Affermare la centralità della persona sofferente e il diritto a essere accompagnata con dignità, umanità e competenza. Questo messaggio semplice ma carico di significato Papa Leone XIV ha voluto lanciarlo in occasione della 25ª Giornata Nazionale del Sollievo, celebrata oggi in tutta Italia. Al termine dell’Angelus, il Pontefice ha rivolto la propria vicinanza alle persone che vivono la malattia e a quanti ogni giorno condividono con loro il peso della sofferenza. “Oggi – ha esordito – in Italia si celebra la 25esima Giornata del Sollievo. Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura. Ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura”.
Parole che richiamano uno dei temi centrali del magistero sociale della Chiesa: la necessità di mettere al centro la persona, soprattutto quando è fragile, malata o attraversa momenti di particolare vulnerabilità.
Nata per iniziativa del Ministero della Salute, della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, la Giornata ha l’obiettivo di promuovere una cultura capace di riconoscere il valore della cura non soltanto come intervento medico, ma come accompagnamento umano, relazionale e spirituale della persona che soffre.
Il termine “sollievo” non indica semplicemente la riduzione del dolore fisico. Riguarda piuttosto un approccio globale alla malattia, che considera il paziente nella sua interezza, con le sue paure, le sue speranze, i suoi affetti e la sua dignità. È una prospettiva che negli ultimi decenni ha trovato espressione nello sviluppo delle cure palliative, della terapia del dolore e delle reti di assistenza domiciliare e hospice, strumenti fondamentali per garantire qualità della vita anche nelle situazioni più difficili.
In questo contesto, il richiamo di Leone XIV alla “cultura della prossimità e della cura” assume un significato che va oltre l’ambito strettamente sanitario. La prossimità, infatti, è la capacità di farsi vicini a chi soffre, di non lasciarlo solo, di condividere il suo cammino. È una parola che richiama il Vangelo del Buon Samaritano, ma anche l’impegno quotidiano di migliaia di medici, infermieri, operatori sociosanitari, volontari e familiari che assistono persone malate nelle case, negli ospedali e nelle strutture di accoglienza.
La pandemia da Covid-19 ha reso ancora più evidente quanto la cura sia una dimensione fondamentale della vita sociale. In quegli anni drammatici il mondo ha riscoperto il valore di professioni spesso date per scontate e ha compreso come la salute non sia soltanto una questione individuale, ma un bene comune che coinvolge l’intera comunità.
Il Papa ha voluto rivolgere il suo incoraggiamento proprio a quanti operano in questo campo, spesso lontano dai riflettori e caratterizzato da sacrifici quotidiani. Il suo ringraziamento è apparso come un riconoscimento al lavoro silenzioso di chi dedica tempo, energie e competenze all’assistenza dei più fragili.
Nella visione cristiana, la cura rappresenta una delle forme più alte della carità. Non consiste soltanto nel guarire quando è possibile, ma anche nell’accompagnare, consolare e sostenere. Per questo la Chiesa ha sempre considerato l’assistenza ai malati una delle opere più importanti della propria missione, dando vita nel corso dei secoli a ospedali, case di accoglienza e numerose opere assistenziali.
Il messaggio di Leone XIV si inserisce dunque in una tradizione che vede nella vicinanza ai sofferenti un criterio fondamentale per misurare il grado di umanità di una società. Una comunità è tanto più civile quanto più sa prendersi cura delle persone fragili, degli anziani, dei disabili e dei malati.
In un tempo segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dalle nuove sfide poste ai sistemi sanitari, la Giornata del Sollievo assume una rilevanza ancora maggiore. Essa richiama istituzioni e cittadini alla responsabilità di costruire reti di sostegno capaci di contrastare la solitudine e l’abbandono che troppo spesso accompagnano la sofferenza.
“Ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura”, ha ribadito il Pontefice.
Un invito che suona come un programma sociale oltre che spirituale. Perché la cura non riguarda soltanto il mondo della sanità, ma il modo stesso in cui scegliamo di vivere insieme. E il sollievo, prima ancora che una terapia, nasce spesso dalla certezza di non essere soli di fronte alla malattia e al dolore.
La Giornata Nazionale del Sollievo è stata istituita nel 2001 con una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri e fin dalla sua nascita, l’appuntamento si propone di promuovere una nuova sensibilità culturale nei confronti della sofferenza, valorizzando tutte le esperienze che contribuiscono ad alleviare il dolore fisico e psicologico delle persone malate.
Ogni anno la manifestazione coinvolge ospedali, hospice, strutture sanitarie, associazioni di volontariato, università, istituzioni pubbliche e realtà ecclesiali in un ampio programma di iniziative dedicate all’informazione, alla formazione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. L’obiettivo è quello di affermare il diritto di ogni persona a essere accompagnata con dignità durante la malattia, contrastando ogni forma di isolamento e di abbandono.
Particolare attenzione viene riservata allo sviluppo delle cure palliative e della terapia del dolore, strumenti fondamentali per garantire qualità della vita ai pazienti affetti da patologie gravi o inguaribili. La Giornata del Sollievo intende infatti diffondere la consapevolezza che la medicina non si esaurisce nella ricerca della guarigione, ma comprende anche la capacità di alleviare la sofferenza e di sostenere la persona nella sua integralità.
Nel corso di questi venticinque anni l’iniziativa è diventata un importante momento di riflessione civile ed etica sul significato della cura, richiamando l’attenzione delle istituzioni e della società sulla necessità di investire nelle reti assistenziali, nella formazione degli operatori e nel sostegno alle famiglie che affrontano il peso della malattia.
Non è casuale, dunque, che Papa Leone XIV abbia scelto proprio la parola “prossimità” per sintetizzare il significato di questa ricorrenza. Il sollievo non è soltanto una risposta terapeutica al dolore, ma è anzitutto un incontro umano, una presenza che accompagna, ascolta e sostiene. È la testimonianza concreta di una società che non lascia soli i più fragili e che riconosce nella cura uno dei pilastri fondamentali della propria civiltà.
Letizia Lucarelli
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione
Source link



