Vito Lo Scrudato è soltanto da pochi giorni il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Palermo, ma è già a lavoro per capire come rendere migliore una città che, nell’ultimo report sulla Qualità della vita de Il Sole 24 Ore, è quartultima nella classifica delle province che assicurano le migliori condizioni ai bambini. Non è un compito semplice quello assegnato al professore e giornalista originario di Cammarata, che torna in campo dopo avere celebrato il pensionamento da Dirigente Scolastico due anni fa, al termine di una parentesi decennale alla guida del Liceo Classico Umberto I. A sessantotto anni ha deciso di rimettersi in gioco per una causa che ha sempre avuto nel cuore.
“Io – racconta a BE Sicily Mag – sono un operatore della scuola e non ho mai smesso di pensare da preside. Ho amato questo ruolo e lo porterò con me anche in questo nuovo impegno. Se fino a qualche anno fa guidavo un istituto con circa mille alunni, adesso sotto la mia responsabilità ci sono quasi un centinaio di migliaia di giovani. E il futuro che temevamo non è in arrivo, è già arrivato. È per questo che ho bisogno dell’aiuto di tutti: istituzioni regionali e cittadine, forze dell’ordine e giuridiche, servizi di psicologia territoriale, scuole, associazioni, parrocchie e soprattutto famiglie. Da soli, non si va da nessuna parte. Le energie devono diventare sinergie”.
Il ruolo di Garante dell’infanzia e dell’adolescenza
Il ruolo di Garante comunale dell’infanzia e dell’adolescenza è complesso, perché deve svilupparsi su più fronti affinché i diritti della popolazione giovanile dagli zero ai diciotto anni vengano rispettati. Questo implica prevenzione e intervento. “Il mio lavoro – spiega Vito Lo Scrudato – è iniziato dallo studio di Palermo, devo approfondire le statistiche per comprendere come agire. Ho già avviato i contatti con una serie di realtà locali. La scorsa settimana sono stato nel quartiere Acquasanta per l’inaugurazione del progetto Demetra, che prevede la consegna di un bene confiscato alla mafia al Consorzio Network dei Talenti. Questo mette assieme diversi enti del terzo settore che promuoveranno una serie di attività all’interno del bene, tra cui uno spazio riservato di ascolto per donne vittime di violenza e un’area per il confezionamento di pasti d’asporto a cura di ragazzi disabili. Iniziative del genere portano a termine diversi obiettivi”.
Alcuni problemi sono già ampiamente noti, altri andranno approfonditi. “A Palermo il fenomeno della tossicodipendenza è preoccupante, ci sono almeno 5 mila assuntori di crack, che non riescono più a compiere le loro funzioni quotidiane a causa delle conseguenze di questa droga. La cronaca poi ci dice che siamo di fronte a un numero elevato di casi di violenza giovanile, con le baby gang che spesso colpiscono persone che nulla hanno a che fare con comportamenti illeciti. E ancora ci sono una serie di emergenze educative, che riguardano in primis l’abbandono scolastico. Definiremo i temi più urgenti e procederemo con una programmazione per progetti”.
Il lavoro include anche grande attenzione per le categorie fragili, come i minori stranieri. “Io ho vissuto anche in Germania e posso confermare che l’identità culturale siciliana è una formidabile arma di integrazione. Non è il solito ragionamento che deriva dalle dominazioni del passato, credo che sia una specificità maturata dopo, con una configurazione precisa nella capacità di ascolto. È una premessa positiva, ma a Palermo sotto questo aspetto i problemi non mancano. Non ci sono le asperità che vivono molte città del Nord, ma si può sicuramente migliorare”.
Dalle scuole al centro di ascolto, gli strumenti di Vito Lo Scrudato
Se per quanto riguarda i settori di intervento c’è ancora da studiare, Vito Lo Scrudato ha le idee chiare su quelli che sono gli strumenti di cui ha bisogno. “Abbiamo una sede in via Catania, nel centro della città, che servirà a promuovere un’azione di presenza molto forte sul territorio. Ho intenzione di prevedere delle fasce orarie per l’ascolto riservate ai cittadini. Inoltre, ci sarà una mail diretta, che leggerò personalmente, senza filtri da parte della segreteria. Le persone potranno rivolgersi a me anche in forma anonima. Ho molti canali ufficiali per parlare con le istituzioni, ma arrivare alle famiglie non è semplice. Una sfida che mi pongo, a tal proposito, è quello di promuovere un uso più consapevole dei social network, dato che oggi è proprio lì che si riuniscono tutte le generazioni”.
