Dopo un esordio segnato dai grandi film, dall’anteprima mondiale di House of the Dragon e dall’incontro con Emile Hirsch, il terzo giorno del Taormina Film Festival 2026 ha portato in Sicilia altre star internazionali. L’attrice premio Oscar Helen Mirren è arrivata in mattinata per partecipare a conversazioni e incontri prima della premiazione nel corso della serata al Teatro Antico.
Lifetime Achievement Award anche per Giancarlo Giannini che, nonostante un ritardo aereo è arrivato in tempo per l’incontro in sala e per parlare dei due film fuori concorso visti a Taormina che lo vedono protagonista: “Un viaggio per incontrare Mimì” e “Baracoa”. Premi anche per Emmanuelle Seigner, Corrado Guzzanti e Saul Nanni, protagonista di “Brunello, il visionario garbato” di Giuseppe Tornatore, proiettato in serata. Nel mondo della musica celebrate invece le cantanti siciliane Levante e Delia.
Helen Mirren al Taormina Film Festival
Interrogata dal giornalista Giancarlo Pisacane, Helen Mirren ha parlato della sua carriera sin dalle origini, ricordando l’amore per il teatro prima che per il cinema. Il teatro, e Shakespeare in particolare, la facevano infatti sentire esposta a una conoscenza approfondita della condizione umana. “Non avevo interesse nei film – ha ricordato – mi sembravano poco importanti e interessanti in confronto alla profondità delle storie e dei personaggi che era possibile esplorare a teatro”.
Tutto cambia quando guarda per caso il film “L’avventura” di Antonioni e vede per la prima volta anche Monica Vitti. Da quel momento l’attrice inglese ha conservato non solo l’amore per il cinema ma un profondo apprezzamento e stima per registi e attrici italiane. Oltre a Monica Vitti, Mirren ha più volte citato Anna Magnani, considerandola “la migliore attrice di tutti i tempi”.
“Qualsiasi regista venga a Taormina per parlare di film – ha detto poi rivolgendosi ai giovani studenti della Giuria Cariddino d’Oro – vi dirà che spesso è stato un regista italiano ad ispirarlo, che sia Visconti, Zeffirelli, Fellini”.
I ragazzi hanno poi rivolto delle domande all’attrice, dimostrando attenzione al mondo della cultura cinematografica, così come alle tematiche e i problemi sociali e morali dell’attualità.
La prima domanda, posta da una ragazza della giuria, ha riguardato infatti libertà e responsabilità degli artisti di esprimersi sui temi politici e soprattutto morali, come riguardo ciò che abbiamo visto accadere a Gaza. “Gli artisti non sono animali politici”, ha iniziato l’attrice, contrapponendosi alla celebre frase di Aristotele che attribuisce all’uomo in generale la natura di animale politico. “Non credo assolutamente nella censura degli artisti, così come di comici e giornalisti”, ha detto poi. “Credo che il ruolo degli artisti sia quello di riflettere il mondo e di farlo comprendere. Non so bene come rispondere perché è una domanda che anch’io faccio spesso a me stessa. Da attori, ci viene chiesto di vestiti, di ruoli e di politica. Cerco di non intrattenermi in queste ultime anche se ho ovviamente delle opinioni, ma non penso che la voce che mi viene data come attrice mi autorizzi a parlare di situazioni così complicate e tragiche”.
In mattinata, l’attrica aveva già rilasciato una dichiarazione in merito al Sala Grande Daily del Taormina Film Festival, a causa delle recenti polemiche in cui è stata coinvolta dopo un video andato virale in cui qualcuno le dava della sionista. “Le forze del male che sorgono ovunque – ha detto – persino in un paese come Israele, dove pensi: “Mio Dio, questo è ciò che è successo a voi come popolo, come potete voi stessi ripetere le azioni di ciò che è stato fatto a voi come popolo verso un altro popolo?” Precisando poi: “Ho grandi amici in Israele. La comunità artistica e la comunità intellettuale in Israele sono persone davvero straordinarie”.
Alla domanda su quale sia la prima cosa da guardare quando si legge uno script, l’attrice ha poi rivelato una curiosità. Legge sempre per prima l’ultima pagina, per vedere se il personaggio che le è stato proposto è presente e, in caso contrario, cerca quale sarebbe la sua ultima scena. “Se è una bella scena, drammatica, fantastica… allora è un buon ruolo e lo accetto. Se il personaggi scompare e l’ultima scena non è niente di interessante, so che sarà un ruolo terribile e non leggo il resto”.
“Brunello il visionario garbato”
Si è rivolto molto ai giovani in sala anche Brunello Cucinelli, filantropo e imprenditore al centro del nuovo film di Giuseppe Tornatore “Brunello, il visionario garbato” che ha più volte motivato a credere in se stessi e nei propri sogni, sottolineando che crede stia arrivando un periodo d’oro. “Non vi preoccupate che ora fanno la pace, ve lo dico io”.
Il film, proiettato poi al Teatro Antico, racconta l’ascesa di Cucinelli, dalle origini in un piccolo borgo umbro con una famiglia povera, all’intuizione sul cashemere colorato e all’enorme successo che lo ha portato ad avere un brand di lusso con elevate quotazioni in borsa.
Gli obiettivi guida di Brunello Cucinelli, come da lui stesso sottolineato, erano due: “prima di tutto di essere una persona per bene, poi di realizzare il mio sogno e lavorare con il cashemere”. Ed è proprio questa scala di priorità che caratterizza il film e l’operato dell’imprenditore, considerato fautore di una “economia sana”, attenta alle persone e all’ambiente.
“Sul lavoro, ai miei genitori non è stata data né dignità morale, né economica – ha raccontato. “Mio padre non si lamentava del duro lavoro né del salario, si lamentava dell’essere offeso. Vuol dire che l’essere umano, quasi prima del pane necessita di dignità”.
Giancarlo Giannini e i film a contatto con il territorio
Giancarlo Giannini e il regista Alfredo Lo Piero hanno infine portato a Taormina un documentario sul film del 1972 “Mimì Metallurgico”, che è un omaggio alla regista Lina Wertmuller ma anche una lunga lettera d’amore alla Sicilia.
Quando Wertmuller gli propose il ruolo, infatti, Giannini si chiese come potesse un ligure interpretare un siciliano e decise di passare un periodo sull’isola per osservare e imparare. Cinquanta anni dopo, ripercorre le stesse tappe, compiendo un viaggio in Sicilia e nei ricordi.
“Volevamo raccontare una Sicilia lontana dagli stereotipi – ha precisato Lo Piero – e penso sia evidente soprattutto nelle scene a Corleone. Solitamente associato a mafia e stragi, qui mostriamo un lato gioioso”.
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Giorgia Nunnari
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