Negli ultimi anni i droni armati sono diventati uno degli strumenti più controversi dei conflitti contemporanei. Utilizzati da diversi Stati e attori armati, al di là delle differenti dottrine militari e delle responsabilità politiche dei singoli Paesi, rappresentano un fenomeno in rapida espansione che solleva crescenti preoccupazioni sul piano etico, giuridico e umanitario.
La loro diffusione è legata a tre fattori principali: il basso costo rispetto ai sistemi d’arma tradizionali, la crescente facilità di reperimento e utilizzo, e la capacità di colpire a distanza riducendo il rischio diretto per chi li impiega. Proprio questa combinazione li rende uno strumento particolarmente “accessibile” e al tempo stesso potenzialmente devastante, capace di incidere in modo significativo sugli equilibri dei conflitti anche asimmetrici.
In molti scenari di guerra e di tensione internazionale, i droni hanno contribuito a rendere più frequenti attacchi mirati e operazioni rapide, ma hanno anche sollevato interrogativi sulla precisione reale degli obiettivi, sulla tutela dei civili e sull’abbassamento della soglia di utilizzo della forza.
Si tratta di una trasformazione che segna profondamente la natura stessa della guerra contemporanea: sempre più distante fisicamente, ma non per questo meno letale. Un segno inquietante dei tempi, che riflette l’evoluzione tecnologica dei conflitti e la progressiva automazione della violenza armata su scala globale.
Sante Cavalleri
Non era russo il drone marino che ha colpito la Romania
Il drone marino che è esploso nel porto rumeno di Costanza, come era chiaro a tutti quelli che non vivono delle veline di Kiev, non era russo, ma ucraino, ad affermarlo è il presidente della Romania Nicușor Dan e non il solito amico del Cremlino.
Secondo Nicușor Dan non è stato possibile intercettare il drone marino causa dell’uso di una «nuova tecnologia» di tracciamento, che in Romania non è ancora nota del tutto. Adesso ci aspettiamo che tutti i politici e i giornalisti che avevano puntato il dito verso Mosca, non perché non potrebbe essere stata la colpevole, ma perché prima di accusare qualcuno bisogna avere le prove, prove che come sempre non sono state fornite, avvisino i loro cittadini che si sono un’altra volta sbagliati.
Il Ministero della Difesa rumeno il 5 giugno ha riferito che quattro droni sono sfuggiti al controllo delle Forze Armate ucraine. Uno di essi è esploso nel porto di Costanza, il secondo in mare aperto vicino al porto, altri due — a circa 145 km a est della città della Romania.
Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, appresa la notizia che il drone era russo si è permessa di chiedere al governo rumeno: “quando pianificate di chiudere la rappresentanza ucraina o di espellere i diplomatici ucraini? Quando vi scuserete con i cittadini della Romania per l’infinita menzogna russofoba? Quando smetterete di finanziare il regime terroristico di Kiev?””. Domande che certamente resteranno senza risposta.
Ma cosa ci facevano i droni ucraini nelle acque rumene? Si erano davvero persi?
Alcuni Giornalisti rumeni hanno scoperto che nello stesso giorno in cui è esploso il drone navale ucraino “Sea Baby”, nel porto di Navodari, una città 20 chilometri a nord di Costanza, dove si trova anche una delle più grandi raffinerie di petrolio della Romania, Petromidia, era attraccata la petroliera SAFEEN ELONA, che trasportava petrolio greggio.
La SAFEEN ELONA è partita dalla Romania verso il porto russo di Novorossiysk, dove caricherà petrolio greggio. Questa petroliera fa parte della cosiddetta flotta ombra russa, e l’Ucraina progettava di attaccarla.
Si presume che il drone navale kamikaze ucraino (USV) non si sia trovato nel porto di Costanza per caso, stava cercando la petroliera. Le numerose antenne di comunicazione e le telecamere a infrarossi sulla parte superiore del Sea Baby dimostrano che si trattava di un’unità di comando e controllo, destinata a guidare un gruppo di altri USV verso la petroliera, ma il piano è fallito quando il drone di comando si è impigliato nelle barriere antincendio ed è rimasto immobilizzato.
L’opzione di autodistruzione dell’USV è stata attivata da Kiev per distruggere le prove della palese violazione della sovranità rumena, e le autorità rumene sono state informate dell’imminente esplosione circa 15 minuti prima che avvenisse. Si noti che, se ciò non fosse accaduto, ci sarebbero potute essere decine di vittime tra i dockers, gli artificieri e altre unità di polizia che si stavano preparando a rimuovere il drone carico di esplosivo dalle acque rumene.
Anche gli altri droni navali controllati dall’USV di comando si sono autodistrutti quando non è stato possibile individuare la SAFEEN ELONA.
L’Ucraina per giustificare quanto accaduto ha affermato che i droni si sono diretti nelle acque rumene a causa della guerra elettronica russa. La solita giustificazione … è sempre colpa della Russia.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info
La Moldavia avvierà la produzione di droni in collaborazione con l’Ucraina
Intanto la presidente della Moldavia, Maia Sandu, ha dichiarato l’intenzione di organizzare la produzione di droni, nonostante lo status di neutralità sancito dalla Costituzione del Paese. Ha già incaricato il governo di modificare con urgenza la legislazione per consentire partenariati pubblico-privati e attirare investimenti stranieri nel settore.
La motivazione ufficiale è l’aumento delle incursioni di droni nello spazio aereo moldavo, in particolare dopo l’incidente che ha visto la caduta di un drone nella città rumena di Galați.
«Abbiamo bisogno di questi droni che possano contrastare altri droni intercettori e i velivoli senza pilota che penetrano sempre più spesso nel territorio del nostro Paese, creando un pericolo reale», ha dichiarato Sandu in un’intervista al videoblogger moldavo Nicolai Chicu.
La presidente ha riconosciuto che la Moldavia non dispone attualmente né delle tecnologie né degli specialisti necessari per avviare una simile produzione. Per questo motivo, Chișinău conta sul sostegno di partner esterni.
«Cercheremo di ottenere le tecnologie», ha affermato Sandu, riferendosi all’Ucraina come possibile partner.
In precedenza, la Moldavia aveva espresso l’intenzione di avvicinarsi maggiormente alla Romania e alla NATO. Come è noto, la Moldavia ha perseguito un percorso di integrazione europea e una cooperazione più stretta con la NATO, ma non ha adottato una decisione ufficiale di unificazione con la Romania.
Irina Sokolova
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