la locale Muy Respetable Gran Logia, avviati nel 1977 dal Gran Maestro della ‘Comunione Italiana di Piazza del Gesù’, Fr. Francesco Bellantonio.
Ma, al netto della enorme tragedia venezuelana, a colpirmi è stata in Italia la particolarità – fors’anche involontaria, ma comunque manifesta – conseguente all’atteggiamento di qualche soggetto che, pur appartenendo al comune contesto iniziatico – particolare per le sue Tradizioni e quindi per i suoi principi e le sue regole: scritte o non scritte – ha inteso porsi in una qualche evidenza. Situazione che – nel caso particolare – non solo stride con l’essenza della vera e sana Massoneria, ma stride con lo stesso comportamento (“tenuta”, nel linguaggio più classico) di ogni autentico Iniziato e quindi dello stesso essere Massoni piuttosto che non dei semplici iscritti a una delle tante associazioni esistenti. Insegnano tuttora i testi più classici e quindi attendibili che la Libera Muratorìa è scuola di vita e di pensiero, dove si domina l’ego prediligendo la ricerca del sé, e dove attraverso lo studio e il confronto, le scienze esoteriche e simboliche l’opera di perfezionamento interiore è continua. Si insegna anche che senza la “filantropia” e la “beneficenza” non sussiste il concetto stesso di Massoneria, né l’azione corretta di chi – a ogni livello – possa realizzarla. Mentre la “filantropia” contraddistingue l’amore non solo per chi ci è prossimo, ma per tutto il genere umano, così sostenendo cause di ampio interesse; contraddistingue anche tutte le azioni volte a favorire il benessere altrui, perché senza questo elemento non potremmo ma raggiungere la nostra soddisfazione (se aiutiamo prima chi ne abbia bisogno, potremo poi aiutare noi stessi: in un armonico ed equilibrato processo di crescita).
Ma indicare separatamente “filantropia” e “beneficenza” non è un errore, come molti potrebbero ritenere, poiché in realtà le due nozioni sono concettualmente diverse. E questo perché il concetto stesso di “beneficenza” poggia su basi differenti: difatti, indica una risposta sensibile ed emotiva a beneficio di gruppi di persone impegnate in una qualche attività comune: ciò, anche in modo organizzato e strutturale. La beneficenza a sua volta non è da confondere con un’azione di “elemosina”: atto, questo, per lo più fatto verso un singolo, nei cui confronti – anche sulla base di uno stimolo visivo – scatti l’impulso di dare un aiuto, una risposta immediata al fine di recare un pur minimo sollievo. Premesso che oggidì sono in troppi a parlare di Massoneria senza averne competenze e capacità, nonché la piena e responsabile conoscenza specie se storica e intellettuale, va da sé che in molti cercano di ritagliarsi un qualche spazio autonomo. È così che nascono deformazioni concettuali, manipolazioni di norme e regolamenti, alterazioni storico-giuridiche; il tutto, nel tentativo di poter sostenere la validità ovvero riconducibilità certa della propria esistenza iniziatica. Lungi da me l’idea di perdere tempo, in questa sede, per analisi o critiche specifiche: ciascuno è libero di seguire una propria via, giusta o sbagliata che possa essere, anche se possa coinvolgere soggetti labili o fondamentalmente superficiali o, più banalmente, interessati a ben altro.
Ma è giusto che se vogliamo parlare in modo compiuto di Massoneria, e quindi del comportamento reale di ogni Libero Muratore, dobbiamo esaltarne le tradizionali peculiarità positive, e sottolineare negativamente tutto ciò che possa essere dissonante, stonato. In tutte le azioni sopra richiamate c’è un comune fil rouge: la disponibilità, la propensione personale, la generosità di fondo e un obbligo etico, che prevede la riservatezza, per chi tali atti li compia. Se a praticare queste azioni non è una semplice persona, ma un Massone, il codice etico e morale – il ‘nostro’ codice – è ancor più stringente, direi tassativo: se si indulge nel darne notizia, ciò equivale a un anomalo desiderio, a una volontà di “apparire”, “mostrarsi” con il fine evidente di trarre un plauso, un motivo di pubblico vanto quando non un qualche beneficio e/o motivo di esplicito vanto.
Insomma, un gesto improntato a modesto provincialismo.
Nella fattispecie: che al Fr. José Gregorio Sardelli Bravo, Gran Maestro della Muy Respetable Gran Logia de la República de Venezuela, piuttosto che non ad altre figure apicali di altre strutture similari, possa giungere notizia che dall’Italia dei Fratelli – o altri – abbiano inoltrato due o quattro o dieci pacchi o un aereo cargo con generi di prima necessità o altro raccolto con il sistema della corda fratres, ciò non potrà che fargli piacere (augurando che nel caos attuale tutto ciò possa arrivargli al più presto). Ma chi abbia notizia o la ventura di vedere immagini di pseudo-generosità da parte di possibili FFr. e SSr. che, con intento pubblicitario, rendano note le loro azioni di generosità, filantropia, beneficenza o altro, non può non constatare di essersi imbattuto in comportamenti che non rendono onore al significato sacrale degli stessi “guanti bianchi”. Nel nome della Massoneria, molti i soggetti togati che sono diventati piazzisti di sé stessi per guadagnare qualche spicciolo vendendo libri, spillette, sciarpette, souvenir e/o altri orpelli.
Qui non si discute l’atto di generosità ma la forma massonicamente impropria, al punto da essere antitetica persino all’etica stessa dello spirito iniziatico che – con le sue precise regole etiche e morali, ritualistiche e simboliche, fatte di tradizioni ed esperienze – prevede il rispetto della massima discrezione, in uno al fermo obbligo di “non apparire” per evitare di dare l’impressione di “volersi mettere in mostra”. Situazione incresciosa in cui incorse anche un contesto iniziatico italiano che anni fa fece un gran battage per far sapere, nella forma più ampia possibile, di un atto di “solidarietà e generosità” per aver fatto pervenire acqua potabile a una qualche località africana: due autocisterne, se ben ricordo. In realtà un occhio critico scoprì che fu una operazione più di marketing, camuffata da generoso (e non oneroso…) altruismo.
Vero è che la generosità non ha confini, ed è altrettanto vero che non ha bisogno di etichette o di paternità o ancor peggio di essere esibita. La generosità e la beneficenza, non hanno volto, sono sobrie e non hanno bisogno di chiassose ostentazioni.
Se la nostra bella Arte ha sfidato i secoli, significa che essa non ha solo forma, ma molta sostanza: specie nei suoi contenuti socialmente e umanamente più elevati, che, pur se non riguardano solo la Massoneria, in questa sono reali testimoni di uno stile.
Stile, che o c’è o non c’è.
Giuseppe Bellantonio
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Redazione Il Corriere Nazionale
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