Il Suq attraversa i confini: a Genova undici giorni di teatro, musica e incontri per immaginare un mondo senza muri (P.Fizzarotti)


Ascanio Celestini
©Chiara Pasqualini

Un mercato di storie, lingue, suoni e sapori affacciato sul mare, dove il confine non è soltanto una linea che separa ma può diventare un luogo da attraversare, interrogare e trasformare. Dal 14 al 24 giugno torna al Porto Antico di Genova il Suq Festival, giunto alla ventottesima edizione, con un’anteprima teatrale sabato 13 giugno. La direzione artistica è di Carla Peirolero con Bintou Ouattara e il filo conduttore scelto per il 2026 è “Attraversare i confini”.

Under the Flesh BASSAM ABO

Piazza delle Feste sarà il cuore della manifestazione, che raggiungerà anche l’Isola delle Chiatte e il Teatro della Tosse. Il bazar aprirà ogni giorno dalle 16 a mezzanotte, intrecciando teatro, musica, danza, incontri, laboratori, proposte per bambini, cucine dal mondo e iniziative ambientali. L’ingresso sarà libero, esclusi gli spettacoli teatrali.

“Attraversare i confini è una promessa e un desiderio: creare quel tempo sospeso in cui sentirci più vicini, catturati dal rito del teatro, che nel Suq diventa collettivo e partecipato”, spiegano Carla Peirolero e Bintou Ouattara. In una stagione segnata da guerre e nuove chiusure, la diversità torna a essere occasione di conoscenza e dialogo.

Si son fatte le due

Ascanio Celestini apre il viaggio

L’anteprima di sabato 13 giugno, alle 21 in Piazza delle Feste, sarà affidata ad Ascanio Celestini con “Poveri cristi”, accompagnato dalle musiche dal vivo di Gianluca Casadei. In una periferia romana che riflette molte periferie del mondo, prendono voce un magazziniere analfabeta, una prostituta, un migrante, una vecchia maestra di vita e altri personaggi ai margini. Ogni replica cambia, perché Celestini sceglie di volta in volta nuove storie e racconta quegli uomini e quelle donne come santi nel momento in cui accade un prodigio.

L’inaugurazione ufficiale è prevista domenica 14 giugno alle 18. Alle 19 il festival ricorderà Goffredo Fofi, più volte ospite del Suq, con Giacomo D’Alessandro, Amedeo Gagliardi, Laura Parodi, Carla Peirolero ed Enzo Ferrara. Seguiranno i francesi Bal O’ Gadjo, tra musiche popolari europee, suggestioni curde e canti tradizionali.

Evoto

Gaza, il Libano e i corpi segnati dalla guerra

Lunedì 15 giugno il centro della scena sarà occupato dalla Palestina. Alle 17 è previsto un incontro con le mamme di Gaza e con il progetto “Building hope for Palestine”. Alle 18 Loris De Filippi presenterà “E ancora chiediamo perdono”, nato dall’esperienza vissuta durante una missione dell’Unicef in una Gaza devastata, dialogando con Michele Brambilla.

Alle 21 arriverà dal Libano “Under the flesh”, performance di Bassam Abou Diab con Ali Hout. Danza, musica e parola indagano la reazione del corpo alla guerra, alla paura e alla minaccia continua. La danza contemporanea incontra la dabkeh, tradizione collettiva del Levante, trasformandola in un linguaggio di caduta, fuga, resistenza e rinascita.

Paolo Veronese

Martedì 16 giugno, alla Claque del Teatro della Tosse, “Pas moi” di Diana Anselmo ribalterà le gerarchie dell’ascolto. Condotto nella lingua dei segni da due persone sorde e senza suono, lo spettacolo ripercorre le origini delle tecnologie sonore e i rapporti di potere che le hanno prodotte. Seguirà un incontro con interpretariato nella lingua italiana dei segni.

Mercoledì 17 giugno “Ceci n’est pas Omar” seguirà il viaggio interiore di un giovane italiano di origini algerine e arbëreshe tra memoria, colonialismo e identità multiple. Più tardi Oumy Gueye porterà al Suq la voce del Sahel, facendo della musica uno strumento di emancipazione femminile e giustizia climatica.

Il teatro come spazio di libertà

Giovedì 18 giugno “Dk Radio – Funeral Party” del Tony Clifton Circus racconterà due personaggi chiusi in un’automobile immobile e accompagnati da una voce radiofonica. L’attesa, forse della morte o forse della vita, esploderà in una festa funebre psichedelica capace di coinvolgere anche gli spettatori.

