In consiglio a Varese l’ennesimo scontro sulla sicurezza. E salta il numero legale MALPENSA24


Defezioni nella maggioranza a fine consiglio: l’opposizione esce e si chiude in anticipo

VARESE – Ancora una volta il tema della sicurezza ha diviso il consiglio comunale di Varese. Ad innescare la discussione nella seduta di mercoledì 10 giugno la mozione presentata dal consigliere Franco Formato di Lombardia Ideale, che chiedeva l’adozione di un piano comunale per la sicurezza urbana e il potenziamento del sistema di videosorveglianza. A rispondergli punto su punto l’assessore alla Polizia locale Raffaele Catalano.

Scontro sulla sicurezza

«È una mozione che nasce non per un calcolo elettorale ma per quello che i cittadini subiscono ogni giorno – ha esordito Formato – aumentano aggressioni, rapine e atti di bullismo che coinvolgono i minori sia come vittime che autori. Il problema è l’assenza di una strategia. Quello che ha fatto questa giunta è disorganico, episodico e non verificabile. Non esiste un piano strutturato per la sicurezza urbana». La mozione chiedeva 5 impegni alla giunta: un piano comunale per la sicurezza urbana da adottare in 90 giorni; un piano di estensione della videosorveglianza entro 120 giorni che copra le periferie e completi gli impianti nei parchi già finanziati; un programma strutturato di prevenzione della violenza giovanile; misure concrete contro i vandalismi con procedure rapide di ripristino; trasparenza piena con relazione semestrale in consiglio e un osservatorio civico con rappresentanti dei quartieri. «Votare contro significa dire ai varesini che va bene così, che si può continuare a gestire la sicurezza per annunci ed emergenze», ha concluso Formato. «Tutti i più importanti centri della provincia, compresi quelli amministrati dal centrodestra, sono stati interessati da fatti di violenza giovanile», ha risposto l’assessore. «A gennaio di quest’anno il Comune ha adottato il piano integrato di attività ed organizzazione in cui viene descritto il progetto “Varese città sicura 2026”». Che prevede tra i vari punti un elenco di obiettivi da raggiungere in materia di sicurezza urbana, pattugliamenti nell’area movida e parchi, servizi stradali per repressione della guida in stato di ebrezza, il contrasto alla vendita e consumo di alcolici tra i minori e l’avvio dell’impegno per attività educative per i giovani. Ha ricordato poi la partecipazione del Comune al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza publica e alla Conferenza provinciale permanente coordinati dalla Prefettura. Per la videosorveglianza ha citato i numeri delle telecamere funzionanti in città, 178, tra cui quelle attive nei parchi. «Chiedo se alla luce di quanto ho detto – ha concluso – se il consigliere non voglia ritirare la mozione: in subordine il parere sarà negativo». E così è stato, visto che Formato non si è mosso dalla sua posizione. E anche il consigliere di FdI Salvatore Giordano è intervenuto: «Da quello che dice l’assessore pare che a Varese vada tutto bene, ma ci sono persone che vivono in insicurezza». La mozione è stata respinta con 15 voti contrari e 8 a favore.

In chiusura salta il numero legale

A pochi minuti dalla mezzanotte restava da discutere l’odg delle consigliere D’Amico e Lozza sulla promozione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Ma il punto non è stato affrontato per la mancanza del numero legale: l’opposizione è uscita dall’aula. «Non per un gesto di irresponsabilità – ha commentato poi all’uscita la leghista Barbara Bison – ma anzi per responsabilità. Ho chiesto alla consigliera Lozza se si poteva rinviare ma mi è stato detto di no. Non volevamo che la discussione fosse ridotta agli ultimi 10 minuti: credo che il contenuto dell’odg fosse errato nell’interpretazione del decreto Valditara e quindi serviva una discussione approfondita». Visto che sui banchi della maggioranza c’erano state delle defezioni («Dalle mozioni in poi abbiamo garantito noi il numero legale», rimarca Stefano Angei) la minoranza ha così deciso di uscire per consentire il rinvio del punto. 

Processo Hydra, l’attestato di sostegno ai Pm

In apertura di seduta, prima del cordoglio di Giulia Mazzitelli del Pd per il tragico incidente di Maccagno in cui ha perso la vita una studentessa dell’Einaudi, il sindaco Davide Galimberti ha proposto un ordine del giorno – invitando tutti i gruppi consiliari a sottoscriverlo – relativo ad un attestato di solidarietà e sostegno del Comune ai pm dell’inchiesta Hydra. Questo il testo:

Il Comune di Varese, in data 15 maggio 2025, si è costituito parte civile nel processo Hydra, la maxi indagine sul sistema mafioso lombardo radicato nei vari settori dell’economia di diverse città, tra cui anche i territori di Milano e Varese. 

Negli ultimi giorni è emersa la notizia, come è stato riportato da alcuni organi di informazione dell’esistenza di un progetto di attentato nei confronti dei PM Cerreti e Ferracane, titolari dell’inchiesta Hydra.

Il Consiglio comunale di Varese esprime la sua piena solidarietà ai PM Cerreti e Ferracane ed esprime il pieno supporto per l’attività che stanno svolgendo.

