Censura-circolare ministro Carfagna
77 miliardi sottratti al Sud in otto anni. RCM ha chiesto i “conti” al Governo sulla verifica della clausola del 34%. Attesa la risposta del Responsabile per la Trasparenza e Anticorruzione
Da una analisi sulla distribuzione delle risorse per le spese in conto capitale delle Amministrazioni Centrali risulta che oltre 77 miliardi di euro sono stati sottratti al Sud in otto anni.
La battaglia per la trasparenza dei dati. A giorni attesa la risposta del RPTA
Nel mese di febbraio 2026, dopo ben tre anni di sospensione, sono tornati ad essere pubblicati i dati del Sistema dei Conti Pubblici Territoriali (CPT). Si tratta di una ripresa cruciale per la trasparenza, che ha spinto la Rete Civica Meridionale a muoversi immediatamente per fare chiarezza sulla reale distribuzione delle risorse nel Paese. Ad aprile 2026, l’associazione ha inoltrato una formale istanza di Accesso agli Atti (FOIA) direttamente al Ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, richiedendo tutti i resoconti della spesa in conto capitale per il decennio compreso tra il 2016 e il 2026. Con la risposta giunta dal Ministero il successivo 20 maggio, gli uffici di Largo Chigi hanno comunicato di essere al lavoro unicamente sul documento relativo all’anno 2024. Ricordiamo che, sempre secondo la legge, questo documento dovrebbe essere presentato dal Governo alle Camere entro il 30 di giugno 2026. Una replica parziale, che di fatto ignora gli altri nove anni di rendicontazione richiesti. Di fronte a questo stallo, nei primi giorni di giugno la RCM ha rilanciato con una richiesta di riesame indirizzata al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata a firma di Mosè Antonio Troiano, nella sua duplice veste di sindaco di San Paolo Albanese e Presidente della Rete stessa. Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) deve rispondere entro 20 giorni.
I numeri del divario nazionale
I dati storici consolidati emersi dalla ripresa delle pubblicazioni CPT permettono di capire i motivi di tanta insistenza e tracciano un quadro netto sulla reale distribuzione degli investimenti pubblici in Italia. I flussi finanziari erogati dalle Amministrazioni Centrali confermano nei fatti l’inefficacia delle politiche di riequilibrio territoriale e, in particolare, l’applicazione della cosiddetta “Clausola del 34%”. Questa norma, introdotta nel 2016, imponeva allo Stato di destinare alle regioni del Mezzogiorno una quota di investimenti proprio proporzionale alla sua popolazione. I numeri complessivi descrivono una spesa totale nazionale di quasi 620 miliardi di euro nell’arco degli anni esaminati. Di questa enorme massa di risorse, la quota maggioritaria è stata assorbita dal Centro-Nord, che ha intercettato ben 486 miliardi di euro. Al Mezzogiorno sono invece andati soltanto 133,6 miliardi di euro. Tradotto in percentuali, la quota reale di investimenti destinata alle regioni meridionali si è fermata al 21,56%, molto lontano dal target previsto dalla legge. Il divario tra la spesa teorica e quella effettivamente erogata si traduce in un deficit complessivo a danno del Sud pari a 77 miliardi di euro.
La tabella seguente considera la distribuzione della spesa in conto capitale delle Amministrazioni Centrali per Regione dal 2016 al 2023.
Tab.1- Spesa in Conto Capitale delle Amministrazioni Centrali (2016-2023)
| Territorio / Regione | Spesa Consolidata (Milioni di €) |
| Piemonte | 57.796,72 |
| Valle D’Aosta | 1.296,46 |
| Lombardia | 137.231,85 |
| Veneto | 54.109,85 |
| Friuli V. G. | 13.920,49 |
| Liguria | 22.628,13 |
| Emilia Romagna | 57.405,13 |
| Toscana | 36.211,97 |
| Umbria | 6.889,63 |
| Marche | 13.083,92 |
| Lazio | 74.087,98 |
| Trento | 5.589,93 |
| Bolzano | 5.807,51 |
| Abruzzo | 10.084,36 |
| Molise | 2.163,23 |
| Campania | 40.222,80 |
| Puglia | 27.124,05 |
| Basilicata | 4.181,16 |
| Calabria | 12.475,60 |
| Sicilia | 26.933,15 |
| Sardegna | 10.403,67 |
| Totale Sud | 133.588,02 |
| Totale Centro-Nord | 486.059,57 |
| Totale Italia | 619.647,59 |
| Percentuale Centro-Nord | 78,44% |
| Percentuale Sud | 21,56% |
| 34% SUD (Target Di Legge) | 210.680,18 |
| Differenza (Risorse Sottratte) | 77.092,16 |
Fonte: Elaborazione su dati storici ufficiali del Sistema dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) relativi ai flussi consolidati delle Amministrazioni Centrali (Periodo 2016-2023).