Venerdì 19 giugno, all’Isola delle Chiatte, debutterà in prima nazionale “Si son fatte le due”, ideato e diretto da Chiara Fenizi e Julieta Marocco. Due figure identiche parlano all’unisono, si moltiplicano e si riflettono fino a perdere i contorni dell’identità. Il gioco grottesco diventa un’indagine sulla comunicazione contemporanea e sulla fluidità del linguaggio di genere.

Uhla. La Nuova Zena

Sabato 20 giugno, nella Giornata mondiale del rifugiato, “Ragazza blu” racconterà il sogno proibito di una giovane iraniana: entrare in uno stadio di calcio. Sanam Naderi intreccia i propri ricordi con la storia di Sahar Khodayari, la “Blue Girl” che nel 2019 si diede fuoco per protestare contro il divieto imposto alle donne iraniane di assistere alle partite. La giornata comprenderà anche un incontro per gli ottant’anni dal voto alle donne.

Domenica 21 giugno “Parole sulla sabbia”, ispirato alla tradizione orale di Jemaa El Fna a Marrakech, attraverserà racconti, miti e filastrocche del Mediterraneo. In serata Instabili Vaganti presenterà “Confini”, teatro e danza contemporanea tra rituali, resistenza artistica e partecipazione collettiva.

Brecht e le donne contro la guerra

Il punto d’arrivo del percorso teatrale sarà “Ballata della donna e del soldato”, nuova produzione della Compagnia del Suq in prima nazionale, in programma martedì 23 giugno alle 19 e alle 21 e mercoledì 24 alle 21 alla Claque. Carla Peirolero ne firma l’ideazione, Eva Cambiale la cura drammaturgica e la regia. In scena Sara Cianfriglia, Bintou Ouattara, Irene Lamponi e Carla Peirolero, con le musiche di Cesare Grossi.

Versi e canzoni di Bertolt Brecht e di altri autori compongono un’azione corale contro la guerra, affidata a un cast femminile. Lo spettacolo rende omaggio alla forza delle donne che si oppongono alle ingiustizie, ai soprusi e alle spinte militariste. La parola di Brecht viene riportata al presente non come esercizio di memoria, ma come strumento ancora capace di incidere sulla realtà.

PAS MOI di Diana Anselmo Principal_Giacomo Bianco

Lunedì 22 giugno il Suq ospiterà anche la campagna di Emergency “R1pud1a la guerra”. Mercoledì 24, alle 17, il pubblico sarà invitato a partecipare a “Un’ora in silenzio per la pace”, testimonianza contro i conflitti e la corsa al riarmo. Dopo l’ultima replica della “Ballata”, alle 22.30, si terrà la festa finale.

Musiche dal Sahel al Messico

La musica dialogherà continuamente con le radici. Namritha Nori unirà il mondo greco-sefardita, arabo e anatolico alla classica occidentale e al jazz; Alter Echo passerà da Bach ai Beatles e ai Metallica; Osvalda Nhacune porterà dal Mozambico ritmi tradizionali, reggae e soul.

La Festa della musica del 21 giugno darà spazio alla comunità ucraina e ai talenti scelti da La Nuova Zena. Seguiranno il Son Calentano dei messicani Guajiro Calentano e, il 23 giugno, il set di Lahasna, cantautrice di origine marocchina tra ritmi gnawa ed elettronica.

Namritha Nori
Mare. La Nuova Zena

EcoSuq, bambini e cittadinanza attiva

Accanto agli spettacoli, EcoSuq affronterà sostenibilità, giustizia climatica e qualità urbana con incontri su alimentazione, raccolta differenziata, pubblicità dei combustibili fossili e città a misura di bambino. Dal 2019 il festival vieta le plastiche monouso.

L’Occhialeria Sociale raccoglierà occhiali usati anche per il progetto Malawi. Suq Young proporrà ogni giorno letture, laboratori, danza, Tai Chi, giochi sul commercio equo e percorsi interculturali. Il Suq conserverà la propria dimensione conviviale: dieci cucine dal mondo e un bazar di artigianato africano, tunisino, thailandese, colombiano e mediorientale, con tessuti, spezie, gioielli e lavorazioni tradizionali.

La solidarietà resterà parte integrante della manifestazione. Sarà possibile lasciare un biglietto teatrale sospeso per una persona in difficoltà, mentre l’acquisto dei biglietti contribuirà a una donazione in buoni Coop Liguria destinata a Nuovi Profili Aps per il progetto La Nuova Zena. Per undici giorni il Porto Antico tornerà così a essere non soltanto un luogo di spettacolo, ma una città temporanea nella città: una piazza nella quale i confini esistono ancora, ma vengono attraversati insieme.

Paolo Fizzarotti

 


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