A Marzi la memoria diventa futuro


Celebrazione degli ottant’anni del voto alle donne nel segno delle prime sindache calabresi e del progetto “Borghi Vivi”

C’è una Calabria che resiste allo spopolamento con la forza delle idee, della memoria e dell’accoglienza. Una Calabria che sceglie di raccontarsi attraverso le donne, la cultura e le comunità che sanno aprirsi al mondo senza perdere le proprie radici. È questa l’immagine che ha restituito Marzi, borgo della provincia cosentina, nel corso della manifestazione dedicata agli 80 anni del voto alle donne, promossa dal Comitato Civico “Se non ora quando?” Marzi insieme ad AIParC Cosenza, che si è svolta sabato 6 giugno 2026. Nella sala consiliare del Comune, la comunità si è riunita per ricordare una conquista che ha cambiato il volto dell’Italia: il diritto di voto alle donne, esercitato per la prima volta nelle elezioni amministrative del 1946.

La manifestazione ha visto, inoltre la partecipazione delle associazioni che operano nel territorio e che hanno contribuito all’organizzazione dell’evento: la Pro Loco di Marzi, il MOCI, l’Associazione Culturale Peppino Aiello, il Sistema Accoglienza e Integrazione, l’Associazione Nazionale Carabinieri di Marzi, l’ASD Savuto Sporting Club, l’AVIS Parenti e Amplifon, presenti anche con attività dedicate alla salute e alla prevenzione. Durante la mattinata, infatti, lungo Via Nazionale, l’AVIS ha effettuato la raccolta sangue mentre Amplifon ha offerto controlli gratuiti dell’udito.

Al centro della commemorazione sono state tre figure straordinarie della storia calabrese, tre donne che seppero trasformare quel diritto appena conquistato in responsabilità amministrativa e impegno civile:

Caterina Pisani Palumbo Tufarelli, sindaca di San Sosti;

Lydia Toraldo Serra, sindaca di Tropea;

Ines Nervi Carratelli, sindaca di San Pietro in Amantea.

Furono loro le prime sindache calabresi elette nel 1946, pioniere di una stagione nuova della democrazia italiana, quando amministrare un Comune da donna significava affrontare ostacoli che oggi è difficile perfino immaginare.

A evocarle non è stata soltanto la ricostruzione storica, ma soprattutto il sentimento di gratitudine di una comunità che ha scelto di custodire la memoria come bene comune.

L’iniziativa si è aperta con il Discorso Corale curato da Teresa Bruno, cui sono seguiti gli interventi dei relatori Maria Fiore, Teresa Sacco, Rossana Garofalo, che hanno restituito al pubblico il profilo umano, civile e politico delle tre amministratrici, inserendo le loro esperienze nel più ampio percorso dell’emancipazione femminile italiana. Commovente e ricco di ricordi personali è stato l’intervento di Giorgio Pisani, figlio di Caterina Pisani Palumbo Tufarelli.

 Molto interessante e ricco di riferimenti storici e profonde riflessioni l’intervento dello storico Giuseppe Ferraro, che ha evidenziato come la storia e la memoria dei piccoli territori sia preziosa per la costruzione della grande Storia nazionale.

Significativo l’intervento di Nella Matta, che  ha assunto una prospettiva diversa rispetto alle relazioni dedicate alle tre prime sindache calabresi.

Dopo che gli altri relatori hanno ricostruito le vicende umane e amministrative di Caterina Pisani Palumbo Tufarelli, Lydia Toraldo Serra e Ines Nervi Carratelli, Nella Matta ha ricordato altre donne che hanno contribuito all’ affermazione della democrazia ed ha posto una domanda che riguarda il presente: quante donne abitano oggi la memoria pubblica delle nostre città?

Studiosa e testimone delle battaglie per i diritti femminili, autrice del volume “In cammino verso i diritti. Le Madri Costituenti”, Matta ha affrontato il tema della toponomastica femminile, evidenziando come strade, piazze e luoghi pubblici continuino a essere intitolati prevalentemente a figure maschili, lasciando nell’ombra il contributo che tante donne hanno dato alla storia civile, politica e culturale del Paese.

Momento particolarmente intenso è stato la lettura, affidata ad Ada Giorno, di una lettera rivolta ai sindaci di Marzi, Rogliano e Cosenza.

Nella lettera si chiede l’intitolazione di una strada a Gertrude Guarasci, figura femminile di grande valore umano e civile, filantropa, moglie di Antonio Guarasci, primo Presidente della Regione Calabria. Un’iniziativa che non nasce dalla volontà di ricordare una figura “in quanto moglie di”, ma dalla necessità di riportare alla luce storie femminili spesso rimaste ai margini del racconto pubblico.

Le parole della lettera hanno suscitato attenzione e partecipazione, trasformando la riflessione sulla memoria in una proposta concreta di cittadinanza attiva. Perché ricordare le donne significa anche renderle visibili nello spazio che abitiamo quotidianamente, nei nomi delle strade che percorriamo e nei luoghi che consegniamo alle nuove generazioni.

