All’epoca del Covid, dell’emergenza sanitaria, dei lockdown e degli ospedali al collasso, tutta la politica si batteva il petto ammettendo di non aver investito il dovuto nella medicina di prossimità, nei primi presidi che i cittadini trovano per curarsi, gli studi e i laboratori territoriali con i medici di famiglia.
Quando siamo andati in Europa a chiedere i soldi del Pnrr, abbiamo giurato, in primis, di mettere mano proprio a questo.
Ebbene: sei anni dopo, quando ormai siamo giunti negli ultimi giorni entro i quali le Case di comunità, le nuove strutture ideate per lo scopo, devono essere consegnate (la scadenza delle opere finanziate col Pnrr è il 30 giugno 2026), la riforma della sanità che le dà un’anima e sulla quale ha lavorato il ministro Orazio Schillaci rischia di essere un altro flop per il governo Meloni.
Il paradosso, classico italiano, è che ora ci sarebbero le nuove strutture per la medicina di prossimità, le cosiddette Case di comunità, ma non i medici che dovrebbero renderle funzionali.
Perché la riforma sanitaria delle Case di comunità rischia di essere un flop
Le Case di comunità rappresentano il cuore della riforma della sanità territoriale italiana prevista dal decreto ministeriale 77 del 2022 e finanziata con 2 miliardi di euro dal Pnrr.
Soldi benedetti, visto che il Covid ci ha insegnato che la sanità non può reggersi solo sui grandi centri specialistici e i grandi ospedali.
Tuttavia, la riforma della medicina generale rischia di essere ricordata come un grande flop del centrodestra al governo.
In tutt’Italia, sono state previste 1.715 Case di comunità. Ma ora, giunti al termine dell’operazione-Pnrr, gli edifici sono spesso pronti, ma mancano i professionisti necessari per farli funzionare.
Un pilastro della riforma Schillaci, infatti, integrava i medici di famiglia nelle nuove strutture. Ma le resistenze dei sindacati dei medici di famiglia hanno consigliato al governo di mettere tutto in un cassetto. Come dire: siamo (già) in campagna elettorale, meglio evitare scontri.
Eppure, l’interlocuzione con le Regioni, quasi tutte governate dal centrodestra, è iniziata a tempo debito.
Ma nulla ha evitato che il dissidio esplodesse nello stesso campo politico.
Risultato? Molte nuove strutture saranno quantomeno sottoutilizzate.
Come funzionano le Case di Comunità previste nella riforma della sanità
Le Case di Comunità sono un modello innovativo di assistenza sanitaria e sociosanitaria istituito dal decreto ministeriale 77/2022 del Ministero della Salute.
Nascono per semplificare l’accesso alla sanità, ridurre i tempi di attesa e offrire cure integrate vicine al cittadino, funzionando come punto unico di accesso per prevenzione, cura e riabilitazione.
Queste strutture sono pensate per essere molto più di un semplice poliambulatorio: sono luoghi in cui sanità e servizi sociali collaborano in modo integrato, rispondendo coordinatamente ai bisogni di salute della comunità.
Il modello si articola in due tipi di strutture: negli hub, la presenza medica è garantita h24 sette giorni su sette, mentre nelle cosiddette spoke, le altre strutture, è prevista 12 ore al giorno, sei su sette.
I servizi offerti si estendono su cinque macroaree principali.
La prima prevede l’accesso e i servizi amministrativi (sportelli informativi e Cup).
La seconda l’assistenza primaria (attività di medicina generale e di pediatria, medici di continuità assistenziale, assistenza domiciliare integrata).
La terza la specialistica ambulatoriale (visite specialistiche e diagnostica di primo livello).
La quarta la prevenzione e promozione della salute (programmi di screening, profilassi vaccinale, sorveglianza malattie infettive).
La quinta l’integrazione con i servizi sociali con il Punto unico di accesso, le reti di volontariato e quelle del terzo settore.
Le Case di Comunità, quindi, dovrebbero operare con team multidisciplinari di medici, pediatri, infermieri di comunità e altri professionisti, con l’obiettivo di garantire una presa in carico globale soprattutto per pazienti cronici e fragili.
Perché la riforma del ministro Schillaci rischia sostanzialmente di saltare
La riforma rischia di diventare un fallimento clamoroso (e costoso) principalmente per tre ragioni.
Il vero collo di bottiglia è il personale. Senza medici di medicina generale, senza infermieri di comunità e senza un modello contrattuale chiaro, è chiaro che le Case di comunità restano “scatole vuote”.
Sono pochissime le strutture che risultano pienamente operative perché per esserlo bisogna avere medici e infermieri secondo standard orari precisi.
La riforma dei medici di famiglia, poi, è stata bocciata dalla stessa maggioranza. Sembra incredibile, ma è così: una settimana fa, è stato lo stesso centrodestra a bloccare la proposta di Schillaci che prevedeva l’ingresso dei medici di medicina generale nelle Case di comunità.
Eppure, il ministro Schillaci aveva condiviso la riforma con la premier Giorgia Meloni, che aveva ribadito il suo supporto. Fatto sta che la maggioranza si è divisa affossando il progetto.
La proposta, infine, prevedeva il mantenimento dell’attuale accordo convenzionale affiancato dalla possibilità volontaria di diventare dipendenti pubblici con rapporto subordinato come gli ospedalieri. Il che è stato bocciato dai sindacati dei medici.
Ora: Schillaci ci ha creduto fino alla fine:
Io difendo la salute pubblica e l’interesse dei cittadini, in particolare quello delle persone più deboli e fragili
Ma le opposizioni chiedono le sue dimissioni. Guido Bertolaso, assessore alla sanità di Regione Lombardia (quindi, di centrodestra), minaccia di dimettersi da vicepresidente della Commissione Salute e la Federazione dei medici di medicina generale, con il segretario Silvestro Scotti, l’ha messa così:
La riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme. Ma la linea resta aperta sul debito orario per tutti, visto che sul no c’è unanimità di vedute di tutti i sindacati della medicina generale. Noi vogliamo lavorare a fianco di Regioni e Ministero per raggiungere gli obiettivi del Pnrr sulla presenza dei medici nelle Case di comunità. Ma chiediamo che le Regioni facciano un atto di indirizzo per l’accordo 2025-27 incentrato proprio sul ruolo del medico di famiglia nelle Case di comunità
Sabato, a Roma, ci sarà un’assemblea generale della Fimmg con oltre 1000 delegati da tutta Italia. All’orizzonte già si intravedono delle giornate di sciopero.
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Giovanni Santaniello
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