Oltre 40 spettacoli tra Mercadante, San Ferdinando e Ridotto: da Beckett a Castellucci, il programma 2026/2027 celebra il teatro come esperienza di comunità e rischio umano
È stata presentata al Teatro San Ferdinando la Stagione 2026/2027 del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che da ottobre 2026 a maggio 2027 attraverserà i tre spazi del sistema stabile partenopeo – Mercadante, San Ferdinando e Ridotto – con un programma di oltre 40 titoli tra produzioni, coproduzioni e ospitalità.
Un’edizione che si muove sotto il segno della memoria, come indica già il titolo scelto per la stagione: “La memoria degli altri”, espressione che sintetizza la visione curatoriale e poetica che attraversa l’intero progetto artistico.
La conferenza si è svolta alla presenza delle istituzioni cittadine e regionali, con gli interventi del Sindaco Gaetano Manfredi e dell’Assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, oltre al Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale Luciano Cannito, al Direttore artistico Roberto Andò, al codirettore under 35 Pier Lorenzo Pisano e al Direttore generale Mimmo Basso.
Un teatro come spazio di comunità e memoria
Nel suo intervento introduttivo, il Presidente Luciano Cannito ha sottolineato la funzione civile dell’istituzione teatrale in un tempo attraversato da tensioni culturali e sociali. «In un tempo storico in cui la cultura viene spesso raccontata attraverso conflitti e divisioni, il Teatro Nazionale di Napoli vuole essere il simbolo di una comunità che dialoga e si riconosce. I risultati della stagione appena conclusa dimostrano la solidità di questo percorso condiviso».
Cannito ha poi evidenziato i dati della stagione precedente: 93.000 spettatori complessivi, un tasso medio di occupazione superiore all’85% e un incremento degli abbonamenti fino al 25%, per un totale di circa 7.200 sottoscrizioni. «Non si tratta solo di numeri, ma del segno di un legame sempre più stabile tra il pubblico e il teatro, che diventa luogo di appartenenza e riconoscimento collettivo».
La visione artistica: il teatro come rischio umano
Il Direttore artistico Roberto Andò ha invece delineato la prospettiva poetica che attraversa l’intera stagione, ponendo al centro il tema della memoria come dispositivo teatrale e politico. «Il teatro è la memoria degli altri ed è l’unico luogo in cui il rischio umano diventa parte integrante dell’atto scenico, unendo ogni sera attori e spettatori in una comunità fragile e necessaria».
Andò ha richiamato Samuel Beckett come punto di partenza ideale della programmazione, annunciando che sarà proprio “L’ultimo nastro di Krapp” ad aprire la stagione al Mercadante.«La memoria, in questa stagione, non è nostalgia ma sguardo sulle macerie del presente. Un tentativo continuo di interrogare il nostro tempo attraverso il linguaggio scenico».
Mercadante: grandi regie, classici e nuove drammaturgie
Il Teatro Mercadante inaugurerà la stagione il 21 ottobre con Samuel Beckett e Harold Pinter, nello spettacolo diretto da Roberto Andò e interpretato da Renato Carpentieri.
Il cartellone proseguirà con una serie di titoli che intrecciano teatro di ricerca e grandi interpreti: da Franco Marcoaldi con La vasca interpretata da Anna Bonaiuto e diretta da Andrea Renzi, fino a Milo Rau con Il processo Pelicot.
Tra i nomi più attesi anche Pierfrancesco Favino, protagonista di People, Places & Things, e il ritorno di Romeo Castellucci con FAUST, oltre alla rilettura di Orlando Furioso firmata da Davide Livermore.
Spazio anche alla drammaturgia contemporanea con Fabrizio Sinisi e alla grande regia europea con Lev Dodin, che porterà in scena Čechov, fino alla danza contemporanea di Marcos Morau con Ceneri.
San Ferdinando: tra classici reinventati e nuove scritture
Il San Ferdinando aprirà il 29 ottobre con il recupero di Uscita di emergenza di Manlio Santanelli, diretto da Alfio Scuderi e interpretato da Vincenzo Ferrera e Nando Paone.
Seguiranno titoli di forte impronta autoriale, tra cui un testo inedito di Yasmina Reza, diretto da Paolo Coletta con Teresa Saponangelo, e il debutto di Julius Caesar | Teologia Marziana di Pier Lorenzo Pisano.
Nel periodo natalizio sarà in scena Geppy Gleijeses con Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo, mentre tra i momenti più attesi figura Antigone nella regia di Roberto Latini.
Il programma include inoltre Marco Baliani, Emma Dante, Leonardo Lidi, Dacia Maraini e un ampio segmento dedicato alla danza contemporanea con coreografi come Luna Cenere e Marco D’Agostin.
Ridotto: la scena under 35 e le nuove generazioni
Il Ridotto del Mercadante si conferma spazio dedicato alla sperimentazione e ai giovani autori. La programmazione si aprirà con i vincitori dei premi under 35 dedicati a Leo de Berardinis, con Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Flavio Capuzzo Dolcetta e I Babbapapà di Enzo Castellone.
Tra i titoli successivi figurano lavori ispirati a Pirandello, Dacia Maraini, Gianni Celati e Goliarda Sapienza, oltre a nuove scritture come Tatiana (Il Dio verrà) e Processo all’esistenza di Emanuele D’Errico.
Le istituzioni: cultura come infrastruttura civile
Nel suo intervento, il Sindaco Gaetano Manfredi ha ribadito il valore del teatro come presidio culturale della città. «Il Teatro Nazionale di Napoli è un’eccellenza che rappresenta pienamente l’identità culturale della città e del Paese. Il lavoro svolto negli anni ha rafforzato il suo ruolo nel sistema teatrale italiano».
Anche l’Assessore Ninni Cutaia ha sottolineato la dimensione sociale del progetto artistico. «Questa stagione affronta il presente attraverso la memoria, trasformando il palcoscenico in uno spazio di riflessione critica e di umanità condivisa».
Una stagione come mappa del presente
La stagione 2026/2027 del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale si presenta così come un ampio mosaico di linguaggi, generazioni e visioni, in cui la memoria diventa chiave interpretativa del presente e strumento per leggere le contraddizioni del mondo contemporaneo.
Un cartellone che intreccia grandi maestri della scena internazionale, nuove scritture e giovani artisti, restituendo l’immagine di un teatro che si propone non solo come luogo di spettacolo, ma come laboratorio permanente di pensiero, comunità e trasformazione culturale.
Nino Stella
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