In questa intervista esclusiva a Inacio Pia’ ripercorriamo la carriera dell’ex attaccante del Napoli, dagli esordi fino alle emozioni più belle vissute in maglia azzurra. L’intervista affronta anche il percorso del figlio Samuele Inácio al Borussia Dortmund e la recente convocazione in Nazionale, offrendo una riflessione sul presente e sul futuro del calcio italiano.
João Batista Inácio, conosciuto in Italia come Inacio Piá, è stato uno dei protagonisti della rinascita del Napoli nei primi anni dell’era De Laurentiis. L’ex attaccante brasiliano, cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta dopo il trasferimento dal Brasile, ha costruito una lunga carriera tra Serie A, Serie B e calcio professionistico, lasciando il segno per talento, velocità e fantasia offensiva.
Dopo il ritiro, Piá è rimasto nel mondo del calcio come intermediario sportivo CBF. Grazie all’esperienza maturata sui campi e alla conoscenza delle dinamiche internazionali del calcio moderno, oggi rappresenta una voce autorevole per analizzare l’evoluzione del movimento calcistico, dalle nuove generazioni alle strategie di sviluppo dei club.

Dal Brasile a Napoli: il viaggio di Inacio Piá verso il grande calcio
Com’è nato il tuo amore per il calcio e qual è il ricordo più emozionante della tua carriera?
“Sono nato in Brasile e sono arrivato in Italia a 15 anni. Ho lasciato tutto: il mio Paese, la mia cultura e la mia famiglia. È stato un cambiamento non semplice, ma in Italia ho trovato un Paese che mi ha accolto benissimo e alla fine è stato un percorso vincente.”
“Il mio amore per il calcio nasce da quando ero piccolissimo. In Brasile si vive per il calcio: in ogni strada, scuola o parco c’è sempre qualche bambino che gioca. Cresci con dei miti e con il sogno di diventare calciatore. È una passione che nasce dall’ambiente e dalla cultura calcistica brasiliana.”
“Dal punto di vista calcistico, la scalata con il Napoli dalla Serie C fino alla Coppa UEFA è stata qualcosa di bellissimo e intenso. Abbiamo riportato il Napoli in Europa dopo il fallimento e vissuto anni straordinari. Ho anche la soddisfazione di essere l’unico giocatore ad aver segnato in tutte le categorie di quel percorso: Serie C, Serie B, Serie A e Coppa UEFA. E’ un record che mi tengo stretto”
“L’emozione più grande della mia carriera è stata la promozione dalla Serie B alla Serie A con il Napoli, insieme al mio primo gol in Serie A. Da papà, invece, il momento più bello è stato vedere Samuele segnare il suo primo gol in Bundesliga.”

Samuele Inácio e il modello Borussia Dortmund: il confronto con il calcio italiano
Samuele sta seguendo le orme del padre, ma sta crescendo in un campionato diverso. Il borussia Dortmund è noto per un Settore giovanile competente e realmente costruttivo, in cosa differisce il sistema italiano secondo lei in questo momento di “crisi”?
“Samu sta facendo il suo percorso e sicuramente ha già fatto più del papà, perché quello che sta facendo è qualcosa di importante. Ha sempre avuto talento e qualità fin da piccolo, ed è sempre stato diverso dagli altri ragazzi della sua annata.”
“In questo momento, nella sua generazione, è uno dei ragazzi più forti del mondo. Non lo dico io, lo dicono tutti. Deve però continuare a lavorare, migliorare e mantenere sempre l’atteggiamento giusto, l’umiltà e la voglia di confrontarsi, perché è questo che fa la differenza e permette di restare al massimo livello il più a lungo possibile.”
“Al Borussia Dortmund si trova benissimo: ha trovato una società forte, che cura ogni particolare e programma tutto nei dettagli. I risultati stanno arrivando, ma è normale che non abbia ancora fatto nulla di definitivo: deve continuare a lavorare ed essere pronto a qualsiasi tipo di evento.”
“Il club tedesco mi ha colpito molto: è qualcosa che non avevo mai visto da nessun’altra parte. Sono fenomenali per come lavorano con i ragazzi e per come sono strutturati, con strutture bellissime e un centro sportivo di primo livello. Samu è contento e noi siamo felici per lui, perché sta vivendo un’esperienza importante sia calcistica che umana.”
“Il Borussia Dortmund ha un settore giovanile di altissimo livello, lavora molto bene e cura ogni dettaglio. Rispetto all’Italia, vedo più coraggio, e credo che questa sia la principale differenza.”

Inacio Pià tra giovani talenti e Serie A
La convocazione di Baldini dimostra che i talenti giovani italiani ci sono, confermandolo con le due vittorie: perché in Serie A si ha ancora così paura di lanciare i giovani? Scommettere sui talenti emergenti anziché su nomi già affermati potrebbe essere la soluzione?
“Per me in Italia ci sono ottimi giocatori, profili davvero interessanti. Il problema è che serve più coraggio nel farli giocare. Non significa farli entrare cinque minuti ogni cinque partite, perché quello non vuol dire davvero dargli spazio.”
“Bisogna invece concedere ai giovani la possibilità di giocare due, tre, quattro, anche dieci partite consecutive, per valutarne davvero livello tecnico, mentale, attitudine e personalità. Solo così si capisce se possono stare a quel livello, altrimenti si fanno altre scelte.”
“Credo che il punto sia proprio il coraggio. Molte società preferiscono puntare su giocatori esperti perché il rischio sembra minore, ma così si rischia di non far emergere ragazzi che potrebbero essere utili anche per la Nazionale.”
“Le ultime amichevoli della Nazionale con tanti giovani sono state positive: hanno permesso a diversi giocatori di mettersi in mostra e di capire anche il livello delle altre nazionali. È importante dare continuità a questa linea verde.“
“Altrimenti si ripete sempre la stessa dinamica: si parla di cambiamento nei momenti di difficoltà e poi si torna come prima. Serve invece continuità, coraggio e programmazione. L’Italia deve iniziare ora a costruire giocatori pronti tra tre o quattro anni, anche in vista del prossimo Mondiale, per tornare a competere ad alti livelli.”
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Carola Contino
Source link