Tra le sue idee da ex Dirigente Scolastico, inoltre, c’è quella di lavorare in maniera sistemica proprio attraverso le scuole. “Le scuole oggi stanno rispondendo a una serie di deficit che si sono creati nelle famiglie di ogni fascia di reddito. A questa istituzione sono stati progressivamente delegati dei compiti che prima non aveva. Quando ero bambino non c’era la babysitter, ma la zia che badava ai nipoti e dava loro una fetta di pane e zucchero per merenda. Eppure, eravamo felici. La realtà oggi è diversa ed è anche poco accogliente nei confronti dell’infanzia”.
È per questo che il nuovo Garante dell’infanzia e dell’adolescenza accoglie con ottimismo la proposta della Regione di tenere aperte le scuole d’estate, purché vengano messe in campo adeguate risorse. “È un servizio in più per le famiglie che non riescono, per motivi diversi, a garantire opportunità di formazione ad ampio raggio ai loro figli. Al di là delle attività che verrebbero promosse, i giovani, quando vengono riuniti sotto una guida, qualcosa senza dubbio imparano, che sia una poesia o le regole di un torneo di calcio. È necessario però chiarire chi si occuperà di questo, a quali condizioni stipendiali e contrattuali”.
L’attenzione per gli “ultimi”
Un obiettivo che Vito Lo Scrudato non vuole in alcun modo trascurare sono le periferie. Anche da preside, nel corso della sua carriera, non ha mai smesso di provarci. In passato, per quattro anni, ha guidato il Liceo Scientifico Ernesto Basile a Brancaccio, vivendo da vicino la realtà del quartiere. “Quando accoglievo i ragazzi del primo anno, in aula magna, scorrevo i loro cognomi. Tra questi ce n’erano alcuni di famiglie vicine agli ambienti mafiosi. Con un po’ di impertinenza, dicevo loro: Vi auguro di diventare poliziotti. Loro sorridevano, perché capivano. I giovani devono condividere, in qualsiasi area della città, l’idea secondo cui attraverso la scuola possono crearsi un progetto di vita che li renda cittadini giusti”.
Un principio che ha portato con sé anche nelle successive esperienze. “Al Liceo Classico Umberto I organizzammo un doposcuola nel quartiere Borgonuovo. Gli studenti ne hanno beneficiato in termini educativi, ma soprattutto in termini affettivi. I legami che si sono creati sono indissolubili. Io ricordo che andavo lì e mangiavamo insieme pasta e piselli”. Le attività che si possono organizzare, mettendo insieme realtà apparentemente diverse, sono numerose: dallo sport al teatro. Tra i ricordi di quanto realizzato dall’allora Dirigente Scolastico ci sono anche gli incontri letterari all’Istituto Penale per Minorenni “Malaspina”. A partecipare, oltre ai detenuti, proprio una classe del liceo. Osservando i gruppi discutere dei libri proposti, era difficile distinguere chi provenisse dall’esterno e chi vivesse all’interno del carcere. Le storie lette diventavano un terreno comune di confronto, capace di abbattere per qualche ora barriere apparentemente invalicabili.
“Le scuole possono costruire ponti. Non dobbiamo pensare, come a volte purtroppo accade, che ciascuno viva nella propria oasi e che per questo le cose vadano bene. Bisogna farsi carico anche delle realtà che hanno bisogno del nostro intervento. Palermo – conclude Vito Lo Scrudato – non si può salvare a pezzi, o si salva tutta o non si salva. La prima cosa da fare, quindi, è integrare le realtà attualmente ai margini della società, ma bisogna farlo in modo funzionale. È un atto coraggioso, che coinvolge tutti”.
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Chiara Ferrara
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