Nello scorso fine settimana il Complesso monumentale di San Pietro, a Marsala, ha ospitato un momento di incontro, dibattito e discussione dal titolo “L’avvocatura, garante dello Stato di diritto nello spazio e nel tempo”, in occasione del decennale de i Cantieri del Diritto, Congresso Giuridico dei Fori Siciliani e del Distretto di Palermo.
L’Ordine degli avvocati di Marsala ha organizzato l’evento con il supporto e la presenza degli Ordini di Trapani, Termini Imerese, Sciacca, Agrigento, Palermo, dell’Unione dei Fori siciliani, del Consiglio nazionale forense e della Cassa Forense, della rete Cpo Sicilia e della Scuola Superiore dell’avvocatura. L’edizione di quest’anno è stata dedicata al ricordo di Marianna Licari, tesoriera del Consiglio dello stesso Ordine Avvocati marsalese, scomparsa, di recente, prematuramente. Durante l’evento sono stati presentati inoltre due libri: Tyrannis di Goffredo Buccini – che ha dialogato con l’autore Fernando Asaro (Procuratore della Repubblica di Marsala), e Gianfranco Zarzana (Foro di Marsala) – e Il nuovo medio oriente di Peiman Abdolmohammadi – in un incontro moderato dallo stesso Zarzana.
Il commercialista Marcello Pollio e il governo della crisi d’impresa
Tra i temi trattati nel corso dell’evento la deontologia, le scuole forensi, l’etica, ma anche l’intelligenza artificiale, il rapporto tra famiglia e minori, tra diritto ed informazione, e quello tra Diritto ed impresa. Quest’ultimo con le sezioni Il governo del codice della crisi nell’architettura dello stato di diritto, moderato da Antonino Campanella ed introdotto da Cristina Signorello – entrambi giudici del Tribunale di Marsala – e che ha visto gli interventi di Alessandro Danovi, professore ordinario presso l’Università di Bergamo, Marcello Pollio, commercialista, professore universitario e Presidente della Commissione nazionale crisi d’impresa, ed Anton Giulio Alagna, avvocato del foro di Marsala ed esperto in diritto d’impresa.

A Be Sicily Mag, Marcello Pollio ha delineato i tratti fondamentali nel governo della crisi d’impresa, alla luce della disciplina introdotta con il Decreto Legislativo 14 del 2019, che ha sostituito la vecchia legge fallimentare, superando il concetto di fallimento ed evidenziando il ruolo delle figure dell’avvocato e del commercialista.
“Bisogna pensare di fare innanzitutto un percorso di strategia – ha detto Pollio – che comporta sia aspetti giuridici che aziendalistici. Ma la crisi parte soprattutto dalla salute dell’impresa e dagli interventi finanziari di programmazione per recuperarla. Oggi il Codice tutela l’occupazione, il valore aziendale e cerca di evitare il default della stessa. Altro elemento importante – continua – è il rapporto tra alternativa liquidazione giudiziale e lo strumento di risanamento che viene proposto. Ci vogliono delle competenze aziendalistiche per valutare il valore di liquidazione, così i creditori possono comprendere le ragioni della proposta e il perché devono accettarla anche a stralcio”. Il commercialista ha poi evidenziato l’importanza dell’avvocatura: “Senza un avvocato che studia ed applica il codice della Crisi d’impresa, che è molto articolato ed offre veramente tanti percorsi e strumenti, non si può fare una proposta e raggiungere l’accordo. Un accordo che comporta un contratto, fatto da un giurista. La parte aziendalistica, invece, deve essere assegnata a un esperto che conosca sia l’aspetto della crisi d’impresa e delle procedure concorsuali che l’aspetto della valutazione e degli aspetti finanziari dell’impresa. La collaborazione e la integrazione delle due competenze è estremamente necessaria”.
