Grandi polemiche ai Mondiali 2026. Dietro la decisione della Fifa di togliere la squalifica a Balogun, attaccante degli Stati Uniti, ci sarebbe Donald Trump. Il presidente americano avrebbe chiamato il corrispettivo e suo amico Gianni Infantino per consentire al giocatore di scendere in campo nel match con il Belgio. Cosa che lo stesso Potus ha poi confermato. Reazioni furiose da parte dell’Ue e dalla Uefa che accusano il tycoon di aver compromesso la credibilità del torneo.
Mondiali 2026, polemiche contro gli Usa
Negli ultimi giorni, Donald Trump avrebbe fatto tre telefonate alla Fifa per far sì che la Federazione revocasse la squalifica all’attaccante degli States, Folarin Balogun, e gli consentisse quindi di giocare gli ottavi di finale contro il Belgio. A scriverlo sono il Guardian e il New York Times.
La testata britannica sottolinea come il pressing del tycoon sia partito già dalla scorsa settimana e si sia concretizzato quindi domenica 5 luglio quando l’organizzazione retta da Gianni Infantino ha congelato la squalifica al calciatore.
Assente fin qui dalla competizione – non avendo presenziato ad alcun match – Trump si sarebbe dunque fatto sentire dietro le quinte con ripetute telefonate a Zurigo. Interpellate dal Guardian, né la Casa Bianca né la Fifa hanno voluto commentare la vicenda.
Secondo la testata britannica, un ruolo centrale nella vicenda sarebbe stato svolto anche dalla taskforce creata per i Mondiali nella Casa Bianca e retta da Andrew Giuliani, figlio dell’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani.
Questo organismo avrebbe lanciato un appello contro la decisione presa sul campo, andando a contestare le immagini analizzate dal Var, una sfida al mondo del calcio che potrebbe creare un precedente e che ha già portato a diverse conseguenze.
Le parole di Donald Trump e la reazione dell’Ue
All’indomani dello scoppio della polemica, Trump ha ironizzato con i giornalisti nello Studio Ovale: “Abbiamo qui la stampa. A loro non interessa nulla del calcio. Non faranno domande al riguardo. Non interessa a nessuno, vero?“, ha detto, provando a glissare sull’argomento che però è ormai diventato un caso politico a livello mondiale. Poi, ha confessato di avere avuto un contatto con Infantino: “Sì, ho parlato con Gianni, è un uomo altamente rispettato e gli ho solo chiesto un riesame della decisione. Non gli ho detto ‘Devi farlo’. Quello di Balogun non era un fallo. L’arbitro è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato, ha preso una decisione incredibile, non puoi togliere i giocatori migliori”, ha aggiunto il presidente.
In seguito è arrivata anche la difesa di Infantino: “Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti, operano in modo autonomo e la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata. Discuto regolarmente riguardo alla Coppa del Mondo con il Presidente Usa e, in merito a questa vicenda, ho effettivamente ricevuto una telefonata dal Presidente Trump, proprio come ricevo telefonate da capi di Stato di tutto il mondo. Le decisioni della Commissione Disciplinare Fifa a volte mi lasciano sorpreso. A volte sono d’accordo con esse, a volte no”.
Del tema hanno parlato anche esponenti dell’Unione Europea. Glenn Micallef, commissario europeo per lo Sport, la Cultura e i Giovani, in un post su X, ha scritto: “Le decisioni sulle regole sportive e sulle questioni sportive spettano agli organismi sportivi, non ai politici. Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport. Molti tifosi di calcio, inclusi ex giocatori, hanno già espresso la loro opinione sulla squalifica di Balogun. Come tifoso, anch’io ritengo che sia stata una decisione sbagliata. Il nostro focus dovrebbe invece essere sulle vere sfide di governance che affronta lo sport, inclusa la politicizzazione dello sport per scopi politici”.
