Tra le tracce della prima prova per la tipologia B1 (testo argomentativo) dell’esame di Maturità 2026 è stato proposto anche un testo di Giuseppe Saragat, ex Presidente della Repubblica e figura centrale della nascita della Repubblica italiana e della costruzione dello Stato nel secondo Dopoguerra. La scelta del Ministero dell’Istruzione non è stata ovviamente casuale: il 2026 coincide infatti con l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale del 1946 e dell’insediamento dell’Assemblea Costituente. Proprio in quest’ultima sede, Saragat pronunciò il celebre discorso, finito oggi sul banco dei maturandi.
Chi era Giuseppe Saragat, padre della Repubblica italiana
Giuseppe Saragat è una delle figure forse meno ricordate dal grande pubblico, ma decisamente tra le più importanti della storia repubblicana italiana.
Nato a Torino nel 1898, socialista riformista, oppositore del fascismo e costretto all’esilio durante il regime mussoliniano, Saragat fu tra i protagonisti dell’affermazione democratica dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo il referendum del 2 giugno 1946 venne eletto presidente dell’Assemblea Costituente con 401 voti su 468 votanti, assumendo il compito di guidare i lavori che avrebbero portato alla stesura della Carta costituzionale. La sua carriera politica sarebbe poi proseguita ai massimi livelli istituzionali: ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio e infine quinto Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971.
Ma il ruolo che più ne definisce l’eredità storica resta quello di garante della fase costituente, nel momento in cui l’Italia cercava di lasciarsi alle spalle vent’anni di dittatura e una guerra devastante.
Perché Saragat citò Matteotti
Uno degli aspetti più interessanti della traccia proposta alla Maturità riguarda il riferimento a Giacomo Matteotti. Il deputato socialista venne rapito e assassinato da esponenti fascisti nel giugno del 1924 dopo aver denunciato in Parlamento le violenze e i brogli che avevano accompagnato l’ascesa del regime di Benito Mussolini.
La sua morte è considerata uno dei passaggi decisivi nella trasformazione dell’Italia liberale in regime autoritario. Perciò quando Saragat citò il nome di Matteotti davanti all’Assemblea Costituente, definendolo “sangue generoso” versato in difesa dei diritti e della libertà, a tutti era ben chiaro che si stava parlando di un simbolo della resistenza democratica contro la violenza del potere.
L’applauso tributato dai deputati di allora assume in tal senso un significato che va oltre il ricordo personale: rappresenta la volontà collettiva di costruire una Repubblica fondata su principi opposti a quelli che avevano caratterizzato il ventennio fascista.
Per i costituenti, Matteotti non era infatti una figura del passato. Era la prova concreta del prezzo pagato dall’Italia per la perdita delle libertà democratiche.
La lezione di Saragat nella traccia della Maturità
La riflessione sul discorso Saragat impone anche una riflessione geopolitica sulla storia italiana. Nel 1946 il mondo stava entrando inconsapevolmente nella Guerra Fredda. Da una parte gli Stati Uniti e le democrazie occidentali, dall’altra l’Unione Sovietica e il blocco comunista. Il nostro Paese, pur saldamente controllato dagli americani, rappresentava uno dei principali terreni di confronto tra le due sfere d’influenza.
Saragat fu tra i protagonisti della virata occidentale del Paese. Pur provenendo dalla tradizione socialista, riteneva che la democrazia parlamentare dovesse essere difesa sia dal ritorno delle tentazioni autoritarie di destra sia dai modelli rivoluzionari ispirati a Mosca.
Questa posizione avrebbe poi portato alla celebre scissione di Palazzo Barberini del 1947 e alla nascita del socialismo democratico italiano.
Perché il Ministero ha proposto una traccia su Saragat
La presenza di Saragat tra le tracce della Maturità 2026 si inserisce nel quadro delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica e dell’Assemblea Costituente.
Già da mesi osservatori e analisti indicavano il 1946 come uno dei temi più probabili per la prima prova. La scelta permette infatti di affrontare contemporaneamente diversi temi:
- la nascita della Repubblica;
- il referendum del 2 giugno;
- il ruolo dell’Assemblea Costituente;
- il significato della Costituzione;
- la memoria dell’antifascismo;
- il rapporto tra libertà e democrazia.
La riflessione analitica s’accompagna inoltre al parallelismo tra due gioventù così lontane sulla linea della storia. Durante il suo discorso alla Costituente, Giuseppe Saragat rende omaggio a quella generazione di giovani, “di cui si avverte la mancanza” nel Paese, che nel 1922, per aver scelto la libertà, ha pagato un elevato tributo di vite umane alla lotta antifascista.
ANSA
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