Il messaggio che se ne può trarre è destinato anche al mondo imprenditoria siciliana: “Credo che sia importante far sapere agli imprenditori che oggi non esiste più il Tribunale fallimentare, non esiste più la procedura concorsuale, esiste l’anticipazione della crisi in un percorso stragiudiziale, offerto dal legislatore con la composizione negoziata della crisi d’impresa di fronte alla Camera di Commercio con i propri professionisti. L’imprenditore può applicare i famosi assetti organizzativi e può tutelare la sua azienda ma deve essere veloce e sapere che il codice gli permette di fare tutto quello che è utile per salvare l’azienda”.
Le dichiarazioni dell’avvocato Anton Giulio Alagna
Si è discusso anche, all’interno dello stesso segmento del convegno, di accordo con creditori e fisco all’interno del Codice della Crisi. Anton Giulio Alagna ne traccia gli aspetti peculiari: “Nell’ambito del nuovo codice vengono apportati una serie di atteggiamenti negoziali per la soluzione dello squilibrio economico-finanziario. Infatti, scompare definitivamente il termine fallire e fallimento, ivi compresa la gogna pubblica di questi due elementi, per dare vita a soluzioni molto più rapide per uscire dalla crisi. Chi ci guadagna? L’intero sistema, la ricchezza che continua ad essere prodotta dall’impresa. Aspetti peculiari della composizione negoziata della crisi possono essere il ricorso alle misure protettive e cautelari, quindi la possibilità di non essere oggetto di liquidazione giudiziale né di procedimenti esecutivi di recuperi del credito. In seguito, si comincia a ragionare – prosegue Alagna – un sistema di recupero del tessuto imprenditoriale, un mezzo risolutorio per evitare che l’impresa entri in crisi e da lì in liquidazione giudiziale”. “Un codice della crisi che dunque rappresenta uno strumento innovativo, come confermato da Alagna. Il messaggio finale per gli imprenditori siciliani sul convegno ” oltre al preziosissimo ricordo dell’avvocato Marianna Licari, a cui lo stesso evento è dedicato. “L’impresa siciliana – conclude – ha grandi possibilità di essere ristrutturata, non è sola. Nell’ambito del Codice della Crisi e di professionisti preparati l’uscita dalla crisi è possibile”.
L’avvocato Gianfranco Zarzana: “Stiamo vivendo una deriva, gli organi di controllo sono fondamentali”
Gianfranco Zarzana, anima organizzativa dell’evento, ha invece fatto un punto sull’intero evento, partendo da una citazione di Cicerone: “Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi”. “Il senso del congresso è riassunto in questa frase – dice Sarzana – perché cerchiamo di leggere l’attualità. Riteniamo che l’avvocato debba essere necessariamente compenetrato nella società in cui vive se vuole svolgere al meglio la sua funzione che è quella di difensore dei diritti di tutti e garante della stessa democrazia che si basa su delle regole che tutti dobbiamo rispettare”.
“Oggi giorno – continua – c’è una deriva, un pò nazionale, ma soprattutto internazionale, basata sull’assunto che chi ha il consenso elettorale può fare tutto quello che vuole. Stato di diritto, democrazia, significa semplicemente che il governo è di tanti soggetti accanto ai quali ci sono degli organi di controllo: uno è la magistratura ed è importante, quindi non bisogna infastidirsi quando la stessa va a verificare come stanno le cose, perché è tutto nell’interesse dei cittadini. Un ruolo fondamentale di controllo è giocato anche dalla stampa e dagli avvocati – continua – tutori delle leggi, difensori baluardo. Al di là della piccola attività giornaliera andiamo a svolgere una funzione che è il difendere i diritti di tutti, un contributo importante per una società che deve progredire in pace”.
Zarzana ha poi messo in evidenza un aspetto cardine: “L’acquisizione dello stato di diritto, della democrazia, non è che si ha una volta per tutte. Bisogna ogni giorno lavorarci ed impegnarsi, è un richiamo alla nostra categoria per prima, ad essere attenta a svolgere il proprio ruolo, confrontandosi in questo con gli altri organismi e soggetti agenti. Lo scopo di questi giorni è stato quello di affrontare, vedere, capire”.
