Il depaving, inteso come depavimentazione o desigillazione dei suoli, è una strategia di intervento sui suoli urbani impermeabilizzati che prevede la rimozione di strati sigillanti come asfalto, calcestruzzo o pavimentazioni continue, il trattamento del terreno sottostante e il successivo ripristino degli strati superficiali del suolo.
L’obiettivo è riportare le superfici urbane a una condizione più permeabile e funzionale, recuperando almeno in parte le caratteristiche precedenti ai processi di edificazione e urbanizzazione.
La depavimentazione urbana nasce come risposta concreta ad alcuni fenomeni sempre più critici nelle città contemporanee: aumento delle temperature, isole di calore, ridotta capacità di assorbimento delle acque meteoriche e maggiore frequenza di allagamenti urbani.
Intervenire sulle superfici impermeabili consente infatti di restituire al suolo un ruolo attivo nella regolazione climatica, idraulica ed ecologica dello spazio urbano.
Cos’è il depaving: significato nella progettazione urbana
Sebbene il depaving sia una pratica relativamente recente, può essere collegato ad alcune esperienze consolidate di riuso e rinaturalizzazione degli spazi urbani, riconducibili all’urban gardening. Con questa espressione si indicano iniziative, formali e informali, che intervengono soprattutto su aree residuali, vuote o sottoutilizzate della città.
Rientrano in questo ambito, ad esempio, i community gardens, giardini condivisi realizzati su spazi pubblici o privati inutilizzati attraverso processi collettivi di rinaturalizzazione, e il guerrilla gardening, termine che identifica pratiche informali di coltivazione e cura del verde, spesso promosse spontaneamente dai cittadini.
Rispetto a queste esperienze, il depaving propone però una concezione diversa di “spazio verde”. Non punta soltanto ad ampliare l’accesso alla natura o a migliorare la qualità estetica del paesaggio urbano, ma agisce direttamente sulla struttura fisica del suolo, attraverso la rimozione delle zone impermeabili e il recupero, almeno parziale, delle sue funzioni ecologiche, idrauliche e climatiche.
In questa prospettiva, anche se si tratta di un intervento circoscritto, il depaving rientra tra le strategie di adattamento al clima negli ecosistemi urbani e si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare all’obiettivo 11 dedicato a città e comunità sostenibili.
La depavimentazione urbana tra le strategie contro il caldo
Gli effetti del cambiamento climatico sulle aree costruite sono strettamente legati alla qualità dell’ambiente urbano. Temperature superiori ai 40 °C e notti tropicali sempre più frequenti dimostrano che la protezione dal calore è diventata una delle sfide più urgenti dello sviluppo urbano.
Il tema riguarda ormai anche la salute pubblica. La pubblicazione “How are hot temperatures impacting health outcomes, health systems and health systems costs?”, contenuta negli OECD Health Working Papers No. 189, analizza il rapporto tra alte temperature, accessi ai pronto soccorso, ricoveri e costi per i sistemi sanitari in 16 Paesi OCSE, confermando come il caldo estremo produca effetti misurabili sulla domanda di assistenza sanitaria.
In questo contesto si inserisce anche la recente riflessione del professor Stefano Mancuso, botanico e docente all’Università di Firenze, che ha rilanciato la necessità di ripensare la città a partire dalla depavimentazione stradale e dalla presenza vegetale:
“Troppi morti per il caldo, con quei numeri per il Covid abbiamo chiuso. In sei mesi si può togliere il 20% delle strade in città, al loro posto alberi per raffreddarle”.
Una posizione che richiama l’urgenza di considerare alberi, suoli permeabili e natura urbana come infrastrutture di adattamento climatico.
La de-impermeabilizzazione dei suoli rientra a pieno titolo tra le strategie per ridurre l’isola di calore urbana: intervenire su asfalto, calcestruzzo e strati sigillati significa restituire al suolo un ruolo ecologico, rendendolo nuovamente capace di assorbire acqua, favorire l’evaporazione e contribuire al raffrescamento dello spazio pubblico.
Depaving: vantaggi ambientali e sociali
La rimozione di asfalto e calcestruzzo a favore di spazi verdi, suoli permeabili e superfici drenanti produce benefici tra loro collegati, percepibili sia alla scala del singolo lotto sia a quella del quartiere.
Dal punto di vista idraulico, il depaving contribuisce a ridurre il rischio di allagamenti urbani. Il ripristino della capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana consente di limitare il deflusso superficiale verso la rete fognaria, abbassare i picchi di portata durante gli eventi meteorici intensi e ridurre il sovraccarico dei sistemi di drenaggio. In questo senso, la depavimentazione rafforza l’effetto “spugna” dello spazio urbano, migliorando la sicurezza idraulica e contribuendo, nel tempo, a una gestione più efficiente delle acque meteoriche.
Sul piano microclimatico, la depavimentazione è una delle strategie utili a contrastare l’isola di calore urbana. Le aree asfaltate e sigillate assorbono e rilasciano calore, aumentando le temperature sia diurne sia notturne. La loro sostituzione con vegetazione, alberature e suoli permeabili favorisce ombreggiamento, evaporazione ed evapotraspirazione, migliorando il comfort termoigrometrico degli spazi aperti e contribuendo anche alla riduzione della domanda energetica per il raffrescamento degli edifici.
A questi effetti si aggiunge il contributo alla biodiversità urbana. L’inserimento di specie vegetali, preferibilmente autoctone o comunque adatte al contesto climatico locale, e la creazione di habitat diversificati possono favorire la presenza di insetti impollinatori, uccelli e piccola fauna, rendendo l’ecosistema urbano più articolato e resiliente.
