16/04/2026 – Il Rapporto UNICMI 2026 restituisce l’immagine di un mercato dell’involucro edilizio in fase di riassestamento. Dopo la brusca frenata del 2024, il 2025 ha segnato per le costruzioni un recupero moderato, con una crescita complessiva degli investimenti pari all’1,9% in termini nominali.
La spinta, però, non arriva più dal comparto residenziale, che continua a risentire dell’esaurimento della fase espansiva sostenuta dagli incentivi fiscali, ma dal non residenziale e dalle opere infrastrutturali.
Il Rapporto segnala inoltre che l’aggiornamento delle serie ISTAT ha comportato una revisione significativa dei dati 2023 e 2024, con un conseguente ricalcolo delle serie sugli investimenti e della domanda di serramenti.
In questo quadro, il mercato italiano di serramenti e facciate continue chiude il 2025 con una contrazione contenuta, pari all’1,2%, attestandosi poco sopra gli 8 miliardi di euro. Il dato sintetizza due andamenti distinti: da un lato la debolezza del residenziale, dall’altro la tenuta del non residenziale, sostenuto anche dagli investimenti pubblici e dai programmi di riqualificazione degli edifici pubblici.
Rallenta il recupero residenziale, cresce il non residenziale
La lettura dei dati UNICMI conferma che il residenziale resta il segmento più esposto al ridimensionamento del mercato. Per il 2026 è prevista una contrazione del comparto residenziale del 1,9%, mentre il non residenziale dovrebbe crescere del 4,4%.
Nel 2027 lo scenario dovrebbe riequilibrarsi: il non residenziale manterrà un segno positivo, pur rallentando al +2,7%, e il residenziale dovrebbe tornare a crescere del 2%, dopo tre anni di ridimensionamento.
A incidere sulle prospettive del nuovo residenziale sono anche i dati sui permessi di costruire. Il Rapporto evidenzia infatti una sostanziale stabilità nel 2024 e una flessione dell’8,8% nei primi tre trimestri del 2025 per le nuove abitazioni, mentre nel non residenziale la flessione si limita allo 0,6% nello stesso periodo.
È un segnale che suggerisce che, nel breve periodo, la domanda più dinamica per l’involucro edilizio continuerà a provenire soprattutto da edifici terziari, commerciali, industriali e pubblici.
Serramenti e facciate continue: quanto vale il mercato nel 2025
Nel dettaglio, la domanda di serramenti e facciate continue nel 2025 si divide tra un mercato residenziale che vale circa 4,9 miliardi di euro e un mercato non residenziale che supera i 3,3 miliardi.
Nel residenziale continua a prevalere il rinnovo, che assorbe la quota maggiore delle finestre vendute, mentre il nuovo mantiene dimensioni più contenute. È proprio la frenata del recupero a comprimere la domanda complessiva.
Diverso l’andamento del comparto non residenziale, dove la crescita resta sostenuta. Il mercato dei serramenti metallici installati raggiunge nel 2025 i 2,703 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto al 2024.
Anche il mercato delle facciate continue conferma una dinamica positiva, con un valore che arriva a 968 milioni di euro nel 2025. Per la filiera dell’involucro si tratta di un’indicazione rilevante: la domanda si sta spostando verso interventi più complessi, spesso legati a edifici direzionali, commerciali, pubblici e grandi operazioni di riqualificazione.
Materiali, incentivi e importazioni: cosa sta succedendo ai serramenti
Sul fronte dei materiali, il Rapporto mostra un’evoluzione interessante delle quote di mercato. Il PVC resta leader in valore con una quota del 42% nel 2025, ma perde terreno. L’alluminio sale al 37% e il legno al 21%. Le stime per il biennio successivo indicano un’ulteriore leggera flessione del PVC, fino al 39,5%, e una crescita dell’alluminio, che dovrebbe arrivare al 38,5%. In volume, il PVC mantiene comunque la leadership.
Un elemento decisivo è il progressivo ridimensionamento del ruolo degli incentivi fiscali nella sostituzione degli infissi. UNICMI stima che il loro contributo alla domanda di serramenti si sia drasticamente ridotto rispetto ai picchi degli anni precedenti, con effetti più evidenti proprio sul PVC. Lo stesso andamento emerge dalla contrazione delle importazioni di serramenti finiti in PVC, scese a circa 216 milioni di euro nel 2025, dopo i livelli molto più elevati registrati tra 2022 e 2024.
Per chi opera nella progettazione e nella prescrizione dei sistemi di involucro, il dato segnala un mercato che sta progressivamente uscendo dalla logica della domanda trainata dal bonus per tornare a dinamiche più selettive, dove pesano prestazioni, fascia di mercato e destinazione d’uso dell’edificio.
Facciate continue: crescita positiva, ma con margini sotto pressione
Il segmento delle facciate continue continua a offrire segnali incoraggianti, anche se con una progressiva decelerazione. Dopo i 968 milioni di euro del 2025, UNICMI stima un aumento a 993 milioni nel 2026 e il superamento del miliardo nel 2027. La traiettoria resta positiva, ma il ritmo di crescita si riduce, anche perché si avvicina la conclusione di alcune grandi opere e di importanti cantieri sostenuti dagli investimenti pubblici.
Accanto alla crescita, il rapporto richiama l’attenzione su un tema centrale per la filiera: la tenuta economico-finanziaria delle imprese. Nel 2024 i costruttori di serramenti metallici hanno registrato un ROS del 10,4%, mentre i costruttori di facciate hanno mostrato un miglioramento, pur con una redditività del capitale investito ancora più contenuta, pari al 3,2%.
Il portafoglio commesse delle facciate appare più stabile rispetto a quello delle finestre, ma restano criticità legate alla compressione dei margini e alla fragilità finanziaria di alcune imprese specializzate.
Previsioni 2026-2027: mercato in lieve crescita, con incognita energia
Nel 2026 il mercato dell’involucro edilizio dovrebbe tornare in territorio positivo, con una crescita complessiva dello 0,6%, mentre nel 2027 l’incremento atteso sale al 2,3%. Il miglioramento sarà sostenuto soprattutto dal non residenziale, mentre il residenziale dovrebbe avviare una ripresa graduale dopo la lunga fase di contrazione.
Le previsioni restano comunque caute. Il Rapporto precisa che le stime sono soggette a revisione trimestrale e non incorporano gli effetti di un eventuale aggravamento del conflitto in Medio Oriente. Il principale fattore di rischio resta quindi l’andamento del costo dell’energia e dei carburanti, che potrebbe tradursi in inflazione importata e incidere sia sulla domanda sia sulla redditività complessiva del settore.
Il 2026 e il 2027 si annunciano moderatamente positivi, ma in un contesto che richiede alla filiera capacità di adattamento, controllo dei costi e attenzione ai segmenti di mercato realmente in crescita.
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Rossella Calabrese
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