Molto bello e coinvolgente è stato poi l’intervento del Sindaco Pietro Tucci.

In questo intreccio di memorie, presenze e progetti, la giornata di Marzi ha assunto un significato che va oltre la semplice commemorazione.

Infatti, un altro  momento significativo è stato la presentazione del progetto “Borghi Vivi: adozione di un borgo per contrastare lo spopolamento”, illustrato da Rosa Principe.

Il progetto nasce all’interno del Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza ed è stato ideato e promosso da Anna Maria Ventura, responsabile del Parco. L’iniziativa si propone di creare un patto culturale tra associazioni, amministrazioni comunali e comunità locali per contrastare la desertificazione sociale dei piccoli centri calabresi attraverso la valorizzazione della memoria, dell’identità e della partecipazione civica. L’adozione non è simbolica, ma delinea un percorso concreto di accompagnamento culturale capace di generare nuove opportunità e nuove forme di presenza nei territori interni.

Nel testo del progetto Anna Maria Ventura descrive i borghi come luoghi che  chiedono progettualità, spazi nei quali costruire nuove forme di “restanza” e di ritorno. L’adozione di un borgo diventa così un gesto di cura collettiva, fondato sul principio costituzionale di sussidiarietà e sulla collaborazione tra enti pubblici e associazioni culturali.

 E Marzi è un borgo adottato da AIParC Cosenza, con protocollo approvato dal Consiglio Comunale e firmato congiuntamente dal Sindaco di Marzi Pietro Tucci e dalla Presidente AIParC Tania Frisone.

In questo percorso di adozione, Marzi rappresenta un laboratorio particolarmente significativo.

 Un borgo che, mentre ricorda le donne che ottant’anni fa conquistarono uno spazio nella storia, apre le proprie porte a nuove storie, nuove famiglie e nuove speranze.

Marzi, piccolo centro della valle del Savuto, sta dimostrando che il contrasto allo spopolamento passa certamente attraverso incentivi economici, infrastrutture e servizi, ma anche attraverso la capacità di accogliere nuove famiglie e costruire relazioni autentiche.

Nella  vita quotidiana del borgo si coglie il senso più profondo del progetto “Borghi Vivi”:  salvare un paese non significa conservarlo come si conserva un oggetto prezioso in una teca, da  esporre alla vista del turista di turno,  ma significa farlo vivere attraverso le persone.

Se la memoria delle prime sindache calabresi ha rappresentato il filo storico della manifestazione, un’immagine viva e tangibile del presente è stata quella offerta dalle famiglie straniere che oggi abitano il borgo di Marzi.

La loro partecipazione  è stata un autentico gesto di condivisione. Hanno preparato una grande tavola comune, ricca di dolci e specialità tradizionali provenienti dai loro Paesi d’origine. Attorno a quella tavola si sono intrecciati racconti, sorrisi e curiosità reciproche, in un dialogo spontaneo fatto di profumi, sapori e gesti di ospitalità.

Era uno spettacolo capace di coinvolgere tutti i sensi: i colori intensi delle spezie e dei cibi, gli aromi che si diffondevano nell’aria estiva, le stoffe variopinte degli abiti tradizionali indossati dalle donne e dai bambini. Colori vivaci, luminosi, che sembravano raccontare una stessa aspirazione universale: il desiderio di vivere in pace, di sentirsi accolti e di poter costruire il proprio futuro all’interno di una comunità capace di riconoscere il valore delle differenze.

In quei volti provenienti da mondi diversi e ormai parte integrante della vita del paese si è materializzata un’idea di “Borgo Vivo”: una comunità che oltre a custodire il passato, continua a rigenerarsi attraverso l’incontro fra culture, esperienze e storie differenti.

La giornata si è conclusa con il concerto del coro “Da Voce a Voce”  laboratorio di voci femminili curato da Angelica Perri e Barbara Tucci, trasformando la commemorazione in un momento di condivisione culturale e artistica.

Tra i canti, le parole e gli interventi, è emersa una consapevolezza forte: i piccoli paesi non sono luoghi marginali della storia. Sono spesso il luogo in cui la storia continua a essere scritta.

Marzi lo ha dimostrato ricordando tre donne che, nel 1946, ebbero il coraggio di guidare le proprie comunità quando quasi nessuno immaginava che una donna potesse farlo. E lo dimostra oggi accogliendo nuove famiglie, costruendo inclusione, immaginando un futuro diverso per i borghi calabresi.

In un tempo in cui molti paesi si svuotano, Marzi sceglie di riempirsi di memoria, di relazioni e di speranza.

E forse è proprio questa la lezione più preziosa lasciata dalla giornata dedicata agli ottant’anni del voto alle donne: la democrazia non vive soltanto nelle istituzioni. Vive nei paesi che sanno ricordare, accogliere e continuare a credere nel domani.

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 Anna Maria Ventura

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