“Costo che presidia economie e valori, necessario muoversi velocemente” – Targatocn.it



(Adnkronos) – “La Difesa è un costo. Ma quando scoppia una guerra, che può scoppiare in modi diversi, e si ferma l’economia, i ristoranti, le auto, i trasporti, la creazione della ricchezza di un Paese, le banche, si ferma tutto. Senza sicurezza, senza Difesa, senza pace l’economia non si muove. La Difesa quindi è il presupposto perché esista tutto il resto. Investire in Difesa ed evitare i conflitti e l’insicurezza è una base su cui devono lavorare tutte le democrazie. Non è un costo, anche perché le tecnologie della Difesa sono tecnologie duali: lavoriamo nel mondo digitale che nasce dalla Difesa. Siamo arrivati in un periodo in cui, per la prima volta, le industrie private sono più forti degli stati, ma quella crescita delle nuove tecnologie cambierà il mondo della Difesa, ma sarà un tutt’uno. Sarà uno scambio continuo. E per questo devi accelerare, l’Europa non può rimanere indietro sulla Difesa perché altrimenti rimani indietro su tutto il settore economico, della produzione e industriale. Ormai è tutto collegato”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo intervento a Fii Priority Roma 2026, evento del Fii Institute in corso al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel.  

“Penso che l’Europa si stia rendendo conto della necessità di muoversi velocemente. Siamo tutti troppo nazionalisti, siamo tutti chiusi nei confini. O tu apri questi confini oppure morirai dentro questi confini. Altrimenti, combattendoci fra di noi non riusciremo mai a vincere le sfide globali. Il mondo è diventato troppo grande. Come economia europea siamo abituati a muoverci in un mondo che era molto più piccolo, a essere noi il centro del mondo. Non siamo più il centro del mondo ma siamo quelli che hanno, al fianco della capacità tencologica, dei valori importanti. Se tu non difendi quei valori con una crescita economica e tecnologica, quando saranno travolte le economie saranno travolti anche i valori. La Difesa – conclude il ministro – è il presidio delle economie di acluni Paesi e di alcuni valori che sono ancorati a quei Paesi”.  

La frammentazione dell’industria della Difesa è “il problema è esiziale per l’industria europea. Non sono molti gli anni che ha per rinnovarsi, perché il nemico che tutte le imprese hanno, non solo la Difesa, è il tempo. Quindi l’obiettivo dell’industria europea dovrebbe essere quello di velocizzarsi, soprattutto quello della Difesa, avvicinare la fase di prototipazione a quella di realizzazione, e di avvicinarsi soprattutto a chi ha l’esigenza operativa. Questo è quello che ci insegna adesso l’Ucraina, il Mar Rosso. È un’industria che deve ragionare con tempi molto diversi e che deve trasformare la frammentazione che adesso c’è in un elemento positivo”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo intervento a Fii Priority Roma 2026, evento del Fii Institute in corso al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. Se le imprese europee “riescono a collaborare nella fase iniziale poi la frammentazione può essere invece un motore con cui aumenti la produzione, la velocizzi e, aumentando, la concorrenza mantieni bassi i prezzi. Perché il futuro delle industrie di Difesa sarà su velocità, quantità, resilienza con più impianti di produzione”, prosegue Crosetto sottolineando come “trasformare la frammentazione in un elemento positivo ma c’è pochissimo tempo per farlo”. 

“Io trovo stupido concentrarsi e investire risorse in alcuni settori in cui il gap non è recuperabile. È meglio sedersi, fare massa come Paesi europei e trattare su tecnologie anche se non sono europee. E questo si può fare concentrando le risorse su quelle tecnologie in cui puoi costruire delle verticali tecnologiche europee su cui costruisci il prodotto interno lordo, ricchezza, produzioni future. Ma non puoi farlo su tutto, perché non siamo in grado di competere perché le dimensioni delle grandi aziende tecnologiche americane non possono essere superate in pochi anni. E pochi anni ormai sono secoli, il divario tecnologico lo misuri non in anni ma in settimane”. Per il ministro però è fondamentale “mantenere la sovranità nazionale in settori in cui le grandi aziende, soprattutto americane, sono più avanti. La prima è lo spazio: se pensiamo a Musk, quando l’Europa sarà in grado di raggiungere il livello di satelliti che ha Musk? 8 anni? 10 anni? Allora quanti satelliti avrà Musk?”. 

Per Crosetto, “la sfida europea è capire su che traiettorie tecnologiche tu puoi ancora recuperare terreno perso. Per quelle su cui non puoi recuperare terreno, serve un modo per allearsi con quelle grandi aziende con cui non riesci a colmare il divario tecnologico, mantenendo però la sicurezza dei tuoi dati e quella Nazionale. Lo puoi fare solo con un accordo fra Stati, che poi arrivano alle aziende, che dà la garanzia alle Nazioni di avere la propria sicurezza anche quando usano tecnologie straniere che non possono recuperare”. 

“Sulla parte della capacità e di produzione, l’Europa è rimasta, dal punto di vista della manifattura, uno dei posti del mondo dove hai più capacità. L’Italia è, dopo la Cina, la nazione al mondo con maggiore capacità manifatturiera. Questa forza può essere fatta crescere: uno dei modi è aiutare queste aziende con le nuove tecnologie”. Il ministro poi plaude alla proposta di Andrea Pignataro, Ceo e fondatore di Ion Group: “Mi è piaciuta la proposta di Pignataro, di un bonus fiscale per tutti coloro che in Italia adottano l’intelligenza artificiale anche nelle attività più piccole. Un bonus fiscale che prima lo adotti e più è alto. Quando ci sono dei bonus, gli italiani sono i primi a coglierli. E questo è un modo per incentivare e far crescere la capacità manufatturiera italiana ed europea”. 

In Europa, prosegue Crosetto, c’è un problema “regolatorio, troppa burocrazia, troppa lentezza. Noi abbiamo l’antitrust in Europa: obblighiamo le aziende europee a rimanere piccole e a scontrarsi con aziende del mondo sempre più grandi. È una follia, un approccio ideologico a una cosa che il mondo ha stravolto completamente. Le aziende cinesi e americane diventano sempre più grandi ma l’Europa impone alle sue aziende di rimanere piccole e, quando si fondono, le blocca. Se non superi questi problemi velocemente non hai futuro”. 

Le dipendenze, prosegue il ministro, più gravi sono quella “tecnologica” ma “più gravi sono quella energetica e di materie prime critiche. Il problema è la dipendenza al 90% delle terre rare dalla Cina. L’Europa è povera di energia e materie prime. Per questo, su proposta dell’Italia si sta facendo una politica comune sulle materie critiche e sull’energia. Il problema anche qui è che va fatto con velocità, il mondo non ci aspetta”.  

 

 




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