Il depaving ha infine una ricaduta sociale. La trasformazione di superfici impermeabili e sottoutilizzate in aree verdi accessibili migliora la qualità dei luoghi pubblici, favorisce la permanenza e l’incontro, può incidere positivamente sul benessere psicofisico delle persone e contribuire alla valorizzazione delle aree riqualificate.
Come si progetta un intervento di depaving
Un intervento di depavimentazione efficace parte sempre da una lettura integrata del contesto urbano. Non si tratta di rimuovere pavimentazioni in modo indiscriminato, ma di individuare le superfici che possono essere trasformate senza compromettere la funzionalità degli spazi e, allo stesso tempo, migliorando la permeabilità del suolo, la gestione delle acque meteoriche e il comfort climatico locale.
In genere, le aree più adatte per interventi di depaving sono le superfici impermeabili sovradimensionate, sottoutilizzate o prive di specifico valore storico e funzionale. Tra queste rientrano cortili scolastici e spazi esterni di edifici pubblici, parcheggi asfaltati non pienamente utilizzati, aree di risulta lungo la viabilità, piazzali interni di complessi residenziali, produttivi o terziari.
Tra le principali azioni successive alla depavimentazione rientrano la vegetalizzazione e la piantumazione, con l’inserimento di alberature, arbusti o superfici erbacee; l’innesto di pavimentazioni permeabili o drenanti, utili quando lo spazio deve mantenere una funzione di attraversamento o sosta; e gli interventi di restoring o regreening, finalizzati a restituire al suolo una maggiore continuità ecologica.
Un aspetto progettuale rilevante riguarda poi la gestione dei materiali rimossi. In un’ottica di economia circolare, la depavimentazione non dovrebbe limitarsi a produrre rifiuti da conferire a smaltimento, ma generare flussi di materiali recuperabili e reimpiegabili in altri interventi. Alcune esperienze, come quelle realizzate a Lovanio, in Belgio, nell’ambito del progetto Life PACT, mostrano come i materiali derivanti dalla rimozione delle pavimentazioni possano essere selezionati, trattati e riutilizzati in altri cantieri o negli strati di fondazione, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale complessivo dell’intervento.
Depaving in Italia: dalle esperienze pilota alle politiche urbane
Nel nostro Paese il depaving si è affermato inizialmente come pratica circoscritta, spesso legata a esperienze sperimentali, laboratori partecipativi e interventi promossi dal basso.
Tra i casi più significativi di depavimentazione in Italia rientra Asfalto mon amour, progetto sviluppato da Coloco alla Manifattura Knos di Lecce, dove tra il 2013 e il 2014 un’area asfaltata è stata progressivamente trasformata in giardino attraverso workshop, pratiche collettive e azioni di cura dello spazio.
Per anni la depavimentazione è stata raccontata soprattutto come una pratica virtuosa ma di nicchia: volontari con picconi e attrezzi manuali, cortili scolastici riconvertiti a giardino, piccoli esperimenti nelle periferie o in spazi pubblici sottoutilizzati.
Oggi, però, il quadro sta cambiando. La rimozione delle superfici impermeabili non è più soltanto un’azione comunitaria o dimostrativa, ma inizia a entrare negli strumenti di pianificazione urbana e nelle strategie di adattamento climatico.
Un caso rilevante è Genova, dove una modifica al Piano Urbanistico Comunale ha inserito la depavimentazione, la tutela del suolo e il verde tra gli elementi strutturali della pianificazione urbana, prevedendo anche meccanismi legati a incentivi, perequazioni e oneri urbanistici.
A Milano, invece, il depaving si inserisce nella strategia della “città-spugna” e nelle politiche del Piano Aria e Clima. Il Comune ha individuato 27 nuove aree per futuri interventi di depavimentazione, con l’obiettivo di contrastare isole di calore e rischio idraulico attraverso la sostituzione di superfici impermeabili con verde e soluzioni drenanti.
Anche Torino offre un riferimento utile sul piano metodologico. La pubblicazione “Strategie ambientali, spazio costruito e strumenti regolativi. Esempi di applicazione a Torino” propone di rendere operative e aggiornare le linee guida già presenti nel Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde e nel Piano di Resilienza Climatica, incorporandole negli strumenti regolativi. La proposta prevede una strategia incrementale, basata sulla mappatura delle aree urbane potenzialmente depavimentabili: piazze asfaltate, aree mercatali, spazi residuali o interstiziali, spazi pubblici abbandonati o irrisolti.
Questi esempi mostrano come il depaving stia passando da pratica puntuale a criterio progettuale e urbanistico. La desigillazione dei suoli non riguarda più solo la trasformazione di piccole superfici impermeabili, ma può diventare una leva per ripensare il rapporto tra spazio costruito, infrastruttura verde, gestione delle acque meteoriche e adattamento delle città al cambiamento climatico.
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Bibliografia:
- Barioglio C., Bompard E., Bonino M., Campobenedetto D., Carrozzo I., Naso M., Strategie ambientali, spazio costruito e strumenti regolativi. Esempi di applicazione a Torino, Politecnico di Torino, Repository istituzionale, 2025, pubblicazione a stampa, pp. 1-47.
- Calatroni S., Trivelli A. (a cura di), Make your city greener. Azioni per rendere lo spazio urbano più resiliente e sostenibile con la vegetazione, SDARCH Trivelli&Associati e SUN Sustainable Urban Network.
Fonti:
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Rossella di Gregorio
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