Il Comune di Varese aderisce alle iniziative di solidarietà che verranno proposte con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione pubblica e civile su quanto sta emergendo nelle aule giudiziarie milanesi. Il Consiglio comunale ritiene necessaria infatti una presenza collettiva e pubblica, per rafforzare gli anticorpi sociali contro le mafie e sostenere chi è impegnato in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata.

Per questi motivi il sindaco di Varese, in rappresentanza dell’intero Consiglio e della Giunta, sarà presente all’udienza del 18 giugno 2026.

Il Comune di Varese inoltre aderisce al presidio in programma il 18 giugno organizzato da diverse realtà come momento di solidarietà concreta e di vigilanza democratica.

Consiglio spaccato sul legato di Maud Giaccari

Particolarmente lunga e tecnica la discussione sul punto 2 all’ordine del giorno, ovvero l’accettazione di un legato testamentario a favore del Comune di Varese da parte di una donatrice di cui il sindaco ha fornito le generalità: si tratta di Maud Ceriotti Giaccari, figura nota nel mondo della cultura varesino (e non solo) insieme al marito Luciano Giaccari, scomparsa lo scorso luglio. Nel testamento ha voluto lasciare all’amministrazione la sua abitazione affinché sia utilizzata come luogo dedicato all’arte contemporanea. Ma l’immobile necessita di interventi ristrutturali che richiedono risorse importanti. Per questo il Comune, come illustrato dall’assessore alle risorse Cristina Buzzetti, ha chiesto al consiglio di esprimersi sulla possibilità di vendita del bene, con l’impegno ad utilizzare il ricavato per iniziative volte a valorizzare l’arte contemporanea. Proposta che ha trovato contrari sia gli esponenti dell’opposizione, con gli interventi dei leghisti Angei e Bison e del “fratello” Giordano, che il consigliere del gruppo misto Luca Paris, che ha presentato un emendamento chiedendo di escludere la possibilità dell’alienazione. «Che renderebbe fattivamente impossibile rispettare le volontà della de cuius – ha commentato – per l’impossibilità di usare proventi per iniziative culturali perché sono denari che andrebbero in conto capitale e non possono essere usati nella parte corrente». La giunta ha espresso parere negativo, con il consigliere del Pd Domenico Marasciulo che è entrato nel merito tecnico della questione. «L’emendamento rischia di indebolire l’aspetto di valorizzazione di quell’interesse di destinazione – ha spiegato – l’amministrazione ci dice che così si possono utilizzare quelle risorse per soddisfare quell’interesse, mentre tenendo l’immobile non si è in grado di soddisfarlo. Per queste ragioni di natura tecnico-giuridica l’emendamento non può essere accolto». La proposta di Paris è stata bocciata dalla maggioranza mentre ha ottenuto il sostegno dell’opposizione. Il punto è quindi passato senza l’emendamento, con il voto contrario della minoranza e l’astensione di Paris. «Riteniamo che la memoria di Maud sarà molto più valorizzata inserendo i proventi di questa vendita all’interno di una politica culturale – ha detto Dino De Simone di Progetto Concittadino – creare un polo vuol dire anche gestirlo. Ricordo che le politiche culturali del Comune stanno andando proprio verso la valorizzazione del contemporaneo».

Il piano finanziario della Tarip

In consiglio è stato anche approvato il piano finanziario 2026/2029 relativo alla Tarip. La prima novità è che il costo complessivo del servizio per i cittadini ha una riduzione di 800mila euro rispetto al 2025 attestandosi a 15.777.350 euro. Viene poi confermata la formula della tariffa puntuale suddivisa su una parte fissa e due parti variabili. Resta l’impianto consolidato che vede una delle due quote variabili calcolata sulla base del numero dei conferimenti. Rimane invariata la ripartizione del costo tra utenze domestiche e non domestiche. Da quest’anno il bonus sociale previsto per le famiglie meno abbienti sarà inserito direttamente in bolletta. Si tratta di 800 famiglie che ne beneficeranno a Varese e di cui l’Inps comunicherà i dati direttamente al Comune. All’interno della delibera sono già state previste e calendarizzate anche le scadenze ufficiali per i pagamenti delle rate nel corso dell’anno: 31 luglio e 30 ottobre.

Le mozioni

Quindi le mozioni: approvata all’unanimità la mozione del consigliere dem Giacomo Fisco sulla revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. La collega del Pd Luisa Oprandi ha invece chiesto al consiglio comunale di farsi promotore presso le istituzioni nazionali affinché Varese possa ricevere la medaglia d’oro al valore militare per il contributo all’Unità d’Italia attraverso la Battaglia di Biumo. Mozione approvata con 20 voti a favore e 2 astenuti. Bocciata la mozione del leghista Stefano Angei che proponeva di istituire il servizio dell’angelo anti-burocrazia sulla scorta della figura creata in Regione Lombardia da Roberto Maroni. «La finalità è di semplificare la vita ai cittadini e agli imprenditori», ha detto. La vicesindaca Ivana Perusin ha motivato il parere negativo della giunta, illustrando le attività già in funzione in Comune in ambito di semplificazione amministrativa, all’interno di Urp e Ufficio anagrafe e per gli aspetti più tecnici. 

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 Lorenzo Crespi

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