Crisi della democrazia. L’appello di Zuppi al mondo cattolico: “Partecipazione, dialogo e Costituzione per ricostruire il Paese” (Chiara Lonardo)


La democrazia italiana attraversa una stagione di profonda fragilità, stretta tra astensionismo, polarizzazione del confronto pubblico, concentrazione del potere e crescente sfiducia nelle istituzioni. È da questa consapevolezza che si è sviluppato il confronto promosso dall’Istituto Luigi Sturzo sul tema “Ridare voce alla democrazia. Società, partecipazione e istituzioni”, occasione nella quale il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, e il presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, hanno lanciato un forte richiamo alla responsabilità collettiva, indicando nella partecipazione, nel dialogo e nell’attuazione della Costituzione le strade per contrastare quella che hanno descritto come una vera crisi della vita democratica.
Per il cardinale Zuppi la democrazia non può essere considerata un bene acquisito una volta per tutte, ma rappresenta una conquista che richiede cura quotidiana. Di fronte alle tensioni internazionali, ai conflitti armati, all’individualismo crescente e alla perdita di fiducia nella politica, il presidente della Cei ha invitato a recuperare il valore della partecipazione come fondamento della convivenza civile.

“La democrazia non è un meccanismo automatico né un patrimonio definitivamente acquisito”, ha osservato. “Ha bisogno di cittadini che partecipino, che si assumano responsabilità e che sappiano costruire relazioni. Quando prevalgono la disaffezione, la delega totale e l’indifferenza, si apre inevitabilmente uno spazio che impoverisce la qualità della nostra convivenza.”
Secondo Zuppi, la vera emergenza non riguarda soltanto le regole istituzionali, ma soprattutto il tessuto umano che rende possibile la vita democratica. “La politica non può ridursi allo scontro permanente né alla ricerca del consenso immediato. La buona politica nasce dall’ascolto, dalla capacità di mediazione, dalla ricerca del bene comune e dalla disponibilità a riconoscere la dignità dell’altro, anche quando pensa diversamente.”
Il cardinale ha inoltre richiamato il ruolo delle realtà associative e del volontariato, definendole “scuole di democrazia”, capaci di educare alla corresponsabilità e di contrastare la solitudine sociale. “La partecipazione non si improvvisa”, ha sottolineato. “Si apprende vivendo esperienze concrete nelle quali le persone imparano ad ascoltarsi, a collaborare e a costruire insieme risposte ai bisogni della comunità.”


Nel suo intervento Zuppi ha anche ricordato come la democrazia trovi alimento nella pace. “Non possiamo abituarci alla guerra come linguaggio normale delle relazioni internazionali. Dove cresce la logica dello scontro permanente si indeboliscono anche le culture democratiche. La pace non è soltanto assenza di conflitti: è costruzione quotidiana di giustizia, dialogo e fiducia.”

Su una linea pienamente convergente si è collocato l’intervento del presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, che ha parlato della necessità di “ridare voce alla democrazia” attraverso una rinnovata cultura della partecipazione. “Proseguire il cammino iniziato con la Settimana Sociale dei cattolici italiani è un atto di amore verso il Paese e di fiducia nelle istituzioni repubblicane”, ha affermato. “È anche una responsabilità di credenti chiamati a offrire una testimonianza concreta nella città degli uomini.”
Notarstefano ha descritto il contesto attuale come segnato “non solo dalla recrudescenza della guerra, ma da un clima di scontro permanente tra le forze sociali e politiche alimentato da una cultura del nemico”.
Richiamando il pensiero di Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980, il presidente dell’Azione Cattolica ha ricordato una delle intuizioni più profonde dell’ex presidente nazionale dell’associazione.
“I cattolici non hanno nemici”, ha citato. “È giusto difendere le proprie idee e i propri diritti, ma bisogna farlo amando coloro che combattono per ideali opposti. Non basta semplicemente non odiare: occorre avere a cuore la loro vita e il loro buon nome, saper offrire sempre un gesto di pace e fare della polemica uno strumento al servizio della verità e della giustizia, sempre insieme alla carità.”
Per Notarstefano, proprio questa capacità di riconoscere l’altro rappresenta una delle condizioni essenziali della democrazia.
“La vita democratica autentica include naturalmente il confronto tra visioni differenti”, ha spiegato. “Ogni forma di svilimento e di mortificazione della partecipazione dei cittadini indebolisce di per sé le istituzioni democratiche.”
Da qui il richiamo alla formazione delle coscienze e alla responsabilità educativa delle realtà sociali.
“La partecipazione richiede consapevolezza”, ha osservato. “Associazioni, scuole, università, centri di ricerca, imprese e sindacati rappresentano autentici laboratori nei quali si costruisce la cittadinanza attiva.”
Il presidente dell’Azione Cattolica ha poi difeso l’impianto costituzionale italiano, sottolineando come la Carta repubblicana continui a rappresentare un riferimento decisivo.

“La nostra Costituzione si fonda sull’equilibrio dei poteri, sui controlli reciproci, sulla trasparenza delle istituzioni e sulla ricerca dell’interesse generale. Siamo eredi di questa architettura e guardiamo ad essa con fiducia, sapendo che la sua piena attuazione è ancora davanti a noi.”

Particolarmente critica la riflessione sul rapporto tra politica ed economia. Secondo Notarstefano, negli ultimi decenni la politica ha progressivamente assimilato logiche proprie del mercato.
“I sistemi politici sono stati affascinati dall’efficienza e dall’utilità economica”, ha affermato. “Si è diffusa l’idea che anche le decisioni pubbliche debbano essere sempre più rapide e concentrate. Ma così facendo si mortifica la partecipazione e si riducono i cittadini al rango di semplici utenti.”
Una deriva che, secondo il presidente dell’Azione Cattolica, rischia di compromettere la qualità stessa della democrazia.
“Le scelte pubbliche non possono che costruirsi con il concorso di tutti, nella dialettica tra maggioranza e minoranza. Pensare che basti rafforzare la maggioranza per ignorare le minoranze significa forzare profondamente la logica democratica.”

L’intervento del presidente di AC si è concluso con un impegno preciso. “La rigenerazione della vita democratica richiede formazione, cittadinanza attiva e dialogo. Come associazione vogliamo continuare a promuovere occasioni di incontro e confronto, perché siamo convinti che la democrazia cresca soltanto quando cresce la corresponsabilità dei cittadini.”


Le riflessioni di Zuppi e Notarstefano delineano così una visione comune: la crisi della democrazia non si supera attraverso scorciatoie istituzionali o personalizzazioni del potere, ma investendo sulle persone, sulla partecipazione organizzata, sul dialogo tra le differenze e sulla piena attuazione dei principi costituzionali. Un messaggio che il mondo cattolico rilancia in una fase storica segnata da conflitti internazionali, tensioni sociali e crescente sfiducia nella politica, indicando nella ricostruzione del tessuto democratico una delle priorità più urgenti per il futuro del Paese.

Chiara Lonardo


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