La Russia ha accolto con favore il memorandum d’intesa sottoscritto da Stati Uniti e Iran per porre fine alla recente escalation militare tra i due Paesi. In una nota diffusa dal Ministero degli Esteri russo, Mosca ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian, considerandolo un passo importante verso la stabilizzazione della regione.
«Accogliamo con favore l’accordo raggiunto dai presidenti dei due Paesi per porre fine al conflitto militare tra Stati Uniti e Iran», si legge nel comunicato della diplomazia russa, che ha inoltre sottolineato «il fermo impegno reciproco dimostrato da Washington e Teheran nell’aderire rigorosamente ai termini del memorandum appena firmato».
Mosca ha anche lodato il ruolo svolto dai mediatori internazionali. «Apprezziamo gli sforzi energici ed efficaci del Pakistan e del Qatar nel favorire una soluzione negoziata delle divergenze esistenti», ha affermato il ministero.
Nel frattempo, da Teheran arrivano precisazioni sul delicato dossier nucleare. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha ribadito che l’uranio arricchito resterà nel Paese e non sarà esportato all’estero.
«Fin dall’inizio abbiamo affermato che il materiale arricchito non verrà esportato dall’Iran. Una delle opzioni resta la sua diluizione all’interno del Paese. Non si tratta di una proposta nuova», ha dichiarato alla televisione di Stato iraniana.
Le sue parole giungono all’indomani dell’annuncio dell’accordo con Washington, che dovrebbe aprire una fase di negoziati sia sul programma nucleare iraniano sia sul futuro delle sanzioni internazionali contro la Repubblica islamica.
Anche la NATO ha accolto positivamente la prospettiva di una de-escalation. Aprendo una riunione del Consiglio Atlantico a livello di ministri della Difesa, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha sostenuto che l’Iran sia oggi «più lontano che mai» dalla possibilità di sviluppare un’arma nucleare.
«Tutti i Paesi della NATO concordano sul fatto che all’Iran non debba essere consentito acquisire armi nucleari. Dopo le recenti azioni degli Stati Uniti, Teheran è più lontana che mai da questo obiettivo», ha affermato Rutte, definendo l’intesa tra Washington e Teheran «un risultato straordinario» e ringraziando esplicitamente il presidente Trump e il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth.
Rutte ha inoltre annunciato che i Paesi alleati discuteranno del proprio contributo agli sforzi internazionali per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale.
Sul fronte dei rapporti tra Mosca e Washington è intervenuto anche il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, che ha espresso cauta fiducia nella possibilità di una ripresa del dialogo bilaterale.
«Abbiamo l’impressione che possa verificarsi nuovamente un cambiamento di approccio, come avvenne dopo il vertice di Anchorage, quando furono raggiunte importanti intese», ha dichiarato il capo della diplomazia russa.
Lavrov ha tuttavia evidenziato le contraddizioni che, a suo giudizio, caratterizzano la posizione americana. Il ministro ha ricordato che il segretario di Stato statunitense Marco Rubio aveva recentemente sostenuto davanti al Congresso che Washington non può fungere da mediatore nel conflitto ucraino poiché sostiene apertamente Kiev.
«Gli Stati Uniti non solo hanno mantenuto le sanzioni introdotte dall’amministrazione Biden, ma ne hanno aggiunte di proprie e continuano a sostenere il complesso militare-industriale ucraino», ha osservato Lavrov.
Nonostante ciò, il ministro russo ha riconosciuto che l’amministrazione Trump, sin dal suo ritorno alla Casa Bianca, non ha mai escluso la necessità del dialogo con Mosca.
«I presidenti comunicano regolarmente, si sono incontrati in Alaska e continuano a confrontarsi telefonicamente. Accogliamo con favore l’esistenza stessa di questo dialogo», ha affermato.
Molto più critico il giudizio espresso nei confronti dell’Europa. Secondo Lavrov, i governi europei continuano a parlare di negoziati pur adottando una linea basata su ultimatum e pressioni.
«Si presentano come mediatori, ma allo stesso tempo impongono condizioni e ultimatum. È una tattica singolare, ben lontana dalla normale diplomazia», ha dichiarato, citando anche la recente decisione dell’Unione Europea di prorogare per un anno le sanzioni contro la Russia.
Il ministro ha inoltre commentato le recenti dichiarazioni di Trump sulla disponibilità a rilanciare i propri sforzi per favorire una soluzione della crisi ucraina.
«Siamo pronti a riprendere il lavoro sulla base delle proposte discusse ad Anchorage. Restiamo impegnati nella ricerca di una soluzione politica», ha affermato Lavrov. Il capo della diplomazia russa ha ricordato che, durante l’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska nell’agosto 2025, il presidente statunitense avrebbe manifestato sorpresa nell’apprendere alcune misure adottate dalle autorità ucraine riguardanti la lingua russa e la Chiesa ortodossa ucraina canonica.
Quanto ai tempi di una possibile nuova iniziativa diplomatica, Lavrov ha spiegato che non esiste ancora un calendario definito. I negoziati tra Stati Uniti e Iran, inizialmente previsti per oggi, sarebbero stati rinviati. «Forse è emerso un nuovo ostacolo. Qualcuno potrebbe non essere particolarmente interessato all’avvio di questi colloqui», ha osservato.
Infine, il ministro degli Esteri russo ha ribadito la disponibilità di Mosca a contribuire a eventuali accordi tecnici riguardanti la gestione delle scorte di uranio arricchito iraniano. «Sia gli Stati Uniti sia l’Iran sanno che la Russia è pronta a fornire assistenza qualora fosse richiesta. Le nostre proposte restano sul tavolo e il presidente Vladimir Putin ne ha discusso recentemente con tutte le parti interessate», ha concluso Lavrov.
Christian Meier
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