Il paradosso dei fondi straordinari
Il dato più critico che emerge dall’analisi non è solo il mancato raggiungimento della soglia legale, ma il modo in cui questo avviene. Il calcolo include volutamente sia la spesa ordinaria dello Stato sia le risorse aggiuntive, come i Fondi di coesione nazionali ed europei. Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il paradosso economico in atto. Per legge, i fondi comunitari e il Fondo Sviluppo e Coesione nascono con un vincolo preciso: devono essere concentrati per l’80% al Sud per favorire la convergenza economica e finanziare progetti extra. Di conseguenza, l’inserimento di queste risorse straordinarie avrebbe dovuto far impennare la percentuale totale ben oltre la soglia del 34%. Se la quota finale per il Sud si attesta invece a quel parziale 21,56%, significa che la spesa ordinaria dei singoli Ministeri per infrastrutture, trasporti e reti è fortemente sbilanciata a favore del Centro-Nord.
Il bilancio del divario in sintesi
Per comprendere l’impatto complessivo di questa distribuzione asimmetrica, è utile isolare i dati macroeconomici principali. Mettendo a confronto la spesa totale nazionale con le quote effettivamente assegnate alle due macro-aree del Paese, emerge con chiarezza la dimensione geometrica del deficit accumulato dal Mezzogiorno rispetto ai parametri fissati dalla legge.
Tab. 2- Spesa in Conto Capitale delle Amministrazioni Centrali (2016-2023)
| Indicatore Economico | Valore Assoluto (Milioni di €) | Percentuale Reale | Target di Legge (Benchmark) |
| Spesa Complessiva Nazionale | 619.647,59 | 100,00% | Parametro di riferimento complessivo |
| Assegnazione Centro-Nord | 486.059,57 | 78,44% | |
| Assegnazione Mezzogiorno (Sud e Isole) | 133.588,02 | 21,56% | 34,00% (Quota spettante teorica) |
| Deficit Complessivo a svantaggio del Sud | -77.092,16 | -12,44% | Mancato rispetto della Clausola |
| Surplus Complessivo a vantaggio del Centro Nord | +77.092,16 | +12,44% | 66.00% (Quota spettante teorica) |
Nota: Il bilancio finale della spesa 2016-2023 certifica lo scostamento tra la norma e la realtà: il Mezzogiorno si ferma al 21,56% degli investimenti, accumulando un deficit reale del -12,44% rispetto al benchmark di legge del 34%.
Una distorsione da correggere
I flussi di spesa ordinaria centrali continuano a concentrarsi in modo così massiccio nelle aree più forti del Paese da neutralizzare e assorbire completamente l’effetto compensativo dei fondi straordinari. Nella tabella 2 abbiamo voluto enfatizzare questo travaso di risorse che, in maniera illegittima, ossia contra-legem, vanno al Centro Nord a svantaggio del Sud, andando ad incrementare e cristallizzare un deficit che difficilmente verrà colmano con questa tendenza. In conclusione, le risorse nate per ridurre il divario storico tra Nord e Sud vengono di fatto utilizzate per incrementare una storica sproporzione nella distribuzione della spesa pubblica ordinaria. Questa profonda stortura contabile e politica spiega l’urgenza e la fermezza della battaglia per l’accesso agli atti portata avanti dalla Rete Civica Meridionale. Resta ora da capire fino a quando lo sbilanciamento della spesa ordinaria potrà continuare a neutralizzare i fondi per la coesione, lasciando aperto il solito, cruciale interrogativo: il Mezzogiorno potrà mai ottenere le risorse che gli spettano per legge, o i diritti del Sud rimarranno scritti solo sulla carta?
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