Parlando a Bruxelles, la portavoce per gli Affari sociali, la Salute, la Cultura e lo Sport della Commissione Europea, Eva Hrncirova ha aggiunto: “Non commento su questo caso individuale, ma posso parlare in generale: noi rispettiamo l’autonomia dello sport; rispettiamo i diritti delle federazioni sportive di decidere i criteri sulla base dei quali i partecipanti competono. Qualunque decisione dovrebbe ovviamente essere presa sulla base di criteri obiettivi e trasparenti. Più in generale sostentiamo il principio del fair play e della trasparenza nelle competizioni”.
Il Belgio presenta ricorso
Veementi le reazioni in Belgio, prossimo avversario degli Usa agli ottavi che si troveranno ora ad affrontarli, rinforzati dal poter schierare il loro attaccante migliore. Il ct dei Diavoli Rossi, Rudi Garcia, ha scherzato dicendo che non pensava che il Pesce d’aprile si festeggiasse a luglio in America.
Il ministro degli esteri belga, Maxim Prevot, ha detto a Politico: “Se davvero una telefonata avesse portato a questa incomprensibile decisione, questo equivarrebbe a minare le regole più elementari del calcio e dello sport. Questa decisione solleva molti interrogativi”. La Federazione belga si è detta stupita e ha presentato un ricorso formale alla Fifa in quanto “la decisione presa è in diretta contraddizione con le disposizioni del regolamento della competizione e con la circolare n. 16 della Coppa del Mondo, che è stata distribuita a tutte le associazioni membri partecipanti il 12 maggio 2026”.
Da Bruxelles, inoltre, avevano chiesto “una copia della decisione, una spiegazione della procedura seguita e chiarimenti in merito all’applicazione dei regolamenti”. Ma, come risposta, la “Fifa ha creato essa stessa un ricorso e si è immediatamente assicurata che venisse dichiarato inammissibile“.
In conclusione, si legge in un comunicato della Federazione, “a prescindere dall’esito sportivo dell’incontro, siamo profondamente preoccupati per quanto accaduto e continueremo a batterci nelle prossime ore, nei prossimi giorni e nei prossimi mesi in difesa dei principi fondamentali dell’etica, della correttezza della competizione e degli interessi del calcio nel suo complesso”.
Colpo alla popolarità del presidente degli Stati Uniti
La pressione di Trump per far togliere la squalifica a Balogun è vista da molti analisti come una sorta di autogol. Sul Guardian, la sua azione viene letta come “la cosa più americana che potesse fare”.
In un torneo che, a dispetto delle previsioni, sta avendo solo reazioni positive per com’è stato organizzato, questa mossa rischia di compromettere il lavoro fatto. In Patria e all’estero il suo intervento è visto come un tentativo di soverchiare l’ordine costituito e di farsi fare un favore per portare avanti la nazionale a stelle e strisce.
Un aiuto non ritenuto necessario per una squadra che stava giocando come mai prima e che ora rischia di minare ulteriormente la credibilità del Potus. Interrogato sulla vicenda, l’allenatore della Norvegia, Solbakken, ha detto che, qualora gli States vincessero questo match, la vittoria porterebbe con sé un asterisco.
L’ira dell’Uefa
Tra le varie reazioni, quella più dura è quella della Uefa che in un comunicato ha scritto: “Questa decisione ha oltrepassato una linea rossa. Il calcio, come ogni altro sport, si fonda sulle regole, che costituiscono la base di una competizione leale, onesta e trasparente. Talvolta le regole possono essere soggette a interpretazione. In questo caso, no. La squalifica automatica minima di una giornata dopo un’espulsione non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di alcun organo competente per entrare in vigore. Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l’integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Esprimiamo il nostro sconcerto per una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.
