come si stanno organizzando gli avversari di Meloni 


Gli avversari politici di Giorgia Meloni stanno iniziando a prepararsi per la sfida delle Politiche 2027.

Il Campo Largo ha già fatto la prima mossa che tuttavia si è trasformata in un mezzo passo falso poiché, invece di allargare la coalizione, ha dato l’idea di volerla restringere alle sole forse di sinistra e del Movimento 5 Stelle, lasciando fuori le forze centriste e i movimenti civici. 

Il riferimento è evidentemente alla foto con cui i leader di Pd, M5S e AVS hanno annunciato, due giorni fa, di aver iniziato a scrivere il programma della coalizione.

Qualcosa si muove anche al Centro, però, dove a dirigere i lavori ci sono il leader di Azione Carlo Calenda e l’ex esponente del Pd, Pina Picierno, che sabato scorso – 13 giugno – hanno dato vita a Milano alla piattaforma civica Europeisti.eu, un nuovo movimento politico di centro che punta a superare l’attuale bipolarismo italiano. 

Un’iniziativa che si candida come nucleo fondante di un nuovo Terzo Polo. 
Insomma, la campagna elettorale è ufficialmente iniziata e gli “avversari” politici di Giorgia Meloni si preparano alla sfida decisiva per la guida del Paese.

La foto del Campo Largo e il nodo delle forze moderate 

La foto di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni ha suscitato opinioni contrastanti e ha messo in allarme i fautori della presenza di una “quarta gamba centrista” moderata all’interno dell’alleanza. 

A nessuno è sfuggita, infatti, l’assenza del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, di quello di + Europa, Riccardo Magi, due partiti che fino a due giorni fa erano considerati ormai stabilmente all’interno del campo largo. Assente anche l’assessore del comune di Roma, Alessandro Onorato, con il suo Patto Civico.

L’esclusione delle forze moderate ha messo in allarme anche una larga fetta di elettori di centro trasformando la foto in pericoloso boomerang politico. 

Se l’obiettivo è battere Meloni,  allora restringere il perimetro della coalizione – o comunque dare l’impressione di farlo – può rivelarsi un azzardo: meno alleati significa meno voti potenziali e il rischio di perdere il sostegno di quell’elettorato moderato indispensabile per vincere. 

Ieri il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha dovuto chiarire a Adn Talks che la foto incriminata non rappresenta l’estrema sinistra e che non c’è l’intenzione di escludere le forze moderate.

“Quel formato nasce dal fatto che durante questa legislatura abbiamo già avuto tanti incontri, abbiamo già lavorato e non significa che vogliamo escludere la possibilità che ci siano forze moderate.

Il leader pentastellato non mette paletti sul perimetro della coalizione, ma chiarisce:

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“farò di tutto perché questo progetto progressista mantenga coerenza, solidità e concretezza e non si diluisca per dover accogliere di tutto di più e più e alla fine ovviamente rischi, come è successo in passato al centrosinistra, che si va al governo e dopo un po’ ci si scioglie.

Renzi rivendica il ruolo del centro riformista 

Il grande escluso, è inutile dirlo, è Matteo Renzi che è stato tra i primi a battezzare la foto come di “sinistra-sinistra”, rivendicando la distanza ideologica del suo partito, Italia Viva, da quel tavolo.

Prima di volare a Chicago su invito dell’ex presidente degli Usa, Barack Obama, l’ex premier ha chiarito che pur avendo un consenso importante nel Paese, Pd, Avs e M5S da soli non possono vincere.

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“Loro vogliono costituire un nucleo di sinistra-sinistra stretto nella coalizione e hanno tutto il diritto di farlo. Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni-Salvini-Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine.”

Ha scritto ieri sui social.

Intanto lo scorso 15 giugno i gruppi parlamentari di Italia Viva alla Camera e al Senato hanno deliberato il cambio di denominazione dei rispettivi gruppi, in “Italia Viva-Casa Riformista”. La decisione è stata approvata all’unanimità dai parlamentari riuniti in assemblea. 

“Casa Riformista” è il contenitore e cartello politico lanciato da Matteo Renzi per aggregare l’elettorato di centro e i moderati all’interno della coalizione di centrosinistra che nelle ultime settimane ha visto l’adesione dell’ex ministra, Marianna Madia, che ha lasciato il Pd per aderire al progetto politico renziano.

Il progetto europeista di Calenda e Picierno 

Anche l’eurodeputata e vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, nei giorni scorsi ha annunciato il suo addio al Partito Democratico.

Insieme al leader di Azione, Carlo Calenda, ha dato vita sabato a Milano alla piattaforma europeista “Europeisti.eu”, che già nel nome e nel simbolo è un programma politico.

I colori scelti sono il giallo e il blu, con un logo a forma di fiore ispirato al tridente ucraino, a sottolineare il forte sostegno alla causa di Kiev.

L’obiettivo è lo stesso di Casa Riformista, ovvero, creare un nuovo polo centrista ed europeista per contrastare il bipolarismo e la crescita di movimenti radicali sia a destra che a sinistra.

A differenza del progetto di Renzi che mira a restare nel campo largo, quello di Calenda e Picierno si pone all’esterno dei due poli. Calenda, tra l’altro ha sempre ribadito la sua reticenza ad allearsi con le due principali coalizioni di governo. 

Alla presentazione del nuovo movimento politico al Teatro Parenti di Milano c’erano figure di spicco come Mario Monti, Carlo Cottarelli, Piercamillo Falasca e Daniele Nahum.

Il centro, riformista o centristra-europeista, è al momento lo spazio politico più vivace e vitale e i suoi protagonisti non sembrano aver nessuna intenzione di farsi relegare al ruolo di “cespuglio” o di “tenda”, ma puntano a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella sfida a Giorgia Meloni. 

In conclusione, dal Campo Largo di Schlein e Conte al nuovo progetto europeista di Calenda-Picierno, gli avversari ‘politici’ di Giorgia Meloni hanno iniziato le grandi manovre per la sfida del 2027. 

Al momento, tuttavia, la sensazione che nell’universo del centrosinistra continui a governare la frammentazione. Se i veti interni dovessero prevalere sulla capacità di costruire un progetto comune, allora a trarne vantaggio sarebbe ancora una volta il centrodestra.




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 Maria Rita Esposito

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