Le dichiarazioni del professore Filippo Danovi
Anche il professore Filippo Danovi ha sottolineato, ai microfoni di BE Sicily Mag, l’importanza di eventi come questo, trattando il tema del valore dell’etica come presidio della democrazia e dello Stato di diritto. “Premesso che non sono un giurista, pur essendo cresciuto in una famiglia di giuristi — mia madre, mio padre, mio nonno, mio fratello e mio zio sono tutti avvocati, io no — ritengo che, nella nostra epoca, caratterizzata da un’accelerazione delle dinamiche competitive e dalla prevalenza della velocità sulla profondità, come osservava Alessandro Baricco, il valore dell’etica sia fondamentale quale presidio della democrazia e dello Stato di diritto”.
“Cicerone definiva l’avvocato vir bonus, dicendi peritus: un uomo moralmente integro, esperto nell’arte del parlare. L’etica è alla base di tutte le professioni — dall’avvocato al commercialista, dal magistrato agli altri professionisti — ed è ciò che impedisce alla tecnica di sopravanzare l’umanità”, continua. “In un bellissimo articolo pubblicato sul Sole 24 Ore questa settimana, padre Paolo Benanti rifletteva sull’intelligenza artificiale e sulla costruzione di algoritmi progettati per indurre le persone a interagire con essi. Tali sistemi, tuttavia, non devono essere confusi con le persone: il comportamento simile al pensiero umano di una macchina non la rende pensante, né tantomeno umana. Per questo motivo, i valori dell’umanità devono continuare a fungere da guida e da bussola nell’esercizio delle professioni”.
“Una riflessione analoga riguarda i giornalisti, ai quali spetta il compito di veicolare l’informazione, di rendere noto ciò che ancora non lo è e, in qualche modo, di contribuire a illuminare la verità. In un mondo nel quale la notizia sembra talvolta aver superato il concetto stesso di verità, nell’epoca della cosiddetta post-verità, è essenziale che il giornalista non insegua semplicemente la notizia o peggio la produca, ma svolga la propria funzione di servizio affinché i fatti possano essere compresi”.
Il professore Danovi ha poi parlato delle sfide che l’avvocatura deve affrontare per continuare a essere non soltanto una professione, ma anche una garanzia per i diritti dei cittadini. “Faccio riferimento a quanto è stato detto da Marcello Pollio nella sezione nella quale ho avuto il piacere e l’onore di essere coinvolto durante questo convegno: la gestione delle situazioni di crisi. In tali contesti, infatti, la complessità dei problemi e la necessità di una visione integrata rendono indispensabile l’interazione tra tutte le professionalità coinvolte: giuristi, avvocati, dottori commercialisti, aziendalisti e altri consulenti. In questo scenario, le professioni sono chiamate a confrontarsi con le nuove sfide culturali poste dalla tecnologia, affinché possano non solo essere efficaci sotto il profilo della tecnica ma anche continuare a rappresentare una garanzia per i diritti dei cittadini. Ancora una volta si può tornare all’origine della funzione legale: la tutela del cittadino e il ruolo di intermediario tra quest’ultimo e il sistema delle norme”.
“La funzione culturale dell’avvocatura, così come quella dei dottori commercialisti – ha concluso Danovi – consiste nell’essere al servizio della collettività, affinché, in un mondo sempre più complesso e caratterizzato dalla necessità di competenze specialistiche, il cittadino non si trovi a subire le difficoltà delle situazioni che affronta, né a sentirsi intrappolato in un processo qualche volta di natura kafkiana. Sotto questo profilo la spinta del legislatore anche europeo verso chiede tempi più celeri per le decisioni, a tutela dei diritti, della certezza degli esiti processuali e delle attività economiche. La sfida dell’avvocatura, come quella di tutte le professioni liberali, è saper cogliere queste tendenze, fare saggio uso delle nuove disponibilità tecniche e competenze ma senza perdere di vista la centralità del rapporto con il cliente per coglierne e servirne le necessità nell’interesse non solo del singolo ma anche della collettività”.
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Alessandro De Bartolomeo
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