A Rai Radio 1, un parere simile è stato esposto dal nuovo Presidente della Figc, Giovanni Malagò: “Mi è sembrata veramente un’assurdità, sono andato anche a guardare questo articolo 27 che consente o consentirebbe alla Fifa e solo alla Fifa, per cui non è replicabile nei vari campionati nazionali e dico meno male perché sarebbe veramente l’Armageddon. È inutile che ce la raccontiamo, questa scelta ha un evidente sapore politico, lo ha scritto anche il New York Times. Questo oggettivamente è un precedente pericolosissimo. Così si perde la meritocrazia che è la base del calcio”.
Voci vicine all’ambiente della Francia hanno spiegato come la Federazione Francese si stia muovendo ora per chiedere che venga annullata un’ammonizione al proprio giocatore Olise mentre anche in Inghilterra i segnali sono analoghi. Il premier britannico, Keir Starmer, potrebbe chiedere il congelamento della squalifica del difensore inglese, Quansah, espulso contro il Messico e quindi destinato a saltare il quarto con la Norvegia, come fatto intendere dalla ministra dell’Istruzione britannica, Olivia Bailey.
Cos’è successo a Balogun
Tutta la vicenda ruota intorno a Folarin Balogun, espulso durante i sedicesimi di finale vinti dagli Usa contro la Bosnia, e quindi assente agli ottavi contro il Belgio. Questo prima dell’intervento della Commissione disciplinare della Fifa che ha deciso di tramutare il normale turno di squalifica per lui in uno con la condizionale. Insomma, potrà giocare a patto che non commetterà di nuovo questo tipo di scorrettezza.
Una decisione cui si è arrivati utilizzando l’articolo 27 del codice disciplinare (si può sospendere l’esecuzione di un provvedimento disciplinare a patto che lo stesso giocatore, nei prossimi dodici mesi, non commetta un’infrazione simile) e applaudita dal tycoon: “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta per aver rimediato a una grande ingiustizia”.
Il post con cui il presidente americano ha ringraziato il corrispettivo della Fifa, Gianni Infantino, ha sollevato dubbi e perplessità e riportato alla luce gli ottimi rapporti che i due hanno e le implicazioni pratiche che la loro sinergia ha provocato.
I precedenti
Come detto, si tratta di una decisione con pochissimi precedenti. La Fifa aveva applicato tale regola nel novembre del 2025 quando Cristiano Ronaldo aveva colpito con una gomitata il giocatore irlandese O’Shea e si era guadagnato una squalifica di tre giornate. Allora ne aveva scontata solo una ed era potuto scendere in campo con la condizionale, in modo da giocare a questi Mondiali.
Un altro, storico, precedente risale addirittura al 1962 quando il “graziato” fu Garrincha, stella del Brasile che vinse quell’edizione dei Mondiali. Il giocatore verdeoro si era macchiato di un “fallo di ritorsione”, si legge negli articoli dell’epoca, l’attuale fallo di reazione, durante la semifinale, una scorrettezza vista solo dal guardalinee Esteban Marino, mentre l’arbitro era distratto dal gioco. Allora la Fifa non aveva la sospensione automatica per una gara e quindi si riunì un comitato per decidere se squalificarlo o meno. Le cronache dell’epoca, incluse quelle del Corriere della Sera del giugno 1962, raccontano di una levata di scudi per consentire a Garrincha di giocare. Scesero in campo tutti, a partire dal governo carioca di Tancredo Neves a quello peruviano e anche la delegazione cecoslovacca presentò una petizione in cui si diceva: “Preferiamo affrontare in finale i campioni nella loro formazione migliore”.
Decisivo fu anche l’intervento del governo cileno che quei Mondiali li ospitava e che era stato appena battuto proprio dal Brasile ma che non poteva permettersi che la stella più brillante fosse esclusa dalla finale. D’improvviso il guardalinee Esteban Marino – per il Guardian, sotto pagamento – lasciò il Paese prima del giudizio, convinto dal presidente della Federazione Brasiliana Havelange, e così, senza la possibilità di accertare i fatti, Garrincha fu assolto con cinque voti favorevoli e due contrari e poté giocare.
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